POETA NONOSTANTE TUTTO

Guido De Marchi dichiara nel titolo della sua recente silloge di versi “Non voglio essere poeta” e prosegue nel sottotitolo “ma voce/ voce dell’individuo / che vive in me / nella scomposta scorza / della mia pelle”, eppure c’è poesia in queste pagine. Poesia che non vuole “usare parole / adorne di sete orientali / e scintillanti broccati / ornati di perle / e pietre preziose” ma che uso un linguaggio quotidiano e diretto, nel descrivere una realtà non meno quotidiana e umana, in cui persino la “banalità / di un pomeriggio / al mare” può essere occasione per osservare e scrutare un mondo fatto di persone vive che si perde nelle proprie attività e pare ignorare “lo stormire / di fronde senza nome, / il gorgogliare delle fonti / e il canto … il canto allegro / degli ignoti / abitanti dell’aria / e i mille colori / della loro livrea”. Tutto ciò non sfugge, invece, ai sensi del poeta, che sembra amare più la compagnia della natura o nel paesaggio, che sia la sua amata Liguria, Lisbona, la Bretagna o una misteriosa “city”, al vano chiacchiericcio della gente “tra distratte / strette di mano / e stampati sorrisi / da orecchio a orecchio / (chiusi all’ascolto) /”.

Guido De Marchi oltre che poeta e persona sensibile è pittore e lo sguardo attento al dettaglio si nota anche in questi versi. Sguardo attento che però non traduce l’immagine in pedante descrizione, ma la coglie con veloci linee, rapidi tratteggi, come nella sua pittura, che predilige l’astratto.

Il volume è illustrato da numerosi disegni di non meno numerosi artisti, quasi una trentina, direi. Se fosse un romanzo, direi che potrebbe quasi essere una “gallery novel” sulla scorta delle due da me curate cui Guido De Marchi partecipò. Chissà se gli ha dato una definizione. “Poetic gallery”? Strano che con tante immagini all’interno, la copertina non ne abbia alcuna.

Conosco, infatti, De Marchi ormai da quasi vent’anni, da quando frequentavo Liberodiscrivere, e ci si leggeva reciprocamente in rete. Ricordo in particolare la sua partecipazione all’opera collettiva “Tr@mare” nata nel Laboratorio di Liberodiscrivere assieme ad altri 11 autori. Nel 2007 fu tra gli illustratori de “Il Settimo Plenilunio” e nel 2013 tra quelli della gallery novel “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”.

Nel 2008 lessi la sua antologia di foto e poesie “L’ombra del verso”, scritta con Francesco Brunetti. Sempre ricevo con piacere le copie della sua rivista “Banchina”. L’introduzione del suo volumetto “Haiku per un mese” la scrissi io e la prima versione di “Cybernetic love”, che scrissi con Simonetta Bumbi e che poi Liberodiscrivere pubblicò nella raccolta “Parole nel web”, ce la stampò in casa lo stesso De Marchi, che anche questo volumetto lo ha prodotto in proprio. Un poeta, un artista, una persona gentile e un amico, seppure virtuale (rarissime le occasioni in cui ci siamo incontrati di persona).

Carlo Menzinger

Firenze, 03/04/2018

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