Due passi in Esperantujo

È fresco di stampa, presso l’editrice parmigiana ‘Athenaeum’ (cui ci si può rivolgere per la distribuzione: 0521 506535), il libro bilingue (italiano/esperanto) di Davide Astori, “Due passi in Esperantujo” “Promenadeto en Esperantujo”, 130 pagine + 130 della versione a fronte + 14 di bibliografia. Esso è diviso nei seguenti nove capitoli: 1. Esperantujo, terra di convergenza e d’incontro fra lingue, culture e religioni; 2. Saussure e il dibattito (inter)linguistico     sulle lingue internazionali ausiliarie a cavallo fra XIX e XX secolo; 3. La esperanta espero fra creazione linguistica e costruzione identitaria; 4. Zamenhof, Nimrod e la lingua universale; 5. L.L. Zamenhof, “profeta” d’Europa; 6. Un minimo abrégé di letteratura, e qualche poesia originale esperanto; 7. Tradurre il Messale in una lingua pianificata; 8. “Unu mondo, unu lingvo, unu mono”: la proposta esperantista di moneta internazionale del 1907; 9. Il Movimento contemporaneo: verso un quasi-popolo?.

Dei diversi esperimenti interlinguistici – riprendendo la presentazione in 4° di copertina – susseguitisi nel corso dei secoli, quello esperantista è l’unico ad avere mostrato una reale funzionalità, diventando rapidamente, in ormai 130 anni di vita, una lingua sotto ogni aspetto, dal letterario al colloquiale, dallo scientifico al commerciale, dando prova di evolversi come una qualunque altra lingua etnica. Nata a fine sec. XIX come progetto di creazione di una lingua ausiliaria con finalità di comunicazione internazionale, la lingvo internacia mostra sullo sfondo un progetto più vasto: strumento privilegiato di comunicazione per l’umanità, pontolingvo (lingua-ponte che, nella tutela delle native, avrebbe contribuito al miglioramento della comunicazione nel mondo), sarebbe dovuta essere, agli occhi di L.L. Zamenhof, il suo inventore, un viatico per il contributo alla creazione, nel mondo, di una cultura comune, di un sentire comune, di una comunione d’intenti a livello ideale, manifestando, nell’afflato etico, in cui si radicava il movimento delle origini, dalle sue matrici sette-ottocentesche alla realtà contemporanea, la volontà di offrirsi, fra l’altro, come possibile modello di dialogo e cooperazione (inter-)culturale, (inter-)identitaria, (inter-)religiosa.

Intento del volume è presentare e discutere i principali snodi linguistico-culturali, ma più in generale ideali, filosofici, etici, religiosi, legati alla figura di Zamenhof, alla storia dell’Esperantismo, in particolare delle origini, e alla comunità esperantista, oggi sempre più dibattuta fra le sue due principali nature contemporanee, quella più “laica”, offerta al primo congresso Universale di Boulogne-sur-mer del 1905 (in cui si affermò che l’esperantista è niente più che il “parlante esperanto”, qualunque siano le finalità per cui lo usa) e quella di un kvazaŭ-etno (una sorta di quasi-popolo, abitatore, fra l’altro, di Esperantujo, patria/territorio virtuale degli esperantisti, portatore, più o meno consapevole, degli ideali originari), come sembrerebbe emergere dal Manifesto di Rauma degli anni Ottanta.

Nella volontà dell’autore il volume è pensato dunque come – così recita il sottotitolo – “una breve introduzione, ragionata e con minima crestomazia” (vi si trova, accanto a una batteria di brani della produzione zamenhofiana e di documenti legati alla storia dell’idea, anche una scelta di poesie e canzoni in lingua originale), di taglio storico-culturale, alla galassia esperantista, non disdegnando la speranza (o forse la velleità) che il testo a fronte in esperanto, preceduto da una minima presentazione delle 16 regole di base, possa permettere anche una prima acquisizione di competenze linguistiche.

Davide Astori, laurea in lettere indirizzo classico, dottorato in romanistica (LMU – München), diploma in paleografia (Archivio di Stato di Parma), giornalista (albo della Lombardia), dopo aver insegnato ‘Lingua e cultura ebraica’ e ‘Lingua araba’ è, dal marzo 2015, professore associato del s.s.d. L-LIN/01 presso l’Università degli Studi di Parma, dove è titolare dei corsi di ‘Linguistica generale’ e ‘Sanscrito’. Fra gli interessi primari: indoeuropeistica, lingue in contatto, traduttologia, minoranze e politiche linguistiche. Su temi di carattere esperantologico e interlinguistico ha scritto più di 60 contributi. È fondatore e presidente del Premio di laurea ‘G. Canuto’, giunto quest’anno alla x edizione. Con il saggio “La Zamenhofa revo inter lingvistika kaj religia planado: interpopola dialogo kaj tutmonda interkompreno per Esperanto kaj homaranismo” ha vinto il (primo) Premio “Luigi Minnaja” dei Belartaj Konkursoj de UEA 2011 (la conferenza è fruibile all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=stW8V1AZ-VM). Per contatti: http://www.adafa.it/interlinguistica

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