Ubriaconi scandinavi e cianfrusaglie varie

Di Massimo Acciai Baggiani

paasilinnaOgni tanto mi capita di trovare negli scaffali del libero scambio, dove sono solito rifornirmi di letture gratuite, qualche libro che mi colpisce particolarmente, nel bene o nel male. È il caso di La prima moglie e altre cianfrusaglie di Arto Paasilinna (1942-2018), magistralmente tradotto dal mio amico Francesco Felici – la “voce italiana” del celebre scrittore finlandese fino al 2017, per conto di Iperborea. La traduzione non è stata semplice, come mi ha confidato il mio amico: «Ogni capitolo era un patimento, perché al cambiare delle cianfrusaglie si presentava tutta una serie nuova di problemi tecnici. Mi ci ero svenato.»[1] In effetti la scrittura di Paasilinna è estremamente ricca dal punto di vista lessicale e denota una grande competenza nei campi più disparati, frutto immagino un po’ di ricerche e un po’ di esperienze dirette. Di converso l’idea del romanzo – i cui capitoli sono piuttosto racconti collegati tra loro – è piuttosto semplice: il protagonista, l’assicuratore Volomari Volotinen, è un collezionista di oggetti bizzarri ma soprattutto delle storie che stanno dietro agli oggetti stessi. L’autore ce ne narra la vita, dalla nascita nel 1942 (coetaneo dunque dell’autore) alla morte della moglie Laura, di vent’anni più grande di lui: una vita avventurosa in patria e all’estero, non proprio onesta (per arricchire la propria collezione non disdegna il furto di una reliquia sacra, e in un’altra occasione si dà al commercio illegale di scheletri disseppelliti in una fossa comune della seconda guerra mondiale) ma comunque ricca di eventi fuori dal comune. Agli scrittori nordici piace particolarmente la narrazione di aneddoti e storie curiose, cosa che ho riscontrato anche leggendo Peter Høeg e Jostein Gaarder, che piace molto anche a me.

Un romanzo quindi interessante; confesso tuttavia di non apprezzare particolarmente l’umorismo scandinavo basato sul consumo smodato di alcol: il prototipo dell’uomo del nord che pensa solo a ubriacarsi «come un tegolo» non lo trovo molto buffo, anzi. L’alcolismo – una vera piaga sociale di nazioni altrimenti molto avanzate sotto altri aspetti – è qualcosa di molto serio e spiacevole: davanti a un ubriacone non posso che provare disgusto e rabbia, forse per questo i personaggi di Paasilinna, compreso il protagonista, non mi riescono mai del tutto simpatici nonostante le loro trovate a volte geniali e la loro bonarietà.

Paasilinna ritrae bene il vizio dei suoi connazionali: i suoi romanzi sono tipicamente finlandesi, anche se piacciono molto pure in Italia a giudicare dalle vendite, e lo sguardo sull’alcolismo è in fondo indulgente. Non viene mai mostrato il lato tragico e ributtante, che ben conosce invece chi ha un amico o un parente abbrutito dalla bottiglia. Il vero ubriacone non fa ridere, e chi ride di lui non mostra maggiore intelligenza: scriveva bene Pirandello, nel suo saggio sull’umorismo[2], a proposito della differenza tra «avvertimento del contrario» e «sentimento del contrario»; l’umorismo è sempre meno spietato del comico, che è per natura superficiale, perché nasce da una maggiore riflessione. Ecco, mi pare che Paasilinna si fermi al comico: il vizio del bere, nelle sue opere, non nasce da una situazione di disagio interiore o esteriore, dalla povertà o dalla depressione, ma dalla semplice ottusità, presente paradossalmente anche in persone scaltre e intelligenti come Volomari. Permettetemi quindi di non ridere dello stereotipo alcolico e di apprezzare ben altre caratteristiche dei grandi popoli nordeuropei: ad esempio il senso civico, la coscienza ecologica (grande Greta!), il self control (quando i freni inibitori non sono ancora stati allentati dall’acquavite), l’onestà e il rispetto del prossimo. Tutto ciò che manca all’italiano medio, purtroppo…

Firenze, 6 maggio 2019

Bibliografia

  • A. Paasilinna, La prima moglie e altre cianfrusaglie, Milano, Iperborea, 2016.
  • L. Pirandello, Umorismo, Lanciano, Carabba, 1908.

[1] Come mi scriveva in un messaggio su Whatsapp.

[2] L. Pirandello, Umorismo, Lanciano, Carabba, 1908.

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