Stormvogel: una saga fantasy di Emiliano Buttaroni

Di Massimo Acciai Baggiani

stormvogel«Erano questi tempi di draghi, eroi e puttane.»[1] Stormvogel, la trilogia fantasy di Emiliano Buttaroni, è certo molto “fisica”, piena di azione ma anche di riflessioni senza tempo (e perciò sempre attuali). Nelle pagine del primo volume il sangue scorre a fiumi e la guerra acquista la sua dimensione reale, con i suoi odori, il sudore, le lacrime. Come le grandi saghe fantasy, anche Stormvogel è molto cinematografico – mentre leggevo l’opera di Buttaroni, in qualità di editor[2], vedevo davanti a me le scene di azione come su una pellicola: e questo è uno dei pregi di questa lettura; ne verrà mai tratto un film? Forse no, visti gli scarsi mezzi del cinema italiano rispetto a quelli che occorrerebbero per questo genere di romanzi, ma certo lo meriterebbe.

Un altro grosso pregio di quest’opera è la sua originalità: attinge a fonti tra le più disparate, in una curiosa geografia fantastica – il continente di Palissandra con i suoi cinque regni – che si mescola a luoghi reali, citati qua e là. Il “dove” è quello delle fiabe, ma anche il tempo si annulla in un’epoca mitica che non sappiamo se collocare nel passato o nel futuro remoti, o più probabilmente fuori da qualsiasi linea temporale. Cavalieri che citano Hemingway e che combattono divinità bibliche (come Moloch) a cavallo di draghi (mitologia nordica), affiancati da minotauri (mitologia greca) contro giganti e altre creature fantastiche attinte alla letteratura fantastica mondiale.

Si tratta di un’opera di ampio respiro, sviluppata in più volumi come tradizione del genere fantasy[3], piena di luoghi e personaggi, indicati nelle prime pagine del libro. Il mondo di Palissandra è ben progettato, con tanto di mappe con popolazioni e rispettive storie: emerge la cura dei dettagli e il lungo studio. Entriamo in questo «mondo secondario» – come lo definirebbe Tolkien – con quel gusto della scoperta che accompagna l’esplorazione della Terra di Mezzo ed altri mondi immaginari più o meno celebri: qui incontriamo personaggi profondamente umani e ben delineati, mossi da sentimenti forti e primitivi quali la sete di gloria, di potere o di vendetta. I Vikinghi di cui parla Buttaroni non saranno quelli storici ma non sono certo meno interessanti: i valori in cui credono sono quelli eroici degli antichi poemi cavallereschi e delle saghe nordiche, che l’autore dimostra di conoscere bene così come l’epica mediterranea. I suoi eroi viaggiano in continuazione e affrontano situazioni sempre movimentate: pure – come dicevo – non mancano le pause riflessive, anche amare, sulla guerra e sul senso della vita.

Rispetto ad altre saghe fantasy di giovani autori italiani contemporanei che ho avuto occasione di leggere e recensire (ad esempio La maledizione di Bes di Luigi De Rosa[4] e Il Canto delle Montagne di Cristian Vitali[5]), l’opera di Buttaroni è più varia e complessa, e gli scontri sia di eserciti che ti singoli eroi sono il piatto forte della narrazione (al contrario del mio fantasy “pacifista” Sempre ad est[6]): da appassionato della narrativa fantastica mi sento di consigliarlo per trascorrere qualche ora lieta, lontano dalla frenesia purtroppo reale del «mondo primario», ben poco eroico, in cui ci è dato vivere.

L’opera è corredata da stupende illustrazioni in bianco e nero di Giammarco Pandolfini, il quale ha lavorato a stretto contatto con l’autore – fiorentino DOC, classe 1970, attore e poeta. Buona lettura!

Firenze, 17-21 aprile 2019

Bibliografia

Note

[1] E. Buttaroni, Stormvogel: Vikings, l’alba dei giganti, Porto Seguro, Firenze 2019, p. 59.

[2] Lavoro come editor per Porto Seguro e il libro di Buttaroni mi è stato assegnato in quanto anch’io, come lui, appassionato di fantasy e autore di un romanzo appartenente a questo genere.

[3] Mentre sto scrivendo il secondo volume è in preparazione: l’uscita è prevista nel 2020 e sarà seguita, a distanza di un anno circa, dal volume conclusivo. L’autore dichiara di avere già in mente la trama generale dell’intera trilogia.

[4] M. Acciai Baggiani, Una guerra fratricida, in «Passparnous» n. 66.

[5] M. Acciai Baggiani, Due opposte concezioni del Fantasy: il caso Sempre ad Est e la saga del Canto delle montagne, in «Passparnous» n. 44.

[6] M. Acciai, Sempre ad est, Faligi, Aosta 2011.

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