Gregoria, la giovane regina di Casetta

Di Massimo Acciai Baggiani

la-regina-di-casetta-1hpa49Capita, talvolta, in campo cinematografico, di scoprire dei piccoli gioielli per puro caso. Così è stato per me la visione, prima della stessa uscita ufficiale del DVD, della docuficion La regina di Casetta (regia di Francesco Fei), presso il circolo Arci dell’Isolotto, a Firenze. La proiezione era accompagnata dalla presentazione dell’antologia di racconti Toscani per sempre, curata da Paolo Mugnai (con prefazione di Eugenio Giani e postfazione di Alessandro Benvenuti), alla quale ho partecipato con Un racconto casentinese (che apre la raccolta), mercoledì 16 ottobre 2019. Quella sera autunnale mi trovavo dunque nella duplice veste di scrittore e di spettatore del film, introdotto dal produttore Alessandro Salaorni, presente insieme a Enrico Zoi (moderatore) e allo stesso Paolo Mugnai.

Molte sono le cose che mi hanno colpito favorevolmente di questo documentario, della durata di 79 minuti: la fotografia stupenda, la colonna sonora, l’attenzione anche all’aspetto linguistico (Casetta è una sorta di isola linguistica sospesa tra toscano e romagnolo – i sottotitoli erano indispensabili), i rituali antichi dei montanari (tranne la caccia al cinghiale, in quanto non sono amante di tale “sport”) e la poesia che traspare da certe inquadrature, da certi silenzi, da certi sguardi.

Le tematiche sono le stesse che ho toccato anch’io nei libri che ho scritto sul Mugello e sul Casentino (Radici e Cercatori di storie e misteri), in primis la situazione di certi piccoli borghi toscani sull’Appenino Tosco-Emiliano che rischiano la scomparsa per spopolamento. Casetta di Tiara, frazione del comune di Palazzuolo sul Senio, ha molto in comune con Corezzo (in Casentino): entrambi sono piccoli borghi sui 700 metri i cui residenti si contano sulle dita delle mani, ed entrambi sono abitati per lo più da persone anziane che scompaiono a poco a poco: ambedue si sono spopolati infatti a partire dal dopoguerra, quando i giovani emigravano in città in cerca di lavoro e di una vita più comoda (tra questi mio padre). Mentre Corezzo ha saputo rinascere, negli anni Novanta, grazie alla Sagra del Tortello alla Lastra, il futuro di Casetta lo vediamo molto incerto…

Il boghetto montano è lo sfondo su cui si muove la protagonista del docufiction: la quattordicenne Gregoria, una ragazza come tante, con i suoi sogni per il futuro (vorrebbe diventare cuoca), le sue amicizie e affetti e un fortissimo legame col suo paese natale. Tra i versi di Dino Campana (il poeta di Marradi ha lasciato la sua impronta profonda) e il succedersi delle stagioni in montagna, la telecamera accompagna per un anno la ragazzina che, nel ruolo di se stessa, appare nella sua spontaneità e genuinità. È stata una precisa scelta stilistica del regista: l’audio in presa diretta, la troupe ridotta al minimo, tutto per mettere a proprio agio gli attori – la gente del luogo – e restituirci uno spaccato autentico della vita in un paese che ancora eroicamente resiste. Gregoria alla fine del film dovrà lasciare a malincuore Casetta, che sente come casa propria, per motivi di studio, ma siamo sicuri che se lo porterà per sempre nel cuore.

Firenze, 17 ottobre 2019

toscana al centro locandina

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