Il professore sull’isola

di Michele Ceri

Faceva caldo. Era l’inizio dell’estate.
Francesco sonnecchiava ancora, ore : otto del mattino.
Ad un certo punto suonò il campanello , che interruppe istantaneamente quel po’ di silenzio che ancora vigeva. Francesco velocemente scese dal letto e rispose al citofono. Si trattava del postino. Subito dopo, si vestì, scese le scale, per ritirare una lettera. Apprese subito, guardando la busta che Il mittente era nientemeno che il suo vecchio Professore di lettere, delle superiori: Alfonso Gatti. L’allievo rimase emozionatissimo, per vari motivi. Ancor prima di aprire e leggere la lettera, venne preso da un grande senso di felicità, perché era tanto che non aveva più rapporti di nessun tipo con l’insegnante. Già da due anni, per essere precisi.
Tornato nell’appartamento, salutato il postino, passarono alcuni secondi, caratterizzati dall’enfasi, poi Francesco, anche se emozionato aprì la busta e iniziò a leggere il contenuto.
Leggendo veniva fuori che il Professore non stava fisicamente bene, che inoltre era contento se Francesco lo fosse andato a trovare. Specificava che adesso viveva su di un’isola, soprannominata Isola Calma.
Inoltre fece presente all’allievo che proprio lì sull’Isola si sarebbe tenuto un interessantissimo Seminario, che trattava di letteratura… si, nello specifico dell’arte dello scrivere. Lo stesso Alfonso vi avrebbe partecipato, come insegnante. Francesco si domandò :” Però, interessante !-.:”
Il pensiero di lui, volò immediatamente proprio sul luogo dove adesso viveva il caro Professore; ovvero l’ Isola calma. Tale nome l’aveva già molto incuriosito. Isola calma: così veniva chiamata da sempre; si scorgeva all’orizzonte, anche dalla terra ferma. Non grandissima di dimensione, emanava eppure un forte senso di tranquillità appunto, proprio per la sua bellezza e soprattutto perché vi era molta vegetazione e la spiaggia appariva sotto delle scogliere. Dai faraglioni la vista era eccezionale: s’assisteva ai giochi del mare. La calma era solamente apparente..
Quest’ultima ospitava il famoso Professore, che era stato anni prima insegnante di Francesco stesso.
Dopo aver letto la missiva, Francesco guardava un attimo l’orologio , poi sporse la testa alla finestra; notava un panorama bellissimo, il sole già sorto, nuvole sparse, cielo limpido. Il tempo era già abbondantemente entrato nella stagione estiva, in tutti gli aspetti e fra non molto sarebbe arrivato il caldo torrido, almeno stando ai metereologi. Ma questo impauriva lo stesso Francesco, anche perché in quelle circostanze aumentavano le sensazioni negative e il tempo passava più lentamente, lasciando spazio ad eccessivi ragionamenti.
Nei seguenti giorni Francesco si trovò a riflettere, sia su quanto affermato nella lettera che sul rapporto avuto anni prima con l’insegnante. L’idea inoltre del seminario lo aveva molto colpito anche perché lui stesso amava la letteratura. Ovvero sia leggere ma anche scrivere; soprattutto scrivere. Era curioso dell’invito.
Scese la notte…
Prima ancora che fosse trascorsa una settimana dal ricevimento della lettera, Francesco decise di recarsi sull’Isola; sia per andare a trovare il caro Professore, che come specificato nella missiva aveva avuto una forte influenza, che per partecipare al Seminario. Voleva molto bene al Signor Gatti e l’intristiva molto che in questo periodo non stesse proprio benissimo; anche se possiamo dire che il peggio era passato.
Così avvisò i propri genitori e poi la sorella. Quest’ultima saputolo sorrise e rimase felice.
Il giorno della partenza cadeva di venerdì. Faceva assai caldo già la mattina.
Francesco fatta la valigia, preparatosi velocemente, come ultima cosa accarezzava il cane Black, il suo piccolo grande amico a quattro zampe, che incuriosito gli saltava addosso, come affascinato da tutto quello che stava girando intorno al padrone.
Francesco :”- Ciao caro, a presto.-“: e sorprendentemente il cane abbaiò con tono festoso. A quel punto Il padrone lo scrutò attentamente e pensò dentro di sé che non tra non molto si sarebbero sicuramente rivisti. Ma nel cuore s’insinuava nonostante tutto una ferita piccola.
Chiamò un taxi per arrivare alla Stazione, che restava non lontano. In dieci minuti giunse alla Stazione e poi si mise in coda alla biglietteria. Il viaggio per raggiungere l’Isola cominciava alla stazione di V. dove Francesco si fermò una ventina di minuti; il tempo volò e arrivò il treno che lo avrebbe condotto al Porto. Per raggiungere l’isola da casa propria, il tempo necessario era di due ore di treno e mezz’ora di battello.
Con se stesso aveva già stabilito di non restare molto a casa del Professore, qualche giorno, meno di una settimana sicuramente. Si sentiva comunque sia felice e certamente non imbarazzato, si trattava di una decisione personale, caratterizzata da un anelito di trasformazione e maturazione interiore. Dettata dalla propria intelligenza, dalla propria curiosità . Intuiva che sicuramente avrebbe imparato qualcosa. Aveva chiarito con se stesso, che tutto quello che stava per accadere sarebbe stato giusto e quindi questa vicenda valeva la pena viverla, per quello che era.
Durante il viaggio in treno gli tornarono alla mente ricordi dell’infanzia, quando assieme ai genitori, trascorreva le ferie su di un’altra Isola, di cui però non ricordava il nome, ma dove vi erano sia il mare che la pineta.
Arrivò finalmente al Porto, dopo due ore trascorse anche a ricordare. S’imbarcò…
Appena salito sopra la nave, avvertì del malessere; perché ? Sopraggiunsero pensieri che apparivano spesso, nei momenti in cui cercava di realizzarsi, oppure nei casi in cui sperimentava qualcosa di diverso.
Tutto odorava d’ estate.
L’isola già si notava all’orizzonte. Ciò, vista dalla nave, appariva come fosse un quadro; la natura il pittore. Ma come mai la chiamavano Isola calma? A questa domanda Francesco, per adesso non sapeva rispondere. Chi lo sapeva? Si domandò.
Appena arrivato sull’Isola accortamente contattò con il cellulare immediatamente il grande Professore che, già l’aspettava felicissimo dell’evento; egli inviò un’amica a prendere il caro allievo, con la propria macchina, una vecchia cinquecento. Sorrise e rimase zitto.
Nel frattempo, Francesco si sedette su di una panchina, restando sempre nei pressi del Porto. Aspettava con tranquillità, fumando, ma non era nervoso; tutt’altro. Velocemente prese al bar un caffè e si distrasse da tutto, un attimo. Sentiva dentro se stesso una forte emozione. Ma ambiva andare avanti , superare anche gli ostacoli interiori, che già molto si erano presentati…
L’amica del Professore, in una trentina di minuti giunse al Porto e riconobbe Francesco dalla descrizione datagli dal Signor Gatti. I due si strinsero la mano calorosamente anche se non si conoscevano; ad entrambi brillarono gl’occhi, in quanto dettato dalla sensazione del momento. In quel momento non pronunciarono parole, solo qualche sguardo e intensa curiosità, reciproca.
In poco meno di mezz’ora, giunsero alla Villa dove abitava il Professore. Quest’ultimo già in là con l’età, portava un aspetto signorile; calmo, colto ed intelligente, aveva i capelli quasi tutti bianchi, ma manteneva comunque un aspetto giovanile. Ma quanti anni aveva? Sicuramente vicino ai settanta.
Nella vita aveva insegnato per molti anni ,senza mai essere eccessivamente severo; però dava molto agli alunni e in cambio pretendeva da loro, era stato molto amato, dagli studenti. Tra cui anche lo stesso Francesco ma certamente in molti lo ricordavano, anche adesso che non insegnava più.
Fatto sta che da un po’ di tempo aveva smesso di fumare, si ci era riuscito alla fine ma però in compenso mangiava dei cioccolatini; ne comprava molti e di vari tipi e in grande quantità, così che s’accumulavano lentamente sul tavolino del salotto, accanto alla televisione. Era un mucchietto che giustamente lui gustava quasi sempre, nel momento che guardava il mare, oppure quando seguiva programmi interessanti alla televisione, oppure quando leggeva o scriveva.
Abitava sull’isola dal momento che era venuto in pensione, ovvero da due anni.
Il luogo, la villa, risultava molto bella, sia per la zona ed anche per come l’edificio appariva curato. All’esterno rimaneva un grande giardino, idilliaco e l’ì il Signor Gatti trascorreva molto del suo tempo, leggendo, ammirando il paesaggio, addirittura meditando. Si divertiva ad osservare il mare, che a volte quieto e a volte arrabbiato, emanava sensazioni particolari, diffondeva energia; soprattutto d’inverno, quando non vi era nessuno, tranne la natura, compagna fedele d’ogni tempo; conversava interiormente con tutti, osservando il panorama, punto e basta.
Aveva ereditato la villa da un parente della mamma. Che fortuna, adesso era: ricco!
Francesco e Alfonso si rivedevano finalmente , così si presero fra le braccia e si baciarono affettuosamente. Fortissima l’emozione, i due si scambiarono molti sentimenti, in pochissimi attimi .
Del resto all’ allievo caddero stille di pianto ed anche Alfonso si commosse. Tutto ciò restava comprensibile, dopotutto.
Passato il momento dei saluti e dell’ emozione iniziale, cominciarono a parlare.
Inizialmente il Professore gli ricordò di non stare ancora bene, di avere avuto una forte influenza, ma di tenere comunque insieme ad altri, un breve Seminario sulla letteratura, incentrato sull’arte dello scrivere.
Inoltre insieme, ricordarono alcuni avvenimenti , accaduti a scuola. L’allievo l’ascoltava, rammentando dentro di sé quei momenti, quei giorni per riscoprirli nel presente. Poi il Professore, domandò :”-Ciao caro amico, hai fatto bene a raggiungermi. Sono sicuro che sei venuto qui anche per il Seminario, non è vero?-“.
Francesco :”- Volevo rivederla; sa lei una volta era il mio Professore d’italiano, e…e si il seminario deve essere molto interessante-“:
Subito dopo, all’allievo cominciarono a tremare un po’ le mani, agitato si guardava intorno.
La discussione tra i due divenne prolissa, cosi si narrarono cose del passato, rivivendole. Si ricordavano del primo giorno di scuola, delle interessanti lezioni del Gatti e della politica studentesca. Infine degli innamoramenti. Entrambi si ricordavano molto di quei tempi. Elencarono diversi avvenimenti.
Passato un attimo, facendo chiarezza , Francesco spiegò di avere dei dubbi riguardo se stesso, la propria vita. Fatalmente e senza vergogna o timore, gli mostrò le proprie poesie, scritte proprio in quest’ultimo periodo. Ed anche un paio di racconti. Si trattava di una quindicina di poesie e due racconti, che Francesco aveva scritto tempo prima, e che aveva portato con sé. Al Professore s’illuminarono gl’occhi e :”_Bello-“: esclamò con voce profonda, forte e maschile. Si percepiva subito la sua contentezza. Professore:”- Sicuramente li leggerò subito.-“: disse mentre li sfogliava. Curiosava in qua ed in là con lo sguardo, lasciando una tenera vibrazione nel cuore del vecchio allievo, che si intrecciava dentro di lui con il rumorio del forte vento, presente a volte sull’Isola.
Passarono due minuti e Alfonso decise di sedersi sul divano per cominciare a leggere attentamente e interamente il materiale. Era molto convinto e interessato. Dopotutto Francesco rimaneva un suo l’allievo, era di lui orgoglioso , senza dubbio.
Trascorsero quaranta minuti, di pieno silenzio; mentre il signor Gatti leggeva, dentro di sé silenziosamente e il più lentamente possibile, Francesco l’osservava senza parlare, contando con la mente i secondi, senza però distrarsi in pensieri lontani. Restava per adesso, sulle spine. Comprensibile, dopotutto.
Professore:”- Complimenti, hai fatto un bel lavoro. Anche se per adesso sei all’inizio, caro mio. Francamente devi insistere-.”. In realtà si trattava di lavori veramente, veramente carini. Poi Alfonso completò la lettura, con orgoglio. Così, in quel momento la signora del passaggio entrò nella stanza con del thè ; nel vassoio vi erano anche biscottini, caramelle e cioccolatini. Di vario tipo. Quest’ ultima aveva qualcosa di particolare, si notava quando camminava o sorrideva. Possedeva una forte femminilità e così attirava l’attenzione… Francesco l’osservava nei vari movimenti.
Lo sai disse il Professore, in un secondo momento, mi ha colpito molto la poesia “Solitudine” che è interessante ed il formidabile racconto “Riprese “. Che fantasia che possiedi, continua così caro mio…
I due continuarono a parlare, sorseggiando la bevanda che restava calda. Francesco:”- Si però, le spiego, ho bisogno di qualche consiglio …-“: Il Professore annuì con la testa, posò delicatamente sul tavolo la tazza del thè e volse lo sguardo indagatore sugl’occhi dell’amico. Lo fissò. Quest’ultimo restava al massimo interessato del giudizio dell’altro.
Alfonso:”- Sicuramente stai cercando la tua strada, che si svela magicamente davanti a te. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, attimo dopo attimo. Secondo me, io l’ho sempre intuito: sei un’artista. Ma per adesso, ascoltami bene, lo sappiamo soltanto io e te. Comunque ti darò alcuni consigli, per aiutarti. Mi rimane a cuore quello che fai. Non lo sai, ancora ma ti devo comunque sia confessare che anche io da giovane avrei voluto diventare artista, sii pittore precisamente. Ma questo soltanto da giovane adolescente. In un secondo momento, da più grande ho scelto di dedicarmi all’insegnamento. Non ti dico altro.
Frequentai l’Università, con l’intento d’insegnare. Con il tempo, quella medesima occupazione diventò lo scopo principale della mia vita. Mai decisi di abbandonare il lavoro d’insegnante; rappresentava la mia ancora di salvezza, la sola via d’uscita alla tristezza ed assurdità della vita. Rimanevo attaccato alla professione come un ostrica allo scoglio. Ed è così infatti, che ci siamo incontrati: in un ‘aula della scuola. Ma da quel periodo da quei momenti già sono trascorsi due anni. Quel periodo, molto bello, non esiste più. È terminato, come del resto tutto; lo sai , purtroppo tutto finisce, devi capirlo. Noi stessi, la vita sulla terra ecc… tutti siamo destinati a scomparire. Pensaci bene., caro mio.”: Poi aggiunge, Professore :”- La vita, devi sapere è imprevedibile. La si deve accettare così come viene. Oggi non puoi sapere con certezza come staranno per noi le cose fra un anno. E non conviene nemmeno fare troppi ragionamenti. Però, ascolta il mio consiglio, secondo me l’arte, con tutte le sue caratteristiche e tipicità rappresenta l’unica certezza, come anche gli stessi affetti i sentimenti, anche se dobbiamo avere la chiave giusta per capirli…-“:
Francesco intanto l’ascoltava sempre più affascinato. Sapeva già che il Professore era un grande, ma in quei momenti vennero meno tutti i possibili dubbi. Dopo una nuova ma breve pausa di silenzio, il Prof. Continuò a parlare. :”- Sono sicuro che la tua strada sia certamente, quella dello scrittore; come prima cosa sono contento che in questi prossimi due giorni tu partecipi al Seminario, tenuto anche da me. Poi, il giovane:”- Sono tutto orecchie-“: Professore :”- Come prima cosa, ti consiglio vivamente di osservare la realtà. Si come ti consiglio adesso io. Disse così ed indicò il paesaggio che si notava dalla finestra della villa. Appariva, il mare. Francesco s’emozionò. Già aveva avvertito la bellezza del mare, ma gustava molto di più tutto ciò, tutto quello che lo circondava. Poi di nuovo, il Professore :”- Lo scrittore sostanzialmente deve esercitare se stesso al vuoto di pensiero; quindi alla meditazione.-“: A questo punto il Professore iniziò a tossire, dovuto forse alla discussione e la solita signora accorse con un bicchiere d’acqua. Si scusò vivamente. Poi riprese a parlare, con voce ancora più scolpita. In parole povere, per farla breve indicò, come cosa iniziale, all’amico, di ascoltare brani dei Pink Floyd, prima d’addormentarsi; questo valeva già come meditazione. Alfonso stesso amava molto il gruppo dei Pink Floyd, in tutti i loro cambiamenti, con le loro sfaccettature, restava musicalmente il suo gruppo preferito. Lo stesso Francesco amava e conosceva, quel gruppo.
Come ultima cosa gli descrisse con una metafora il lavoro dello scrittore, ovvero: un lavoro verso un fuoco ancora non spento del tutto, dove un qualsiasi essere umano soffia sopra affinché non si spenga definitivamente. Lì i legnetti sono ardenti e rossi dal calore, si sentono scricchiolii, continuamente. Rimangono sempre accesi, emanando un leggerissimo calore.

L’allievo ponderò sopra le parole del Signor Gatti, per una mezz’oretta, osservando il mare, come si fa con un consiglio che viene dal cuore di una persona che molto si stima.
Francesco pernottò lì.
Il primo giorno sull’isola era terminato. Si trattava di una giornata vissuta all’insegna dei ricordi e caratterizzata da alcuni consigli. Nella seconda giornata, la prima e importante cosa che svolse Francesco era il breve Seminario incentrato sull’arte dello scrivere. Anche da lì, sicuramente sarebbero nate cose assai interessanti.
Durante il tanto desiderato Seminario, lo sguardo di Francesco si posava su di una giovanissima ragazza. Infatti appena entrato nello stanzone della Villa, fra l’altro ampio e ben arredato, notava immediatamente Elena mentre il breve corso cominciava, finalmente.
Ad un certo momento anche Elena, resasi conto di essere guardata, fissò da lontano il giovane . Anche se erano trascorsi soltanto pochi minuti, i loro cuori rimanevano già vicini, entrambi vibravano e desideravano così conoscersi.
Durante il primo giorno vennero analizzati vari scrittori: Herman Hesse, Italo Svevo, Zolà, Dostoyeskyvc. L’attenzione e la concentrazione di tutti rimaneva al massimo; tutto restava bellissimo.
Durante la pausa, Francesco si presentò ad Elena. Lo fece spontaneamente, senza darsi molte arie. La giovane però addirittura arrossì.
Anche Elena era stata allieva del Professor Gatti. Ma con Francesco fino ad adesso non si erano ancora conosciuti, perché lei era di qualche anno più grande.
Terminata la pausa, la presentazione, riprese il Seminario. Intanto il corso stava diventando ancora più interessante. Adesso gli autori presi in considerazione furono: Camus, Sartre e Calvino. Giunse il momento dell’intervento del Signor Gatti, che affascinò tutti e non poco. Nonostante l’influenza avuta e passata da pochi giorni, riuscì a fare un’interessantissimo intervento.
La parte finale, tenuta lo stesso dal caro Professore restava dedicata alle “Lezioni Americane “ di Italo Calvino. I partecipanti si concentrarono molto. Alla fine gli allievi stessi scrissero un qualcosa, poi il Seminario si concluse.
Ad un certo momento, un allievo tirò fuori dalla custodia una chitarra folk e cominciò a suonare pezzi dei mitici Pink Floyd. Inizialmente suscitò curiosità, tutti ascoltavano attentamente, commovendosi. Li stessi Francesco ed Elena si commossero, per varì motivi. Tutto era bellissimo: il luogo, il Professore, gli autori trattati al Seminario, la loro nuova conoscenza, la musica.
Tra loro due intanto stava nascendo una relazione vera e propria.
Passarono le quattro ore di seminario e dopo il ricco proprietario fece visitare all’amico, attentamente la villa. Mentre visitavano la casa, Francesco ebbe modo di riparlare con il vecchio insegnante. Francesco:” Sono colpito dai tuoi consigli e ti ringrazio per le parole d’incoraggiamento.-“: il Professore rimase incantato davanti a tanta ammirazione.
Poi continuarono la gita che durò più di un’ora perché l’abitazione rimaneva assai grande. Insieme a loro vi era naturalmente la stessa Elena. A lei brillavano gl’occhi dalla felicità. La costruzione bellissima, antica ma rifatta esternamente, manteneva un aspetto importante anche all’interno. Lì erano presenti addirittura anche alcuni affreschi, di periodo Rococò. Uno rimaneva da restaurare. Ma per fare ciò occorrevano molti soldi. Francesco diventava sempre più entusiasta, lentamente con il trascorrere del tempo.
Alla villa apparteneva anche un bellissimo giardino, con una piccola vasca rotonda con dentro alcuni pesciolini e anche due tartarughe. Quest’ultime incuriosivano molto gli ospiti. ( Ma perché ?)Francesco, come capitava spesso a tutti gl’ospiti della dimora, attraversò per intero la piccola piscina con lo sguardo, fissando leggermente le tartarughe. La luce del sole estivo si rifletteva sull’acqua, creava eccentrici colori.
Sempre durante la seconda giornata, i due comunque sia, scesero sul mare, che si trovava anche proprio sotto la villa.
Per giungerci si doveva scendere delle scalette. Vi restarono tutto il primo pomeriggio; discutendo.
In lontananza si avvistavano sia yacht che navi da carico. L’allievo, incuriosito domandò al Signor Gatti da dove provenisse il termine Isola Calma. Ma purtroppo anche il Professore non era in grado di saperlo. Entrambi rimasero ignoranti, si guardarono però a lungo, parlando pur restando in silenzio.
Venne nuovamente la notte.
Il giorno successivo, ovvero il terzo, non accadde nient’altro di rilevante. A parte la solita passione per alcuni argomenti e l’attenzione verso la bellezza della vita sull’isola.
Oramai anche il Seminario era terminato, così giunse il momento di ripartire, di tornare a casa. Francesco comunque sia, rimaneva contento di aver rivisto il caro, grande Professore e di aver ricevuto da lui, consigli. Inoltre il suo cuore già pulsava enormemente per Elena. Adesso appariva più chiara la strada della vita da percorrere, venivano meno i soliti dubbi. Si sentiva assai incoraggiato. Si trattava di un percorso bello,anche se lungo e difficile. C’è da sottolineare che, Il Professore, poi dopotutto restava contentissimo e orgoglioso di lui. Quest’ultimo, lo salutò vivamente, poi s’affacciò alla finestra per vederlo scomparire all’orizzonte, mentre lui s’avvicinava al Porto.
Ma si sarebbero nuovamente rivisti? Quale sarebbe stato il loro destino? E la relazione con Elena, appena cominciata? Francesco sarebbe veramente diventato scrittore? Tante restavano le domande che Francesco si poneva.
Al ritorno, mentre si trovava sul battello, apparve come raramente soltanto avviene, un tramonto eccezionale. All’orizzonte l’isola rimaneva avvolta a ovest da un rosa bordeau poi man mano che l’oscurità cresceva, tutto sembrava sfumare, prima il rosa, poi il celeste e l’arancione, poi il grigiore. Infine il buio. Loro due si tenevano per mano.
L’aspirante poeta affascinato da tanta bellezza, scattò una foto ad Elena ed allo stesso panorama.
Come il paesaggio emanava tanto splendore, anche dentro Francesco la vena artistica sembrava prevalere sul resto. Si sedette in una poltroncina all’aperto, in prossimità della prua; rimase in silenzio. Il mare, le poesie e il ricordo del Professore comunicavano sensazioni per il suo cuore e per tutti.

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