Il Cimitero degli Inglesi nei racconti di due autori fiorentini contemporanei

Di Massimo Acciai Baggiani

ciampi tra una birra e una storiaTra i libri che Paolo Ciampi mi ha donato in occasione dell’incontro a lui dedicato dal GSF alla Laurenziana c’è un curioso volumetto uscito qualche mese fa con l’editore senese Betti. Si intitola Tra una birra e una storia e raccoglie otto racconti inediti o usciti in precedenza in antologie. Ciampi, instancabile viaggiatore in terre remote, ha rivolto stavolta la sua attenzione alla sua regione: la Toscana. Una terra ricca di passato e di storie, appunto, che pur svolgendosi nel presente richiamano storie molto più antiche e, ovviamente, tutte autentiche. Tutti gli otto racconti sono a loro modo interessanti, ma quello che mi ha catturato di più è quello dedicato al Cimitero degli Inglesi, definito affettuosamente da Ciampi «la mia Spoon River». La «montagnola» del celebre cimitero monumentale, nato nella prima metà dell’Ottocento per ospitare gli stranieri “acattolici” che hanno trovato a Firenze la loro ultima dimora, richiama in effetti l’altrettanto celebre “collina” del capolavoro di Edgar Lee Masters. Io l’ho visitato una sola volta, per caso, un pomeriggio primaverile. Il cancello, che di solito trovo chiuso, quel giorno era aperto e un richiamo irresistibile mi ha spinto ad attraversarlo. È stato come uscire dal prosaico traffico dei viali di circonvallazione ed entrare in un altro mondo; un mondo di silenzio, di raccoglimento, di poesia. Un mondo che parla di altri luoghi, di altri tempi, quando ancora la mia città aveva le sue mura – là dove adesso corrono le automobili – e c’era più poesia. È utile ricordare che il Cimitero degli Inglesi ha ispirato un grande e controverso artista, lo svizzero Arnold Böcklin, per la sua più celebre serie di dipinti: L’isola dei morti. I morti nella narrazione di Ciampi riprendono vita, metaforicamente parlando, e continuano a parlarci, attraverso i secoli, ripetendo il loro monito a goderci il dono preziosissimo della vita finché di questa non resterà che una lapide e forse la memoria nei posteri.

apocalissifiorentineLa letteratura sepolcrale vanta grandi capolavori, a partire dai Sepolcri foscoliani, ma è con gli epitaffi di Masters (e più ancora con i versi di De André, che ad essi si ispirano, superando il modello) che viene toccato l’apice, e non a caso Ciampi cita entrambi. Io aggiungerei all’elenco anche un bel racconto di Carlo Menzinger, Il ritorno degli inglesi, dalla raccolta Apocalissi fiorentine, uscita anch’essa nel 2019, a cui ho dedicato un articolo. È interessante un confronto tra i due racconti, dedicati allo stesso tema: entrambi gli autori conoscono bene la storia del Cimitero e dei suoi “inquilini” ma, mentre Ciampi fa rivivere questi ultimi attraverso la lente della Storia, Menzinger li fa risuscitare letteralmente. Sono due generi letterari diversi: il primo è narrativa di viaggio, il secondo è fantascienza. Conosco e apprezzo entrambi gli scrittori – Ciampi e Menzinger – che a loro volta sono amici tra loro; mi piacerebbe vederli un giorno ambedue in un medesimo reading in cui leggono a turno i propri racconti (o l’uno il racconto dell’altro). Il Cimitero degli Inglesi sarebbe la location perfetta: sono sicuro che apprezzerebbero anche i cari estinti, se avessero ancora orecchie.

Firenze, 7 gennaio 2020

Bibliografia

  • Ciampi P., Tra una birra e una storia, Siena, Betti, 2019.
  • Menzinger C., Apocalissi fiorentine, Chieti, Tabula Fati, 2019.

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