IL NEOLOGIORNO toglie il grammarnazi di torno

Egregi Lettori, se apparteniamo a quel raro sottogenere animale consapevole di se stesso, sappiamo anche di odiare la banalità e, di conseguenza, le citazioni. Tuttavia, l’amore, quello duraturo, ci insegna che è proprio la banalità a farci amare da chiunque, a qualsiasi strato sociale. Se, pertanto, è nostro desiderio arrivare a quel chiunque, lo faremo usando anche la banalità. Il chiunque fa errori grammaticali. Pertanto:

IL NEOLOGIORNO toglie il grammarnazi di torno

di Stefi Pastori Gloss

4° di copertina RINASCITE RIBELLI

Manifesto in 10 punti

In molti le hanno chiesto a quale inusitato moto dell’anima Stefi Pastori Gloss debba questa sua emergenza di neologismare. Intanto, dal 2015 studia gli scritti sia di Gianni Brera, maestro di cronaca sportiva e di neologismo (centravanti, centrocampista, tanto per citarne un paio) sia del D’Annunzio (tramezzino e La Rinascente, sua prole). Rinfrancata da questi illustri esempi, dedita ormai a tempo pieno al male dello scrivere, con questo sintetico manifesto vorrebbe dar conto delle sue posizioni sulla lingua, chiarendo, prima di tutti a se stessa, ciò su cui crede sia importante concentrarsi e perché.

Innalzare la lingua, innalzare il pensiero

Nello splendore intellettuale della lingua italiana, certi termini vanno logorandosi, a instupidire. Parole brillanti, ampie, ricche, per pigrizia si infilano in locuzioni stereotipate fino a morirci. Vedendo bene quale sia la decadente prosperità di un dato termine, si rende necessario sostituirlo con un neologismo arricchente, vivificante, rinnovativo, finendo per contenerne tutti i significati, tutte le accezioni. La piccola dose di necessaria ironia in più, lo rende accettabile.

La creazione di un nuovo neologismo (oh che pleonasmo!) mira a migliorare il modo di pensare, a migliorare la vita. Il pensiero è l’utensile con cui decifriamo il mondo intorno e dentro di noi: in questa prospettiva, il valore dell’idioma sta nella flessibilità, nella finezza e nella robustezza di pensiero che permette. È la strutturazione del pensiero ad arricchire la vita, a comprendere il bello, a scomporre e risolvere i problemi, a ridere e sorriderne con arguzia. Ombreggiature migliori significano una migliore sagacia per la realtà esterna e interna. Forse, una migliore felicità. Nel caso di Stefi Pastori Gloss, che se ne alimenta minuto per minuto, senza forse.

Lingua e storia

Le lingue sono soli, si levano, si tramutano e calano proprio come il nostro astro: è il genere umano a permanere. Il genere, va sottolineato, non l’uomo. Nella storia si sono avvicendate migliaia di lingue – e il passaggio da latino a lingue romanze non è stato una perdita di valore. Migliorare la propria capacità di comprensione qui e ora significa lavorare per il vantaggio del genere umano – oltre che della propria vita, vi dirà la Stefi Pastori Gloss. Un rendimento che dura più della singola lingua e che crea valore.

Linguaggi e biodiversità

La biodiversità linguistica è un valore filogenetico fondante – così come lo è per la complessità delle classi animali e vegetali. Ogni vocabolario è importante per l’archetipo di realtà che rappresenta, per quella frazione di collettività che struttura, come contributo all’intelligenza umana. E non si tratta di una questione di grazia, attenta alla prosperità dello zoo linguistico; le lingue non sono lenti colorate attraverso cui si manifesta la mente umana: sono diverse complessioni della mente stessa. Probabilmente, quella di Stefi Pastori Gloss è una mente distorta, però questo si sposta sul piano  della psichiatria, non della linguistica.

Forestierismi e inglese

I barbarismi sono una ricchezza. Non sentirete Stefi Pastori Gloss inveire contro l’inglese, ma la  vedrete prendere posizione parola per parola contro la volgarità, la riproduzione acritica di parole sentite e non capite, e gli usi esausti o sciapidi. Nel diciassettesimo secolo si aggredivano i gallicismi, ritenuti scialbi, quali baule, regalo, biglietto o gabinetto: oggi nessuno li criticherebbe. Forse perché manco ne conosce l’origine. E davvero non ci vogliamo chiedere perché usiamo giornalmente la parola bidè, originata in tutta evidenza dal francese bidet, quando invece i francesi stessi nemmeno ne sono dotati nelle loro sale da bagno, altrimenti dette ‘salles de bain’, chissà perché poi proprio sale? Forse perché sale in francese significa sporco. Scusate, non è che una stupidezia.

Il problema delle lingue straniere è che non sono conosciute; e l’intrusione di una lingua ignota in una lingua nota è spesso maldestra e malpropria.

Registri linguistici

La padronanza di un idioma passa per la padronanza dei diversi registri. È importante saper gestire tanto i registri più alti quanto quelli più bassi: la squisitezza del linguaggio non è un parametro assoluto, ma relativo al contesto in cui ci si trova. Chi parla solo elevato non è in una situazione molto migliore di chi parli solo volgare. Soltanto una conoscenza versatile può dirsi raffinata, evitando il grottesco, e permettendo appropriatezza nel parlare e nello scrivere.

L’italiano

Siamo tutti, non solo gli scrittori, responsabili della nostra lingua, espressione di una cultura millenaria che abbiamo in retaggio. Essere cittadini del mondo vuol dire anche curare le proprie tradizioni e il tesoro che rappresentano per l’umanità intera; così come curare il proprio campo significa curare il paesaggio. Alla domanda «Qual è la lingua più bella del mondo?» si risponda «L’italiano» non perché lo sia davvero, ma perché è la risposta dell’innamorato.

Parole comuni e meno comuni

Nel progetto del Neologiorno, neologismare parole comuni è tanto urgente quanto le meno conosciute: scendere a fondo nella conoscenza di parole che si sono recentemente inventate e che già fanno già parte del nostro bagaglio, che teniamo spesso in bocca, è più importante dell’aver nozione di parole rare che comunque useremmo poco. Saper cucinare una buona pasta è più importante che saper cucinare un buon igname.

Le parole desuete possono rappresentare una grande risorsa di significati – ma talvolta c’è un motivo se sono sul viale del tramonto (nel qual caso, tendenzialmente Stefi Pastori Gloss non le tratta); non sono da celebrare come vestigia di un passato più civile né escluse come vecchiume superfluo, ma ponderate caso per caso, specie alla luce del contesto e delle intenzioni con cui si usano. Le parole nuove sono soluzione ad un disagio, espressione della inadeguatezza, risposta all’esigenza di esprimere l’altrimenti inesprimibile. La storia della nostra meravigliosa lingua ne è zeppa.

Regole grammaticali

Udite udite, contrariamente a quanto ci hanno insegnato alle elementari, le regole grammaticali sono mere consuetudini: sentieri linguistici fotografati dagli studiosi, non strade asfaltate e imposte dal sovrano. A tutti piace correggere gli errori grammaticali altrui: ci fa sentire dotti, la maestra ci avrebbe detto “bravi!” E la violazione di una consuetudine non è meno grave della violazione di una norma sovrana. In particolare esiste quella dozzina di regole grammaticali che tutte le persone vagamente istruite conoscono e che sono sempre sulla cresta dell’onda e notate come cifre spicciole del buon parlare e del buono scrivere. Anche queste norme, il più delle volte, sono recepite acriticamente. La grammatica tradizionale va padroneggiata per discernere i diversi valori delle sue prescrizioni, che è necessario saper mettere in dubbio. La conoscenza non è ricapitolazione, così come la cultura non è nozionismo.

Etimologia e innovazione

I molti significati di ciascuna parola scaturiscono da un nucleo concettuale profondo, dai contorni spesso nebulosi, a cui nel tempo possono essere associate diverse idee particolari. Comprendere quel nucleo e la struttura dei significati associati a una parola permette di impiegarla in maniera non solo appropriata, ma anche innovativa, creativa, poetica. La comprensione di questa struttura si ha attraverso l’etimologia, cioè lo studio degli stadi precedenti attraverso cui è passata una certa parola. E l’innovazione deriva necessariamente da tutto ciò.

Piacevolezza della cultura

Il carattere primo e più importante dello studio delle parole ha da essere la piacevolezza: la serietà, senza meraviglia, leggerezza e ironia, è solo pallosità, neologismo di recente costituzione più forte e meglio accetto di noia, che invece rimanda a annoianti poeti novecenteschi. Ah, dimenticavo: annoianti è un neologismo. O forse no.

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