Neologiorno n.2: PIACIARE

di Stefi Pastori Gloss

[pia-cià-re]

SIGN Che ha carattere di apprezzamento sui Social, specie da quando Facebook ha introdotto il rivoluzionario LIKE, ovvero MI PIACE, dove l’italianismo laicare, massimamente con la C, appariva non consono e non sufficientemente corrispondente alla intenzione del MI PIACE propriamente detto, troppo poco sintetico, essendo non necessariamente piacevole il contenuto, non sentenza definitiva, ma casomai interlocutoria.

Non del latino medievale [libìdo], ma derivato del latino [placére] ‘aggradire’, ‘andare a grado’, ‘talentare’, trovar soddisfazione e diletto.

Saper riconoscere le sfumature del piaciare (e in certi casi anche sapervi ricorrere) è oggi di importanza sottile e penetrante se non si vuole subire un ban o, viceversa, se si desidera trollare.

Conosciamo il piaciare come un accondiscendere alle affermazioni altrui, concedendo  una ragione, seppur transitoria, all’antagonista da tastiera per quell’attimo di notorietà da Social (i famigerati 15′ di notorietà per tutti previsti da Andy Warhol sono definitivamente superati). Tuttavia potrebbe anche rappresentare un dialogare, un interloquire, (propriamente un ‘parlare in mezzo’, cioè un ‘interrompere’) prima di scrivere affermazioni magari totalmente opposte. A volte sfora nell’incivile – il verbo, col suo essere blandamente volgare, ha un’aura di sporcizia che arriva quasi all’offesa gratuita, in special modo se seguito da affermazioni che provocano liti, tenendo aperte discussioni infinite e faziose quanto inutili.

Il piaciare, anche, può giocare su due sponde contemporaneamente. Da una sponda, prende il tempo che serve ad altri rapidi esami, pareri altrui, opinioni magari diverse, magari accettabili, magari no. Dall’altra, ricarica il fucile delle parole e scatena l’attacco frontale, forse con intento giocoso o forse no, fino a farsi bannare. Può anche essere una richiesta ad apprezzare una Pagina Fans su Facebook, talvolta sostituito, con l’introduzione delle cosiddette ‘reazioni’ sempre nello stesso Social, dal verbo ‘cuoriciàre’.

Con spirito pratico, si può credere alle reali intenzioni di chi lo inventò nel lontano 2014 di sinteticità, stringatezza, semplicità, italianità, in un tempo in cui anche il congiuntivo è andato a farsi benedire.

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