Neologiorno n.5: Suddico

di Stefi Pastori Gloss

[sud-dì-co]

SIGN Riferito a umano di sesso maschile o femminile (e non a esseri inanimati o insenzienti) relativo alle regioni, ai paesi, alle popolazioni della parte più meridionale non solo dell’emisfero boreale, ma che addirittura osa abitare le regioni italiane al di sotto del Po (almeno per i milanesi). Quell’ “osa” è da intendere in senso autoironico, visto che la glossopieta è milanese ma terrona nel cuore. Contrapposto a nordico, cioè  del nord, relativo alle regioni, ai paesi, alle popolazioni della parte più settentrionale dell’emisfero boreale. Va notato che a nordico non era ancora stato giustapposto un pari termine australe, e che quindi vacava nella lingua italiana.

La storia del nostro paese è caratterizzata dalle onnipresenti divergenze tra Nord e Sud, due territori differenti che spesso si sono sottomesse agli stereotipi senza risparmiarsi attributi poco fausti. Tra questi la fanno da padrone polentoni e terroni. Il dizionario, notando che entrambi presentano il suffisso -one (con valore d’agente o di appartenenza), riporta alcune etimologie in parallelo, tutte con sentore dispregiativo. Se terrone risulta un composto di terra “come frutto di incrocio fa terre[moto] e [meridi]one”; o assume il significato di “mangiatore di terra” in corrispondenza a polentone, mangia polenta “italiano del nord”; come “persona dal colore scuro della pelle, simile alla terra”; o, ancora, come “originario di terre soggette a terremoti” (terre matte, terre ballerine); allora risulta indispensabile in nome del Valore, non solo arricchire il vocabolario italiano, ma soprattutto ripristinare un senso più umanistico dell’antinomia Nord Sud, anche se oggi la parola terrone sta avendo una “rivalutazione” in senso positivo. Questo cambio di rotta è riscontrabile nell’uso che il sostantivo ha nelle varie pagine social, curate dagli studenti meridionali che vivono nel settentrione d’Italia, i quali ironizzano sugli stereotipi che negli anni passati hanno nutrito diffidenza e razzismo così da favorire un reale uso scherzoso della parole terrone e dei suoi derivati. Parafrasando Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista, in fondo siamo tutti un po’ terroni.

Con significato ristretto agli abitanti nativi delle zone meridionali della Penisola Italica, e in particolare regione Lazio, Campania, Marche, Molise, Umbria, Puglia, Calabria e Sicilia (e per i milanesi, già la Liguria e l’Emilia Romagna sarebbero identificabili come Sud, figuriamoci la Toscana): civiltà suddiche, però, in cui l’Homo Sapiens apparve nelle sue forme più acculturate, più, come dire, da Nobel. In antropologia fisica, razza suddica caratterizzata da brachicefalia, accentuata pigmentazione, statura bassa, microcefalia, fisico atticciato, quadrato, robusto, faccia e naso bassi e larghi. E negli atteggiamenti lavorativi – o pseudo tali – dall’essere sfaccendata Non fotografa il momento e l’inclinazione dell’ozioso, e non ha i tratti caricaturali del perditempo e del fannullone: l’inazione dello sfaccendato è colta con intelligenza elegante nello stato di povertà di chi non ha faccende. Anche perché l’ozio non è il padre dei vizi, ma della creatività.

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