L’epoca del coronavirus

Di Apostolos Apostolou

apSiamo davanti a una Chimera? Il simbolo del cambiamento e della trasformazione, quasi come se nel codice genetico umano fosse inciso il concetto di evoluzione, fin dall’antichità) o la storia si è fermata? E questo perché la saturazione supera l’eccedente di qui parlava Bataille. E’ vero, abbiamo superato un certo punto di reversibilità di contraddizione nelle cose e siamo entrati da viventi in un universo di non contraddizione d’infatuazione, di estasi, di stupefazione di fronte a processi irreversibili e che tuttavia non hanno senso. La macchina contatore (cioè counter della storia, della società) si è finita. E nella drammatica europea la Germania nega la solidarietà. Oggi abbiamo bisogno una risurrezione come mai prima d’ora. Il coronavirus è qui e la vita ha nuove requisiti. Albert Camus era il primo che ha capito com’ è la vita dal buio della malattia.
La peste venne pubblicato nel 1947 e valse ad Albert Camus. La peste è costruito come una tragedia in cinque atti. La storia è ambientata nella città algerina di Orano, in un imprecisato momento degli anni quaranta. Protagonista della peste è Bernard Rieux, medico francese residente a Orano, e il romanzo è condotto come cronaca scritta in terza persona dallo stesso Rieux. La città fu colpita da epidemia di peste un giorno d’ aprile 194… quando il medico Rieux scopre il cadavere di un ratto sul suo pianerottolo. Un giorno Rieux accompagna la moglie, gravemente malata, alla stazione di Orano, dove prenderà un treno per raggiungere una non meglio precisata località per curarsi. Poco dopo la partenza della donna, scoppia un’improvvisa moria di ratti. La peste già si trova nella città di Orano. I protagonisti delle storie sono: Bernard Rieux: medico che lotta contro la peste. Jean Tarrou: figlio di un pubblico ministero francese. Joseph Grand: segretario comunale. Cottard: che aveva, in aprile, per ragioni sconosciute tentato di suicidarsi, sembra provare una insana soddisfazione nella disgrazia dei suoi concittadini. Padre Paneloux: gesuita che interpreta la peste come flagello divino. Raymond Rambert: giornalista parigino che cerca in ogni modo di scappare dalla città per tornare dalla donna amata. Michel: è il primo a morire di peste. Castel: vecchio dottore contro la peste che sviluppa un siero contro il morbo. Othon: giudice istruttore. Richard: altro medico della città. La madre di Rieux, anche la moglie di Rieux che si allontana dalla città prima dell’inizio dell’epidemia per il trattamento di una grave malattia. Tutti sono protagonisti che esistono anche oggi. Le persone di Albert Camus tentano di interpretare l’ enigma della vita e della morte, anche sentono che la vita respira la vera perdita. Ciascuno ha determinati limiti di sensibilità oltre i quali il vero non esiste anche il falso non esiste e a lunga scadenza la vita diventa qualcosa di spaventoso.
I dialoghi hanno una forte che rivendicano un posto nella storia al processo di devastazione, anche i dialoghi indicano l’inevitabile disperazione e insieme il tempo segreto della vita. Una vita dell’inevitabile disperazione, ma la vita è sempre la poesia del desiderio e sempre la poesia del reale, ma il passaggio del realismo secondo Albert Camus non è la morte ma la forza della vita. Tutte le persone del romanzo la peste di Camus cambiano sotto un flagello inarrestabile. Nel romanzo ci sono quelli che combattono il flagello senza risparmiarsi. Ci sono quelli che accettano con fede il flagello come destino. Quelli che cercano di scappare dalla lotta di flagello. Ci sono tutti i caratteri che dovevano accettare e dovevano sconfiggere la malattia. Casta dare un’ occhiata ad alcuni narrati nel libro di Albert Camus.
«E per tutta una settimana i prigionieri della peste si divincolarono, nei limiti del possibile; alcuni di loro, come Rambert, arrivavano perfino ad immaginare, lo si vede, di agire ancora da uomini liberi, di poter ancora scegliere. Ma effettivamente si poteva dire che allora, alla metà del mese di Agosto, la peste aveva ricoperto ogni cosa:non vi erano più destini individuali, ma una storia collettiva, la peste, e dei sentimenti condivisi da tutti. Il più forte era quello della separazione e dell’esilio, con tutto quanto comportava di paura e di rivolta.»
E poi leggiamo: «Sì, bisognava ricominciare e la peste non dimenticava mai qualcuno troppo a lungo: durante il mese di dicembre fiammeggiò nei petti dei nostri concittadini, accese il forno, popolò i campi d’ombre con le mani vuote, insomma non cessò di progredire con la sua andatura paziente e a scatti. Le autorità avevano contato sui giorni freddi per bloccare il cammino della peste, ma questa passava traverso i primi rigori della stagione senza disarmare. Bisognava aspettare ancora; ma non si aspetta più a forza di aspettare, e la nostra città intera viveva senza futuro.»
Anche «Il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà può fare guai quanto la malvagità, se non è illuminata. Gli uomini sono buoni piuttosto che malvagi, e davvero non si tratta di questo; ma essi più o meno ignorano, ed è quello che si chiama virtù o vizio, il vizio più disperato essendo quello dell’ignoranza che crede di sapere tutto e che allora si autorizza a uccidere. L’anima dell’assassino è cieca, e non esiste vera bontà né perfetto amore senza tutta la chiaroveggenza possibile. Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama. In verità, tutto per loro diventava presente; bisogna dirlo, la peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore, infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi. Dico soltanto che ci sono sulla terra flagelli e vittime, e che bisogna, per quanto è possibile, rifiutarsi di essere col flagello.“Ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare.” ….I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati. Il dottor Rieux era impreparato, come lo erano i nostri concittadini, e in tal modo vanno intese le sue esitazioni. In tal modo va inteso anche com’egli sia stato diviso tra l’inquietudine e la speranza. Quando scoppia una guerra, la gente dice: «Non durerà, è cosa troppo stupida».
Ma anche leggiamo: «E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare. La stupidaggine insiste sempre, ce se n’accorgerebbe se non si pensasse sempre a se stessi. I nostri concittadini, al riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a se stessi. In altre parole, erano degli umanisti: non credevano ai flagelli. Il flagello non è commisurato all’uomo, ci si dice quindi che il flagello è irreale, è un brutto sogno che passerà. Ma non passa sempre, e di cattivo sogno in cattivo sogno sono gli uomini che passano, e gli umanisti, in primo luogo, in quanto non hanno preso le loro precauzioni. I nostri concittadini non erano più colpevoli d’altri, dimenticavano di essere modesti, ecco tutto, e pensavano che tutto era ancora possibile per loro, il che supponeva impossibili i flagelli. Continuavano a concludere affari e a preparare viaggi, avevano delle opinioni. Come avrebbero pensato ala peste, che sopprime il futuro, i mutamenti di luogo e le discussioni? Essi si credevano liberi, e nessuno sarà mai libero sino a tanto che ci saranno i flagelli.»

Secondo filosofo Jean Baurillard viviamo la patologia di terzo tipo. «Come nelle nostre società abbiamo a che fare con una violenza nuova, nata dal paradosso di una società permissiva e pacificata, cosi abbiamo a che fare con nuove malattie che sono quelle di corpi superprotetti dal loro scudo artificiale, medico o informatico, vulnerabile quindi a tutti i virus, alle reazioni a catena più “perverse” e più inattese. Una patologia che non rileva più dall’accidente o dell’anomia, ma dell’anomalia. Esattamente quanto avviene per il corpo sociale, dove le stesse cause comportano gli stessi effetti perversi, le stesse disfunzioni imprevedibili che possiamo assimilare al disordine genetico delle cellule, e anche qui a forza di superprotezione, di supercodificazione, di superinquadramento. Il sistema sociale nella misura stessa della sofisticazione delle sue protesi. E la medicina farà una bella fatica a scongiurare questa patologia inedita, perché essa stessa fa parte del sistema di superprotezione, di accanimento protezione profilattico del corpo.» La virulenza secondo Jean Baurillard si impossessa di un corpo, di una rete o di un sistema nel momento in cui esso espelle tutti gli elementi negativi.» Il corpo oggi è diventato un non-corpo, una macchina virtuale i virus se ne impossessano. «Quando si consegna il corpo alle protesi e nello stesso tempo alle fantasie genetiche, si disorganizzano i suoi sistemi di difesa. Un tale corpo frattale votato alla moltiplicazione delle proprie funzioni esterne si vede nello stesso tempo votato alla demoltiplicazione interna delle proprie cellule. Entra in metastasi: le metastasi interne e biologiche sono simmetriche a quelle metastasi esterne che sono le protesi, i sistemi reticolari, i collegamenti…La profilassi assoluta è micidiale. La medicina non mostra di averlo capito quando tratta il cancro e l’ Aids quasi fossero malattie convenzionali mentre si tratta di malattie nate dal trionfo della profilassi e dalla medicina, malattie nate dalla scomparsa delle malattie, dalla liquidazione dalle forme patogene. Patologia di terzo tipo, inaccessibile a qualunque farmacopea dell’epoca precedente – quella delle cause visibili e degli effetti meccanici. A un tratto tutte le affezioni appaiono di origine immunodeficiente. »
Anni fa, diceva Jean Baudrillard, sapevamo guarire le malattie della forma; ora siamo senza difesa di fronte alle patologie della formula. Cosi Aids, Evd- Ehf, Sars, Mers, Coronavirus, sono virus della formula. Anche la pandemia oggi in tutto il mondo è qui, ci vuole il tempo, per immunità di gregge come sostiene il medico Sir Patrich Vallance.

Punti:
Albert Camus: La peste. Gallimard, Paris 1947. In italiano Bompiani 2017 .
Jean Baudrillard: La trasparenza del male. Edizioni Sugarco.

Apostolos Apostolou
Scrittore Docente di Filosofia – Atene.

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