Neologiorno n.9: Porcellitudine

di Stefi Pastori Gloss

[por-cel-li-tù-di-ne]

SIGN Inequivocabile disposizione innata per certe attività, tendenti per lo più all’erotizzazione delle relazioni umane e non.

Commistione di attitudine, voce dotta recuperata dal latino medievale [aptitudo -ĭnis], derivato  di [aptus] ‘adatto’  dell’inizio del XIV secolo; e porcello, diminutivo grazioso dal latino [porcum] intorno al XIII, che identificherebbe una certa simpatica disinibizione nel sesso. Nata sul finire del 2012, se ne attesta l’utilizzo con l’assidua frequentazione delle chat per incontri per essere meglio descrittivi in determinati contesti di natura sessuale.

A volte è mischiando assieme le parole che da un paio di queste, comunissime, se ne fa una letteraria – il cui significato è lampante per tutti e tutte, da subito.

Porcello: a guardarla, si capisce subito che si parla non di sudiciume nella persona, di sporco (di fango, non lavato, incrostato, puzzolente), ma di piacere. Quel diminutivo ci illumina sulle doti licenziose della persona, che allegramente se la fa con tutti, e tutte, evitando giudizi morali a sottendere un’eventuale recarsi in confessionale.

Anzi, è evidente che si tratta di un più trasparente ‘disinibito’ con la sottolineatura dell’ ‘avere propensione a’. Porcellitudine, pertanto, ci parla di un’espressione verbale di gioia, gradimento, ammirazione di se stesso e dell’altro o altra, o entrambi, specie davanti a un successo altrui (di norma dell’elemento maschile, se vogliamo definire ‘successo’ l’ejaculatio, ma anche femminile, che capita solo a quanto pare quando l’elemento maschile la stimoli a dovere), a un appagamento importante, a un soddisfacimento erotico particolarmente riuscito.

Non cambia l’atto, cambia la partecipazione personale all’atto, più coinvolto, dove il o la porcella che usa la porcellitudine a proprio vantaggio e a quello altrui, prende il tempo e lo spazio per inquadrare le formule di riconoscimento in una situazione condivisa, in un insieme.

Posso dire che voglio fare mia la procellitudine per amarti meglio, o raccontare che Caia si è profusa in porcellitudine sperticata, o descrivere l’effetto che ha sulle mie carni la sua porcellitudine.  Quindi, si parla sì ricercatezza, ma non secca, non distaccata, diplomatica, insomma, direi quasi garbata. Il paradosso è che la nuova parola letteraria, aulica, è meno stentorea e reboante di quella comune, ovvero di ‘libidinoso o libidinosa’.  (Però non riesco a togliermi di testa che la porcellitudine debba essere anche quella che si applica pure nei confronti dell’unico amore di tutti i giorni.)

Per collaborazioni artistiche:
Stefi Pastori Gloss (Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e Stalking)
Profilo FB: https://www.facebook.com/pastoristefania.gloss
Profilo Instagram: @stefipastorigloss
Profilo Twitter: @pastoriGLOSS

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