Neologiorno n.11: Singletudine

di Stefi Pastori Gloss

[sin-gle-tù-di-ne]

SIGN condizione vitale di allegra solitudine per persone senza legami affettivi stabili.

Derivato dalla voce inglese [single] ‘singolo, non sposato e comunque non accoppiato, nubile, celibe’, in crasi con il lemma italiano [solitudine], un matrimonio – forse insperato nella vita – almeno realizzato tra parole.

La vita da single per le donne, assunse un tempo il connotato di  ‘zitella’, identificante la donna ormai rimasta sola per l’incipiente età, che nessuno più avrebbe voluto come compagna di vita, contenente un concentrato di acidità pari a quello di centinaia di tonnellate di limoni, per essere poi emanato nei più disparati settori della vita, dalle amicizie – sempre femminili – alle frequentazioni di chiesa – immancabili, per grazia divina – a quelle lavorative – soprattutto con il capo, sempre, ahi lasso, maschio. In definitiva, la zitella non godette di popolarità, nemmeno di quella accondiscendente tipica della carità cosiddetta cristiana.

La condizione da single per gli uomini traducevasi in ‘scapolo’, o ‘scapolone’ se vivente con la madre, rimasto solo per sospetta inettitudine casalinga o malcelata omosessualità, tutto casa-lavoro-forse chiesa, forse no, specialmente nel secondo caso. Tuttavia, non sviluppava gradi di acidità, e se vivente per conto proprio, assunse ad un certo punto della storia italiana la felliniana caratteristica di vitellone, notturno giocoso e perditempo con le donne, per compiacere gli altri vitelloni cui si accompagnava in branco.

Non è noto quando la parola single si fece strada nell’universo delle zitelle e degli scapoloni per ovviare agli aspetti negativi delle loro vite, ma è certo che nel lontano 2007 una single per scelta altrui coniò singletudine, a rivalsa dell’abbandono subito, connotando la propria vita di gioiosa solitudine.

Il successo di questa parola è dovuto anche all’affermarsi dei siti di dating, dove i single maschi cercavano donne sposate per rimanere vitelloni ab aeternum, le donne single speravano invece nel principe azzurro, che si rivelava immancabilmente nero, senza speranza per zitella alcuna.

Ma occorsero svariati anni dalla nascita di detti siti perché singletudine si affermasse con il forte sollievo di chi, di tale status, ne scegliesse sublime la convenienza di non avvitare il tappo del dentifricio dimenticato dal partner, di non detergere la tavoletta del water spruzzata di eau de fogne, di non turarsi le orecchie per non ascoltare l’ennesima lamentela mattutina.

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