Riflessione critica e domanda a Massimo Acciai Baggiani di Giuseppe Macauda

Evento su Zoom del 17 luglio 2020 – Effetti di natura in versi e narrazioni
[Vedi video su Youtube, dal minuto 6.30]
[articolo su Controluce.it]

Ascoltando il suo intervento a Palazzo dei Medici di Firenze, in occasione della presentazione del numero 106 della rivista «L’area di Broca», ho avuto modo di apprendere la sua passione per la narrativa e che nel passato ha scritto poesie spinto dall’ispirazione del momento o dalla voglia di esternare un pensiero su un tema sociale importante, senza un vero progetto poetico. È questo il caso del Lamento del migrante. In quell’occasione affermò anche di aver dato, nel 2018, l’addio alla poesia per dedicarsi completamente alla narrativa. Ora, siccome quando a Sappada scrive «Seduto su una roccia ho raccolto il respiro del monte» o a Pratolino «Il fragore dell’acqua riporta il mio cuore alla vita« e «Nei suoni del bosco la vera entità di tutti i fenomeni» emerge un raffinato lirismo capace di emozionare ogni sensibile lettore, Le chiedo perché vuole escludere la convivenza tra poesia e narrativa, visto che, in fondo, appartengono a due vene diverse che pescano nello stesso cuore…

reading prato 2017RISPOSTA: Innanzitutto la ringrazio per le belle parole e per il ricordo di quell’incontro che, in questo tempo di Covid che ha messo un freno a eventi artistici in presenza, pare così lontano. Lamento del migrante, scritto sotto la pressione dei drammatici eventi di attualità, è ufficialmente l’ultima mia poesia, anche se ne ho scritte poi poche altre, strettamente private, senza comunque considerarmi più “poeta”: questo semplicemente perché poeta è per me una persona più coinvolta con la poesia che con la prosa, che di poesia ne ha letta molta e non l’ha solo prodotta, che ragiona in modo “poetico”. Poesia e narrativa non si escludono affatto a vicenda, ben inteso, anzi si può trovare l’una nell’altra e viceversa, e sono d’accordo sull’origine comune dallo stesso cuore, anche se seguono regole formali diverse, di metrica e di retorica. Poesia e narrativa possono occupare uguale spazio nella produzione di un artista – si può essere poeti e scrittori eccellenti allo stesso tempo – ma non è il mio caso, non ritengo di essermi applicato in egual misura ai due campi artistici. Comunque la poesia resta una parte importante della mia produzione passata e ritengo che la poesia non sia solo quella che si trova nei libri: anche un tramonto che accende una cima brulla, lo sguardo misterioso di un gatto, una vecchia canzone dei Pooh, il sorriso della donna amata sono poesie allo stato puro, se si sanno cogliere con la giusta sensibilità.

LAMENTO DEL MIGRANTE

Anch’io sono migrante:
i miei geni ricordano
le cacce alla belva africana,
nella savana,
coi compagni ominidi
e la loro vita di cristallo.
Non ho senso di appartenenza:
le mie radici non sono nel passato
bensì nel futuro,
quando non saranno più
tribù
fratricide
ma uomini e donne
liberi dai pregiudizi.
Sì, la mia patria è il futuro:
l’ho visitato con l’immaginazione.
È un posto bellissimo,
costantemente m’avvicino
ma dispero tornare a casa.

Firenze, giorno dell’Opinione del ’26 (20 settembre 2018)
Scritta appositamente per l’incontro di Marzia Carocci del 22 settembre.

IMPRESSIONI DI VENDEMMIAIO

Qui.
Ora.
Nei suoni del bosco,
in un cerbiatto che salta veloce,
in una coppia che spinge un passeggino sul sentiero,
ne fango memore dell’ultimo nubifragio,
nelle lame di luce tra i fusti, tra le foglie,
nell’odore di terra umida,
nell’ultima domenica di ora legale,
in questo autunno estivo,
in questa estate che non vuol morire,
la vera entità di tutti i fenomeni.

Villa Demidoff, Pratolino, 28 vendemmiaio dell’anno 223 (19 ottobre 2014)

LE CASCATELLE

Il fragore insistente dell’acqua
che rode pian piano la roccia
riporta il mio cuore alla vita,
riempie le orecchie mai stanche.
L’estate arroventa l’asfalto
ma qui si conserva l’autunno:
mi poso su un masso cortese,
raccolto il respiro del monte.

Sappada, Cascatelle, 12 termidoro ’25 (30 luglio 2017)

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