L’arroganza del Potere

Di Massimo Acciai Baggiani

Capita di leggere libri che suscitano emozioni forti e contrastanti, quali l’indignazione, la sfiducia nella giustizia e al tempo stesso la speranza di chi comunque non si arrende anche se sembra tutto fango; che cerca – e riesce – a non macchiarsi. Mi viene in mente la chiusura de Le città invisibili di Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». La protagonista di Non mollare Caterina, dell’amico Renato Campinoti (con cui sto collaborando a un libro di racconti sul Covid), ha scelto la seconda via, la più difficile.

Questo non è solo un romanzo poliziesco, un giallo ben congeniato e ben scritto; è un’accusa ben precisa verso quei “potenti” che in nome del loro denaro e della loro influenza si credono in diritto di commettere le azioni più turbi ed uscirne impuniti. Il refrain del criminale pedofilo che parla in prima persona, alternandosi alle indagini della polizia, è appunto «Noi ce lo possiamo permettere!»; lo ripeterà fino alla fine. Un senso di onnipotenza domina i tre delinquenti, che si sono scelti come pseudonimi i nomi di noti comici italiani, tanto da non preoccuparsi più di tanto del cerchio che si stringe intorno a loro grazie all’acume e alla perseveranza di Caterina – la poliziotta eroina, personaggio molto umano che non nasconde le proprie debolezze. L’azione si svolge a Firenze e nei dintorni (interessante per me la pagina sulla gita in Mugello [1], dove vengono nominati luoghi che ho visitato anch’io e citato nel mio libro Radici [2]): luoghi che Renato conosce bene, come li conosco io.

Un romanzo sconvolgente nell’assoluta “banalità del male” (per dirla con la Arendt) che vede vittime dei bambini, prede sessuali di orchi sadici impenitenti, che sembrerebbero frutto di fantasia se non trovassero purtroppo riscontro nella realtà. La giustizia appare impotente e corrotta, e il male ha un aspetto davvero tetro, ma il pensiero che c’è chi lotta per difendere gli indifesi è confortante comunque vada a finire.

Vedi anche la recensione di Carlo Menzinger, anche lui membro del GSF.

Firenze, 23 agosto 2020

Bibliografia

Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019.


[1] Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019, pp. 134-135.

[2] Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Radici, Porto Seguro, 2017.

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