La Città di Carta

Di Massimo Acciai Baggiani

Presso lo stand del GSF

Domenica 30 agosto andai con Carlo Menzinger all’ultima giornata della fiera libraria Lucca Città di Carta, presso il Real Collegio. Splendida location per un evento purtroppo non molto frequentato: ancora la paura del Covid era tanta. I chiostri dell’antico palazzo settecentesco presso le mura cittadine erano occupati da decine di stand, per lo più di case editrici provenienti da tutta Italia, perfino da San Marino (ma non mancavano i singoli autori e le associazioni culturali), mentre le sale ai piani superiori erano riservate alle presentazioni di libri ed eventi vari.

La giornata non era delle migliori: fummo accolti da pioggia torrenziale, che tuttavia lasciò presto il posto a un ventoso ma soleggiato e fresco pomeriggio di finestate. Presso lo stand del GSF (Gruppo Scrittori Firenze) ci attendevano i nostri amici e colleghi che avevano già disposte le loro opere sul banchino, alle quali aggiungemmo le nostre (io avevo portato una copia di: Perché non siamo fatti per vivere in eterno, Sempre ad est, La Compagnia dei Viaggiatori del Tempo, Letture per la quarantena e Il sognatore divergente). Poche mascherine a giro, per lo più abbassate, e pessimo servizio di ristorazione: la prima edizione di questa manifestazione mostrava molti punti deboli, da attribuire credo all’inesperienza degli organizzatori, i quali difettavano pure nell’informazione sui vari eventi della fiera.

Massimo Acciai Baggiani parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF
Carlo Menzinger parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF.

In attesa della presentazione del GSF, in tarda mattinata, feci colazione al bar e poi iniziai il mio giro esplorativo. Anche stavolta riuscii a parlare con molti editori e autori: la fiera era più piccola di quella di Pisa, ma non mancarono gli incontri interessanti, alcuni anche un po’ surreali. Da parte mia mi proponevo in veste di autore, editor, impaginatore e recensore: un’editrice mi informò che loro retribuivano gli editor “col metodo tedesco”, ossia dando loro una percentuale sulle vendite del libro curato (mai sentita prima una cosa del genere…) e quando dissi loro che chiedevo un compenso per il mio lavoro di recensore (a meno che non si trattasse di amici o autori che leggevo di mia iniziativa) mi guardò scandalizzata e disapprovante. «Noi siamo contro le recensioni a pagamento.» Fine del discorso, passai allo stand successivo.

Più avanti mi imbattei in una signora sulla cinquantina che aveva disposto sul banco la sua amplia produzione narrativa, composta da romanzi ucronici e in generale di fantascienza. Notando un suo romanzo che sembrava quasi un plagio di Romanitas di Sophia McDougall, pensai di presentarle Carlo (purtroppo non ce ne fu l’occasione). Mi misi a discutere con lei di utopie e distopie: lei negava che la speranza fosse qualcosa di positivo, i suoi romanzi erano molto pessimisti sul destino dell’umanità (e sul merito che questa ha di salvarsi), in pratica degli incubi orwelliani carichi di misantropia. Io al contrario nelle mie opere cerco sempre di infondere fiducia nel futuro del genere umano, prediligendo le utopie, pur consapevole – come ripeto sempre – che l’Uomo si trova a un bivio (se continua su questa strada andrà verso l’estinzione), mentre lei la vede proprio nera.

«Perché sul fondo del vaso di Pandora rimase la Speranza? Perché il mito la considera uno dei mali dell’Umanità?» mi domandò. Senza attendere risposta proseguì: «Perché sperare è un’illusione, porta a non fare niente per cambiare il mondo, aspettando che questo cambi da sé.»

Non potei che essere d’accordo, se vista in quest’ottica, ma le spiegai che per me la speranza è proprio il contrario: deve portare a rimboccarsi le maniche per migliorare il mondo. La disperazione, per come la vedo io, porta alla rassegnazione, all’immobilità. Le citai un bellissimo racconto di Ray Bradbury, Viaggiatore del tempo, e un aforisma di Oscar Wilde: «Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie.»

Concordammo sul fatto che la gente comune è fondamentalmente stupida e che esiste il rischio concreto di un disastro nel futuro prossimo.

«Speriamo di no» conclusi. «Speriamo che la gente prenda consapevolezza di questo rischio e che cambi paradigma mentale, andando verso un futuro che sarebbe comunque migliore di quello che ci aspetta se si continua col razzismo, il capitalismo e il disprezzo per l’ambiente.»

Alcuni autori ed editori si mostrarono interessati alla mia offerta di recensire i loro libri, come ad esempio Andrea Delìa e Nicoletta Riato, i quali avevano un banco tutto per il loro romanzo L’incanto del silenzio, edito da una minuscola casa editrice, molto curato dal punto di vista grafico. Anche M.T. mi regalò una copia del suo libro, fresco di stampa, Mimì e gli altri, autopubblicato sotto lo pseudonimo di Felice Felino & Margherita Pink: il gatto raffigurato in copertina non poteva non catturare l’attenzione di un amante dei mici come me. Infine l’editore di Toutcourt, di Roma, mi diede una copia del saggio di Emiliano Sabadello sul celebre romanzo di Stephen King, It, che a suo tempo apprezzai moltissimo. Con questo “bottino” tornai a Firenze, ripromettendomi di leggere questi tre libri nei giorni successivi (magari durante la mia breve vacanza presso il Santuario della Verna).

Firenze, 30 agosto 2020

Bibliografia

Bradbury, Viaggiatore del tempo, Milano, Mondadori, 2018.
Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.
Riato N, Delìa A., L’incanto del silenzio, Edizioni Federica, s.d.
Sabatello E., Pennywise. Stephen King: It, realtà, infanzia, amicizia, Roma, Toutcourt, 2019.

Autori del GSF presso lo stand

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