Nobile in cielo

Di Michele Ceri

Raimondo, mio fratello possedeva una grande fantasia. Io l’ho conosciuto molto bene e posso testimoniare.
Antonello, suo padre e anche il mio,  era una persona particolare. Infatti, fra le tante, credeva di essere un personaggio importante. In che senso?  Credeva fermamente di discendere da una famiglia illustre, ma che dico: nobile. Lo diceva a tutti, amici e conoscenti. C’è  da sottolineare che qualcuno, l’ascoltava attentamente e lo credeva addirittura  vero . Inoltre per darsi un certo tono,  anche per rabbia, di fronte all’evidenza aveva richiesto allo Stato la qualifica di Cavaliere. Ottenuto il documento lo teneva affisso in  salotto. Lo celebrava molto  da solo e ci teneva assai.
Detto questo a parte il volere della sua immaginazione, sapeva benissimo di non appartenere alla nobiltà.  
Anche lo stesso mio fratello, s’identificava  attraverso la fantasia in un personaggio nobile. Difatti, giocava con il titolo nobiliare di Conte. Alle feste tra bambini, i  coetanei lo seguivano. Durante quei giochi mio  fratello restava contentissimo, arrivava al settimo cielo. Ma anche lui non era concretamente, storicamente, nobile.
Giunsero  anche quell’ anno fatidico le feste natalizie. Quell’avvenimento ci rendeva assai felici, ci ritrovavamo per mangiare , ci scambiavamo i regali. Era festa. Raimondo aveva dieci anni, io, sua sorella, dodici.
Era sera tardi, il cielo scuro rimaneva accompagnato da un freddo vento.  Accadde che trovammo i regali incartati, nascosti  come di regola, in un angolo del salotto. Io li vidi per primo. Restammo sbalorditi, emozionati. Rappresentavano uno fra le cose più belle del Natale. Vicino era l’albero, chiaramente già tutto addobbato. Venimmo presi entrambi da una vivace gioia e altrettanta curiosità. Osservavamo l’albero fissando lo sguardo sulle lucine, appariscenti e di tanti colori : giallo, rosso, arancione, blu. Il vento intanto continuava a soffiare sui vetri delle finestre e si notavano la luna e le  stelle.
  Ma alla fine di tali sensazioni, aprimmo i doni. Mancavano però,  ancora due giorni al Natale. Trasgredimmo e provammo una sensazione particolare, come quando si mangia qualcosa di buono. Non sto qui a descrivere di che regali si trattasse. Ma restammo tutti e due felici.
Mi ricordo che la lancetta dell’orologio segnava le undici della sera. Mancavano  due  giorni al tanto atteso giorno. Dopo l’accaduto, trascorremmo alcune ore della notte a ridacchiare; poi ci ritirammo nelle nostre stanze, era molto tardi…
 Nessuno della famiglia ci aveva né visto né sentito. Avevamo trasgredito e ci  sentivamo  in colpa. E non poco.
Si trattava di un nuovo inizio ?
 Passata la notte e giunto  Il giorno seguente, in poco tempo i nostri genitori, s’accorsero di tutto. Dopo colazione, notarono i contenuti dei pacchi, già aperti. Così  rimasero molto colpiti e in preda all’arrabbiatura,  ci punirono. Nostro padre alzò la voce, cosa che accadeva soltanto in rare circostanze, nostra madre inveì su di noi.  Ci ordinarono di saltare direttamente il pranzo; mancava solamente  un  giorno alla tanto amata, festa.
Io rimasi tutto il pomeriggio nella mia cameretta, quasi piangevo.  Soffrivo moltissimo.
 Ma mio fratello, scappò di casa. Erano le cinque del pomeriggio.
Da quel giorno, da quel momento, Raimondo non fece mai più parte della nostra famiglia. Infatti appena scappato di casa, si diresse nel circostante bosco. S’aggrappò ad un ramo, salì in cima,  coraggiosamente quasi alla vetta.
Lasciò un foglio scritto appeso al tronco, della medesima pianta.  Lì diceva espressamente che non sarebbe mai più sceso. Per nessuna ragione.
Raimondo: “ Sono montato su questo bellissimo albero, sopra una pianta che diventerà per me, da oggi, la seconda casa. Adesso sono: Nobile in cielo.-“:
Strano a dirsi, ma vero, l’albero sul quale era salito si allungava molto verso il cielo. E poi appena saliti,  ad essere attenti, per chi ci faceva attenzione si notava che non aveva cima, o meglio la parte più in alto piano piano si trasformava in una scaletta. Ma dove portava la scaletta?
 Successivamente Raimondo  capì che giungeva proprio sulla stessa luna. Si l’astro che la notte ci appare d’argento colorato, sede del senno di Orlando in un celebre opera di Ariosto. Adesso mio fratello si sentiva ancora più importante, oltre a fingersi nobile viveva tra gli alberi e non solo poeticamente ma anche realmente poteva mettere piede nientemeno che sulla superficie lunare.
Dai giochi con i ragazzini, passava a girellare tra un ramo ed un altro. Del resto lì vi erano molti alberi. Si trovava nel bosco appartenente  a tutte le tre famiglie abitanti delle villette lì presenti. Erano i luoghi della sua infanzia, dei giochi…
 Cominciò la sua nuova vita.
Ad un certo punto, lo raggiunse una dolcissima scimmia,  di una tinta marroncina colorata  che gli donò un canocchiale.
 Ancora mio fratello non capiva da dove saltasse fuori. Si trattava di un animaletto  molto sveglio, all’apparenza.  Giramondo, ovvero il vecchio Raimondo,  si sentì felicissimo.  Con il passare del tempo tra i due nacque un’amicizia ed una forte simpatia.
Dunque   decise di sfruttare immediatamente, il regalo della scimmietta; così, incuriosito, e felice, in basso sporse lo sguardo  e notò immediatamente la figura di una carinissima ragazza, che già conosceva e di cui  era da molto tempo innamorato. Si chiamava Vanda,  soprannominata anche, Vandina. Aveva i capelli castano chiaro, le lentiggini e la stessa età del giovane Raimondo. Giramondo approfittò della situazione e cominciò a farle la serenata, con un altro regalo della scimmietta, il piffero.  Vandina però probabilmente non si rendeva conto, ma sentiva la musica e fissava lo sguardo in alto. Ma non vedeva nessuno.
Trascorse una mezz’ora  e Giramondo poi  s’addormentò dolcemente, mantenendo forte  il ricordo della ragazzetta.
Intanto in casa tutti eravamo preoccupati, anche perché avevano letto il bigliettino scritto da Raimondo.  Mio padre e mia madre si chiedevano quando Raimondo li avrebbe perdonati, quando sarebbe sceso per tornare alla vita di  sempre. Io  già avevo capito  che mio fratello sarebbe rimasto in alto, su in alto per sempre. Cercavo di rimanere più calma possibile, ma soffrivo…
Stavano per accadere cose fantastiche, adesso vedremo.
Proprio mentre mio fratello dall’alto osservava in qua ed in là, apparvero nel bosco alcuni ragazzetti, che giocavano. Si notava uno di loro, leggermente più alto e grosso. Sicuramente aveva qualche anno in più, degli altri. Ecco, si, lui dirigeva il gioco. Poi Giramondo s’accorse che in realtà si trattava di due gruppetti e piuttosto  vivaci. Si rincorrevano velocissimi; poi  la loro attenzione si soffermò sulla casa della gentile Vandina. Entrambi i due gruppi si diressero alla sua porta. La ragazza s’affacciò alla finestra e tutti l’osservarono. Trascorsero cinque minuti, ma la sensazione che tutti avevano era come se fosse passato ancor più  tempo. Improvvisamente uno di loro, tirò fuori da uno zainetto un pallone e così tutti si misero a giocare. Ad un certo momento, dopo una ventina di minuti leticarono un po’, formando un capannello. Uno di loro pianse.
Alle   sette della sera, tornarono a casa.
Giunse la notte, la luna piena illuminava gl’alberi e  il bosco, mio fratello  si percepiva un tutt’uno con la natura, forse perché viveva tra gli alberi. Si sentivano, ogni tanto, rumori di animali notturni che popolavano il bosco. Il suono della sera nel bosco, aveva aspetti particolari, colpiva l’animo ma restava difficile da spiegare con le parole di sempre, era qualcosa di misterioso e affascinante, da ascoltare attentamente come fosse musica vera e propria, ma che cambiava un po’, come tutto cambia, notte dopo notte.
Giramondo si frugò nelle tasche, prese una sigaretta e l’accese. L’aveva rubato al babbo. Fumava pochissimo, ma quando lo faceva gli piaceva tantissimo. Lo faceva per trasgredire e a volte si sentiva in colpa.
Intanto  però non riusciva  ad addormentarsi. Rimuginava su ciò che era accaduto nel pomeriggio. Si sentiva geloso, di quei  fanciulli che aveva visto giocare con  Vanda. Si, proprio, invidioso. Loro potevano parlare con la ragazzetta, giocare, toccarla. Notava, dall’alto la casa della ragazza e immaginava di parlarci. Cosa singolare dalla casa di Vanda si notava in una stanza la luce ancora accesa; questo incuriosì ancora di più mio fratello, che   intanto, parlottava dentro di sé. Poi s’addormentò. Così era già trascorso il secondo giorno, da quando Raimondo era fuggito.
Il giorno seguente, si svegliò che il sole rimaneva già alto e riscaldava tutto. Aveva dormito molto. Mentre sbadigliava gli  s’avvicinò un uccellino fischiettante. Gli fece tenerezza e così  gli sorrise. Poi stranamente s’accorse che il volatile parlava con lui. Strano, disse: fra sé e sé. Così misero su una discussione vera e propria. Ogni tanto il passerotto rideva e lui si divertiva ad ascoltare quel suono,  quella vibrazione che quell’armonia emanava. Questo l’arricchiva molto.
  Adesso eravamo in inverno e il vero momento per vivere nel bosco, non era adesso,  ma la  primavera. Non mancava però molto a quella stagione ed inoltre non  era  per adesso, fortunatamente  troppo freddo. Perlomeno in quei giorni. Giramondo già pensava alla bellezza della primavera. Quando tutto è in fiore, anche la vita stessa rinasce…

Passati ancora due giorni, io ed i miei genitori, preoccupati, uscimmo dalla villa di nostra proprietà e ci recammo nel bosco. Volevamo tentare l’ultima carta. Ma non riuscimmo a trovare il familiare e meno che mai, a parlarci. Purtroppo. La ferita generata da mio fratello non si era ancora rimarginata. Tutti in casa soffrivamo, il ricordo stesso, restava doloroso. Mia mamma, poco dopo tornata dal bosco, pianse.
Nel pomeriggio riapparve  a Giramondo la scimmietta, che cercò di capire quali fossero i suoi interessi. I due parlottarono.  Così  il dolce animale gli regalò un libro. Ma non difficile. Si la vita sull’albero, il ricordo della  vecchia vita restavano anche tristi e la lettura di un libro oppure la serenata con il piffero allietava assai l’animo.
Un giorno, dopo che aveva trascorso la mattinata a leggere, s’accorse che quell’uccellino che aveva conosciuto poco tempo fa, giaceva privo di vita, su di un ramo, su  una grossa fronda. A Giramondo, scesero alcune lacrime; ma poi s’accorse che altri passerotti stavano già compiangendo il volatile scomparso. Erano tutti in fila su di un ramoscello. Tutto aveva l’aspetto di un funerale…
Si trattava di una decina di uccellini, che ad un certo punto si presentarono  al giovane  finto nobile e  inoltre, dissero a voce alta il proprio nome. Poi intonarono assieme una musica adatta al momento. Giramondo ascoltava quella sinfonia e rimase sorpreso ed affascinato al medesimo tempo.
Il piccolo e dolce animale, disse l’amica scimmia, era stato ucciso da quei medesimi ragazzi, che giorni fa giocavano fra loro, sotto  i medesimi alberi.
 Proprio mentre guardava in qua ed in là, approfittando del canocchiale, scorse anche se restando su di un ramo alto, che nella villa vicino alla  casa propria, si dava una festa. Contento  ed incuriosito ancora di più, cominciò ad osservare, in quella direzione. Notò , poco dopo la presenza del  suo insegnante privato di flauto. Quest’ultimo, abbastanza alto, teneva baffi piuttosto lunghi.  In quel momento  parlottava con la padrona di casa. Mio fratello non capiva però, le parole.
 Ad un certo punto, entrò nella stanza una presenza femminile con un cagnolino al guinzaglio. Si mostrò a tutti; si trattava di Sandra, una vecchia amica di Giramondo, che abitava accanto al suo grande amore, la Vandina.  Sandra, carina e dai capelli biondi, andava come tutti a scuola. Ad un certo punto il suo sguardo , venne attratto da qualcosa; infatti notò un  pianoforte e vi si diresse per suonarlo. Lo strumento era sistemato in una sala della villa, anche se non in  quella maggiormente  ampia, ma forse la più bella. Il Professore, presente nella stanza, l’osservò attentamente. Poi  Sandra, nonostante tutto cominciò a suonare. Ruppe la timidezza. Eseguì svariati pezzi di musica classica e tutti l’ascoltarono. Anche se ancora molto giovane, aveva già acquisito una certa bravura nel suonare. Il maestro rimase felice e anche  a lui vennero fatti elogi.
Al calar del sole, gli invitati se ne andarono.
Giunse un’altra notte.
 Il giorno seguente accadde l’inimmaginabile.
Proprio mentre Giramondo scrutava il bosco, attratto come sempre da qualcosa in qua ed in là, apparve una tigre asiatica, vera e propria. Il giovane “nobile “ si domandò cosa ci facesse una tigre lì, vicino alle abitazioni.
In pratica l’animale era stranamente  scappato dallo zoo. Adesso in molti si trovavano  in pericolo. Mio fratello iniziò, con il canocchiale, ad osservarla: era d’aspetto bellissima.
Poi il padre di Vanda, molto  preoccupato avvertì la polizia. La tigre venne ricondotta immediatamente allo zoo. La giornata trascorsa venne ricordata da loro, per sempre. La paura aveva toccato tutti. Anche lo stesso mio fratello che adesso viveva sugli alberi.
Proprio mentre l’inverno era alla fine e s’avvicinava la primavera, la famiglia che abitava accanto a quella di Vanda, decise di andarsene. Volevano vendere la villetta dove, ormai da anni abitavano. Anche mio fratello lo seppe. Giramondo lo seppe dall’amica scimmietta. Fu così che, con il canocchiale,  tra l’altro graditissimo regalo, cominciò ad osservare quella stessa abitazione.
Giunsero i giorni del trasloco. A Vanda , tutto questo dispiaceva molto. La villa a fianco delle altre due sarebbe stata venduta. Ma a chi ?, Si domandavano in tanti.
Il trasloco durò, temporalmente  mezza giornata. Giramondo seguì, dalla cima dell’albero quello che accadeva.
 Questo sicuramente segnava un grande cambiamento, anche per me che conoscevo la ragazzetta.  Mi colpì un forte dolore. Che però seppi dominare. Io stessa ricordavo dei giochi tutti insieme.
L’abitazione, venne occupata da uno strano signore. Si trattava di un grandissimo studioso. Mio fratello l’osservava, da lontano. Era curioso, quello che faceva. Così  Giramondo  la sera al tramonto, quasi tutti i giorni, guardava in quella direzione, sino ad annoiarsi. Il signore, era un grande Professore Universitario   di lingua e letteratura italiana. Trascorreva il maggior numero dei pomeriggi, solo a studiare.  Aveva un’altra passione, quella per  il giardinaggio. Questa  non rappresentava un lavoro vero e proprio, ma un divertimento. Infatti curava minuziosamente il giardino, circostante  alla propria casa. A volte capitava che Giramondo lo notasse dall’alto, mentre annaffiava i fiori oppure piantasse semi di frutta nei vasi. Il giardino, già rigoglioso, con l’arrivo dello studioso divenne meraviglioso.
 Quest’ultimo,aveva addirittura un’amante, che contattava giorno per giorno. Si chiamava Silvia ed era sposata.
 Questo è tutto ciò che so.
Una volte ricevette una visita; si trattava di propri cugini, che da molto tempo non vedeva. Quest’ultimi, fratello e sorella pernottarono lì, in una cameretta riservata agli ospiti.

Trascorsero tre anni, dalla fuga di mio fratello da casa. Adesso Giramondo aveva tredici anni. Il giorno stesso del suo compleanno, il tredicesimo, a casa festeggiammo nonostante tutto . Anche se naturalmente mio fratello mancava. Fu una festicciola tra di noi. Mio fratello però, seguì tutto da uno dei rami più  alti e grossi.
Io affettuosamente, scattai alcune foto. Ma anche quel giorno, come tutto, passò. Mi lasciò dentro una sensazione indescrivibile con le parole, ancora più intensa; un desiderio irrefrenabile, una ricerca della vita, con la V maiuscola. Un interessamento spontaneo del passato, un’ accettazione sofferente del presente. A tutti, alla fine caddero alcune lacrime. Sembrava che dal giorno della fuga di mio fratello fosse trascorso poco tempo. Il suo ricordo restava forte, era ancora come se lui fosse ancora tra noi; mangiare la torta, quella torta sembrava quasi mettersi in contatto con lui.
Giramondo decise un giorno assolato, di fare alcune letture; sì letture anche difficili. Ma era solo un sogno, visto che lui ancora era piccolo. L’amica scimmietta,  saputolo alla fine, vogliosa di soddisfare Giramondo, gli fece pervenire alcuni difficili testi. Lui gli conservava gelosamente…

SECONDA PARTE.

Mentre s’interrogava sulla bellezza e difficoltà di alcune letture alcuni misteriosi personaggi apparvero nel bosco, all’improvviso, sbucando da un qualcosa…
Apparve inizialmente, agli occhi di mio fratello, un cane, dall’aspetto tranquillo, pacifico, non molto grosso e di color marrone scuro, a chiazze. Mio fratello cominciò ad osservarlo con il canocchiale, per capire meglio ciò che stava accadendo. Meravigliato  scese vicinissimo all’animale che strano ma vero,  parlava; disse il suo nome a Giramondo. Si chiamava Ulisse. Questo spiegò a mio fratello alcune cose. Difatti egli aveva la dote sia di parlare che di vedere da lontano, anche da molto lontano. Giramondo rimase giustamente  sorpreso.
Prima ancora che potesse elaborare felicemente quanto accaduto, mio fratello divenne  oggetto di un’ ulteriore  strana apparizione . Si mostrò davanti a lui e a tutti gli effetti, nientemeno che il celebre Scienziato S. Si trattava di un medico filosofo, grande intenditore di extraterrestri, alieni, mostri spaziali, ecc… aveva in merito una  grandissima cultura.
Infine la terza ed ultima apparizione: Mister F. che esternamente sembrava un mezzo fantasma; F. per chi non lo sapesse stava per Futuro.
I tre personaggi, guardarono il tronco dell’albero, casa di mio fratello e risero. Poi, uno alla volta, eccetto Ulisse, si presentarono all’abitante dei boschi. Giramondo restava esterefatto. Venne preso anch’egli dalla forza della risata.
 Qualche secondo dopo le presentazioni, lo Scienziato cominciò a parlare.
Scienziato:”- Da molti anni, studio l’Universo e i suoi abitanti. Sono criticato dai Professori di molte Università, ma in merito sono il più esperto, nel mondo. Il mondo Accademico è invidioso, anche se fa finta di niente,  mi snobba.
 Gli alieni esistono veramente  e sono di vari  tipi. Sia  nella nostra galassia, che  in altre. Il qui presente cane Ulisse mi ha accompagnato nello studio, analizzando ogni cosa con la sua possente vista.  Ecco che dopo queste parole, Ulisse scosse la testa e prese ad abbaiare. Tutti i presenti  lo guardarono, sorridendo. Lui fissava l’ albero, dove rimaneva seduto mio fratello.
Giramondo in quei momenti osservò tutto attentamente. Ma chi erano loro? C’era da fidarsi? ( Si stropicciò gli occhi ).
La sua vita però sarebbe a questo punto cambiata, arricchita di altre cose; incominciava un ulteriore capitolo e l’immaginazione aumentava vertiginosamente. Giramondo lo capì subito.
 Eravamo al crepuscolo, tutto cominciava a tacere, nella zona e  tra non molto sarebbero comparsi  i suoni  della notte, quando anche la luna sembra parlare…
E Mister F., chi era?
 Per specificare direi intanto che quest’ultimo aveva un rapporto empatico con la natura. Gli piaceva molto osservare i  paesaggi, si perdeva tra i colori. Di lui non si sapeva niente; né dove fosse nato, né da dove provenisse. Era molto amico dello Scienziato e di Ulisse.
Alto, portava la barba molto lunga, quasi del tutto bianca. Fumava qualche sigaretta, che stranamente erano lunghissime e sapevano di miele. Le conosceva soltanto lui, non si sa nemmeno dove le comprasse; forse su qualche altro pianeta, qui non esistevano.
Scendendo nei dettagli,  il cane Ulisse, il giorno seguente la loro conoscenza,  raccontò molte cose sulla vita dello Scienziato.
E mio fratello l’ascoltò, meravigliato quasi del tutto; mentre il dolce animale raccontava, Giramondo sembrava addirittura identificarsi in quelle esposizioni. A volte pensava senza però essere visto:” ( Ma cosa dice ? ).”:
Si, lo Scienziato assai concentrato sullo studio degli extraterrestri, da anni,  così raccontava Ulisse,ebbe la grande fortuna (oppure sfortuna ) di venire a contatto con gli alieni si, conobbe abitanti di altri pianeti.
 Come era accaduto ?
Mentre infatti, anni fa, lo Scienziato stava studiando assiduamente e con buoni risultati, in luogo con dei resti antichissimi, preistorici, apparvero proprio gli extraterrestri. Esattamente  si trovava vicino a caverne affascinanti, per un qualcosa di misterioso, con pezzi di prato singolari come attraversati da una luce argentata e presenti tracce di un qualcosa di particolare ma quasi del tutto sconosciuto.
Apparvero la notte, o meglio dopo un’ora il tramonto del sole. Inizialmente  lo Studioso rimase colpito da un fosforescente raggio di luce, accompagnato dalla visione di quei personaggi, ritenuti da molti, fantastici. Erano circa quattro. Lo Scienziato inizialmente rimase  sbalordito, in quanto non aveva previsto tale avvenimento. Poi disse :” Ho così capito tutto.-“: Poi girò la testa un po’ disturbato. Era per ben due volte fortunato.
Ecco che un personaggio apparso, come normalmente si fa si presentò.
Lo studioso, prese così  l’ occasione al volo ( dentro era felicissimo ).
Lo fecero salire sull’astronave, che osservò nei dettagli.
Venne invitato a fare un viaggio, anche a scopo di lavoro su di un pianeta lontano, in fondo alla nostra galassia. Si trattava di “ Combat “ “ un pianeta non grandissimo. Ma pieno di sorprese.
Accettò l’incarico, senza farsi troppe domande. Gli venne affidata un’astronave di loro fabbricazione, capace di raggiungere velocemente, pianeti, luoghi lontanissimi.  Andava velocissimo.
Di che tipo di astrusa macchina si sta parlando ?
Nessuno è quasi certo aveva mai visto un  tale congegno, sulla terra; almeno da così vicino.  Lo Scienziato l’osservò attentamente. Che aspetto  aveva ?
Possedeva esternamente caratteristiche di una macchina di formula uno, almeno per quanto concerne la parte davanti, le portiere. Ma invece il posto centrale, era molto più capiente. Potevano starci in tre persone, forse quattro.
Chiaramente attaccate non apparivano le due ruote. Infatti apparivano le ali.
 Lo Scienziato assicurò che l’avrebbe utilizzata.   
Intanto mio fratello si chiese :”- Cosa sta accadendo ?”:
Si cosa ci facevano tutti quei simpatici personaggi, più mio fratello nel bosco, fra l’altro  vicino alla nostra casa? Fatto sta che comunque sia, i nostri familiari non si resero conto di niente; tranne io, che anche adesso sto raccontando…
Dopo la confessione di Ulisse qualche minuto dopo, lo Scienziato  S. cominciò   nuovamente a parlare. Gli altri due presenti, e mio fratello si guardarono attentamente negli occhi.
Scienziato:”-  Già proprio con il mio primo incontro con gli alieni, avvenuto in quel misterioso luogo , ero riuscito in qualche modo a sfatare alcuni enigmi su presunti altri abitanti dell’Universo. Quello che precedentemente anche io stesso supponevo senza essere completamente sicuro, con l’incontro in quel luogo, tutto si risolse, oramai direi senza dubbi.
Però tali argomenti continuavano a incidere su di me, sulla mia esistenza. Ero ancora molto curioso, febbricitante, direi.
Inoltre ironia della sorte, aveva conservato in un posto segreto, proprio la piccola astronave, regalo degli stessi exaterrestri. Era bellissima, sia esternamente che all’interno. Volevo in qualsiasi modo utilizzarla, per sfatare altri dubbi.
 Ma poi recentemente, proposi di dì  effettuare un ulteriore viaggio, che proseguisse il lavoro del primo e con lo scopo di capire  il rapporto degli alieni con l’essere umano, con la nostra galassia.
Anche l’amico  cane sbalordito era felice, abbaiò per alcune volte.
Lo scienziato s’affidava molto alla collaborazione, sia d’Ulisse che di Mister F. Erano inseparabili.
Chiaramente tutto questo avveniva prima che mio fratello conoscesse quel “ Trio “.
Gli alieni inoltre, conoscendo un po’ lo Scienziato e la propria arguta curiosità, gli avevano donato un manuale, scritto da loro stessi, riguardante li alieni presenti nell’Universo… tale libro gli consentì di essere più preparato durante il percorso nello spazio di capire ancora di più, ciò a cui andava incontro.
Iniziarono il viaggio, proprio loro tre.
Prima di tutto cominciarono, sempre nella nostra galassia, ad osservare un pianeta dove la terra ferma appariva circondata dall’acqua. Similmente alla Terra, prima che si fossero configurati i continenti. Ulisse abbaiando un po’ fu il primo a notare tutto, del resto la sua dote di vedere da lontano avrebbe affascinato chiunque, ma anche quell’aspetto apparteneva all’immaginazione e basta?
Ulisse descriveva e M. F. annotava instancabilmente quanto esposto.
 Nell’isola gigante non vi erano abitanti, ma nel mare sì. Anche se il gruppetto non riuscì a capire molto di più.
Lasciarono la nostra galassia, ovvero la Via dell’Avventura e entrarono in un sistema quasi sconosciuto  a tutti ,scienziati compresi.
Si sa ma la voglia di capire, di andare fino in fondo dello Scienziato S. era illimitata, come anche immenso e senza fine è l’Universo.
Mister F. ridacchiava ogni qual’volta appariva qualcosa, che sembrava strano, sconosciuto. A volte si fissava fuori con lo sguardo dall’oblò, i colori luccicavano sembrava un quadro fiammingo. Lui amava queste cose. A volte accendeva una delle sue sigarette.

Il viaggio si manifestava lungo e pieno di mistero. Tra i tre apparve una paura, un timore. Questo dopo essere venuti a contatto, con un’astronave con a bordo alcuni alieni e animali spaziali. Quest’oggetto li incuriosì moltissimo, inoltre ebbero occasione di stabilire una relazione.

Stavano giungendo sempre di più ai confini dell’Universo, quando decisero di tornare sulla Terra. Avevano già visto molte cose. E sicuramente per adesso restavano i primi al mondo ad avere specifiche informazioni.
 Il loro racconto terminò e i tre più Giramondo si fissarono rendendosi conto di essere nel bosco.
 Tutto questo aveva dei riscontri positivi, era sicuramente servito a qualcosa. Lo Scienziato aveva, fatto alcune foto e accresciuto così la propria cultura e informazioni  sugli alieni.
Adesso poteva ancor più considerarsi il più esperto sulla Terra. Anche se a questo punto  i professori adesso l’avrebbero sicuramente ancor più invidiato.
Ecco che con l’apparizione avevano conosciuto Giramondo, adesso divennero amici, collaboratori.  Mio fratello era rimasto stupito e incuriosito da tutto ciò. Tutto  accresceva la sua fantasia, come quando da bambini si gioca e ci si diverte e le ore passano velocemente.
 In quel momento i tre fatidici personaggi e mio fratello si sentivano uniti, legati dalle loro stesse fantasie.
 Anche nello spazio, come sulla terra, il  tempo trascorreva velocemente. Così  sopra i rami del tanto amato bosco, casa adesso e per sempre,  di mio fratello.
 Così , Giramondo non era più un ragazzetto, anche se noi in famiglia lo ricordavamo ancora come tale. Pensavamo molto spesso a lui, al suo atteggiamento, alla sua voce, alla sua florida fantasia. Il vuoto che aveva creato era incolmabile.
Così accadde che anche la vita nel bosco, sui rami veniva anche quella interrotta.
 Intanto cosa accadeva a Giramondo ?
 ‘Già, è anche vero se vi ricordate bene, che un albero del bosco abitato da mio fratello, il primo sul quale era salito, arrivava a toccare la Luna, anche se attraverso una scaletta. Si la luna, proprio la luna… 
 Era giunto il momento dell’ultimo, grande cambiamento. Mio fratello decise di sfidarsi fino alla fine. Così salì  in alto, più in alto possibile, per poi guardare con nostalgia, il panorama. Apparivano, le case il bosco e i ricordi aumentavano a dismisura; gli scesero stille di pianto. Terminata la commozione,  l’avventura continuava.
Giunto sul ramo più alto, decise di continuare a camminare e così salì sulla scala.
La scala si elevava sino alla luna, ma vi erano un  numero eccessivo di  chilometri da fare. Ma sopra di essa si viaggiava molto velocemente. Sembrava di volare. Ad un certo momento si sentì stanco e ironia della sorte apparvero i tre personaggi, che l’invitarono a continuare il viaggio sopra la loro astronave. Giramondo acconsentì.
Quando finalmente e tutti insieme giunsero sulla luna ecco che davanti, in un locale, si svolgeva un concerto musicale, stranissimo. A suonare infatti,  vi partecipavano animaletti spaziali ed alieni. Ascoltarono  il concerto per due ore. 
Giramondo venne colpito molto da un animaletto dall’apparenza di peluche che suonava il flauto. Il coro era assai suggestivo e Giramondo rimase esterefatto, commosso; la sua intelligenza lo faceva ragionare a dismisura  come una fontana che emette molta acqua, perché aperta continuamente.

Così i giorni trascorrevano e al tempo stesso  Giramondo si divertiva ad osservare, su di un albero finto e con il canocchiale, la vita dei presenti abitanti. Era curiosissimo e letteralmente affascinato. Inoltre non aveva grandi rimpianti.
Anche il “ Trio “ andava avanti, coltivava dei progetti…
Ad un  certo momento, un giorno accadde che dei piccoli extraterrestri , si avvicinassero al grosso albero e lì si misero a parlare, ad alta voce.
Giramondo rimase incuriosito da tutto ciò e così riuscì a parlare con loro. Chiacchierarono molto.
Cominciò piano piano un periodo in cui Giramondo trascorreva il tempo parlando con quei ragazzi. Gli raccontava molte cose. Sia della propria famiglia, ma anche della successiva vita sui rami degli alberi. Parlava molto, descriveva: la scimmietta, Vandina la giovane ragazza della quale si sentiva innamorato, dell’uccellino, della tigre scappata dallo zoo e giunta nel nostro bosco. Tutti l’ascoltavano, ridendo, oppure facendo domande.
Un pomeriggio appuntò tutte le sue avventure su di un diario, che possedeva perché regalato dalla scimmietta, tanto tempo prima. Ridacchiava, fra sé e sé, adesso era solo, le ombre l’unica compagnia.
Dopo qualche anno, venne preso dalla nostalgia, condizionato anche da quello che aveva scritto tempo prima sul diario. Pianse.
Ecco che qui termina il mio racconto su mio fratello, nobile in terra ed in cielo.

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