Intervista a Nicoletta Riato e ad Andrea Delìa

A cura di Massimo Acciai Baggiani

Nicoletta Riato e Andrea Delìa sono due studiosi, autori di un interessante e coltissimo romanzo, L’incanto del silenzio, dove avanzano un’ipotesi storica suggestiva. Li ho incontrati alla fiera Lucca Città di Carta: abbiamo scambiato due parole e ho avuto in dono il loro libro, che ho poi letto e recensito. Per conoscere meglio la genesi di quest’opera e la personalità degli autori ho proposto loro un’intervista via e-mail, nel mese di settembre 2020.

Andrea Delìa e Nicoletta Riato, autori de L’incanto del silenzio.

D: Mi potete parlare dei vostri studi, della vostra formazione culturale? Quale peso ha il retroterra culturale nella creazione letteraria?

R: Abbiamo frequentato il liceo classico e, inevitabilmente, questo ci ha trasmesso un profondo amore per libri, letture e cultura in generale. I successivi percorsi universitari riemergono, poi, nelle nostre produzioni. Ad esempio, ne L’incanto del silenzio, la mia formazione archeologica e lo studio delle tradizioni popolari di Nicoletta hanno ispirato la stesura del romanzo.

D: Quando è come avete iniziato a scrivere?

R: Andrea: fin da bambino tenevo un diario quotidiano, poi ho scritto brevi racconti e articoli di archeologia e turismo. Era qualche cosa che mi portavo dentro da sempre, ma ho atteso i cinquant’anni per renderlo parte integrante della mia Vita.

Nicoletta: ho sempre amato scrivere poesie e favole per bambini, ma non avevo mai assecondato fino in fondo questa mia passione. Fino alla realizzazione dell’Incanto.

D: Quali sono stati i vostri modelli, gli autori che avete amato di più, che hanno contribuito a formare il vostro stile?

R: Nicoletta: degli autori classici amo la forza emotiva di Leopardi e Foscolo; di quelli moderni ammiro l’ironia di Daniel Pennac e la sua capacità di creare personaggi un po’ strampalati. Ma non direi che nel mio stile si possano ritrovare questi scrittori. 

Andrea: credo nella chiarezza espressiva e nella forza prorompente delle immagini; questo è ciò che ho recuperato dal primo amore letterario, Alessandro Manzoni. Poi ho apprezzato, e apprezzo, Pirandello e Dostoevskij, con quel loro approfondimento umano e psicologico, figlio della svolta freudiana.

D: Quanto conta l’ispirazione e quanto la tecnica?

R: L’ispirazione è l’anima della scrittura; lo scrittore deve fare vedere quello che sfugge ad uno sguardo di superficie, si nutre di sensazioni e, talvolta, di irrazionalità. La tecnica permette di fare aderire la parola all’idea, è un supporto indispensabile, ma non è l’essenza.

D: Parliamo del vostro romanzo, L’incanto del silenzio. Com’è nata l’idea? Che dire del lavoro di ricerca, che sta dietro? Quanto tempo ha richiesto la stesura.

R: L’incanto del silenzio nasce da un bisogno di tirare fuori qualche cosa che ci portavamo dietro e dentro da molto. Il romanzo muove dall’idea di abbinare la storia personale dei due protagonisti, Elisa e Lorenzo, ad una ricerca storico-artistica. In particolare, le posizioni del pittore Pieter Bruegel il Vecchio e del medico Gerolamo Cardano in merito al fenomeno della stregoneria. Abbiamo confrontato la vita e le opere dei due, ritrovando in essi luoghi ed idee che li avvicinano e che li rendono molto attuali. La stesura complessivamente ha occupato nove mesi, ritagliati dai nostri impegni lavorativi. 

D: Il romanzo è frutto di un lavoro a quattro mani ben condotto: come è iniziato il vostro sodalizio artistico? Come si è svolto, nel concreto, il lavoro insieme?

R: Nicoletta mi stava raccontando un episodio della sua infanzia e a me è venuto istintivamente di proporle di farlo diventare parte di un romanzo. Abbiamo, così, iniziato a scrivere separatamente di qualsiasi argomento ci venisse in mente per capire se i nostri stili potessero amalgamarsi. Spesso accadeva che uno dei due iniziasse una pagina, che veniva poi conclusa dall’altro. Fin da subito ci siamo resi conto dell’aderenza delle due scritture, tanto che talvolta, ancora oggi, non ricordiamo quali pezzi abbia scritto l’uno o l’altra. 

D: Avete pensato ad una trasposizione cinematografica? In caso affermativo, quali attori e attrici vedreste bene nei ruoli principali?

R: L’incanto nasce inconsapevolmente cinematografico, ne siamo convinti. Tutti quelli che lo hanno letto, lo trovano “visivo”, come se già nella lettura le immagini comparissero davanti. Attori? Beh, a Nicoletta questo giochino non piace tanto😬😂, ma io mi immagino Banderas in Lopez, un attore vivace come Ryan Reynolds per Lorenzo e Rachel McAdams o Margot Robbie per Elisa. Ma, concretamente, ci piacerebbe una produzione italiana, che conservasse la qualità e lo spirito del nostro lavoro.

D: Cosa pensate delle fiere letterarie?

R: Le fiere sono utili occasioni per ampliare i propri contatti e per conoscere direttamente i lettori. Probabilmente l’affollamento di espositori e di titoli non aiuta.

D: Progetti per il futuro?

R: Un “progetto futuro” si è già concretizzato. Pochi giorni fa è uscito, su Amazon, il nostro secondo lavoro, La Diciottesima, breve ed intenso romanzo storico ambientato nel Regno di Napoli alla fine del 1700. Per il resto, quando abbiamo pensato all’Incanto, avevamo l’idea di scrivere un trittico di libri che vedessero l’arte e la storia come filo conduttore. Aspettavamo il riscontro dei lettori e, essendo arrivato, stiamo già dedicandoci al secondo libro di questa trilogia con Elisa, Lorenzo, arte e ricerca come protagonisti. D’altronde, la vita non è tanto diversa da una continua e quotidiana ricerca.

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