Parole che guariscono

Di Massimo Acciai Baggiani

Ci sono autori che avremmo avuto piacere di conoscere di persona: a volte non è possibile perché sono passati, come si suol dire, “a miglior vita”. È il caso, per me, di Giuliano Fantechi (1958-2017), toscano, vissuto in un’area di cui mi sono occupato in due miei libri (Due passi indietro e Cercatori di storie e misteri), con cui condivido la passione per le fiabe e la convinzione che queste possano in un certo senso “guarire” un’anima sofferente. Giuliano è morto per un tumore ma il suo animo giullaresco gli ha permesso di affrontare questa terribile prova – terribile soprattutto per lo spirito – con l’arma della risata e della leggerezza del suo “bambino interiore”. Fortunati quegli adulti che si ricordano di essere stati bambini, che conservano quella freschezza e quella vitalità! Giuliano non solo ha saputo “curare” se stesso da questo brutto “drago” che lo stava uccidendo nella speranza, ma ha fatto dono di questo “segreto” di guarigione anche agli altri, condividendolo sotto forma di fiabe “curative” anziché in un noioso e/o banale saggio di autoaiuto come ce ne sono molti.

Ne sono nati due libri: Solo briciole di pane (2009) e Vivere la Magia del Tuttopossibile (2016), edito quest’ultimo dalla comunità cristiana di Romena, località casentinese che mi ha sempre affascinato (pur essendo io ateo e anticlericale). Il senso religioso c’è, ma è un senso condivisibile anche da chi è lontano dal cattolicesimo; un senso universale, appunto, fatto di consigli per vivere meglio la vita che ci è stata data in sorte, traendone il meglio. Ogni fiaba si apre con una citazione incoraggiante di qualche grande scrittore e pensatore (José Saramago, Pablo Neruda, Soren Kirekegaard, Nelson Mandela, Epitteto, eccetera) e si chiude con una serie di “istruzioni” da mettere in atto per vivere questa strana forma di magia nemica della disperazione: tornare bambini, raccontarci storie, credere ai propri sogni per quanto possano apparire “impossibili”, abbracciare la propria e altrui sofferenza, valorizzare chi ci sta vicino, eccetera.

Le fiabe possono certo divertirci, ma anche insegnare quella saggezza contadina, di altri tempi, che conoscevano bene anche i miei antenati mugellani e casentinesi, quando si riunivano nel canto del camino per tramandare storie e leggende (come riporto anche nella mia Trilogia delle radici [1]). Gli ostacoli e i demoni che incontriamo nella vita possono essere anche occasione di crescita, come bene spiegava anche Nichiren Daishonin: «Si verifica sempre qualcosa fuori dal comune all’alzarsi e all’abbassarsi delle maree, al comparire e scomparire della luna, al passaggio dalla primavera all’estate, dall’estate all’autunno e all’inverno; lo stesso avviene quando una persona comune consegue la Buddità. In quel momento i tre ostacoli e i quattro demoni invariabilmente appariranno: il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà» [2].

Firenze, 30 gennaio 2021

Bibliografia

Fantechi G., Vivere la magia del Tuttopossibile, Romena, Romena Accoglienza, 2016.


[1] Composta da Radici (2017), Cercatori di storie e misteri (2019) e Due passi indietro (2020), tutti editi da Porto Seguro Edizioni, firmati da me e da Pino Baggiani e Italo Magnelli.

[2] Dal Gosho n. 77 “I tre ostacoli e i quattro demoni” (Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, volume I, pag. 568)

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