Gli incubi automobilistici di Pierfrancesco Prosperi

Di Massimo Acciai Baggiani

Ricevere per posta i romanzi di Pierfrancesco Prosperi, con dedica e autografo, è diventata ormai una piacevole consuetudine da cui sta maturando l’idea di scrivere una sua biografia, sul modello di quella che ho già scritto per il nostro comune amico Carlo Menzinger. Vedremo, intanto desidero parlarti, caro lettore appassionato di fantascienza di qualità, di Autocrisi: un romanzo scritto ben mezzo secolo fa, nel 1971, eppure così attuale, precedendo il bellissimo album del 1976 di Lucio Dalla, Automobili, di cui consiglio l’ascolto prima o dopo la lettura del romanzo di Prosperi.

L’autore fa un abbinamento piuttosto originale fondendo una storia di automobili con una di alieni. Ambientato nei primi anni Novanta (non quelli che conosciamo noi, ovviamente, ma quelli che l’autore immaginava vent’anni prima), Autocrisi inizia con delle trattative commerciali tra l’ONU e il governo dakopiano. Sul pianeta Dakopi, distante 300 anni luce dalla terra ma raggiungibile in un attimo con astronavi che viaggiano nell’iperspazio, l’industria automobilistica non si è sviluppata di pari passo con altri settori, in cui gli alieni sono superiori ai terrestri: volendo colmare questa lacuna, iniziano ad importare automobili terrestri, di qualità molto superiori a quelle locali, e a costruire autostrade che colleghino in tempi rapidi le principali città del loro mondo.

Intanto sulla Terra sorge un movimento che si oppone all’abuso dell’automobile, per motivi ambientali e soprattutto di sicurezza (in questo il romanzo è molto attuale): la Lega, presieduta da un leader carismatico, mette in crisi i grandi colossi dell’auto su entrambi i pianeti. Gli alieni, simili per certi versi agli indiani d’America, non sono infatti preparati alla velocità che i mezzi terrestri possono raggiungere; manca loro la cultura del buon uso dell’auto, cosa che evidentemente manca anche sulla Terra, visto il grande numero di incidenti mortali. Il tema della sicurezza è centrale nel romanzo; il problema potrebbe essere risolto con strade automatiche che guidino le auto senza l’intervento umano, ma… qui mi fermo per non spoilerare troppo.

Autocrisi è una storia di fantascienza e di spionaggio industriale, ricca di idee e colpi di scena, da leggersi tutta d’un fiato per riflettere sul nostro presente. Il romanzo è accompagnato, nell’edizione Urania del 2011, da altri tre racconti a tema automobilistico e distopico: Una cadillac per Natale (1964) è una feroce critica verso il consumismo insensato, mentre ne La pratica 203 (1994) il bersaglio è l’inquinamento e la pericolosità del “nuovo mezzo” che il protagonista vorrebbe proporre (in un universo alternativo in cui le auto sono tutte elettriche), ma il più inquietante, e anche quello che mi ha colpito di più, è Autogrill (1971). Un mondo suddiviso in caste in base alla cilindrata dell’automobile posseduta lo avevo già trovato in un numero di Martin Mystère (ricordiamo che Prosperi è anche un prolifico sceneggiatore di fumetti[1]) e come allora è salito il mio sdegno per questa apartheid, non più assurda di quelle reali a ben pensarci.

Il volume è corredato da un’intervista all’autore e dalla corposa biografia del nostro autore, il quale proviene dal meraviglioso mondo delle riviste specialistiche degli anni Sessanta.

Firenze, 5 febbraio 2021

Bibliografia

Prosperi P., Autocrisi, Milano, Mondadori, 2011.


[1] E mentre io, da bambino, ero un accanito collezionista di Topolino, ancora non conoscevo di persona l’autore di storie meravigliose che mi avevano tanto affascinato.

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