Gli uomini si ripetono sempre

Di Massimo Acciai Baggiani

«Secoli fa un saggio disse che la storia non si ripete mai, ma gli uomini si ripetono sempre» afferma, ad un certo punto, un personaggio del romanzo di Davide Del Popolo Riolo Il pugno dell’uomo, meritatissimo Premio Urania 2019. La trama sembra ricalcare infatti l’ascesa e il declino del nazismo, in chiave fantascientifica: su un non meglio precisato pianeta convivono quattro specie senzienti, tra cui quella umana, che si tramanda sia giunta in tempi remotissimi attraverso lo spazio. Ciò ha dato origine al culto degli Antichi, venerati quasi come dèi. La tecnologia spaziale pare però essere andata perduta – il livello di progresso è quello della prima rivoluzione industriale, tanto che il romanzo viene inserito nel filone steampunk, oltre che a quello distopico – e la storia dei terrestri pare non aver insegnato nulla.

Tutta la vicenda si svolge nell’unica Città del pianeta, abitata dalle quattro razze – tra cui i “pallidi”, specie di vampiri che comprano il sangue dagli umani: queste convivono pacificamente sotto la guida di una dinastia di sindache appartenenti alla Famiglia, fino a quando la sindaca Alex muore e lascia il posto alla sorella, a cui manca l’illuminazione e la tolleranza. Intanto avvengono due fatti paralleli che porteranno la Città a cadere in una dittatura ferocissima: una misteriosa epidemia, la “febbre del terzo giorno” (anche se uscito in tempi di pandemia, il romanzo è stato scritto prima e risulta quindi sinistramente attuale), e l’ascesa di Ian Derrick, ideatore del partito Il Pugno dell’Uomo; un personaggio carico d’odio verso gli “inumani” che ricorda il nostro Hitler e che dal nulla arriverà alla carica di cancelliere e quindi di sindaco, facendo leva sulla paura dell’epidemia («Non c’è movente più forte della paura nel cuore di un uomo» dirà un personaggio), incolpando i pallidi e mettendo in atto il suo programma di sterminio.

La narrazione procede attraverso vari punti di vista che si alternano: quello della sindaca Alex, di suo marito, dello stesso Derrick, della giornalista Clarke, del pallido Oleander Dick (omaggio a Philip K. Dick, maestro di distopie?), e altri. Altra evidente fonte di ispirazione dell’autore è il capolavoro di Fred Uhlman, L’amico ritrovato: l’amicizia tra il quindicenne Olenader “Olly” Dick e il coetaneo umano Ben, figlio di una famiglia patrizia vicina al dittatore, a mio parere la parte più interessante e commovente del romanzo.

Interessante anche la costruzione di questo mondo alieno e della sua organizzazione sociale. Davide Del Popolo Riolo è anche un ottimo creatore di mondi; l’ambientazione è credibile così come i personaggi, a cui non possiamo non affezionarsi o non provare odio profondo. Un romanzo per non dimenticare fa sempre bene, ha sempre il suo perché.

Firenze, 16 febbraio 2021

Bibliografia

Del Popolo Riolo D., Il pugno dell’uomo, Milano, Mondadori, 2020.

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