I Pooh divergenti (quinta e ultima parte)

Di Massimo Acciai Baggiani

L’autore del racconto, Massimo Acciai Baggiani – Foto di Italo Magnelli

[quarta parte]

17

«E così ti ha baciato, d’amblée?» domandò l’amico mentre guidava in autostrada.

«Eh sì.»

«E tu?»

«Io… ho ricambiato!»

«Bravo! Così ti voglio! Il ragazzo si è svegliato. Bene, adesso che avete rotto il ghiaccio, cosa pensate di fare?»

«Per il momento non sappiamo, dopo tutto abbiamo solo quindici anni. Ha promesso di portarmi con sé nel futuro, o meglio, in uno dei possibili futuri ucronici a mia scelta.»

«Spiegami meglio questa cosa dell’ucronia, non l’ho mica capita tanto bene…»

Per il ragazzo era un invito a nozze.

«Te ne parlo da scrittore di fantascienza, ma la scienza stessa ha detto la sua in merito. Prendiamo come esempio la vita di un uomo o una donna. Lui o lei si trova ad operare un’infinità di scelte nella propria vita, dando una direzione piuttosto che un’altra. Mettiamo che questa persona sia indecisa se uscire per andare al cinema, nonostante la pioggia, o restarsene a casa: nel primo caso magari viene investita da un’auto, nel secondo caso si salva e passa una serata noiosa ma tranquilla. A un certo punto prende una decisione: resta a casa. L’universo si biforca: ciascuna delle due versioni della stessa persona è convinta che quello in cui vive sia l’unico mondo esistente, e in un certo senso ha ragione perché di solito i mondi divergenti non comunicano tra loro. Ma ha anche torto, perché su un altro piano di realtà esistono entrambi. Per quanto ho capito, le nostre amiche Guardiane dell’Ucronia hanno trovato un modo per viaggiare nel tempo e quindi tra linee temporali diverse. Loro stesse creano universi divergenti, come stiamo facendo noi adesso cercando di mettere insieme i Pooh.»

«Hmm» rifletté l’amico, la cui idea di fantascienza si riduceva ad alieni invasori e procaci fanciulle rapite da robot libidinosi «interessante tutto ciò, ma sembra anche terribilmente complicato…»

«Se ci pensi bene però risolve il paradosso del nonno.»

«Il paradosso di chi?»

«Immagina di viaggiare indietro nel tempo e uccidere tuo nonno prima che procrei. In questo modo tu non nasceresti e non potresti quindi costruire alcuna macchina del tempo e in definitiva non potresti uccidere tuo nonno!»

«Mi gira la testa.»

«Nel multiverso non esiste alcun paradosso: esistono due universi paralleli, in uno il nonno vive, nell’altro muore. In senso assoluto hanno lo stesso grado di realtà, ma relativamente a ciascun universo uno è reale e l’altro solo ipotetico.»

«Hmm sì, ha un senso. Quindi andando indietro nel tempo si può alterare anche il corso della Storia, creare universi alternativi molto diversi dal nostro.»

«Certamente! Immagina ad esempio che Cristoforo Colombo, interpretando male un gesto banale di un indigeno, si diriga più a sud di San Salvador e si scontri con l’impero azteco[1] o che Napoleone sia morto durante la Rivoluzione Francese[2]. Il nostro 1990 sarebbe molto diverso in quelle linee temporali…»

«O che il fascismo non ci sia mai stato in Italia, sì credo di capire.»

«C’è una ricca letteratura ucronica a giro, molta di ottima qualità.»

«Vabbè, lascio a te i libri, qui stiamo vivendo la realtà. Ma cosa diresti ai tuoi genitori quando partirai per un mondo alternativo?»

«Il problema non si pone, visto che grazie ai viaggi nel tempo posso tornare indietro addirittura prima della partenza, starò via solo un giorno o anche meno, anche dovessi passare tutta la vita in un altro mondo!»

«Bravo! Ma poi ti troverebbero invecchiato!»

«Era solo per dire. Comunque Linda mi parlava di un universo in cui si praticava una cura genetica contro l’invecchiamento basato sulla telomerasi…»

«Altra fantascienza? No basta eh.»

«No, questa è scienza. Non ti piacerebbe vivere per sempre?»

«Non siamo fatti per vivere in eterno» sentenziò l’investigatore, chiudendo il discorso.

18

La sala di registrazione puzzava di fumo di sigaretta e di materiale plastico. M. non ne aveva mai vista prima una. Roby, Red, Dody e Stefano erano puntuali: si incontrarono per la prima volta in quell’universo e si strinsero la mano amichevolmente. Per M. fu un momento emozionantissimo, gli venivano quasi le lacrime agli occhi: vedere i quattro Pooh riuniti lì davanti a lui, pronti a suonare le loro canzoni meravigliose, era un tuffo al cuore.

Il momento era storico. Il ragazzo volle immortalarlo con una foto Polaroid: lui insieme ai Pooh! Poi i Pooh da soli e infine ciascuno dietro al proprio strumento che si era portato da casa – a parte la batteria che si trovava già sul posto, a noleggio.

La prima canzone era stata scelta da M. per essere benaugurante e perché era carica di energia e amore per l’arte: Chi fermerà la musica. L’arrangiamento era tutto improvvisato, quindi suonava decisamente diversa da come la conosceva M., ma fu comunque fantastica.

«È davvero forte questo brano, ma davvero l’ho scritto io?» domandò Roby, che evidentemente in quell’universo non aveva ancora scritto tutti i brani che sarebbero stati dei Pooh, ma solo qualche abbozzo.

«Lei e Valerio Negrini» rispose M., che continuava a dare del “lei” ai suoi beniamini, ai suoi occhi tanto più adulti di lui. La registrazione del demo da sottoporre alle case discografiche andò avanti per tutto il pomeriggio, fino a sera tardi. Alla fine quella canzone, nelle sue innumerevoli versioni quasi identiche, stava quasi cominciando a dare sui nervi al ragazzo, che tuttavia rimase ad ascoltare fino alla fine, quando, ormai distrutti, i quattro riposero gli strumenti e se ne andarono con il master del brano.

«A questo punto il nostro compito è finito» commentò l’investigatore mentre si avviavano alla macchina, sotto una pioggerella fine e nebbiosa. «Pensi che riusciranno a trovare una casa discografica importante e che avranno lo stesso successo che hanno avuto nel tuo mondo?»

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo, allargando le braccia.

«Più di così noi non possiamo fare, inoltre c’è anche quel misterioso aiuto delle nostre amiche viaggiatrici ucroniche… penso di sì, l’eredità dei Pooh è ottima, penso che la qualità verrà premiata. La porta è aperta, non ci resta che aspettare.»

19

Un pomeriggio estivo, caldo ma non afoso. Due amici stanno percorrendo in macchina l’autostrada verso sud. L’autoradio è accesa: “… trasmettiamo adesso il successo di quest’estate 1990 che, insieme a Notti magiche, ha accompagnato i mondiali di calcio nel nostro paese: Chi fermerà la musica dei Pooh. A seguire un’intervista con il gruppo-rivelazione di quest’anno. Quattro amici si sono incontrati per caso e hanno dato vita a un caso più unico che raro nella storia della musica italiana… un successo tanto rapido quanto strepitoso…”

«E così ce l’hai fatta» dice l’investigatore con un sorriso.

«Ce l’abbiamo fatta» risponde il ragazzo «senza il tuo aiuto non sarei andato da nessuna parte e a quest’ora avrei dimenticato molto, senza le mie cassette. Certo, mi fa un po’ strano sentire canzoni degli anni Settanta con arrangiamenti degli anni Novanta; questi sono brani “vecchi”, eppure… Si vede che doveva essere così.»

«Ma non dicevi che le possibilità sono infinite nell’ucronia?»

«Sì, ma forse c’è anche una sorta di “predestinazione” per certe persone, chissà. È tutto così complicato per me…»

La strada scorre veloce sotto il sole agostano, i due amici ascoltano la radio con interesse.

“… Roby Facchinetti ha un ringraziamento speciale da fare, sentiamo. ‘Queste meravigliose poesie che abbiamo messo in musica ci sono piovute dal cielo, vorremmo ringraziare Valerio Negrini per averle scritte per noi…’”

«Chissà che il vero Valerio in questo momento non stia ascoltando la radio, da qualche parte del mondo, se è ancora vivo: in uno degli universi divergenti lo è di sicuro, e se un giorno venisse a sapere di questa storia non vorrei che mi accusasse di avergli rubato i testi…»

«La vedo improbabile.»

«Quanto manca a Isernia?»

«Una cinquantina di chilometri. Sei impaziente di rivedere la tua fidanzata?»

Il ragazzo arrossì.

«E tu di vedere sua madre, Eleonora?»

«Ma dai!»

Scoppiarono a ridere tutti e due.

20

Linda è bellissima. Il ragazzo la guarda dalla testa ai piedi. I suoi occhi azzurri ricambiano lo sguardo con amore e freschezza adolescenziale. Lei gli prende la mano e lo conduce verso il portale temporale. Visiteranno insieme mondi fantastici, oltre ogni immaginazione. Vedranno magari dinosauri o città volanti – M. ha lasciato alla ragazza la scelta della loro prima destinazione, senza domandarle dove lo avrebbe condotto – e scopriranno le infinite possibilità della storia, in presenti alternativi simili a quello da cui proviene e altri diversissimi, migliori o peggiori, utopie o distopie, e saranno turisti con innumerevoli possibilità davanti a loro. Eleonora li accompagnerà e li presenterà agli altri Guardiani dell’Ucronia, e magari un giorno M. sarà uno di loro, un Guardiano. Nel cuore del ragazzo emergono le parole di Valerio Negrini, il grande poeta dei Pooh; un canto di gratitudine per il momento irripetibile che sta vivendo: “Grazie per la nostra età, per questi anni di velocità, per i satelliti e gli amori che son quelli di un milione di anni fa, e per questa nostra musica, per chi mi lascia respirare e ridere e piangere e vivere a modo mio”.

FINE

Firenze, 16 nevoso – 2 piovoso ’31 (5-21 gennaio 2023)


[1] Si veda Menzinger C., Il Colombo Divegente, Genova, Liberodiscrivere, 2007.

[2] Si veda Acciai Baggiani M., L’ultima regina d’Inghilterra, in “PASSPARnous” n. 49, gennaio-marzo 2017.

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