Andrea Vaccari: Quasi in paradiso

Amazon, 2018

Durante una gita in montagna, un gruppo di camminatori viene a trovarsi in una situazione che mette a serio repentaglio la loro vita. Dopo quasi due ore di cammino, arrivano in cima a un colle, dove a una cinquantina di metri di distanza, ai margini del sentiero, vedono sbucare dal bosco un grosso orso bruno. Un paio di persone iniziano a urlare, attirando così la sua attenzione. La situazione prende presto una piega drammatica. Dopo i primi attimi di panico, in cui restano come impietriti, reagiscono poi tutti in modo istintivo, fuggendo a gambe levate, e senza preoccuparsi l’uno dell’altro. Durante la corsa, una delle donne, che corre più lentamente, si ritrova presto staccata dal gruppo, in balìa di sé stessa e del proprio destino. Precipita quindi in uno stato di choc, nel quale viene a confrontarsi con le parti più profonde di sé. L’orso diventa il detonatore della presa di coscienza delle sue insicurezze e paure. Ma si accorgerà presto di non essere la sola a trovarsi in seria difficoltà.

Andrea Vaccari
http://andreavaccari.altervista.org/basic/web/book/page/4.html

I veri supereroi secondo Riccardo Clementi

Di Massimo Acciai Baggiani

È uscito un bel libro a cui ho avuto il piacere di partecipare in qualità di prefatore e di editor: I supereroi (quelli veri) del ‘900. Personaggi straordinari raccontati ai bambini di Riccardo Clementi. Ha avuto una vicenda editoriale un po’ travagliata questo libro: sarebbe dovuto uscire a marzo, ma poi c’è stato il Covid e la casa editrice ha dovuto sospendere le attività. Finalmente è disponibile ai lettori, che lo attendevano con ansia. Sono onorato di aver fatto da tramite tra l’autore, conosciuto mentre stavo scrivendo il mio di libro (Due passi indietro, insieme all’amico fotografo Italo Magnelli), e l’editore (presso cui lavoravo come editor, appunto). Riccardo è una persona molto gentile e disponibile; il suo aiuto è stato prezioso per il capitolo del mio libro dedicato alle miniere di lignite del Valdarno e alla centrale elettrica ENEL di Santa Barbara, e per questo lo ringrazio di core. Questo suo libro è indirizzato ai bambini ma è godibile, a mio parere, anche da un pubblico adulto. Riccardo ci racconta, dando la parola a venti grandi personaggi del secolo passato, le vicende di vite straordinarie che nulla hanno ad invidiare ai supereroi Marvel o DC. Storie vere, verissime, eppure quasi incredibili. Ma è grazie a questi eroi che il mondo in cui viviamo oggi è migliore rispetto al passato; a loro va la nostra eterna gratitudine, così come il nostro sentito ringraziamento va a Riccardo Clementi per averne attualizzato la vita e fatta conoscere alle nuove generazioni, quelle che speriamo siano ispirate da questo libro.

Firenze, 27 novembre 2020

Bibliografia

Clementi R., I supereroi (quelli veri) del ‘900. Personaggi straordinari raccontati ai bambini, Firenze, Porto Seguro, 2020.

Per acquisarlo presso l’editore clicca qui.

Libri di Stephen King che ho letto

Stephen King è il primo autore che ho iniziato a leggere e amare, quando avevo 15 anni. Di lui ho letto tanti romanzi, raccolte di racconti e un saggio. Gli ho anche dedicato un racconto, Qualcuno bussò alla porta, apparso di recente sul numero 23 di “IF – Insolito & Fantastico“. Oggi (4 novembre 2020) mi è venuta voglia di fare il punto della situazione delle mie letture kinghiane, elaborando le seguenti tabelle (in azzurro i libri che ho letto, con indicato sulla colonna di destra l’anno di lettura).

Massimo Acciai Baggiani

I viaggi poetici di Vittoria Zedda

Di Massimo Acciai Baggiani

Ho conosciuto Vittoria Zedda, scrittrice e poetessa di origini sarde, a un corso di scrittura da lei tenuto presso la Banca del Tempo di Firenze. È stata un’esperienza positiva per me, quel corso: mi ha dato l’occasione di confrontarmi con una collega con più esperienza, la quale mi ha dato diversi stimoli creativi. È grazie a lei che ho riscoperto il piacere di scrivere a mano, su un quadernone, magari in un bar davanti a un caffè fumante, mettendo da parte per un po’ la tastiera del computer. Ricordo in particolare gli inviti a scrivere versi: la poesia ha sempre avuto un posto centrale per Vittoria.

Il corso purtroppo è stato interrotto dal Covid, come molte attività artistiche e culturali, ma ho avuto occasione di incontrare di nuovo Vittoria e parlare ancora di libri e di storie, quest’estate, quando questo dannato virus ha allentato un po’ la presa. Ho avuto così in dono il suo libro di poesie Taccuino di viaggio, autopubblicato con Lulu, che ho letto nei giorni seguenti.

Una silloge interessante, questa, che abbraccia un’intera vita. L’autrice ci fa dono di se stessa, del suo vissuto, dei paesaggi della sua terra insulare, dei suoi amori e dei momenti, da quelli quotidiani (come il ritratto della “micina che non voleva farsi accarezzare”), alle stagioni metereologiche e del cuore. Il viaggio è il filo conduttore della silloge: un viaggio spesso interiore, nella memoria, nei sentimenti, nella natura. Vittoria ci invita ad essere suoi compagni, attraverso i suoi versi (e anche attraverso le foto che arricchiscono il libro): vale la pena seguirla.

Firenze, 3 novembre 2020

Bibliografia

Zedda V., Taccuino di viaggio, Lulu, 2015.

Una ventata poetica dalla Romania

Di Massimo Acciai Baggiani

Qualche giorno fa un pacco è giunto da Bucarest. All’interno ho trovato quattro libri di poesia: uno dell’amica Lucia Dragotescu (Poezii / Poezie), due di sua figlia Codruţa (Lipograme / Lipogrammi e Tautograme şi Lipograme) ed uno del poeta Aurelian Sorin Dumitrescu (Între cer şi pământ / Tra cielo e terra) [1]. Tutti editi dalla casa editrice România de Mâine durante questo sfortunato 2020. Tutti bilingui – in rumeno e in italiano – con l’eccezione di uno. Le traduzioni in italiano sono tutte di Lucia, carissima amica e collega scrittrice fin dal lontano 2007, quando la conobbi tramite il comune amico Paolo Filippi (il cui ricordo aleggia anche in Poezii /Poezie, dopo il libro esplicitamente a lui dedicato Poem-Poema / Iubire pierdută – Amore perduto [2]). Insomma, una ventata di poesia è giunta da lontano a rallegrare la giornata alla faccia del Covid.

Nel primo libro, quello di Lucia, è presente una mia prefazione (in italiano e in rumeno), a cui rimando. Lucia declama l’amore per la sua terra e le sue tradizioni, anche letterarie, e la sua apertura al mondo, ad altre culture e lingue – soprattutto quella italiana, che ama profondamente. Come dichiara l’autrice nell’Epilogo finale, il volume raccoglie la sua produzione poetica a partire dagli anni Sessanta dello scorso secolo, quando frequentava il liceo (anch’io ho iniziato a quell’età a versificare): una silloge dedicata alla figlia, pensata senza scopi commerciali, ma donata dall’autrice alle più grandi biblioteche rumene, moldave e italiane (io stesso ho consegnato le copie alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).

Anche di Codruţa ho avuto il piacere e l’onore di pubblicare alcuni testi su Segreti di Pulcinella, insieme a quelli della madre Lucia. I suoi lipogrammi (ricordiamo che per “lipogramma” intendiamo un testo in cui è bandita una certa lettera) sono stati resi, in traduzione, semplicemente sopprimendo la lettera mancante (ma la comprensione non ne risente), mentre nell’originale la poetessa è ricorsa a sinonimi. Le poesie accennano spesso alla pandemia che stiamo vivendo, con toni apocalittici. Si parla anche di religione, ritorna spesso la fede tradizionale. Interessanti anche i tautogrammi (che, a differenza del lipogramma, è un testo le cui parole cominciano tutte con la stessa lettera – testi ovviamente intraducibili, o di difficilissima traduzione, senza perdere la qualifica di “tautogramma”): questi li ho letti direttamente in rumeno, lingua che ho iniziato a studiare l’anno scorso.

Per finire, qualche parola anche sul libro di Dumitrescu, autore pure lui presente nelle pagine elettroniche di Segreti di Pulcinella (e sempre nella duplice versione, curata da Lucia). Dumitrescu, collega bibliotecario di Lucia Dragotescu, curatrice di questa edizione (e autrice della prefazione), ha messo insieme poesie nuove e vecchie in una sorta di «confessione fatta al lettore» [3] su tematiche vicine alla sua vita: l’amore, le stagioni, la storia del popolo rumeno, le radici, i ricordi d’infanzia. Versi che vengono dal cuore, come anche quelli di Lucia e Codruţa: un cuore che batte per la poesia e per l’identità rumena.

Firenze, 26 ottobre 2020

Bibliografia

Dragotescu C., Lipograme / Lipogrammi, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dragotescu C., Tautograme şi Lipograme, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dragotescu L., Poezii /Poezie, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dumitrescu A.S., Între cer şi pământ / Tra cielo e terra, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.


[1] Nel pacco c’erano anche le copie destinate alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (quindi anche Poem-Poema / Iubire pierdută – Amore perduto di Lucia Dragotescu) e una copia di Poezii / Poezie per l’amica Patrizia Beatini, autrice della mia fotografia in fondo al libro.

[2] Editura fundaţiei România de Mâine, 2018.

[3] Come scrive il poeta nella Premessa.

Sta per uscire “Sparta ovunque”

Sta per uscire un libro che mi vede figurare tra nomi importanti della fantascienza italiana. È superfluo dire che ne sono onorato, e anche un po’ intimorito: il mio contributo non stonerà tra quello di scrittori così noti? Ai lettori la risposta, intanto ecco in anteprima la copertina. Si tratta, come comprenderanno al volo i lettori del mio amico Carlo Menzinger, di uno spin off della sua saga Via da Sparta (Porto Seguro, 2017-2019): anzi, per la precisione di un’opera di fanfiction a cui ha partecipato lo stesso Carlo, grande creatore di mondi ucronici e fantastici. Siamo stati alla sua altezza? Anche questo saranno i lettori a deciderlo, ma posso comunque dire che mi sono divertito molto a buttar giù il mio racconto Lo scisma, scritto e ambientato nella “mia” Sappada (anzi, ambientato in una versione ucronica della nota località dolomitica). Piccola anticipazione e curiosità: in un’altra antologia di prossima uscita, edita anch’essa da Tabula Fati e curata da Vittorio Piccirillo, ho inserito il prequel de Lo scisma

Massimo Acciai Baggiani

Se nasco un’altra volta…

Di Massimo Acciai Baggiani

simone bosco«Se nasco un’altra volta rifaccio la mia strada» cantavano i Pooh[1]; Simone, protagonista del romanzo di Marcovalerio Bianchi Le cinque vite di Simone Bosco, non la pensa certo così, e chi d’altronde, potendo rinascere, vorrebbe vivere una vita identica alla precedente? Lo aveva già dichiarato Giacomo Leopardi nel Dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi [2], che la vita è meglio prenderla come viene, senza conoscere il futuro, e io mi trovo abbastanza d’accordo. Se qualcuno chiede a un buddista perché non ricordiamo neanche una delle nostre infinite esistenze passate, probabilmente si sentirà rispondere: «Perché sarebbe traumatico tenere memoria di tutti i dolori che abbiamo subito, morte compresa, e le gioie non avrebbero più il sapore della novità».

Queste sono ovviamente solo ipotesi: nessuno ha vissuto più di una vita, se non in senso metaforico (si dice che chi conosce due lingue vive due vite…). L’ipotesi fantastica da cui parte l’amico Marcovalerio nel suo primo romanzo apre la strada a infiniti sviluppi e a molteplici morali che possiamo trarne. Simone Bosco nella prima vita è un rappresentante di medicinali che tradisce la moglie Giovanna e, scoperto da quest’ultima, viene abbandonato: per la disperazione il nostro Simone si dà all’alcol e si lancia in una folle corsa in auto che si conclude con un incidente fatale. A 31 anni si presenta davanti a Dio, pentito per la sua infedeltà verso una donna che comunque amava, e questi gli concede una seconda possibilità per spendere meglio la sua esistenza. Lo rimanda quindi nella Firenze del 1974, quando, quattordicenne, frequenta il primo anno del liceo scientifico, ma con il famoso “senno di poi”. All’inizio cerca di seguire il solco della vita precedente ma finisce presto per deviarne, accorgendosi che, se si comporta come nel passato, anche le altre persone avranno reazioni analoghe, mentre se fa qualcosa di diverso influisce anche sul futuro degli altri. Un futuro ucronico, ben inteso: d’altra parte che senso avrebbe rinascere per rifare gli stessi errori?

Così Simone riesce a conquistare di nuovo la sua Giovanna e stavolta di prefigge di esserle fedele. Purtroppo sarà proprio lei a tradirlo, qualche anno dopo il matrimonio, mostrando un lato che il nostro innamorato protagonista non aveva notato nella prima vita e di cui è costretto a prendere atto. Dopo una dura vita di umiliazioni e dispiaceri, ma anche di amicizie vere, Simone muore in tarda età e si ritrova di nuovo davanti al Padreterno: stavolta è sicuro di non aver commesso grandi peccati, quindi si stupisce quando viene di nuovo rispedito indietro.

Nella terza vita Simone incontra il grande, vero amore, – Miriam – ma lei muore per un tumore e lui crede di aver ritrovato l’amore in Vera, una donna divorziata con un figlio straviziato che finirà in carcere per droga e tentato omicidio. Neanche nella quarta vita gli va tanto meglio, anche se diventa un uomo ricco e si toglie qualche soddisfazione. Solo con la quinta e ultima vita Simone realizzerà pienamente la propria esistenza e troverà finalmente la felicità.

Simone Bosco ha molte cose in comune con Giacomo Perotti, protagonista del secondo romanzo di Marcovalerio, Il precipizio [3]: entrambi maturano attraverso varie esperienze dolorose, partendo da una visione poco seria dell’amore e superficiale della vita, ed entrambi si trovano a gestire grosse somme di denaro che non sempre utilizzano al meglio (ma spesso Simone dà prova di grande generosità). Entrambi i romanzi sono quindi dei bildungsroman, ma Le cinque vite di Simone Bosco rientra anche nel genere dell’ucronia: non quella che coinvolge la Storia dei libri di scuola, ma le molte storie personali di persone anonime. A differenza di quanto teorizza Carlo Menzinger [4] nei suoi romanzi, rifacendosi al famoso “effetto farfalla” [5], non pare che le azioni di Simone creino linee temporali molto diverse su vasta scala: quella più notevole si ha nell’ultima vita, quando scopre che Miriam in quell’esistenza non è morta di tumore. Nel romanzo ci sono anche elementi fantascientifici, visto che parte degli eventi si svolge nei decenni futuri del XXI secolo [6].

Simone mi è tuttavia più simpatico di Giacomo; anche lui ha i suoi difetti, è un personaggio molto umano in questo, ma viene dal basso, non ha alle spalle una vita di privilegi, quindi ha anche più cuore, soprattutto alla fine. Come Giacomo, anche Simone vive molte avventure sessuali frivole, ma conosce anche l’amore nel suo senso più puro.

Lo stile narrativo di Marcovalerio possiede l’ampio respiro degli autori russi ottocenteschi: qualcuno lo ha rimproverato di essere troppo prolisso, ma io non lo trovo un difetto. I suoi romanzi scorrono bene e appassionano, anche perché sono ricchi di colpi di scena e azione. Tra i molti luoghi in cui quest’opera prima è ambientata ce n’è uno che mi è particolarmente caro, anche se viene solo accennato di sfuggita: Sappada [7]. Molto interessanti anche le dettagliate descrizioni dei luoghi visitati dal protagonista (dalla Romania, al Brasile, al Perù, eccetera) che fanno di questo libro anche un interessante esempio di narrativa di viaggio.

Il primo romanzo di Marcovalerio è uscito in contemporanea al mio Radici, con lo stesso editore (da me consigliatogli): Porto Seguro. Lo stesso del secondo. So che l’autore sta lavorando a un terzo libro, ispirato al Covid… aspetto con ansia di leggerlo.

Corezzo, 16 agosto 2020

Bibliografia

Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017.
Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Se nasco un’altra volta, in Asia non Asia (1985).

[2] Leopardi G., Operette morali.

[3] Vedi il mio articolo Il precipizio.

[4] Anche lui ha dedicato un articolo al romanzo di Marcovalerio.

[5] Una farfalla sbatte le ali in Sudamerica e dopo qualche tempo si sviluppa un uragano dall’altra parte del mondo, per una serie inconoscibile di eventi concatenati.

[6] Penso che in questo sia stato aiutato dall’amico comune Marco Martino, citato tra l’altro nei ringraziamenti accanto al mio nome.

[7] Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017, p. 124. Vedi anche i miei racconti sappadini in Un fiorentino a Sappada, Lettere Animate, 2017.

Ascoltando le canzoni di Lorenzo Pini

Di Massimo Acciai Baggiani

lorenzo piniRecentemente ho scoperto con sorpresa e piacere che un mio ex compagno delle elementari ha intrapreso la carriera musicale. Si tratta di Lorenzo Pini, fiorentino come me, trapiantato nella terra lombarda, così duramente colpita dal Covid. Qualche mese prima della pandemia, Lorenzo aveva messo su Youtube i sei brani che compongono il suo primo album, Uno, tutti scritti e interpretati da lui: canzoni semplici ma non banali, arrangiate con la chitarra, strumento di cui Lorenzo è insegnante, che si inseriscono a buon diritto nella tradizione della musica d’autore italiana. Uno è un’opera piacevole da ascoltare in ogni occasione, ma ne consiglio un ascolto attento per cogliere la poesia delle parole dell’autore, il quale ha voluto giocare con i titoli della track-list che iniziano tutti con l’articolo indeterminativo (Un giorno all’improvviso, Un’ora in mezzo al mare, Una vecchia canzone, Un incontro per vivere, Una notte sola, Un uomo sulla terra) ripreso anche nel titolo dell’album. Un esordio senza dubbio interessante a cui è seguito il singolo Stanze, pubblicato su Youtube giusto qualche settimana fa.

Firenze, 4 luglio 2020

Due libri in uno

Di Massimo Acciai Baggiani

Habent sua fata libelli
Terenziano Mauro

luciano realeQuesto è un articolo un po’ diverso da quelli che scrivo di solito: qui infatti non mi preme tanto analizzare un libro ma raccontare le curiose circostanze grazie alle quali ne sono venuto in possesso. Il libro in questione è un romanzo breve (ma più propriamente un racconto) di Luciano Reale intitolato Ricordami in un albero, uscito insieme al libro di mio zio Siro Baggiani La natura ha pensato a tutto. Quando dico “uscito insieme” intendo proprio in senso letterale, in quanto la copia che avevo ordinato del libro di mio zio mi è arrivata mescolata al libro di Reale, per un errore di impaginazione di Lulu, il servizio editoriale americano al quale ci siamo rivolti sia io (in quanto curatore del libro di mio zio) sia il signor Reale. Come l’anonimo lettore di Se una notte d’inverno un viaggiatore, quando ho aperto la mia copia, giuntami per pacco postale, mi sono ritrovato con due libri in uno. Invece di prendermela con l’editore pasticcione, mi sono messo a leggere l’inatteso “regalo” e ho scoperto un altro fatto curioso: i due libri sono pure affini per argomento, parlando entrambi della natura con la nostalgia dell’uomo moderno, desideroso di evasione e di contatto col verde e gli alberi.

copertina_siro2Dello zibaldone composto da mio zio durante la quarantena ne ho già parlato altrove; il racconto di Luciano Reale invece merita qualche parola. Non è un capolavoro, anzi è una lettura leggera e per nulla originale, ma si legge volentieri in poco tempo e suscita in effetti il desiderio di una vita più naturale, più attenta, in cui i sentimenti sono importanti. È la storia, narrata in prima persona, di un uomo che perde la donna amata, trova l’affetto di un cane, e in sua memoria (della donna, non del cane) pianta un albero. Compare anche una misteriosa “Fata degli Alberi”, che sembra rappresentare la voce interiore del protagonista, del quale seguiamo tutta la vita – dall’infanzia alla vecchiaia – in una cinquantina scarsa di pagine: il tutto sullo sfondo dei Monti Rossi, alle pendici dell’Etna.

Fine della pubblicità al libro dell’autore siciliano. Io penso che ciò che accade non accada per caso: Jung parlava di “sincronicità”, altri parlano di “segnali” che l’universo ci invia. A me viene da chiedermi come devo interpretare questo “segnale” che mi ha portato a leggere un libro, per pura curiosità, di cui altrimenti non avrei mai sospettato l’esistenza. Forse la risposta va trovata in un terzo libro, quello di Italo Calvino…

Firenze, 15 giugno 2020

Bibliografia

  • Baggiani S., La natura ha pensato a tutto, Firenze, Edizioni Segreti di Pulcinella, 2020.
  • Calvino I., Se una notte d’inverno un viaggiatore, Torino, Einaudi, 1979.
  • Reale L., Ricordami in un albero, Edizioni Casa del Parco, 2020.

 

Antonio Messina – “Il pianto della nube”

Stampa

Il pianto della nube, il canto della rinascita, del risveglio, la forza poetica dell’impeto e del temporale! Gocce di pioggia che scivolano sopra un tappeto rigoglioso (versi, idee, rime pensieri), un enorme prato verde accarezzato/tormentato da correnti d’aria che si sviluppano lungo un tragitto pregno degli influssi magici della meteorologia; tutte le poesie della raccolta, sembrano collegate da un unico cordone ombelicale. Parole che compiono un tragitto breve, che tentano di addolcire i vari strati della sofferenza, di mitigare la malvagità, percepita dall’autore come preponderante e “Suprema”.

Il pianto della nube, un delicato scivolar di versi all’interno di un contenitore dove alte parole, armonie e altri suoni amorevoli si fondono all’unisono con quel tempo che, spesso sfugge alla logica, rifugiandosi nel grembo della Grande Musica Madre, ch’è Madre di tutti quei poeti mistici, che dalla parola traggono, linfa lirica, assoluta e vitale.

Dalla prefazione di Fabio Strinati

 

Antonio Messina, è nato a Partanna TP e vive a Padova.

Ha pubblicato narrativa e poesia (il fantasy per ragazzi “Laura e il treno per Elintur e altri racconti”, edito dalle Edizioni il Foglio è stato adottato come testo di narrativa dagli Istituti Levi-Montalcini Partanna TP/Tommasi di Lampedusa S. Margherita Belice AG. Alcune sue liriche sono state pubblicate in antologie poetiche.