Un’occhiata dietro le quinte…

Di Massimo Acciai Baggiani

cameriniGli spettacoli di Alessandro Riccio sono sempre una sorpresa. La trama poco importa: ciò che li rende godibilissimi sono i personaggi e le situazioni. In Le ore piccole ci aveva mostrato la notte alcolica, animata da una serie di figure bizzarre, di un giovane musicista: in Camerini invece, come suggerisce il titolo, ci porta dietro le quinte di una rappresentazione de Il Giardino dei ciliegi di Čechov. Siamo nella dimensione del metateatro, tanto cara a Pirandello, e per la precisione in quello spazio particolare, invisibile al pubblico, dove gli attori si trasformano in personaggi. Tantissimi e spassosi gli attori che interpretano attori fuori scena: tra questi ho riconosciuto una mia vecchia compagna di classe, Daniela D’Argenio, pure lei bravissima. Non capita spesso di vedere ciò che accade in questo luogo nascosto: Riccio ce lo mostra con grande autoironia, riflettendo sul proprio mestiere di attore e regista. In un gruppo così eterogeneo, costretto a condividere uno spazio comune, non possono che nascere litigi e situazioni grottesche. È davvero questo ciò che accade in un camerino? Il prologo iniziale, prima che si apra il sipario, ci informa che tutto ciò che vedremo è tratto da situazioni reali, forse un tantino enfatizzate: ma a me, che nella mia carriera di scrittore ho assistito a un po’ di “dietro le quinte” reali, piace pensare che da questo “caos creativo” emerga la vera arte e Alessandro si è confermato anche stavolta un grande artista, circondato da artisti non meno grandi.

Firenze, 2 febbraio 2020

Le ore piccole

Di Massimo Acciai Baggiani

ore piccoleLa notte è piena di vita. Per alcuni questa si esprime in sogni arruffati e surreali, al caldo delle coperte; per altri a giro in locali con luci soffuse, popolati da personaggi che apparirebbero terribilmente improbabili alla luce del giorno. La notte è dei giovani, ma non solo. Il protagonista di questa straordinaria commedia scritta e diretta da Alessandro Riccio, Ore piccole, Vladimiro, è un rapper in erba, ribelle e innamorato; vive un’esperienza psichedelica e alcolica che lo condurrà, al mattino, smemorato e confuso, a un interrogatorio di polizia per atti osceni in luogo pubblico. Cos’è davvero successo? Qual è il confine tra realtà e immaginazione?

L’opera è andata in scena in questo ultimo scorcio di 2019 al Teatro Puccini, a Firenze, e si è avvalsa di attori di prim’ordine, tra cui spicca il grande Riccio accanto all’immancabile Gaia Nanni. Un grande spettacolo di varietà, pieno di invenzioni, che non può fare a meno di stupire e coinvolgere.

Firenze, 31 dicembre 2019

Serrature

Articolo di Massimo Acciai

Alessandro Riccio si dimostra ancora una volta un ottimo attore e autore teatrale con questo nuovo lavoro, Serrature, in cui è affiancato da altri validi colleghi quali Amerigo Fontani, Vania Rotondi, Piera Dabizzi, Francesco Gabbrielli e Marco Santi. I personaggi ruotano tutti attorno al protagonista, Giulio, architetto, interpretato dal versatile Riccio: un protagonista che vive letteralmente al centro della scena e della vita di amici, colleghi e della moglie ossessionata dalla linea. Giulio è il punto di riferimento di tutti, si sposta fulmineo da un settore all’altro delle scene in cui è suddiviso il palco, per tutti ha la parola giusta: ma a un certo punto il meccanismo si inceppa e il povero Giulio perde il contatto con la realtà. Impazzisce. La psicologa Galigaris cercherà di aiutarlo, portando alla luce il motivo recondito scatenante della crisi.

Una commedia amara per certi aspetti, anche se si ride molto, che ci fa riflettere sul mondo moderno che ci vorrebbe tutti dei Superman immuni da qualsiasi kriptonite.

Firenze, 26 gennaio 2019