Amore, sesso e prostituzione

di Massimo Acciai Baggiani

calamandrei sesso 2Immaginiamo degli alieni che provengono da un lontano esopianeta per studiare la Terra e i suoi abitanti umani. Immaginiamo anche che questi alieni si riproducano in modo asessuato – per mitosi o magari per clonazione – e che non abbiano mai osservato prima la riproduzione sessuata. Sarebbe per loro una scoperta straordinaria, incomprensibile, magari anche un po’ disgustosa… non si capaciterebbero del perché di tante complicazioni. Il sesso infatti, osservato un punto di vista esterno, segue delle regole piuttosto assurde e antieconomiche: ha una sua logica, certo, ma a vantaggio della specie e non del singolo individuo, ridotto parrebbe a strumento nelle mani di Madre Natura.

Come tutti, anch’io mi sono interrogato sui misteri del sesso, scoprendo ben presto che questo è una cosa ben diversa dall’amore: ci può essere l’uno senza l’altro, cosa piuttosto evidente anche se molti continuano a confondere i due concetti. Molte delle mie riflessioni le ho ritrovate nel saggio di Sergio Calamandrei Perché si fa poco sesso – volume numero 2 del più ampio Progetto Sesso Motore[1] – esposte in modo chiaro e sistematico, in una prosa chiara e scorrevole. Calamandrei si rifà alla psicologia evoluzionistica, con alcuni apporti personali quali la Teoria del Primo Sguardo, la Teoria del Giorno Giusto e la Teoria della Povertà Sessuale: frequenti sono i riferimenti, in nota, a seri studi scientifici a riprova delle affermazioni riportate. Affermazioni che possono certo non piacere ad alcuni, coloro che hanno un’idea più “romantica” e meno materialistica del rapporto di coppia.

Le cose in realtà sono piuttosto crude: la finalità comune inconscia di uomini e donne è quella di trasmettere i propri geni ad una discendenza più numerosa possibile. Diverse sono le strategie adottate dai due sessi per il comune scopo, perché diversa è la biologia e il ruolo nella riproduzione e nella società. Per quanto riguarda gli uomini e le donne primitivi si trattava di un meccanismo istintivo, iscritto nei geni, mentre per i loro discendenti moderni è un rimasuglio inconscio, frutto di milioni di anni di evoluzione. Le pagine di Calamandrei spiegano bene molti fenomeni “misteriosi” quali la gelosia, il tradimento, la monogamia e la prostituzione, in modo spassionato e brutale, mettendo però in guarda dalle eccessive semplificazioni della psicologia evoluzionistica (“le donne sono tutte puttane, gli uomini tutti porci”). Interessante anche il riferimento al libro di Giulio Cesare Giacobbe[2] sulla fedeltà nella coppia, in particolare del passo che mi ha sempre lasciato perplesso in cui l’autore elogia l’infedeltà sia maschile che femminile in nome di una biologica propensione alla poligamia della razza umana (soprattutto della parte maschile): le corna non fanno piacere a nessuno, penso che al di là delle teorie sul Bambino, l’Adulto e il Genitore (Analisi Transazionale) lo stesso Giacobbe potrebbe pensarla diversamente se trovasse sua moglie a letto con un altro uomo…

Le cose sono sempre più complesse di qualsiasi teoria.

Personalmente mi trovo abbastanza d’accordo con Calamandrei, con alcune riserve. È senz’altro vero che l’uomo, anche se sposato, ricerca “avventure” con altre donne attraenti (ma anche poco attraenti[3]) obbedendo inconsapevolmente all’imperativo di fecondare più donne possibili, ma è anche vero che l’uomo innamorato davvero di una donna non sarà interessato ad altre donne perché l’idea di far soffrire la sua compagna lo ripugnerebbe. Dall’altra parte è vero anche che vi sono donne infedeli – anche se la donna investe di più nei rapporti a lungo termine – ma sicuramente queste non sono innamorate del loro uomo. Stesso discorso vale per i rapporti omosessuali, di cui Calamandrei non fa menzione, in cui c’è statisticamente più promiscuità rispetto ai rapporti etero: quando c’è l’amore penso che anche lì ci sia fedeltà, e comunque la psicologia evoluzionistica non spiega l’infedeltà omosessuale visto che in quel caso la riproduzione non entra in gioco.

Sesso e amore: due cose ben diverse. L’amore può essere anche platonico, il sesso può essere anche violenza e disprezzo dell’altra persona. L’uomo moderno si porta dietro il cervello primitivo dei propri antenati primati, dominato da istinti bestiali che l’uomo di oggi deve a propria volta dominare. L’uomo non è una marionetta: è dotato di libero arbitrio, può “disobbedire” alla biologia se sceglie di farlo (c’è chi fa voto di castità, chi fa sesso senza scopo procreativo – anzi oggi questo è senza dubbio il più frequente). La lettura del saggio di Calamandrei lascia la vaga l’impressione che l’uomo e la donna siano schiavi dei propri istinti ancestrali: per alcuni è senz’altro così, ma nella maggioranza dei rapporti entra in gioco anche il cervello e il cuore e non solo gli organi riproduttivi, così almeno voglio sperare.

È vero che l’Inconscio non ha avuto ancora il tempo di adattarsi al mondo moderno, rimanendo legato a scenari antichi di centinaia di migliaia di anni, ma la mente razionale continua ad evolversi, per fortuna, e la società pure. Nel futuro probabilmente il sesso sarà privo di stress perché l’uomo avrà trovato un equilibrio che oggi non ha: “al cuore non si comanda” e probabilmente l’istituzione matrimoniale sarà obsoleta e dimenticata. Al matrimonio Calamandrei dedica alcune pagine in appendice[4], tratte dal suo romanzo Indietro non si può, dandone un’immagine tutt’altro che attraente: a queste pagine vorrei rispondere con una citazione da un romanzo collettivo da me curato (la parte citata l’ho scritta io):

«Roba da matti» concluse Fabio scuotendo la stesa. «Io non credo che mi sposerò mai.»

«Perché?» domandò Marijus.

«Perché non ne vedo il motivo. Se amo una persona e lei ama me è sufficiente, che bisogno c’è di ufficializzare la cosa? Come posso prometterle davanti a Dio o alla legge di amarla per sempre? Non dipende né da me né da lei: le persone cambiano, i sentimenti si spengono. Magari dopo qualche anno non ci sopportiamo più e allora giù altri soldi per divorziare, con avvocati e rogne varie, senza contare le spese per il matrimonio. L’amore deve essere libero, senza legami. Meglio allora il matrimonio “raeliano”, in cui ci si promette di lasciarci da amici una volta che l’amore è finito, e poi ognuno per la sua strada.»

«Cosa vuol dire “raeliano”?» domandò Elia, un po’ scandalizzato.

«Si riferisce a quella buffa religione creata da Rael, quel francese furbone che si fa mantenere dai suoi adepti in vista della venuta degli alieni con cui dice di essere in contatto e che afferma essere i creatori della vita sulla Terra. Sono simpatici anche se un po’ fuori di testa. Praticano il libero amore.»[5]

Calamandrei spiega l’invenzione del matrimonio (probabilmente da parte delle donne) come prova della volontà del partner di impegnarsi nella relazione monogama: se un uomo arriva a sposarsi deve essere veramente innamorato (lasciando perdere i matrimoni d’interesse e di stato, e quelli imposti dai genitori)!

Ormai le consuetudini sociali hanno privato il matrimonio di questo significato originario: un tempo il matrimonio veniva imposto, oggi è più libero ma non garantisce affatto né la fedeltà (la ostacola e basta) né che l’amore, magari presente al momento del fatidico “sì”, non venga poi meno in futuro per cause indipendenti dal marito o dalla moglie. Al cuor non si comanda. Ribadisco che quando un uomo e una donna sono davvero innamorati allora sono assolutamente fedeli, ma non ho mai detto che l’amore sia per forza eterno!

L’amore quindi è una fregatura in quanto non dà nessuna garanzia per il futuro.

Se il problema fosse solo il sesso allora il mondo sarebbe senz’altro più semplice: se non riesci a trovarlo gratis puoi sempre pagarlo! (cosa che non si può fare con l’amore…).

Qui si apre un interessantissimo discorso sulla prostituzione, argomento ben sviscerato da Calamandrei nel capitolo Il mestiere più utile del mondo.[6] A parte la prostituzione minorile e i casi in cui il “mestiere” non è una libera scelta ma un’imposizione (le statistiche ci dicono che in Italia su 70.000 prostitute “solo” 10.000 sono costrette[7]… che sono comunque troppe!), da condannare senza riserve, concordo anch’io sul fatto che se una donna (o un uomo) sceglie di vendere il proprio corpo è liberissima/o di farlo, e che la prostituzione svolge un’importante funzione sociale garantendo comunque il diritto al sesso a chi non può accedere a quello gratuito (perché troppo brutto, vecchio o problematico… quelli che Calamandrei definisce “proletari del sesso”), e quindi come valvola di sfogo (ma ci sono anche altre possibili valvole di sfogo…). A me personalmente non interessa il sesso disgiunto dall’amore (o quanto meno da una qualche forma di affetto), ma è una mia personale scelta: rispetto chi la pensa diversamente, non ritengo affatto che ci sia qualcosa di degradante – se fatto tra adulti consenzienti – e se la prostituzione è fatta per necessità economiche ritengo che sia ugualmente disdicevole rispetto allo sfruttamento di un qualsiasi precario costretto a lavorare per pochi spiccioli[8]. La prostituzione dovrebbe sempre essere una libera scelta, mai spinta dal bisogno o peggio ancora dalla violenza: la criminalità che gira intorno a questo mestiere dovrebbe essere combattuta duramente. Tra le quattro posizioni che i governi possono assumere nei confronti del fenomeno – proibizionismo, abolizionismo (come in Italia), legalizzazione e decriminalizzazione[9] – io sostengo sicuramente quest’ultimo, anche se non ricorrerei mai al sesso mercenario (ma non condanno chi lo fa). Il resto è bigottismo e ipocrisia.

Concludo con una riflessione personale, su un altro tema non toccato da Calamandrei: la contraccezione. Nella preistoria era importante fare molti figli perché alta era la mortalità infantile, e comunque il pianeta Terra era ben lontano dalla sovrappopolazione. Oggi le cose sono diverse: siamo già troppi al mondo, la riproduzione non va incoraggiata (come fanno certe religioni anacronistiche) ma piuttosto regolamentata attraverso una responsabile educazione sessuale che dovrebbe iniziare fin dalle scuole medie (ormai i ragazzini sono molto precoci) e diffusa soprattutto nel Terzo Mondo, diminuendo anche là la mortalità infantile e in parallelo la natalità. Fare un figlio non dovrebbe essere una “libera scelta” dei genitori ma bisognerebbe considerare innanzitutto il bene dei figli stessi, se è possibile offrire loro una vita dignitosa o se li si condanna a morire di fame per un capriccio momentaneo dei genitori libidinosi. Insomma, per dirla con Fabrizio De André ne Il testamento di Tito:

Non commettere atti che non siano puri, cioè non disperdere il seme…
Feconda una donna ogni volta che l’ami così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce ed il figlio rimane e tanti ne uccide la fame.
Io forse ho confuso il piacere e l’amore ma non ho creato dolore.

Firenze, 16 brumaio ’28 (7 novembre 2019)

Bibliografia

  • Acciai Baggiani M., Milella F. (a cura di), Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Calamandrei S., Perché si fa poco sesso, Tricase, Youcanprint, 2014.
  • Giacobbe G.C., Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia, Firenze, Ponte Alle Grazie, 2014.

Note

[1] Comprendente i romanzi gialli L’unico peccato e Indietro non si può, il già citato Perché si fa poco sesso, la raccolta Il mestiere più bello del mondo e altri racconti, gli Assaggi gratis e il blog http://sessomotore.wordpress.com.

[2] Giacobbe G.C., Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia, Firenze, Ponte Alle Grazie, 2014.

[3] Harry: Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.

Sally: Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?

Harry: No, di norma vuole farsi anche quella. (dal film Harry ti presento Sally)

[4] Calamandrei S., Perché si fa poco sesso, Tricase, Youcanprint, 2014, pp. 141-143.

[5] Acciai Baggiani M., Milella F. (a cura di), Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019, pp. 24-25.

[6] Calamandrei S., op. cit., pp. 113-123.

[7] Calamandrei S., op. cit., p. 120.

[8] Luciano De Crescenzo anzi riteneva semmai più degradante la “prostituzione” intellettuale rispetto alla vendita di una parte del corpo meno “nobile” rispetto alla mente…

[9] Calamandrei S., op. cit., p. 116.