Un anno che passerà alla storia

Di Massimo Acciai Baggiani

Non c’è alcun dubbio che questo 2020 (“anno bisesto, anno funesto”) sarà ricordato come l’anno del Covid, così come non c’era dubbio che questo evento di portata mondiale avrebbe ispirato gli scrittori e artisti di tutti i generi. Chi infatti meglio di uno scrittore può raccontare gli stati d’animo di chi quest’epoca l’ha vissuta in prima persona? Chi può trovare le giuste parole per un evento che mette a dura prova chi vuol raccontarlo senza cadere nella retorica?

Di libri sul Covid-19 ne sono già usciti diversi, mentre scrivo in questo inizio di autunno – quando, se non dalla pandemia, siamo almeno usciti dal lockdown – e così di antologie a tema cominciano a riempirsi gli scaffali. Quella di cui voglio parlare in questo articolo – a cui ho partecipato anch’io con un mio testo scritto a marzo, in piena quarantena – presenta molti aspetti interessanti. Racconti ai tempi del coronavirus, edito da Booksprint edizioni ad agosto, raccoglie le testimonianze di 239 autori che in 638 pagine hanno composto un mosaico molto variegato di come quest’evento epocale ha inciso nella vita degli italiani. Si tratta quindi di storie vissute – con alcune eccezioni di storie fantasiose, come quella dell’amico Carlo Menzinger – che parlano di vite stravolte, paure, eroismi, fragilità e resilienza: insomma un prezioso documento per i posteri che sarebbe interessante riesaminare tra qualche anno, ma che è utile leggere anche adesso che nel Covid ci siamo ancora dentro.

Da poco il numero dei decessi nel mondo è diventato a sette cifre, mentre in Italia i numeri stanno salendo dopo i minimi raggiunti in estate. Colpa dell’allergia degli italiani verso le regole? Di negazionisti e complottisti? Di una gestione “all’italiana” dell’emergenza? Oppure ci troviamo davanti a un nemico contro il quale non ci sono misure realmente efficaci? E i vaccini, saranno davvero la soluzione? Saranno sicuri? Gli storici del futuro potranno vederci meglio di noi, che stiamo vivendo questa situazione dall’interno e difettiamo del distacco necessario. Anche a loro consiglierei la lettura di questo libro, voluminoso e, direi, esaustivo sui diversi atteggiamenti che i miei connazionali hanno adottato nei mesi della reclusione, quando si poteva uscire di casa solo in certi casi e con l’autocertificazione.

Da un punto di vista stilistico e letterario, i racconti-saggi (alcuni veri e propri articoli giornalistici) sono quasi tutti di ottimo livello. La “squadra” messa insieme da Vito Pacelli, curatore dell’opera, per raccontare il lockdown è ovviamente molto eterogenea: uomini, donne, giovani, meno giovani, mamme, single, meridionali, settentrionali, lavoratori, disoccupati… insomma di tutto e di più, ognuno con la sua voce, il suo vissuto, i suoi problemi, le sue soluzioni. Tutti accomunati da un sentimento di viva preoccupazione ma anche di speranza: la speranza che questa crisi mondiale ci insegni ad essere migliori, più attenti alle sorti del pianeta, più rispettosi del prossimo, più consapevoli nel vivere i nostri giorni, senza dare per scontata la “libertà” di cui godevamo “prima”.

Questo libro è utilissimo per chi vorrà studiare il fenomeno Covid in Italia, da un punto di vista sociologico e psicologico, ma anche per il lettore non specializzato: è una storia che coinvolge anche lui, a cui nessuno può restare indifferente.

Firenze, 10 ottobre 2020

Bibliografia

AA.VV., Racconti ai tempi del coronavirus, Booksprint, 2020.