La vera religione

Di Massimo Acciai Baggiani

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Foto di Patrizia Beatini

Prevedo che questo articolo sarà frainteso e farà incavolare molti fra i lettori ma, siccome generalmente il parere degli altri non è vincolante per la mia scrittura (nei limiti della legge, ovvio), io lo scrivo lo stesso e poi ciascuno rimarrà molto probabilmente della propria idea. Il mio scopo non è quello di convincere nessuno, ma solo di chiarire agli altri (e anche a me stesso) il mio punto di vista sulla religione; assolutamente NON sulle singole persone che abbracciano (o dichiarano di abbracciare) una certa religione, io giudico gli altri in base alle azioni e alle parole individuali.

L’idea che ciascuno consideri la propria l’unica “vera” religione, verrebbe da dire che è antica come l’uomo. Invece no. I popoli antichi di solito erano molto tolleranti in fatto religioso: ognuno adorava i propri dèi ma rispettava quelli altrui, i quali spesso venivano anzi inglobati in altre religioni sotto altri nomi, e per non offendere nessuna divinità (non si sa mai) ci si asteneva dal perseguitare chi aveva un pantheon diverso, almeno non dal punto di vista religioso. I romani, sanguinari e barbari, erano però aperti ad altri culti (Mithra, Iside, eccetera…): quelli che non potevano tollerare erano i cristiani, perché a ben guardare erano i primi a non tollerare gli altri (come avrebbero poi tristemente dimostrato non appena preso il potere).

Una volta mi è capitato tra le mani un libretto edito dai testimoni di Geova, intitolato L’uomo alla ricerca di Dio. In questo trattatello vengono passare in rassegna le religioni più diffuse al mondo, in ordine cronologico (induismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, scintoismo, ebraismo, cristianesimo, islam, per finire naturalmente con l’ “unica vera” religione: quella approvata da Geova). L’anonimo autore del libretto (chissà perché tutta la letteratura geovista è anonima…) stabiliva all’inizio i criteri per poter definire una religione “vera” e rigettare le altre, degne della distruzione finale di Armageddon – nel tipico stile apocalittico che tanto piace a questa setta. Prendendo spunto da questo libretto mi ripropongo qui di fare pure io una disamina delle varie religioni con cui sono venuto a contatto, come studioso autodidatta di credenze umane (dal punto di vista antropologico, filosofico e letterario), prendendo in considerazione anche le religioni “nuove” e stabilendo alcuni criteri su cui dare una valutazione personale.

  1. La guerra

La prima cosa su cui mi interrogo è come la religione in questione si pone davanti alla guerra. Viene giustificata? Viene addirittura incoraggiata? Una religione degna del mio rispetto naturalmente pone un netto rifiuto a questa follia umana – la più grande che si possa concepire. Qui già cadono tutte le religioni monoteiste antiche (l’ebraismo, l’islam…). Il cristianesimo merita un discorso a parte visto che nei vangeli c’è una ferma condanna della violenza, ma non dimentichiamo che Gesù era ebreo, non cristiano, e che le varie chiese cosiddette “cristiane” hanno sempre benedetto i vari massacri di turno, fino a tempi recentissimi. Solo con gli ultimi pontefici c’è stata una presa di posizione contro la guerra, peraltro timida e inascoltata dai cosiddetti “cristiani”: pensiamo che meno di un secolo fa il clero andava a braccetto col fascismo…

«Noi però condanniamo la guerra» diranno i testimoni di Geova «anzi siamo andati in prigione e nei lager per esserci rifiutati di fare il servizio militare!» Sì, bravi ragazzi, però giustificate il genocidio compiuto dagli ebrei dell’antico testamento nei confronti dei cananei (approvato dagli ebrei moderni, gli stessi che deplorano la shoah), a cui erano andati ad invadere la terra, e aspettate con ansia la battaglia di Armageddon, in cui non vedete l’ora di veder perire tra atroci tormenti tutti quelli che non la pensano come voi. No cari, neppure voi siete uomini e donne di pace.

Riguardo alla guerra perfino una religione “insospettabile” quale quella induista (che poi è un insieme di culti diversi accomunati dall’essere nati in India e di avere le stesse divinità che poi sono una sola), una religione vegetariana, tutta sorrisi, rassegnazione, canti, non violenza gandhiana, eccetera… ha alla base un testo, il Mahabharata (e in primis la Bhagavad-Gita), che è un autentico invito alla battaglia, allo sterminio, in nome di un totale disprezzo del mondo materiale (e quindi della vita). Quindi no, non ci siamo nemmeno qui…

Il buon Raël predica spesso la pace, ma i “suoi” elohim (gli alieni che afferma di aver incontrato e che avrebbero creato l’umanità grazie all’ingegneria genetica) sono tutt’altro che pacifici: non sono altro che una rivisitazione fantascientifica dei personaggi biblici, quindi si rimanda alle religioni monoteiste anche se i raeliani affermano di rappresentare una terza via contrapposta al creazionismo e all’evoluzionismo.

Che dire della posizione di Ron Hubbard, creatore di Scientology, riguardo alla guerra? Beh, non occorre leggere Dianetics o i suoi libri di carattere “religioso”: basta leggere i suoi romanzi di fantascienza. Hubbard è un americano di destra, e con questo ho detto tutto.

Pare che quelli contrari alla guerra – nella teoria e nella pratica – siano i buddisti e i pastafariani…

  1. La sessualità e l’orientamento sessuale

Una religione degna di rispetto non discrimina gli omosessuali, i trans, i bisessuali o chiunque abbia gusti sessuali diversi dal canonico rapporto etero. Una vera religione non obbliga neppure le persone a sposarsi, né lo vieta: in altre parole non si immischia nella vita privata dei fedeli, là dove questi non facciano del male a nessuno. Se esistesse un dio, certo non sarebbe un guardone che spia cosa succede nelle camere da letto, nei prati, o in qualsiasi altro luogo dove si consumi un rapporto sessuale: penso che se esistesse un dio, non gliene potrebbe fregare di meno, altrimenti avrebbe creato solo etero.

Detto ciò, guardiamo in dettaglio le varie fedi. Purtroppo bisogna notare che sono poche quelle che non danno precetti al riguardo, lasciando libertà in un campo dove secondo me tutto dovrebbe essere ammesso (purché tra persone adulte e consenzienti). Sulle religioni monoteiste non apro nemmeno il discorso, sarebbe superfluo[1]: i preti sono sessuofobi in pubblico e, nel peggiore dei casi, pedofili nel privato. Restano i raeliani, i pastafariani e i buddisti tra i sostenitori dell’amore libero; anzi i raeliani forse lo sono fin troppo ma, se a uno sta bene portare le corna, chi sono io per giudicare?

  1. Denaro

Una religione degna di rispetto è gratuita. Non c’è da pagare nulla. È aperta anche a chi non ha un soldo. Che poi vi siano da pagare le bollette della chiesa, del tempio o dell’istituto religioso di turno è un’altra cosa: per quello c’è il contributo volontario dei fedeli, in base a ciò che possono (o vogliono) donare. Il centro del culto non è il denaro. Questo vale per la quasi totalità delle fedi mondiali.

C’è una religione invece che ha messo al centro la pecunia, facendone quasi una divinità a parte: scientology. Prima di fondarla, Ron Hubbard dichiarò, in tempi non sospetti, che chiunque volesse guadagnare rapidamente un milione di dollari non aveva da far altro che creare una nuova religione. I fatti gli hanno dato ragione.

Dall’altra parte abbiamo il “comunismo” delle prime comunità cristiane, poi riproposto nei vari ordini religiosi (francescano, benedettino, eccetera). Peccato però che la chiesa cattolica non abbia dato seguito al messaggio di povertà e umiltà del primo cristianesimo e ribadito dal “poverello d’Assisi”. Per quanto mi riguarda il denaro non è né lo “sterco del diavolo”, né un fine: è semplicemente un mezzo che va usato saggiamente e in modo non egoistico. L’avidità è lontana da qualsiasi idea di spiritualità.

  1. Proselitismo

Una religione degna di rispetto non ha bisogno di fare proselitismo; per meglio dire, non è il suo scopo. Non mira a fare numeri. Non mira a “convincere” o a “convertire”. È piuttosto una proposta che può essere accolta o rifiutata, senza la minaccia di punizioni divine o karmiche. Senza insistenza. Personalmente sono contrario anche al lavaggio del cervello che i genitori fanno ai figli in materia religiosa: i bambini vanno lasciati liberi, devono pensare alle cose da bambini non a quelle degli adulti, imposte dagli adulti. Un bambino non comprende la complessa dottrina di un testo religioso; sceglierà quando sarà grande e avrà gli elementi per decidere per conto suo se e quale religione seguire, eventualmente.

La storia delle religioni monoteiste invece è piena di proselitismo fatto con la spada (vedi il tema della guerra) o con la violenza psicologica, col plagio delle giovani menti. È sbagliato, anche se fatto con le migliori intenzioni. Cristianesimo e islam hanno fatto autentiche carneficine per contendersi le “anime”: gli ebrei non fanno proselitismo in quanto ebrei si nasce, non si diventa. È un fatto etnico. Però l’ebraismo viene imposto ai figli, i quali subiscono disgustose mutilazioni in nome del dio cruento della torah. Anche questo è sbagliato, così come quello che i musulmani, compresi quelli “moderati”, fanno ai loro figli e soprattutto alle loro figlie.

Nel buddismo che pratico io, ossia la variante italiana della Soka Gakkai, per fortuna non esiste questa imposizione sui bambini, e anche shakubuku – termine che indica la diffusione del buddismo di Nichiren Daishonin – viene portato avanti senza l’insistenza dei testimoni di Geova: io personalmente lo intendo come un semplice parlare di buddismo a chi lo richiede espressamente, ma soprattutto farlo “con la propria vita”, con i fatti più che con le parole (un buddista che parla di compassione e di saggezza e poi fuma, si ubriaca e vota Salvini cade in un vistoso ossimoro…).

  1. Libertà

L’ho messo per ultimo ma in realtà è il criterio più importante, che ingloba tutti gli altri. Una religione che nega la libertà individuale non è una religione: è una prigione, uno strumento di schiavitù del Potere, una dittatura, una cosa atroce. L’islam ha fatto della servitù il suo pilastro fondamentale (islam in arabo significa “sottomissione, abbandono, consegna totale di sé a Dio”) ma non è l’unica: anche nelle altre due religioni “del Libro” l’obbedienza è una virtù. Pure Krishna richiede sottomissione totale, altrimenti sono dolori. Vedi anche il mio articolo sui guru. È difficile in effetti trovare una divinità che lascia liberi i propri adoratori (fa eccezione il “Prodigioso Spaghetto Volante” del pastafarianesimo… ma quella è dichiaratamente una parodia di religione monoteista, non viene presa sul serio nemmeno dagli stessi pastafariani).

Il tema della libertà è molto complesso e delicato, non si può certo esaurire in poche parole. Chi può dirsi davvero libero? Tutte le religioni parlano di libero arbitrio, ma poi l’uomo sembra più una sorta di burattino nelle mani del Grande Burattinaio. Eppure la schiavitù non piace a nessuno, almeno in teoria: né da parte di altri uomini o donne, né dalle proprie paure, limiti o malattie.

Trovo straordinario che una religione nata in India oltre venticinque secoli fa – il buddismo – già mettesse al centro la libertà, mentre tutto intorno regnava la schiavitù. La buddità viene descritta infatti come uno stato di “assoluta libertà”. Da anarchico quale sono questa cosa mi trova del tutto d’accordo.

  Guerra Sessualità libera Denaro Proselitismo impositivo Libertà
Testimoni di Geova F C F C
Hare Krishna F C F C
Mahikari C F
Raeliani F F F
Pastafariani C F F
Scientologisti F A C
Mormoni F C F C
Evangelici F C F C
Avventisti F C F C
Ebrei F C C
Islamici F C F C
Brahma Kumaris C
Paramahansa Yogananda C
Veri cristiani C C F
Buddisti C F F

F = Favorevoli                   C = Contrari                        A = Attaccamento

Firenze, 25 febbraio 2020

Note

[1] Discorso a parte merita il Cantico dei Cantici, contenuto nell’antico testamento: testo dedicato all’amore carnale, non necessariamente solo tra uomo e donna (come ha magistralmente fatto notare Roberto Benigni in un suo recente intervento televisivo).