Pisa Book Festival 2019

di Massimo Acciai Baggiani

Mattina fredda e nebbiosa, già invernale. Io e Carlo Menzinger ci siamo dati appuntamento alla stazione di Rifredi intorno alle otto: andremo insieme a Pisa col primo regionale. Destinazione: il Palazzo dei Congressi, dove si tiene l’edizione 2019 del Pisa Book Festival, importante fiera libraria per le case editrici indipendenti.

A Pisa ci attende un bel sole. Rimettere piede in questa città, dopo tanti anni, mi suscita una valanga di nostalgici ricordi. Qui venivo tutti i fine settimana a trovare il mio amico Francesco Felici e, in tempi più recenti, Brunetto Casini – titolare di Edistudio, casa editrice specializzata nell’Esperanto (una delle due esistenti oggi in Italia, insieme a Eva Edizioni): adesso Francesco vive in Irlanda e Brunetto è un po’ che non lo sento…

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In un quarto d’ora a piedi siamo alla sede del festival: compriamo il biglietto e ci avventuriamo tra i numerosi affollatissimi stand, riservandoci di visitarli con calma più tardi. Siamo infatti già in ritardo per l’incontro con Francesco Verso – lo scrittore più volte premio Urania – su “Come gli scrittori di fantascienza interpretano una delle grandi emergenze del nostro tempo”. Si parla di temi ecologici di scottante attualità, di apocalissi future e delle possibili soluzioni escogitate dagli scrittori (soprattutto cinesi) per scongiurarle.

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Alla fine della presentazione Carlo si mette a chiacchierare con Verso, mentre io scambio due parole con Stefano – uno dei miei ex compagni del corso di editoria che ho seguito tra il 2017 e il 2018 (e che mi ha lasciato deluso… il corso, non Stefano!) – incontrato per caso. Passiamo poi allo stand del Collettivo Scrittori Uniti, fondato dall’amico torinese Claudio Secci che vedo per la prima volta, dopo anni di scambi tramite Internet (e diverse recensioni ai suoi romanzi): ci salutiamo calorosamente, quindi Claudio mi propone di fare una video intervista – con Federica Martina de L’isola di Skye – (si propone poi anche Carlo). Il CSU, nato nel giugno 2018, è una libera associazione di scrittori che portano insieme i loro libri nelle fiere librarie, per aiutarsi vicendevolmente: sul tavolo infatti sono disposti moltissimi libri di vari generi letterari, pubblicati da varie case editrici. Non possiamo che augurare a Claudio e ai suoi compagni scrittori grande successo!

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Davanti allo stand del CSU c’è quello di Arpeggio Libero, editore lodigiano con cui ho pubblicato, nell’ormai lontano 2014, la raccolta di racconti scritti a quattro mani (con Lorenzo Spurio) Apologia del perduto. Si trattava di racconti su temi borderline, piuttosto lontani dal mio genere. È un po’ che non ci sentiamo: è un piacere passarli a salutare. Si ricordano bene di me, per fortuna… Sarà l’occasione per organizzare una nuova presentazione a Firenze, in futuro. Con l’occasione facciamo anche la conoscenza di un loro prolifico autore, Antonio Borghesi.

A questo punto io e Carlo ci separiamo, per ritrovarci poi a pranzo nell’area ristorazione in un tendone all’aperto. Al tavolo con noi, tra gli altri, c’è Paolo Ciampi, giornalista e scrittore nostro concittadino, a cui parlo del mio “trittico” sulle memorie (Radici, Cercatori di storie e misteri e, nel 2020, il terzo capitolo ancora senza titolo). Anche il Ciampi ha frequentato la narrativa di viaggio, quindi è interessato a questo nostro progetto editoriale; è un tipo cordiale, alla mano. Accanto a Carlo siede, invece un altro autore rifredino come noi, Massimiliano Scudeletti.

Dopo pranzo facciamo un giro insieme tra gli stand degli editori, prima che Carlo vada a sentire gli incontri con Marco Vichi, presentato da Leonardo Gori, con Paolo Ciampi, presentato dall’editore Luca Betti e con Vanni Santoni (che sarà ospite del GSF martedì prossimo), presentato da Gaia Rau e Alberto Casadei. Di editori ce ne sono moltissimi e molto vari; da quelli più noti a quelli più piccoli e di nicchia. Varia è anche la provenienza geografica: molti sono toscani ma ve ne sono anche dal nord, dal sud e dalla Capitale. C’è perfino un editore còrso, con sede ad Ajaccio, con cui scambio due parole, rammaricandomi della non esistenza di un corso di còrso in italiano (solo un Assimil in francese che ho studiato anni fa…). Al banchino di Ediciclo, di Portogruaro, saluto un’altra ex compagna del suddetto corso per redattori (ma neanche lei è assunta fissa), mentre a quello di Carmignani mi danno notizie di Greta, altra ex corsista, e di Emanuele Martinuzzi, il mio amico poeta di cui hanno pubblicato un libro tempo fa.

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Narrafood, con i suoi libriccini abbinati a bustine di tè, da leggersi nei cinque minuti necessari all’infusione, mi è sempre piaciuta per l’originalità dell’idea. Interessante è stato anche l’incontro con Franco Del Moro, responsabile della rivista Ellin Selae, di cui ho ascoltato un cd di musica in stile Mike Oldfield anni Settanta: anche lui lo incontravo di persona per la prima volta, ho trovato con lui una certa affinità di gusti musicali e letterari. L’occhio mi è caduto su un cd esposto, col titolo in Esperanto di Serenakoro (in realtà in Esperanto andrebbe scritto staccato, ma è una grafia voluta): Franco non parla la lingua di Zamenhof ma la conosce e ne condivide gli ideali. Gli manderò un articolo sulla letteratura esperantista, da pubblicare sulla sua testata. Altra cosa che ci accomuna è l’amore per la montagna, in particolare per le Dolomiti – dove sono solito trascorrere le mie vacanze estive: conosce bene Sappada e si è dichiarato disposto a pubblicare il libro che ho intenzione di scrivere sulla nota cittadina friulana. Lui invece abita dalle parti di Agordo, nel bellunese (dove si trovava Sappada fino a un paio di anni fa).

artificinaL’ultimo incontro interessante della giornata, prima di riprendere la via di casa, è proprio con Francesco Verso, incontrato al nostro arrivo stamani: il cerchio si chiude. Con lui parlo di fantascienza non anglofona (quella ingiustamente ignota al grande pubblico) e del suo progetto editoriale Future Fiction, attraverso il quale propone ai lettori italiani opere tradotte da ben otto lingue (tra cui cinese, il russo, il portoghese, eccetera…) appartenenti a quel filone nato negli anni Ottanta che va sotto il nome di “cyberpunk”. L’argomento mi interessa molto: mi offro di recensire un’antologia bilingue di racconti cinesi (ArtifiCina) di cui mi dona una copia. Da parte mia gli parlo della fantascienza in Esperanto, suscitando a mia volta il suo interesse. Gli consiglio di leggere La lingua fantastica, a cura di G. Cappa (Keltia, 1994) – ormai un classico per i profani che voglio avvicinarsi alla SF in questa lingua – quindi ci stringiamo la mano promettendoci di restare in contatto.

In giro tra gli stand sono numerosi, gli incontri. Salutiamo l’autore fantascientifico pluripremiato Lukha B. Kremo, Carlo saluta il direttore della rivista l’Indiscreto, Francesco D’Alia, e si intrattiene con l’autrice Rosa Belladonna, ora impegnata in lunghi viaggi per la stesura del suo prossimo libro.

Sul treno di ritorno io e Carlo ci mostriamo a vicenda il nostro “bottino”: lui ha comprato diversi libri su tematiche “apocalittiche” (argomento su cui sta scrivendo in questo periodo, vedi anche Apocalissi fiorentine – la sua raccolta di racconti uscita recentissimamente con Tabula Fati). È stato senza dubbio un viaggio proficuo per entrambi.

Firenze, 20 brumaio ’28 (11 novembre 2019)

Nuove avventure per Gisèle

Di Massimo Acciai Baggiani

occhi lucidiIn A piedi nudi abbiamo fatto la conoscenza con Gisèle quattordicenne: abbiamo imparato ad amare questa ragazzina dal carattere forte, indipendente, bersaglio di persone senza scrupoli che le hanno ucciso il padre; siamo stati in ansia per lei, avremmo voluto proteggerla, abbiamo sudato freddo. Adesso Gisèle è cresciuta: è una splendida ragazza di diciassette anni che non ha perso però l’irrequietezza del primo romanzo né la propensione a fare di testa propria e ad attirare guai di ogni sorta. In Occhi lucidi, sequel di A piedi nudi e secondo romanzo di quella che si appresta a diventare una saga a tutti gli effetti, l’autore Claudio Secci racconta le nuove vicissitudini della nostra eroina, di nuovo braccata dai perfidi Théophane e Odilon, che la vogliono morta, e stalkerata tramite cellulare da un misterioso individuo e, nella vita di tutti i giorni, da Marc, ossessionato da lei nonostante i continui rifiuti. Riuscirà a cavarsela ancora una volta e a ritrovare la serenità accanto a Josephine, la madre adottiva affetta da un male incurabile che potrebbe guarire grazie all’amore della figliastra?

Il romanzo è pieno di suspense e colpi di scena: ti tiene incollato dalla prima all’ultima pagina. È un libro che trovo molto cinematografico: ne verrebbe fuori un bel thriller, come prometterebbe anche il bel booktrailer che dà un volto – e che volto! – alla nostra Gisèle. Possiamo capire il povero Marc: come non innamorarsi di lei?

Firenze, 28 marzo 2019

Bibliografia

C. Secci, Occhi lucidi, Sanremo, Leucotea, 2019.

Resettando l’umanità

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Articolo di Massimo Acciai Baggiani

È quasi impossibile essere originali nello scrivere un romanzo sul day after: il filone post-apocalittico è molto ampio e ormai inflazionato, pur continuando ad affascinare il pubblico di ogni età e latitudine. Claudio Secci con Reset è riuscito a mettere insieme un ottimo romanzo che va ad arricchire questo filone, riuscendo a emozionarci con le vicende di Tim, il protagonista e narratore in prima persona, alle prese con i problemi di sopravvivenza di un mondo “resettato” da una catastrofe astronomica: un mondo ostile, stravolto, inadatto alla vita, in cui è facile smarrire la propria umanità e abbandonarsi agli istinti più primitivi e bestiali. L’asteroide 403 Pathos giunge sulla Terra in un futuro prossimo, in un momento particolare: l’umanità è sull’orlo di una guerra mondiale che risulterebbe ancora più disastrosa dell’impatto; forse questa sciagura pare in realtà la salvezza dell’uomo che, anziché essere annientato in una guerra nucleare, riceve un necessario scossone e una seconda possibilità di ricominciare da capo. Tra i pochi sopravvissuti c’è appunto Tim, in carcere per un delitto che non ha commesso: uomo deciso, pieno di risorse, coraggio e saldi principi, viene liberato all’ultimo da un secondino pietoso e deve cavarsela con le proprie forze.

reset2.jpgL’autore ci descrive con perizia e verosimiglianza (è evidente un grande lavoro di ricerca) lo scenario del dopo impatto: terremoti devastanti, piogge acide, polveri tossiche che oscurano per anni il cielo facendo precipitare l’intero globo in un lunghissimo inverno oscuro. L’aria è irrespirabile: occorre muoversi con una maschera antigas, cercare i beni di prima necessità, difendersi dai cannibali, raggiungere un Centro di Produzione approntato dal governo per dare una chance ai sopravvissuti. Tim trova sul suo cammino degli alleati (il lupo Leg) e degli avversari temibili: riuscirà tuttavia a congiungersi con una comunità di persone civili che sopravvive in un rifugio. Dalla vita solitaria e selvaggia della prima parte del romanzo Tim passa alle dinamiche di un gruppo chiuso di persone che collaborano per far risorgere il genere umano. Non sarà facile tirare avanti fino al momento in cui le temperature risaliranno, il sole tornerà ad illuminare la terra e sarà di nuovo possibile coltivare gli orti. Dallo stato di prostrazione e disgusto per la vita, sperimentato durante il carcere, Tim ritroverà un senso alla propria esistenza e troverà perfino l’amore. La morale rispecchia quanto scritto da Ray Bradbury a chiusura di Fahrenheit 451, ossia che l’uomo non si arrende mai, è sempre pronto a rialzarsi e ricominciare per quanto sia stato duramente colpito.

reset1Il libro di Secci, scritto con uno stile essenziale e immediato – che lascia comunque spazio a riflessioni esistenziali e filosofiche, ti cattura fin dal primo capitolo e ti rende partecipe della vicenda che potrebbe riguardare l’umanità (speriamo di no) in un futuro forse neanche tanto lontano. Quindi è facile identificarsi e fare il tifo per Tim e gli altri compagni di buona volontà del Centro: una lettura che non delude e che appassiona.

Firenze, 25 ottobre 2018

Bibliografia

Secci C., Reset, Roma, Watson edizioni, 2018

Sito dell’autore: http://www.claudiosecci.it/

Altri romanzi di Claudio Secci

Inoltre Claudio Secci ha pubblicato inoltre libri a sfondo sociale presentati nelle scuole di tutta Italia.

Massimo Acciai intervista Claudio Secci

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  • Parliamo oggi con Claudio Secci, romanziere e fondatore del CSU (Collettivo Scrittori Uniti): quando e com’è nata l’idea di questo gruppo di amici scrittori che offre i propri servizi ai colleghi?

Abbiamo fondato il CSU nel mese di Giugno per portare avanti l’attività iniziata con l’associazione SEU, che a fine anno non si occuperà più di fiere. Ho voluto fortemente dare vita a questa entità perché mi sono accorto che la sinergia portata avanti dal 2014 con autori che vendevano i libri di tutti nel nostro stand era diventata sempre più importante e vincente.

  • Chi sono gli altri amici con cui hai dato vita a questa iniziativa? Com’è nata la vostra amicizia?

Gli amici che compongono il direttivo insieme a me, sono autori di esperienza che insieme hanno pubblicato oltre 40 titoli in dieci anni. Anche loro provengono dall’associazione SEU e credo di non aver potuto scegliere di meglio. Manuela Siciliani, Jessica Maccario, Massimo Procopio e Manuela Chiarottino si occupano di competenze diverse all’interno del CSU in base alle loro attitudini. Il numero dispari ci permette anche di avere sempre una maggioranza nelle decisioni più importanti in caso di disaccordo.

  • Quali servizi offre il CSU? Come si fa a richiederli?

secci3Il CSU offre spazi espositivi nelle fiere che riteniamo più interessanti in tutta Italia. I bandi di partecipazione alle fiere si trovano nel nostro sito www.scrittoriuniti.com e la nostra pagina facebook pubblica quotidianamente post di veicolamento degli autori alle fiere. Tutto lo staff è a disposizione sia telefonicamente che via email per tutte le informazioni. Un Regolamento Fiere esaustivo in ogni dettaglio spiega come ci si deve comportare in fiera, quali sono i diritti e doveri degli autori che partecipano con noi e su quale spirito si basa il nostro collettivo.

  • A quali fiere avete partecipato? Cosa avete riportato da queste esperienze?

Abbiamo già partecipato alla fiera di Cantalupa (To) e di Sestri Levante (Ge) con risultati splendidi, soprattutto in termini di partecipazione e spirito. Le piccole fiere sono quelle in cui gli autori hanno più tempo per viversi e confrontarsi. A tutti i nostri eventi noi facciamo fare interviste in streaming agli autori non soltanto per farsi conoscere da un pubblico più ampio ma per far migliorare la dialettica e l’esposizione nel presentare le loro opere.

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  • A quali fiere parteciperete?

Parteciperemo a “Nizza in Libri” (Nizza Monferrato) e “Salone della Cultura di Milano”, nei prossimi mesi. Ovviamente, noi siamo nati per il Salone del libro di Torino, quindi non appena l’organizzazione ci confermerà le modalità di partecipazione siamo già in partenza per cominciare ad organizzare la fiera alla quale siamo più affezionati e per la quale siamo più “rodati”

  • Progetti per il futuro del CSU?

Vogliamo arrivare ad essere riferimento nazionale per gli autori che non sanno con chi e come partecipare a una fiera libraria, per gli autori Self che non hanno rappresentanza editoriale e per chi vuole abbracciare questo modo di partecipare alle fiere: libero ma nel rispetto di tutti, orientato ad un coinvolgimento e arricchimento comunitario.

  • Una domanda più personale riguardo alla tua opera di scrittore: ci puoi dire qualche parola sul tuo ultimo romanzo “Reset”?

Reset è il frutto di un lavoro di tre anni che ha richiesto una ricerca immensa dal punto di vista scientifico e tecnico. E’ un thriller apocalittico dove cerco di prendere da un punto di vista nuovo il concetto di apocalisse. Con questo libro ho cercato di mettere in risalto la potenzialità dell’essere umano rispetto alle sue opportunità. Timothy Scott è sull’orlo di suicidarsi perché non riesce a sopportare una pena così lunga da scontare, oltretutto ingiustamente, e decide di farla finita. Proprio in quei giorni però la notizia che un meteorite colpirà la terra nel giro di 20 mesi gli da la forza per giocarsela alla pari di tutti gli altri esseri umani. Il motto del romanzo è “Ciò che poteva distruggerci ci ha permesso di rinascere”. Siamo in terza edizione e sono molto contento di aver affidato a Watson Edizioni la pubblicazione di questo romanzo tanto sofferto.

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