Vita e morte di Pennywise

Di Massimo Acciai Baggiani

Stephen King non è certo un autore che ha bisogno di presentazioni. Amato alla follia da milioni di lettori in tutto il mondo, e disprezzato da colleghi e critici invidiosi, è senza dubbio uno degli scrittori più prolifici e notevoli di questo secolo e di quello passato. Su di lui è stato scritto moltissimo, ma il saggio di cui intendo parlare in questa sede riguarda una sua opera in particolare: un romanzo corposo, il più lungo composto da King (se si eccettuano le serie), forse il più rappresentativo: It. Io lo lessi a diciassette anni, nell’estate del ’92, e devo confessare che, insieme ad altri suoi libri, ha influenzato profondamente gli inizi della mia carriera di scrittore. Personalmente ho omaggiato King varie volte, ne ho fatto perfino un personaggio di un mio racconto, Qualcuno bussò alla porta[1].

Grande amore e grande rispetto quindi per il “Re del brivido”. Lo stesso che condivido con Emiliano Sabadello, autore di un’analisi accurata del capolavoro kinghiano, Pennywise, edito da Toutcourt nel 2019. In circa duecento pagine Sabadello traccia una vera e propria biografia del “clown danzante” più famoso del mondo, vera icona del terrore che a distanza di tre decenni abbondanti non ha perso nulla della sua carica paurosa. A cosa deve King questo straordinario successo? Sabadello lo spiega molto bene: il romanzo tratta temi immortali quali l’amicizia, l’infanzia, il passaggio all’età adulta, il rapporto tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Tematiche che attraversano tutte le 1238 pagine dell’edizione italiana, tra continui salti temporali dagli anni Cinquanta agli Ottanta e viceversa, nella cittadina inventata di Derry (dove King ambienterà altre storie inquietanti): solo la sinergia e l’unione profonda tra i sette protagonisti del romanzo, i Perdenti, nella versione infantile e in quella adulta, riuscirà a sconfiggere un avversario che si potrebbe credere immortale e invincibile. Questo è il grande messaggio del romanzo: soli si soccombe, insieme si può affrontare qualsiasi mostro.

Può sembrare una morale un po’ semplice, ma non lo è affatto, come non dobbiamo dare per scontata mai la Realtà. Sabadello chiama a supporto della sua analisi filosofi del calibro di Hegel, Wittgenstein, Marx e il nostro Pasolini. Sabadello sbroglia gli intricati fili della trama del romanzo, seguendo con ordine i vari personaggi e gli episodi che li vedono agire. Su tutti domina la figura inquietante del Clown e delle forme paurose con cui decide di apparire di volta in volta (Sabadello compila un vero e proprio “catalogo”).

Completa questo lavoro esaustivo, che non può comunque sostituire la lettura diretta e integrale di It, un elenco ragionato delle opere di King e delle rispettive trasposizioni cinematografiche, utilissimo per i fan del nostro autore. Sabadello invita a scoprire o a riscoprire questo evergreen: a me ha fatto venire voglia di riprenderlo in mano, a distanza di quasi trent’anni, sicuro che ci troverò qualcosa di nuovo, anche alla luce di questo saggio.

Firenze, 6 settembre 2020

Bibliografia

Sabatello E., Pennywise, Roma, Toutcourt, 2019.


[1] In Cercatori di storie e misteri (Porto Seguro, 2019) e in «IF – Insolito & Fantastico» n. 23/2019 (numero non a caso tutto dedicato a Stephen King).