Il cuore verde: un romanzo sull’esperanto e sui sentimenti

Di Massimo Acciai Baggiani

Quello di Julio Baghy (1891-1967) è un romanzo semplice ma profondo. Un “romanzetto” (così lo definisce l’autore) ambientato all’indomani della prima guerra mondiale, in Siberia, dove molti prigionieri di guerra attendono di poter rimpatriare. Intanto studiano l’esperanto e scoprono un mondo nuovo, fatto di “comprensione umana”, cultura, amicizia e amore. Il cuore verde (La verda koro) esce nel 1937 ma è sempre attuale, soprattutto in questi tempi in cui la Russia è di nuovo coinvolta in una guerra spietata, stavolta dalla parte dell’oppressore. Cent’anni fa i sentimenti umani erano gli stessi di oggi: nostalgia di casa, sradicamento, speranze in un mondo migliore, senso di solidarietà con i compagni di sventura e… l’amore. I personaggi amano moltissimo, timidamente ma intensamente, romanticamente e castamente. Molti ostacoli si frappongono alle loro relazioni; ostacoli che oggi chiameremmo interculturali, e la consapevolezza di un futuro addio che viene dalle navi incaricate di rimpatriare gli ex prigionieri.

Tutto inizia in una spartana aula improvvisata nella Casa del Popolo di una cittadina siberiana, Nikolsk, dove pochi “samideani[1]” seguono le lezioni di esperanto di Paolo Nadai, un soldato ungherese. Tra di essi spiccano le figure di Iĉio Pang, un ragazzo cinese dall’animo poetico, e sua sorella Sulfloro (“Girasole”) innamorata di un soldato americano a cui dovrà poi dire addio. Notevoli anche gli altri personaggi: la giovane Marja, che deve occuparsi della madre malata e dei quattro fratellini e sorelline, l’impiegato postale Kuratov, con la sua commovente vicenda umana che lo ha avvicinato alla lingua internazionale, e molti altri verso cui non possiamo non provare simpatia e sincero affetto, tanto più che, come scopriamo nella postfazione dell’autore, si tratta di storie vere.

Ho scoperto quest’opera durante un festival esperantista: era sul tavolo della libreria che presidiavo nel mio turno, nell’edizione curata nel 1978 dall’Istituto Italiano di Esperanto, cattedra di Verona. L’ho preso in mano, l’ho sfogliato e subito me ne sono innamorato, decidendo lì per lì di acquistarlo e poi di tradurlo in italiano (spero appaia presto in volume). Penso che possa interessare anche un pubblico non esperantofono, anche se è pensato principalmente per i principianti di esperanto, con capitoli graduati che introducono via via varie nozioni grammaticali sempre più complesse: al di là dell’uso pedagogico rimane comunque un bel romanzo, con una storia che va al di là delle differenze nazionali e culturali, perché siamo tutti esseri umani e il cuore, verde o di altro colore, è sempre lo stesso.

Firenze, 27 maggio 2022

Bibliografia

Baghy J., La verda koro, Verona, Itala Esperanto Instituto, 1978.


[1] Samideano significa “compagno esperantista”, letteralmente “colui che ha la stessa idea”.