Una guerra fratricida

bes

Di Massimo Acciai Baggiani

Il mito di Caino e Abele rivive, in chiave fantasy, nella trilogia di Luigi De Rosa dedicata alla guerra tra Uomini e Nani. Entrambe le razze derivano, secondo la mitologia di Soluna (così si chiama il “mondo secondario”, per dirla con Tolkien, creato da De Rosa), da una coppia di fratelli, Thoror e Bes. Fin dai capitoli iniziali del primo romanzo, La maledizione di Bes, comprendiamo che i “cattivi” sono proprio gli Uomini, mentre quello nanico è il popolo aggredito: le nostre simpatie di lettori non possono che andare verso questi ultimi, anche se, scopriremo più avanti, non tutti i Nani sono di animo puro, così come non tutti gli Uomini sono malvagi (altro punto su ci è bene riflettere, soprattutto oggi). Ad ogni modo è sorprendente come due fratelli – l’umano Thoror e il nano Bes – abbiano avuto la stessa origine: Nani e Uomini infatti non potrebbero essere più diversi! I primi sono potenzialmente immortali (vivono comunque centinaia di anni), padroneggiano le arti magiche, vivono in una comunità unita e vagamente comunista (anche se hanno un re, tuttavia eletto dal popolo e lontano dalla figura autoritaria che ci si aspetterebbe da un sovrano). I secondi invecchiano, hanno un re crudele, sono guerrafondai e arroganti. Anche i Nani sono versati nell’“arte” della guerra, ma vi ricorrono solo per difesa, mentre gli Umani sono avidi e catturano i lontani “cugini” per schiavizzarli nelle miniere.

Ma tutto ciò è destinato a cambiare. Lo stesso Bes, il capostipite della razza nanica, ha profetizzato che il figlio di un re umano sarà un “nano” che porrà fine all’eterna guerra tra le due razze. Dal punto di vista umano invece si tratta di una “maledizione”: così è infatti vissuta dal re Aldebaran, il cui primogenito è appunto il nano Elnath, il quale sarà oggetto di odio feroce da parte del padre che lo vuole morto. I suoi perfidi consiglieri elaborano piani per mettere in atto il delitto, finché il povero Elnath – il quale ha l’unico torto di essere basso di statura – finisce come schiavo in una delle miniere del regno, insieme ai suoi “compagni” Nani. Riunito a quella che sente come la sua vera famiglia – anche se Elnath non è un vero e proprio Nano, nel senso razziale (tutti i cultori di fantasy sanno che la razza nanica non va confusa con i nani umani) – riesce a fuggire e insieme ai suoi nuovi amici, e alla Nana di cui si è invaghito, arriva sul Monte Bianco, la patria dei discendenti di Bes, dopo varie avventure. Mentre Elnath impara ad essere un vero Nano e a vincere le iniziali diffidenze dei suoi compagni, il padre snaturato si prepara alla battaglia finale con l’odiato popolo.

Luigi De Rosa, nato nel 1995, è un giovane scrittore fiorentino che vive nel mio stesso quartiere: l’ho infatti conosciuto durante la manifestazione Il libro del vicino qualche mese fa1, e sono rimasto colpito dal suo romanzo avendo scritto e pubblicato anch’io un romanzo appartenente a questo genere2. La maledizione di Bes è un fantasy piuttosto convenzionale, con creature fantastiche già presenti nella mitologia nordica da cui De Rosa – esperto nella materia – attinge a piene mani come già Tolkien prima di lui: Nani, draghi, goblin, eccetera. Già in Tolkien le varie razze che popolano i mondi secondari non vanno propriamente d’accordo: nella saga di Soluna l’odio è particolarmente marcato, così come la crudeltà del re Aldebaran e dei suoi consiglieri. Lo stile è avvincente e maturo, considerando anche la giovane età dell’autore: curiosi i toponimi ripresi da luoghi realmente esistenti, trasportati in un mondo del tutto fantastico (la città di Ivrea, il Monte Bianco…). Manca il contorno linguistico tanto caro a Tolkien (sono presenti sono pochi accenni a parole naniche) e l’aspetto geografico è piuttosto abbozzato: in compenso l’intreccio prevale sull’aspetto bellico (che non ho mai apprezzato in letteratura, e che pure è il piatto forte del genere) e alcune invenzioni di De Rosa – come ad esempio il “calderone delle lacrime” e la “criomagia” – sono interessanti. Il tema dell’accettazione del diverso e della guerra fratricida è molto attuale: mi piace la presa di posizione dell’autore a favore di una soluzione che non preveda la scomparsa di una delle due razze in lotta, ma una ritrovata pacifica convivenza che, già anticipata dalla “profezia”, riunirà la progenie dei due mitici fratelli. Naturalmente il primo libro dà solo una soluzione parziale: bisognerà aspettare gli altri due capitoli – non ancora scritti3 – per sapere esattamente come la profezia troverà la sua realizzazione. Mi è piaciuto anche l’approfondimento psicologico di Elnath che non riesce a trovare una sua collocazione: rifiutato dagli Uomini e anche da una parte dei Nani, non essendo “né carne né pesce”, trova infine il suo senso di appartenenza presso questi ultimi, ma a caro prezzo. Lo smarrimento della solitudine è grande; tuttavia non credo che bisogna per forza sentirsi parte di qualcosa per sentirsi in pace con se stessi (ma questa è una mia opinione personale).

Quale morale potremmo insomma trarre da questa vicenda? Che la guerra fa schifo? Che il male non è interamente da una sola parte? Che esistono monarchi stupidi quanto malvagi così come ne esistono di saggi quanto giusti? Certo, tutto questo, e anche che i legami di sangue non sempre contano di più di quelli di libera elezione, e infine che la storia ha il brutto vizio di ripetersi in ogni luogo e in ogni epoca, finché esisteranno nazioni e barriere.

Sappada, 1 agosto 2018

Note

  1. Manifestazione organizzata dal Comune di Firenze e dal Quartiere 5 nel mese di maggio 2018.
  2. M. Acciai, Sempre ad est, Aosta, Faligi, 2011. Per un confronto tra il mio romanzo e la saga fantasy di Cristian Vitali Il canto delle montagne si veda anche il mio articolo Due opposte
    concezioni del Fantasy: il caso 
    Sempre ad Est e la saga del Canto delle montagne, in «PASSPARnous» n. 44 (http://www.psychodreamtheater.org/rivista-passparnous-ndeg-44—due-opposte-concezioni-del-fantasy-il-caso-strade-ad-est-e-la-saga-del-canto-delle-montagne—articolo-di-massimo-acciai-baggiani.html).
  3. Attualmente Luigi De Rosa è impegnato nella scrittura di un romanzo fantasy con protagonista Leonardo Da Vinci; opera commissionatagli dal museo presso cui lavora.

Bibliografia

De Rosa, La maledizione di Bes, Vicenza, Abra Books, 2017