Dal superuomo di Nietzsche al superspreader di virus. Nietzsche – Lacan e coronavirus

Di Apostolos Apostolou

coronavirus

Il concetto di superuomo (Übermensch) di Nietzsche rappresenta una figura metaforica dell’uomo che diviene se stesso in una nuova futura epoca contrassegnata dal cosiddetto nichilismo attivo.  Molti dicono che Nietzsche voleva esprimere il nichilismo passivo della nuova epoca, che seguirebbe alla scoperta dell’inesistenza di uno scopo della vita, cosi Nietzsche voleva indicare con il termine superuomo che può essere superato il nichilismo passivo dell’uomo solo con un accrescimento dello spirito personale. Il termine tedesco (Übermensch) superuomo, può comunque essere fatto risalire al greco ὑπεράνθρωπος (hyperànthropos), le cui prime attestazioni sono nel I secolo a.C., con Dionigi di Alicarnasso, e nel II secolo d.C., con Luciano.Questo che sappiamo oggi è che Nietzsche non era il metafisico della volontà di potenza. Il potere di Nietzsche si situa perfino agli antipodi del dominio mentre il volere non può essere confuso con un volontarismo soggettivistico. E’ vero che ha usato questa espressione che simbolizzata nello Zarathustra dal leone perché cosi descrive Nietzsche l’oppressione delle cose e qualunque oppressione della vita e la volontà dell’uomo per trovare un senso nuovo.

”Super-spreader” è un termine vago, che non ha una chiara definizione scientifica, ma indica un paziente che infetta un numero elevato di persone, più della norma. Con il coronavirus il termine di super-spreader, prende la forma di super-diffusore. Super diffusore, è una persona che pur asintomatica o con lievi sintomi trasmette, ovviamente senza alcuna responsabilità, a un numero molto elevato di soggetti il virus. Il francese filosofo Gilles Deleuze aveva parlato di carico materiale della soggettività. La scienza, al futuro misurerà il carico materiale della soggettività secondo Gilles Deleuze. Questo abbiamo vissuto  oggi con il coronavirus. Profeticamente Gilles Deleuze ha visto ciò che sta accadendo oggi.

Il superdiffusore o il  superspreader esprimono anche la nuova patologia, e la nuova antropologia sociale. Jean Baudrillard sosteneva che  viviamo la patologia di terzo tipo. «Come nelle nostre società abbiamo a che fare con una violenza nuova, nata dal paradosso di una società permissiva e pacificata, cosi abbiamo a che fare con nuove malattie che sono quelle di corpi superprotetti dal loro scudo artificiale, medico o informatico, vulnerabile quindi a tutti i virus, alle reazioni a catena più “perverse” e più inattese. Una patologia che non rileva più dall’accidente o dell’anomia, ma dell’anomalia. Esattamente quanto avviene per il corpo sociale, dove le stesse cause comportano gli stessi effetti perversi, le stesse disfunzioni imprevedibili che possiamo assimilare al disordine genetico delle cellule, e anche qui a forza di superprotezione, di supercodificazione, di superinquadramento. Il sistema sociale nella misura stessa della sofisticazione delle sue protesi. E la medicina farà una bella fatica a scongiurare questa patologia inedita, perché essa stessa fa parte del sistema di superprotezione, di accanimento protezione profilattico del corpo.» La virulenza secondo Jean Baurillard «si impossessa di un corpo, di una rete o di un sistema nel momento in cui esso espelle tutti gli elementi negativi.» Il corpo oggi è diventato un non-corpo, una macchina virtuale i virus se ne impossessano. «Quando si consegna il corpo alle protesi e nello stesso tempo alle fantasie genetiche, si disorganizzano i suoi sistemi di difesa. Un tale corpo frattale votato alla moltiplicazione delle proprie funzioni esterne si vede nello stesso tempo votato alla demoltiplicazione interna delle proprie cellule. Entra in metastasi: le metastasi interne e biologiche sono simmetriche a quelle metastasi esterne che sono le protesi, i sistemi reticolari, i collegamenti…La profilassi assoluta è micidiale. La medicina non mostra di averlo capito quando tratta il cancro e l’ Aids quasi fossero malattie convenzionali mentre si tratta di malattie nate dal trionfo della profilassi e dalla medicina, malattie nate dalla scomparsa delle malattie, dalla liquidazione dalle forme patogene. Patologia di terzo tipo, inaccessibile a qualunque farmacopea dell’epoca precedente – quella delle cause visibili e degli effetti meccanici. A un tratto tutte le affezioni appaiono di origine immunodeficiente.»

Il passaggio dal superuomo ai supercontagiosi o al superspreader è la metastasi dell’uomo. Il superuomo è l’uomo con un significativo della metafora aperto mentre il superspreader ha il significativo della scienza, che è  un significativo forclusione come diceva J. Lacan. La scienza si fonda sulla forcluzione. La forclusione del Nome del Padre di cui parla Lacan va inteso infatti come un operatore linguistico che collega significante e significato in un modo che risulta connesso al common-sense. L’insalata di parole, (cioè superspreader, carico mentale, parole della scienza postmoderna) dello schizofrenico mostra in modo eclatante questo scollamento tra i significanti e l’universo semantico del common-sense.