Fanny Sweetbread

Di Massimo Acciai Baggiani

Il primo libro che ho letto di Margherita Pink (è uno pseudonimo), Mimì e gli altri [1], mi era piaciuto, ma Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur devo dire che mi è piaciuto molto di più. Si tratta di una storia fantasy caratterizzata da una grande vena creativa che ricorda il miglior Michael Ende. La possiamo definire anche una favola moderna, con frequenti richiami all’attualità. L’autrice ha dato vita a personaggi indimenticabili, sia tra i buoni che tra i cattivi – il tema cardine è infatti l’eterno scontro tra il Bene e il Male – quali ad esempio la dolce protagonista, una bambina di pane zuccherato creata dalla panettiera/pasticcera Perla (insomma, una versione al femminile di Pinocchio), e i suoi amici Alba, Tramonto, John Green, eccetera. Sul campo si schierano rettiliani, fate, gnomi, creature senza cuore e senza sangue, draghi, samurai e chi più ne ha più ne metta: parrebbe un guazzabuglio, ma magicamente la storia scorre con la sua coerenza e riesce a catturare l’attenzione dei lettori, e non solo quelli giovanissimi a cui è indirizzata (la buona narrativa per la gioventù è godibile anche dagli adulti).

Due in particolare sono le cose, marginali alla storia, che hanno attirato maggiormente la mia attenzione: da linguista mi ha incuriosito la “lingua verde”, parlata dalle fate, ispirata al ladino, e la descrizione del sistema scolastico di Cornelia (la città immaginaria dove si svolge il romanzo). Quest’ultimo, descritto nel capitolo 12, mi ha fatto ripensare alle mie considerazioni sulla scuola che avevo espresso nel mio racconto-saggio La nevicata [2]. Le curiose materie di studio – la “sentimentalstoria”, la “superecertaecosostenibilità”, il “pentapitagoresimo”, la “ciclicità umana” e il “loveworld” – sono fantastiche, ma soprattutto condivido l’invito, rivolto ad ogni bambino, ad «ascoltare la propria “canzone del cuore” […] e seguire la propria “leggenda personale”». Penso che sarebbe utile farlo anche nelle nostre scuole italiane anziché riempire la testa dei bambini con nozioni inutili, imparate a pappagallo.

Un altro punto di forza del romanzo sta nell’umorismo, di cui le pagine abbondano, e nei giochi di parole (a partire da vari nomi di personaggi), senza dimenticare i moltissimi riferimenti culturali che magari sfuggiranno ai lettori più giovani ma che forniscono più livelli di lettura. Un libro insomma di cui consiglio la lettura a chi sa abbandonarsi alla fantasia e non ha il vizio di prendersi troppo sul serio.

Firenze, 11 ottobre 2020

Bibliografia

Pink M., Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur, Autopubblicazione, 2020.


[1] Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.

[2] In Acciai M., La nevicata e altri racconti, Montag edizioni, 2013 (terza edizione: ilmiolibro.it, 2017).

Un romanzo “gattesco”

Di Massimo Acciai Baggiani

Si dice che esista un’affinità particolare tra artisti e felini. Non so se è sempre così ma, di certo, esiste tra me e quelle piccole “tigri domestiche” che si lasciano accarezzare, accompagnandosi magari con sonore fusa. Amo i gatti: amo guardarli, toccarli, sentirne parlare e anche leggere libri su di loro. Ho molti manuali sullo scaffale, ma non manca la narrativa: l’ultimo arrivato, fresco di stampa, risale a ieri, quando sul banco del GSF – durante la fiera Lucca Città di Carta – l’immagine di copertina e il formato non canonico dell’ultima opera di M.T., scrittrice fiorentina che si cela dietro lo pseudonimo di Margherita Pink, ha catturato la mia attenzione. Il libro l’ho letto tutto d’un fiato, in un pomeriggio, prendendo un caffè al bar: lo stile di Margherita è scorrevole e appassionante.

L’autrice narra diversi anni della sua vita, dal trasloco nella nuova casa, che coincide con l’apparizione della gatta Mimì, fino all’arrivo di altri amici felini e non. Traspare il grande amore per gli animali, che vengono fatti “parlare” nella finzione letteraria (e con tutta probabilità, se potessero effettivamente parlare, non direbbero cose molto diverse da quelle che l’autrice mette loro in bocca).

Nella prefazione, dove Margherita Pink consiglia la lettura del suo libro «a chi ama i gatti, a chi è incuriosito da loro, da chi ha voglia di entrare in un’altra dimensione o semplicemente a chi sente il bisogno di lasciarsi cullare in un… viaggio gattesco!», la co-autrice racconta il suo incontro con Felice Felino, un signore proprietario di una gatta blu, durante un’esposizione felina. Da quell’incontro nasce il libro su Mimì e sugli altri amici animali. Ogni capitolo si apre con una poesia o una citazione di un grande autore (Baudelaire, Verlaine, Keats, Neruda, ecc.), dedicata per lo più ai felini, ma non solo: il gatto non ha mai cessato di affascinare gli umani, siano essi artisti o meno, perché il gatto è l’animale perfetto, sintesi di mistero, indipendenza e amore.

Vedi anche la mia recensione a Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur.

Firenze, 31 agosto 2020

Bibliografia

Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.