Il funambolo della luce

Di Massimo Acciai Baggiani

È bello tornare a teatro (quello di Rifredi), dopo tanti mesi, e trovare un’opera coinvolgente quale Il funambolo della luce, appassionato omaggio a Nikola Tesla (1856-1943), il geniale inventore a cui dobbiamo molte innovazioni moderne. La scenografia, sebbene arricchita da effetti visivi, musica e danza, rimane minimale: sul palco spoglio solo un uomo, Tesla (interpretato dal bravissimo Ciro Masella, ideatore dell’opera teatrale), si racconta in emozionati monologhi e in dialoghi taglienti con Olmo De Martino, intervallati dalle danze sensuali di Isabella Giustina. È impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle visioni scientifiche di Tesla, dalla sua passione e dal suo entusiasmo, dal suo sogno di un’energia pulita e gratuita a cui possa attingere l’intera umanità. Tra citazioni coltissime (il mito di Prometeo, Goethe, Dante) si dipana la vita poetica e straordinaria di un uomo fuori dal comune, con un messaggio di stretta attualità sul rispetto del nostro pianeta, la Terra, la Grande Madre, che non perdona i torti che le vengono fatti.

Firenze, 6 novembre 2021