Salvando Hitler

Di Massimo Acciai Baggiani

Hitler vincitore nella seconda guerra mondiale è davvero un classico dell’ucronia, probabilmente l’ipotesi allostorica che più affascina scrittori e lettori del genere. Da Philip K. Dick in poi questa inquietante possibilità è stata incredibilmente produttiva. Anche il nostro Pierfrancesco Prosperi l’ha sviluppata in più di una sua opera – si veda ad esempio Ritorno a Gettysburg – e ci torna in HH Hitler’s Hamptons, romanzo del 2012. In un 1969 divergente (il punto di divergenza dalla nostra linea temporale è duplice: da una parte l’uso dell’atomica da parte della Germania nazista per sconfiggere la Russia staliniana, dall’altra la vittoria di Kennedy senior alle elezioni americane del 1940, favorita nientemeno che dai messaggi subliminali in un cortometraggio disneyano) Jordan, il protagonista dipendente del più grande museo newyorkese, si trova coinvolto in un intrigo internazionale molto più grande di lui, in cui rischierà più volte la vita e si ritroverà paradossalmente a salvare quella del Führer (der Alte, il Vecchio) per prevenire un male ancora maggiore. Realpolitik.

Interessante la descrizione di questo mondo alternativa, con un’Europa sotto lo stivale nazista (un nazismo comunque più blando rispetto a qualche decennio prima), e un’America indipendente ma succube dell’impero tedesco. Tra i molti spunti di riflessione offerti dal libro ve n’è uno che mi ha colpito particolarmente: come sarebbe considerata nel dopoguerra la questione dei lager e della Shoah? Gli orrori di Auschwitz, Mathausen e Treblinka sono venuti fuori perché il nazismo è stato sconfitto… ma se ciò non fosse accaduto, se la Soluzione Finale fosse stata applicata fino in fondo e i milioni di ebrei fossero semplicemente “scomparsi nel nulla” insieme alle prove? Già Primo Levi temeva che i racconti dei superstiti sarebbero stati per molti “incredibili”, tanto profondo era l’orrore dei lager, e che si rischiava di perdere la memoria (da cui la maledizione iniziale di Se questo è un uomo). La risposta di Prosperi segue questo pensiero, presente anche in Fatherland di Robert Harris (ambientato anch’esso in anni Sessanta ucronici): in una Germania nazista circolerebbero voci sui massacri ma sarebbero molto ridimensionati e i forni crematori sconfessati, come avviene anche nel nostro mondo da certi cretini neonazisti negazionisti.

Firenze, 20 marzo 2021

Bibliografia

Prosperi P., HH Hitler’s Hamptons, Rêverie, 2012.

Questo tunnel non s’ha da fare

Di Massimo Acciai Baggiani

Il Casentino rappresenta per me un luogo incantato, sia perché vi ho trascorso le estati magiche della mia infanzia, sia perché – come ho scoperto nelle mie ricerche per la stesura di Cercatori di storie e misteri fatte con mio cugino Pino e l’amico Italo – è pieno di leggende e storie legate all’occulto e al soprannaturale. Il Casentino è anche una terra che Pierfrancesco Prosperi, aretino, architetto, conosce bene per motivi di lavoro, e questo è evidente nel suo romanzo Il tunnel, uscito in ebook nel 2012 per la Simonelli. Centro della storia è la collina su cui sorge il Palagio (non castello) dei Conti Guidi, simbolo di Poppi che sovrasta la famosa piana di Campaldino, dove si è combattuta la celebre sanguinosa battaglia tra aretini e fiorentini a cui prese parte anche Dante Alighieri [1]. Protagonista della storia dalle tinte horror e gialle è Stefano Bertini, un ingegnere incaricato di concludere i lavori di scavo del tunnel, fortemente osteggiato dagli ambientalisti ma anche da forze oscure che vanno al di là della razionalità. Stefano cercherà in tutti i modi di portare a termine il suo incarico nonostante misteriosi e inquietanti “incidenti”, mettendo a rischio la propria vita e quella di chi ama.

Al di là della storia, avvincente, ricca di colpi di scena e di curiosità storiche, come tipico di Prosperi, la lettura di questo romanzo è anche un’occasione per scoprire una terra affascinante, ricca di storia e mistero, dove è possibile fare un salto indietro di secoli (o millenni); si pensi anche all’alto Casentino, con paesini risalenti a prima dell’anno mille e con luoghi spiritualmente importanti quali il Santuario della Verna e l’eremo di Camaldoli (luoghi non citati nel romanzo ma che vi invito a visitare), e ovviamente il “castello” di Poppi (così l’avevo sempre chiamato), tappa che non può mancare in un viaggio in Casentino.

Firenze, 11 marzo 2021

Bibliografia

Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Cercatori di storie e misteri, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Prosperi P., Il tunnel, Simonelli electronic book, 2012.


[1] Cfr. Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Cercatori di storie e misteri, Firenze, Porto Seguro, 2019, pp. 52-72.

Mille volte l’11 settembre

Di Massimo Acciai Baggiani

Il curioso titolo di questo fanta-thriller (che sconfina poi nell’ucronia) fa subito pensare a un disastro di proporzioni bibliche ma, anche se pure qui c’è un attentato aereo, non si tratta di quello delle Torri Gemelle: abbiamo qui qualcosa di mille volte più grave. Il romanzo è ambientato tre anni e mezzo dopo l’11 settembre, molto lontano dall’America; siamo infatti a Roma, tra marzo e aprile 2005, gli ultimi giorni del pontificato di Giovanni Paolo II e i primi dopo la morte del Papa polacco (che ricordo molto bene e che stimavo, nonostante il mio anticlericalismo). Al funerale c’è la più grande concentrazione di capi di Stato della storia e una folla di centinaia di migliaia di persone per dare l’ultimo saluto a uno dei papi più popolari; ma dietro l’evento oscure trame, che partono da un apparentemente comune omicidio, porteranno alla catastrofe. Una vendetta càtara che ha atteso secoli per compiersi, minacciose profezie medievali, una serie di eventi che precipitano; i protagonisti di Undicimila settembre, appartenenti alle forze dell’ordine, dovranno trovare il bandolo della matassa prima che sia troppo tardi. Ci riusciranno? Non voglio spoilerare, ma posso assicurare che il lettore rimarrà incollato alle pagine (o allo schermo, come nel mio caso): Prosperi è sempre un grande narratore che ama i colpi di scena e i capitoli brevi e pieni di azione a cui alterna momenti di approfondimento storico. La documentazione e la ricerca che sta dietro a questo libro è evidente anche nella bibliografia finale: Prosperi è sempre ben preparato quando si mette davanti al computer a scrivere, niente viene lasciato al caso, e questo è uno dei suoi indubbi punti di forza, assieme alla scelta delle tematiche più avvincenti.

Una curiosità: l’ambientazione romana tornerà poi in un romanzo di genere molto diverso, Vlad 3.0, di cui ho scritto una recensione.

Firenze, 9 marzo 2021

Bibliografia

Prosperi P., Undicimila settembre, Firenze, Fratini, 2014.

Mezzo secolo di racconti fantastici di Pierfrancesco Prosperi

Di Massimo Acciai Baggiani

Pierfrancesco Prosperi, grande firma della fantascienza italiana di cui sto scrivendo una biografia letteraria, è stato in passato soprattutto autore di racconti, aumentando la produzione di romanzi solo in tempi più recenti. Nell’occasione del cinquantennale della sua carriera ha pubblicato un’auto-antologia con appunto cinquanta racconti che costituiscono circa un terzo della sua intera produzione; in realtà di tratta di un cinquantennale abbondante, risalendo al 1960 il suo primo racconto edito – Lo stratega – ed essendo Il futuro è passato uscita 53 anni dopo quel primo riuscitissimo debutto.

Il libro si apre con un’interessantissima nota biografica/confessione dell’autore che ci svela il suo approccio con la scrittura e le sue abitudini durante i momenti creativi; quando il Prosperi ha iniziato non c’erano certi i programmi di videoscrittura né Internet a facilitare le ricerche. Perfino la scrittura a quattro mani (nell’antologia figura anche un racconto scritto a quattro mani con Gianfranco de Turris), oggi immediata anche tra autori che vivono lontanissimi, richiedeva tempi molto dilatati: quelli delle poste!

Prosperi nell’ordinare la propria opera ha seguito un duplice ordine: i racconti sono classificati per tematiche e all’interno di ciascuna sezione vige il criterio cronologico. Nella prima sezione, “C’era una volta il futuro”, l’autore cerca di immaginare cosa ci aspetta domani e nei secoli a venire: interessante vedere come il mondo futuro, sia prossimo che lontano, era immaginato negli anni Sessanta, dopo l’epoca d’oro della fantascienza americana. Certo, per dirla con Paul Valéry, «il futuro non è più quello di una volta», ma la fantasia brillante di Prosperi si è mantenuta intatta nei decenni. I primi racconti sono straordinari, con un finale a sorpresa che lascia di stucco. Nel primo già citato, Lo stratega, riviviamo gli anni più terribili della Guerra Fredda, quando una disastrosa guerra termonucleare non era così lontana come appare oggi. Diciamo subito quindi che la visione di ciò che ci aspetta secondo Prosperi non è delle più rosee, anzi diciamo che è decisamente distopica (si veda ad esempio 1984+22, che fa l’occhiolino da una parte a Orwell e dall’altra a Bradbury). I racconti di Prosperi hanno spesso personaggi con nomi anglosassoni, ma non mancano le storie ambientate nel nostro paese, di cui ha una visione cupa e grottesca (che condivido); si veda ad esempio Mario Rossi, l’uomo che vinse l’Italia.

Ma Prosperi è noto al grande pubblico soprattutto per le sue ucronie: si veda ad esempio il ciclo di Garibaldi a Gettysburg (che ho recensito). Ne troviamo un assaggio nella seconda sezione, “Il tempo si guasta”, e nella terza, “Kennedy è morto?”. Per il lettore che non abbia familiarità col termine “ucronia”, o “allostoria” o “storia alternativa” rimando al mio libro Il sognatore divergente, dedicato all’opera di un altro autore di questo genere letterario: Carlo Menzinger. Sarebbe interessante un raffronto tra Menzinger e Prosperi, che tra l’altro si conoscono e si stimano. Entrambi condividono la visione distopica nelle proprie ucronie; un cambiamento nel passato porta inevitabilmente a una versione peggiorativa dell’universo, quindi si potrebbe pensare, insieme a Leibnitz, che viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili (se questo ci può consolare…). In particolare i racconti ispirati dalla figura del grande ex presidente americano, JFK, sarebbe da fare anche un raffronto con altri autori che hanno trattato l’argomento da un punto di vista fantastico (penso ad esempio a 22/11/63 di Stephen King…).

La quinta sezione, “Il grande Dio Auto”, è dedicata a un altro tema ricorrente nella narrativa di Prosperi: l’automobile. Oltre ai romanzi (ho di recente recensito Autocrisi, del 1971) ci sono diversi racconti che celebrano questo mezzo di trasporto che ha preso sempre più piede nelle nostre vite, fino a diventare indispensabile, e andare oltre alla sua funzione primaria (in Autogrill diventa addirittura uno status symbol di una società di divisa in caste in base alla cilindrata – come ho già scritto nella recensione di Autocrisi [1]). Anche questa sezione, inutile dirlo, rientra nella distopia…

Dopo il “Dio Auto”, segue un altro “dio” che ha molti fedeli nel nostro paese: il “Dio Pallone” della sezione seguente, dedicata ai mondiali di calcio. Io non sono un tifoso ma questi racconti me li sono letti con gusto.

Settima sezione, che prelude in un certo senso all’ottava: “Dr. Jekyll & co.” Il classico di Stevenson è declinato in un paio di racconti (più un altro, dedicato a un altro grande della letteratura horror, Ambrose Bierce, con atmosfere lovecraftiane). Il mostro “cammina tra noi”, anzi spesso siamo noi stessi.

Fino a questo momento abbiamo parlato di racconti di fantascienza, fantapolitica, ucronia e fantastico “ai confini della realtà”, ma Prosperi a una certa età ha tentato anche il genere giallo (Camilleri docet) sfornando racconti più che dignitosi, antologizzati nella sezione “I colori del giallo”. Sono stati scritti tutti nel 2011 e si svolgono nell’ambiente dei corsi di scrittura e dei premi letterari: ambiente che noi autori conosciamo bene e che pertanto ci fanno sorridere in modo particolare.

La penultima sezione, la nona, “Altre terre, altri luoghi”, parla di paradossi geografici, di paesi che appaiono e scompaiono. C’è qualcosa di buzzatiano, e a Buzzati è dedicato infatti uno di questi racconti, La scomparsa di Manarola. Come abbiamo visto, abbondano le citazioni di altri autori, nostrani o stranieri, ed entrambe le categorie sono messe sullo stesso piano. Anche Dino Buzzati, che tra l’altro è uno dei miei autori preferiti, è stato un grande autore del fantastico, e della fantascienza in almeno un romanzo – Il grande ritratto. Ben prima di giungere a questa dedica a Buzzati, il grande narratore italiano mi era venuto in mente leggendo alcuni racconti di Prosperi, di cui pare abbia raccolto l’eredità.

L’ultima sezione non è tematica ma riguarda altri media, diversi dalla narrativa: una sceneggiatura radiofonica e un fumetto. Ricordiamo che Prosperi ha scritto sceneggiature di Topolino, Martin Mystère e altri classici italiani. Spazio vitale fa tornare alla mente l’incubo sovrappopolato di Harry Harrison, Largo! Largo! [2]

Chiude il libro una postfazione di Gianfranco de Turris, che completa il ritratto già tracciato dall’autore stesso in prefazione. Che altro dire: la lettura di questo terzo della produzione di racconti di Prosperi fa senza dubbio venire voglia di leggere anche gli altri due terzi.

Firenze, 2 marzo 2021

Bibliografia

Prosperi P., Il futuro è passato, Milano, Bietti, 2013.

Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.


[1] Il racconto infatti è presente nella riedizione del 2011, in Urania, di Autocrisi, insieme ad altri due racconti presenti anche nell’antologia per il cinquantennale.

[2] Da cui il film del 1973, 2022: i sopravvissuti.

Gli incubi automobilistici di Pierfrancesco Prosperi

Di Massimo Acciai Baggiani

Ricevere per posta i romanzi di Pierfrancesco Prosperi, con dedica e autografo, è diventata ormai una piacevole consuetudine da cui sta maturando l’idea di scrivere una sua biografia, sul modello di quella che ho già scritto per il nostro comune amico Carlo Menzinger. Vedremo, intanto desidero parlarti, caro lettore appassionato di fantascienza di qualità, di Autocrisi: un romanzo scritto ben mezzo secolo fa, nel 1971, eppure così attuale, precedendo il bellissimo album del 1976 di Lucio Dalla, Automobili, di cui consiglio l’ascolto prima o dopo la lettura del romanzo di Prosperi.

L’autore fa un abbinamento piuttosto originale fondendo una storia di automobili con una di alieni. Ambientato nei primi anni Novanta (non quelli che conosciamo noi, ovviamente, ma quelli che l’autore immaginava vent’anni prima), Autocrisi inizia con delle trattative commerciali tra l’ONU e il governo dakopiano. Sul pianeta Dakopi, distante 300 anni luce dalla terra ma raggiungibile in un attimo con astronavi che viaggiano nell’iperspazio, l’industria automobilistica non si è sviluppata di pari passo con altri settori, in cui gli alieni sono superiori ai terrestri: volendo colmare questa lacuna, iniziano ad importare automobili terrestri, di qualità molto superiori a quelle locali, e a costruire autostrade che colleghino in tempi rapidi le principali città del loro mondo.

Intanto sulla Terra sorge un movimento che si oppone all’abuso dell’automobile, per motivi ambientali e soprattutto di sicurezza (in questo il romanzo è molto attuale): la Lega, presieduta da un leader carismatico, mette in crisi i grandi colossi dell’auto su entrambi i pianeti. Gli alieni, simili per certi versi agli indiani d’America, non sono infatti preparati alla velocità che i mezzi terrestri possono raggiungere; manca loro la cultura del buon uso dell’auto, cosa che evidentemente manca anche sulla Terra, visto il grande numero di incidenti mortali. Il tema della sicurezza è centrale nel romanzo; il problema potrebbe essere risolto con strade automatiche che guidino le auto senza l’intervento umano, ma… qui mi fermo per non spoilerare troppo.

Autocrisi è una storia di fantascienza e di spionaggio industriale, ricca di idee e colpi di scena, da leggersi tutta d’un fiato per riflettere sul nostro presente. Il romanzo è accompagnato, nell’edizione Urania del 2011, da altri tre racconti a tema automobilistico e distopico: Una cadillac per Natale (1964) è una feroce critica verso il consumismo insensato, mentre ne La pratica 203 (1994) il bersaglio è l’inquinamento e la pericolosità del “nuovo mezzo” che il protagonista vorrebbe proporre (in un universo alternativo in cui le auto sono tutte elettriche), ma il più inquietante, e anche quello che mi ha colpito di più, è Autogrill (1971). Un mondo suddiviso in caste in base alla cilindrata dell’automobile posseduta lo avevo già trovato in un numero di Martin Mystère (ricordiamo che Prosperi è anche un prolifico sceneggiatore di fumetti[1]) e come allora è salito il mio sdegno per questa apartheid, non più assurda di quelle reali a ben pensarci.

Il volume è corredato da un’intervista all’autore e dalla corposa biografia del nostro autore, il quale proviene dal meraviglioso mondo delle riviste specialistiche degli anni Sessanta.

Firenze, 5 febbraio 2021

Bibliografia

Prosperi P., Autocrisi, Milano, Mondadori, 2011.


[1] E mentre io, da bambino, ero un accanito collezionista di Topolino, ancora non conoscevo di persona l’autore di storie meravigliose che mi avevano tanto affascinato.

Il Garibaldi divergente

Di Massimo Acciai Baggiani

Tra le ucronie italiane, una delle più interessanti è senza dubbio quella che riguarda la partecipazione di Giuseppe Garibaldi alle vicende della guerra civile americana. La battaglia epocale di Gettysburg, del 1863, ha ispirato Pierfrancesco Prosperi, veterano della fantascienza nostrana, per un paio di romanzi basati su un fatto storico reale – la richiesta, da parte di Lincoln, rivolta all’Eroe dei Due Mondi, di partecipare alla guerra contro gli stati del Sud, per la liberazione degli schiavi. Si tratta di un ciclo di due opere – Garibaldi a Gettysburg e Ritorno a Gettysburg – scritte a molti anni di distanza (il primo è stato pubblicato in origine nel 1993 da Editrice Nord) e riuniti in un numero di Urania Collezione (il 206, del marzo 2020, giusto all’inizio del lockdown); l’intervento di Garibaldi nella storia americana non ottiene, nell’ipotesi allostorica di Prosperi, l’effetto desiderato, anzi contribuisce involontariamente alla vittoria della Confederazione e al ribaltamento della Storia. A farne le spese, tra gli altri, il protagonista del ciclo ucronico: Andrea Venier, professore veneziano, che si ritrova catapultato in una realtà per lui da incubo, con Veneto e Trentino ancora sotto la dominazione austriaca, in un 1993 alternativo che però non presenta aspetti negativi (anzi: non si vedono cartacce a giro e, grazie all’efficienza teutonica, il MOSE funziona già perfettamente dagli anni Sessanta, salvando la città dall’acqua alta).

Andrea Venier però riscopre la sua vena patriottica e non ci sta: farà di tutto per ripristinare il “normale” corso della storia, che ha causato in effetti conseguenze negative negli USA, unificati sotto la bandiera sudista, dove ancora esiste una forma di “libertà limitata” basata sul colore della pelle. Ad aiutarlo ci penserà Pierfrancesco Felici (il nome ammicca all’autore stesso), scrittore per l’appunto di ucronie, che gli consiglierà di tornare negli USA. Nel frattempo Venier viene preso di mira dai servizi segreti austriaci e poi da quelli americani, entrando in un intrigo internazionale degno di Hitchcock. Riuscirà a rimettere la Storia sui giusti binari e ad uscirne vivo? E qual è il ruolo dei nazisti in questa curiosa guerra combattuta con le macchine del tempo?

Lascio le risposte ai lettori. Prosperi si conferma un grande narratore, molto accurato nei dettagli storici, con uno stile avvincente, in cui non manca l’ironia, ricco di colpi di scena ed azione. La lettura di questo ciclo mi ha fatto inevitabilmente pensare a un’altra opera costruita attorno a un’altra grande figura storica italiana che ha influenzato la storia del continente americano: il Cristoforo Colombo “divergente” di Carlo Menzinger[1], altro maestro della ucronia nostrana che non a caso è in buoni rapporti con Prosperi.

Di Pierfrancesco Prosperi ho avuto il piacere di leggere e recensire anche altri romanzi ascrivibili al fantastico e al thriller: Vlad 3.0 (Porto Seguro, 2019) e Annihilation (Helicon, 2020). Vale la pena leggere anche questi.

Firenze, 18 gennaio 2021

Bibliografia Prosperi P., Garibaldi a Gettysburg. Ritorno a Gettisburg, Milano, Mondadori, 2020.


[1] Menzinger C., Il Colombo divergente, Genova, Liberodiscrivere, 2001.

Candidature Premio Vegetti 2021

Di Massimo Acciai Baggiani

Cari amici amanti della fantascienza: si avvicina la scadenza per segnalare le opere uscite nel biennio 2019-2020 per il Premio Vegetti; entro il 31 gennaio 2021 i soci in regola potranno indicare due opere per ciascuna delle quattro categorie di cui si compone il prestigioso premio. Se volete segnalare qualcuno dei miei scritti pubblicati, o di altri scrittori di valore, vi suggerisco i seguenti, ringraziandovi in anticipo:

Annihilation: un techno-thriller di Pierfrancesco Prosperi

Di Massimo Acciai Baggiani

La figura di Ettore Majorana ha sempre affascinato giornalisti, scrittori e semplici cultori di misteri; perfino cantanti come Franco Battiato, suo conterraneo, lo hanno omaggiato («Mi piacciono le scelte radicali: la morte consapevole che si autoimpose Socrate, la scomparsa misteriosa e unica di Majorana»[1]). Il caso della sua sparizione, il 25 marzo 1938, è rimasto insoluto e probabilmente la domanda che tanti si sono posti – che ne è stato di lui? – non troverà mai una risposta certa, a meno di futuri improbabili sviluppi. Di risposte invece ne ha trovate tante in ambito narrativo, ispirando libri che vanno dal thriller alla pura fantascienza: io stesso sono stato catturato da questa vicenda e ne ho tratto spunto per un romanzo breve, ancora inedito, intitolato Lettere da uno strano mondo.

Tra i vari romanzi che hanno cercato di dare delle risposte, quello di Pierfrancesco Prosperi è a mio avviso uno dei più interessanti. Ben documentato, come tutti i libri dello scrittore aretino famoso per le sue opere di genere fantastico, Annihilation è un techno-thriller ambientato per lo più negli anni Settanta, quando la Cortina di Ferro divideva ancora Oriente e Occidente e la Guerra Fredda aleggiava con la minaccia dell’olocausto nucleare. Prosperi descrive un complotto internazionale molto verosimile, chiamando in causa molti personaggi del mondo della fisica e della politica, citando lettere e disseminando la narrazione di frequenti colpi di scena. Ovviamente non spoilerò il finale, basti sapere tutto ruota intorno alla creazione di un’arma ancora più terrificante dell’atomica (ma chi mastica un po’ di fisica avrà intuito di cosa si tratta già dal titolo…).

La ricostruzione storica è convincente: l’autore ci trasporta in anni non molto lontani in termini assoluti (io ero già nato nel 1976) ma che hanno visto un mondo molto diverso dal nostro presente, da un punto di vista tecnologico e politico. Nel gioco di spionaggio in cui il giornalista Giulio Balsamo rischia la vita, ci spostiamo tra l’Italia, la Germania orientale e la Crimea, alla ricerca degli appunti del fisico scomparso, in un romanzo che sembra, non a caso, la sceneggiatura di un film (dico “non a caso” perché, come l’autore spiega nella prefazione, le sue ricerche riguardo alla figura di Majorana dovevano concretizzarsi in un progetto cinematografico). Insomma, un libro che non può mancare nella libreria di un appassionato di misteri, partorito da un grande narratore italiano contemporaneo.

Firenze, 21 dicembre 2020

Bibliografia

Prosperi P., Annihilation, Arezzo, Edizioni Helicon, 2020.


[1] In Mesopotamia, dall’album Giubbe Rosse del 1989.

La Terza Roma

Di Massimo Acciai Baggiani

vlad_estesoÈ curioso come in questi ultimi tempi mi siano capitati tra le mani così tanti romanzi di vampiri, su cui ho scritto vari articoli. I “figli della notte” non hanno perso nulla del loro fascino, nonostante le intere biblioteche che nei secoli sono state scritte su di loro. Non dobbiamo stupirci: il vampiro è un archetipo, quindi immortale anche come figura letteraria. È l’Altro per eccellenza, il Diverso, il Nemico, la parte oscura del mondo.

L’ultimo libro che ho letto sull’argomento è un singolare romanzo di Pierfrancesco Prosperi, nome molto noto della fantascienza italiana, intitolato Vlad 3.0, uscito quest’anno con Porto Seguro Editore (dove svolgo attività di editor[1]).

Di Prosperi avevo letto, molti anni fa, un romanzo ucronico, Garibaldi a Gettysburg[2], e nient’altro. Quel primo romanzo mi era però piaciuto molto e così è stato anche per Vlad 3.0; Prosperi è un grande narratore, ironico, attento al dettaglio, scorrevole, avvincente; non a caso è considerato uno dei maggiori scrittori ucronici italiani[3]. Di persona non ci eravamo mai incontrati prima del Porto Seguro Show[4] del 14 dicembre 2019: prima c’era stato solo qualche scambio un po’ polemico su Facebook. È stata simpatia a prima vista: accomunati dalla passione per la fantascienza e il fantastico, abbiamo iniziato a parlare dei nostri libri e alla fine ci siamo scambiati due volumi: lui mi ha dato Vlad 3.0 ed io una copia del romanzo collettivo Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, anch’esso sui vampiri, da me curato. Vampiro per vampiro, insomma.

prosperi

Il suo romanzo me lo sono letto in un paio di giorni. Le aspettative non sono andate deluse: l’autore riprende la figura classica del non-morto, ma traslandola dal classico scenario transilvano ottocentesco alla Roma dei giorni nostri. L’originalità di quest’opera sta nell’aver descritto con cura e verosimiglianza le dinamiche inedite che nascono dalla presenza delle inquietanti figure in una metropoli italiana già sommersa dai ben noti problemi. L’invasione dei vampiri, giunti dai Carpazi per sfuggire ai contadini inferociti, offre all’autore occasione di satira feroce sulle istituzioni italiane che si trovano ad aver a che fare con un problema del tutto nuovo e naturalmente fanno un casino dietro l’altro.

È fin troppo facile vedere nel vampiro invasore la metafora, attualissima, del migrante che, secondo populisti e neofascisti, “invade” il nostro bel paese. A differenza però dei disperati che arrivano sui barconi, i “succhiasangue” giungono con intenzioni bellicose e sono decisamente letali. La parte “splatter” del romanzo, che non indugia comunque mai nel morboso, lo testimonia bene: i romani vengono aggrediti nelle strade e uccisi o trasformati a loro volta in vampiri, accrescendo le fila degli invasori.

La reazione del governo, del Vaticano e degli stessi cittadini è indecisa e ambivalente. Da una parte giusta paura per la minaccia, dall’altra tentativi di intavolare una trattativa. La scienza viene in soccorso creando il Metasangue – una sorta di surrogato della preziosa essenza vitale, indispensabile alla sopravvivenza dei vampiri – fornito gratuitamente a coloro che accettano di abbandonare le loro cruente abitudini. La comunità dei vampiri si spacca: da una parte i DV (Diversamente Vampiri), i vampiri “buoni” insomma, e dall’altra gli irriducibili (una minoranza, ma molto agguerrita e pericolosa, che alla fine occupa un parco ad Ariccia e fonda una sorta di repubblica dei vampiri, una Terza Roma accanto al Vaticano e alla Capitale). Lo scontro con questi ultimi è inevitabile: lascio al lettore scoprirne l’esito.

Nel romanzo c’è posto anche per una love story: quella tra un vampiro buono, Adam, e Marina, la figlia dell’architetto protagonista, nemico giurato di tutti i vampiri, buoni o no. La situazione alla Indovina chi viene a cena è gustosissima e ci fa riflettere su tante coppie “miste” di oggi: i pregiudizi sono duri a morire. Anche il dibattito politico che si crea intorno ai vampiri è sintomatico di un’Italia divisa su tutto, vulnerabile, in cui si chiacchiera molto e si agisce poco.

Il vampiro è di destra o di sinistra? Ai lettori farsi un’idea, leggendo questo delizioso romanzo vampiresco.

Vedi anche l’articolo di Carlo Menzinger.

Firenze, 20 dicembre 2019

Bibliografia

  • Calamandrei S., Sangue gratis e altri favolosi racconti, Tricase, Youcanprint, 2013.
  • I Già Dimenticati, Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., Bumbi S., Il settimo plenilunio, Genova, Liberodiscrivere, 2010.
  • Prosperi P., Vlad 3.0, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., La gestione dei vampiri nel comune di Roma

Note

[1] Purtroppo però non sono stato io a fare l’editing di questo romanzo.

[2] Prosperi P., Garibaldi a Gettysburg, Milano, Editrice Nord, 1993.

[3] Di lui ho scritto nella mia tesi di laurea La comunicazione nella fantascienza (Ermes edizioni, 2016) e nella biografia su Carlo Menzinger, altro grande ucronista, Il sognatore divergente (Porto Seguro, 2018).

[4] Le presentazioni collettive mensili che la casa editrice organizza a Firenze per presentare le novità. Il 14 dicembre l’evento si è svolto al Porto di Mare.