La poesia al femminile tra Ottocento e Novecento

Di Massimo Acciai Baggiani

La questione della poesia femminile è ampia ed affrontata in molti libri; questo contributo di Rosalba De Cesare e Lorenzo Pompeo è il primo che leggo sull’argomento e devo dire che mi ha aperto un mondo. Il libro parte da Emily Dickinson non perché non vi siano state poetesse prima (basti pensare all’immortale Saffo) ma perché è dall’Ottocento che la scrittura al femminile acquista sempre più importanza fino a raggiungere la parità con quella al maschile. Gli autori del saggio antologico spaziano nella letteratura mondiale, dall’America alla vecchia Europa, al Medioriente, fino ad arrivare al presente secolo e a poetesse ancora viventi. I versi antologizzati, talvolta accompagnati dalla versione in lingua originaria (lo spagnolo e il francese), appartengono a nomi molto noti nell’ambiente quali Ida Vitale, Anna Achmaova, Agota Kristof, Julia Hartwig e molti altri. “Mille culture” (come titola l’intervento di Rosalba De Cesare) che si incontrano e colorano la Poesia, un patrimonio prezioso che scopriamo insieme alle biografie delle autrici, dalle vite spesso brevi e travagliate. Un libro che consiglio ad un pubblico maschile e femminile, per conoscere l’altra metà della letteratura troppo a lungo ignorata.

Firenze, 4 agosto 2022

Bibliografia

De Cesare R. e Pompeo L., La poesia delle donne, Left, 2022.

Tre poesie di Alessandra Pennetta

Apri la porta

Apri la porta 

Sono sulla soglia

L’aria brucia

Il mio corpo non è infinito

Sento che ci sei e stai bevendo 

Sento il tuo passo fresco

Più forte mi stringo alla tua porta

più ti sento. Ancheggi

Stringerei i tuoi fianchi

Sei il centro del mondo

Io sono il mondo. E brucio per te

(attestato di merito nella XXV edizione del Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna d’Autore 2021)

La cena

Lei ha fame e 

la bocca spalancata

Cammina su di lui

che non protesta

Lui le ha preparato la cena

Lei ha una finestra scura 

senza tende

Lui ha 

un candeliere, il fuoco dentro e

un’adorazione per lei 


(finalista nell’VIII edizione del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo Dionisiaco 2021)

Imeros

Mi hai ubriacato

tu, proprio tu 

che a tavola bevi solo acqua

con le tue guance rosse

i tuoi capelli rossi

i tuoi occhi rossi

la tua lingua rossa

Nella tua bocca astemia

ho messo un chicco d’uva rossa  

e sei diventata vite



(segnalazione speciale nella XVII edizione del Concorso Nazionale di Poesia Fiori d’Inverno 2021)

Alessandra Pennetta (Padova, 16 Novembre 1971). Ha iniziato a scrivere nel 2018. In Italia sono state pubblicate sue poesie su Grado Zero, Frammenti, Tam Tam Bum Bum, Lido dell’Anima, L’Irrequieto, Poetarum Silva, Amado Mio, Il Grimorio del Fantastico, L’Altro Femminile, Radura Poetica, Neobar, Hook Literary Magazine, Inverso – Giornale di Poesia, Larosainpiu, nelle antologie Ecce Homo e Transiti Poetici e nelle antologie dei Premi Città di Montegrotto Terme (ed. 2019), Città di Melegnano (ed. 2019), Apollo Dionisiaco (ed. 2021) e Trofeo Penna d’Autore (ed. 2021). All’estero sue poesie sono state tradotte e pubblicate su Centro Cultural Tina Modotti (Venezuela), Oltart (Romania) e Azahar (Spagna). Nel 2021 è’ stata finalista nell’VIII edizione del Premio Apollo Dionisiaco con la poesia “La cena”, ha ricevuto un Attestato di Merito nella XXV edizione del Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna d’Autore per la poesia “Apri la porta” e una segnazione speciale nella XVII edizione del Concorso Nazionale di Poesia Fiori d’Inverno per la poesia “Imeros”.

A proposito della poesia “musicale” di Roberto Mosi

Di Massimo Acciai Baggiani

Questo Natale mi ha portato due doni del poeta Roberto Mosi, consegnatimi durante la riunione redazionale dell’Area di Broca, l’ultima di questo pandemico 2021. Si tratta del recente Sinfonia per San Salvi (2020) e di una silloge del 2013, Concerto: due libri collegati tra loro e accumunati dall’impostazione “musicale”. Entrambi sono infatti strutturati in “tempi” e “movimenti”, come opere di musica classica, ed entrambi sono legati alla nostra terra toscana. L’ouverture della Sinfonia riprende addirittura la prefazione di Giuseppe Panella a Concerto: ma sono tantissime le citazioni e le autocitazioni, soprattutto in Sinfonia, da Alda Merini a Simone Cristicchi, passando da Thomas S. Eliot, Giovanni Boccaccio, Dino Campana, Gaetano Donizetti, Erasmo da Rotterdam, Richard Mabey, Gilles Clément e molti altri.

Concerto richiama le quattro stagioni, tematica cara a molti grandi musicisti del passato, vissute nella città di Populonia, mentre Sinfonia è centrata sull’ex manicomio di San Salvi, nella mia Firenze, anche se comprende anche una Litania su Piombino di Giordano Lupi e vari interventi di Nicoletta Manetti. L’area di San Salvi, divenuta centro artistico grazie alla presenza dei Chille della Balanza (si veda la mia intervista a Claudio Ascoli del 2004) mi ha sempre attratto per la sua storia tormentata e per ciò che è oggi; una sorta di paese nella città, un posto “altro”. Roberto Mosi ha saputo evocare bene quell’atmosfera che comprende anche aree di abbandono che afferiscono al cosiddetto “terzo paesaggio” di cui parla Clément nel libro citato. Insomma, una lettura densa e ricchissima quella di Roberto Mosi, su cui tornare più volte. Una poesia carica di suggestioni, umorismo surreale, dramma e fascino.

Firenze, 23 dicembre 2021

Bibliografia

  • Mosi R., Sinfonia per San Salvi, Piombino, Edizioni Il Foglio, 2020.
  • Mosi R., Concerto, Firenze, Gazebo, 2013.

I viaggi poetici di Vittoria Zedda

Di Massimo Acciai Baggiani

Ho conosciuto Vittoria Zedda, scrittrice e poetessa di origini sarde, a un corso di scrittura da lei tenuto presso la Banca del Tempo di Firenze. È stata un’esperienza positiva per me, quel corso: mi ha dato l’occasione di confrontarmi con una collega con più esperienza, la quale mi ha dato diversi stimoli creativi. È grazie a lei che ho riscoperto il piacere di scrivere a mano, su un quadernone, magari in un bar davanti a un caffè fumante, mettendo da parte per un po’ la tastiera del computer. Ricordo in particolare gli inviti a scrivere versi: la poesia ha sempre avuto un posto centrale per Vittoria.

Il corso purtroppo è stato interrotto dal Covid, come molte attività artistiche e culturali, ma ho avuto occasione di incontrare di nuovo Vittoria e parlare ancora di libri e di storie, quest’estate, quando questo dannato virus ha allentato un po’ la presa. Ho avuto così in dono il suo libro di poesie Taccuino di viaggio, autopubblicato con Lulu, che ho letto nei giorni seguenti.

Una silloge interessante, questa, che abbraccia un’intera vita. L’autrice ci fa dono di se stessa, del suo vissuto, dei paesaggi della sua terra insulare, dei suoi amori e dei momenti, da quelli quotidiani (come il ritratto della “micina che non voleva farsi accarezzare”), alle stagioni metereologiche e del cuore. Il viaggio è il filo conduttore della silloge: un viaggio spesso interiore, nella memoria, nei sentimenti, nella natura. Vittoria ci invita ad essere suoi compagni, attraverso i suoi versi (e anche attraverso le foto che arricchiscono il libro): vale la pena seguirla.

Firenze, 3 novembre 2020

Bibliografia

Zedda V., Taccuino di viaggio, Lulu, 2015.

Come navi oltre l’orizzonte

Di Federica Milella


Mare fanciullo,
scherzi, spruzzi, schizzi.
Sulla battigia, come le onde dispettose
capovolgono mille conchiglie tintinnanti,
giocava vivace insieme ai bambini.
Poi si quietava,
bagni, tuffi, sole e risate.
Cresceva, smanioso, irrequieto,
come la marea influenzata dalla luna.
Calmo ci accompagnava al largo, col patino,
nascondendo, a occhi indiscreti,
la nostra adolescente intimità;
poi si faceva mosso
e impavidi volavamo divertiti,
su imprudenti cavalloni sicuri.
Ci siamo persi, da grandi,
come navi oltre l’orizzonte.
Donne lontane a prendere il sole,
Uomini, pochi, distanti anche loro.
Un mare con la spuma imbiancata,
da un tempo cocciuto, ostinato,
che non rallenta,
che ci ha separati, invecchiati,
scacciati da quel caldo ricordo
di un mare bambino.

Mariella Bettarini, il coraggio della coerenza

Di Massimo Acciai Baggiani

bettariniHa proprio ragione Michele Brancale, quando scrive che siamo in tanti ad avere un debito di riconoscenza verso Mariella Bettarini[1]. Da parte mia il debito è enorme sia dal punto di vista umano che artistico, fin dai tempi d’oro delle Giubbe Rosse – lo storico caffè letterario attorno a cui girava la vita artistica fiorentina nel primo decennio di questo secolo[2]. Fu in quell’ambiente che conobbi Mariella e la sua compagna Gabriella Maleti (venuta a mancare il giorno di pasqua di quattro anni fa). All’epoca frequentavo un corso per esperti di audiovisivi, realizzai come prova per l’esame un dvd sui luoghi e i personaggi della poesia fiorentina[3]: non poteva mancare un nome come quello di Mariella Bettarini, tanto nota nell’ambiente poetico quanto disponibile e gentile. La intervistai proprio alle Giubbe. Da lì nacque un’amicizia che proseguì poi nelle riunioni de «L’Area di Broca» (di cui sono redattore dal 2006). Grazie a lei ho capito cosa fosse davvero la poesia (non ciò che pensavo di praticare all’epoca: io sono infatti più un narratore che un poeta) e sono venuto in contatto con molte persone interessanti.

Molto è stato scritto su Mariella e la sua opera. Sono state fatte tesi di laurea, recensioni, incontri a lei dedicati, eccetera. Un’antologia di questi testi critici è possibile trovarla riunita in A parole – in immagini, ponderosa auto-antologia uscita nel 2008 per le edizioni Gazebo (fondate dalla stessa Mariella insieme a Gabriella). Un’altra antologia importante, e più recente, di tributi alla nostra poetessa è rappresentata dal volume curato da Bonifacio Vincenzi, Mariella Bettarini, il coraggio della coerenza, uscito in tempo di coronavirus, di cui Mariella mi ha fatto dono pochi giorni fa. Il libro, che fa parte di un ciclo di pubblicazioni dedicato ai poeti del centro Italia, raccoglie testimonianze di intellettuali e amici che la conoscono bene personalmente: Davide Puccini, Giuliano Ladolfi, Luigi Fontanelli, Michele Brancale, Rosaria Lo Russo, Franca Alaimo, Antonella Pierangeli, Roberto Maggiani e Giorgio Linguaglossa. Dieci autori che, in un’opera corale, hanno tracciato il percorso poetico e biografico dell’autrice, da Il pudore e l’effondersi (sua prima raccolta, uscita nel 1966) a Poesie per mamma Elda (2019): una carriera artistica che copre oltre mezzo secolo e che ha avuto riconoscimenti da nomi importanti quali Mario Luzi e Pasolini.

Sulla sua poetica non aggiungo nulla di mio: è già stata analizzata molto bene in questo libro e in decine di altri interventi nel corso dei decenni. Mi limiterò, col consenso dell’autrice, a riportare una lirica dalla sua ultima raccolta, Poesie per mamma Elda, da me tradotta in esperanto, con la speranza che i versi di Mariella possano così essere gustati (per quanto lo permette una traduzione) anche da un pubblico internazionale quale quello esperantista. Lo merita.

sei la matrice –
il corpo lo devo a te
sei la Matrice del mistero –
lo devo a te –
sei la matrice – se vivo
lo devo a te –
sei tu
la Mediatrice tra il Nulla
e me – il Tutto e me –
sei la Matrice –
colei che ha dato corpo a un Soffio
che vagava
che ha dato fiato
a un corpo che (non volente) doveva
poi esseresei l’orma del Mistero –
sei la Matrice
vi estas la matrico –
la korpon mi ŝuldas al vi
vi estas la Matrico de la mistero –
mi ŝuldas al vi –
vi estas la matrico – se mi vivas
mi ŝuldas al vi –
vi estas
la Perantino inter la Nulo
kaj mi – la Ĉio kaj mi –
vi estas la Matrico –
tiu kiu donis korpon al Blovo
kiu vagis
kiu donis spiron
al korpo kiu (nevolonte) devis
poste estivi estas la spuro de la Mistero –
vi estas la Matrico

Firenze, 16 maggio 2020

Bibliografia

Vincenzi B. (a cura di), Mariella Bettarini, il coraggio della coerenza, Francavilla Marittima, Macabor, 2020.

Note

[1] In Vincenzi B. (a cura di), Mariella Bettarini, il coraggio della coerenza, Francavilla Marittima, Macabor, 2020, p. 37.

[2] Prima che la gestione passasse a proprietari che non condividevano la politica mecenatesca dei fratelli Smalzi.

[3] Intitolato Firenze Poesia (2005).