La Diabolica Coppia contro il sadico killer

Di Massimo Acciai Baggiani

barbara manciniIl romanzo di Barbara Mancini me lo sono divorato in treno mentre andavo sulle Dolomiti, tra Conegliano e Calalzo… una lettura che mi ha tenuto incollato alle pagine fino a pochi chilometri dalla meta, che meno male che il treno faceva capolinea altrimenti rischiavo di tirare a diritto: d’altra parte L’Enigma che uccide (Porto Seguro, 2019) non è un romanzo lungo, appena un centinaio di pagine, ma densissime. In queste cento pagine accadono molte cose, ma non siamo sopraffatti e disorientati dall’incalzare degli eventi come capita purtroppo in altri thriller, per imperizia dell’autore. Barbara Mancini sa cosa fa e ci conduce dolcemente alla meta, trattenendoci al tempo stesso alla lettura che scorre piacevole e rapida.

L’Enigma che uccide è fondamentalmente un thriller noir con elementi fantastici: i protagonisti, gli ispettori Nova Parker e Mihael Rankarei (la Diabolica Coppia), sono dotati di facoltà extrasensoriali (sono ESPER) così come il feroce assassino a cui danno la caccia. L’ambientazione americana futuribile – siamo a New Orleans – è ben evocata e la cura dei dettagli, unita all’efferatezza del serial killer e alle scene “piccanti”, fa pensare al rimpianto Faletti. I colpi di scena si susseguono con un ritmo preciso; tutto in questo romanzo è bilanciato come un meccanismo narrativo impeccabile.

Firenze, 5 agosto 2019

Pensieri e ricordi di un provinciale

Di Massimo Acciai Baggiani

brogiIl genere autobiografico non è semplice: certo, per scrivere un buon libro non occorre essere stati sulla Luna o aver salvato il mondo; anche in una vita “comune” si possono trovare episodi avvincenti, ma bisogna saperli raccontare e iscrivere in un progetto narrativo coerente. Marco Brogi c’è riuscito, a mio parere. Il suo libro si compone di due parti, ben indicate nel titolo (anche se in ordine invertito): la parte dedicata ai ricordi è la prima, ma non meno interessante è la seconda parte, in cui l’autore raccoglie un suo personale zibaldone di pensieri e citazioni sull’attualità, la politica, la televisione eccetera.

Seguiamo così Marco Brogi nella sua infanzia a Cotiburi, nella provincia aretina, poi nel Valdarno: le prodezze della Sangiovannese, la squadra del cuore, i viaggi con gli amici in Italia e all’estero, con il sacco a pelo, i ricordi del Casentino (terra a cui sono molto legato anch’io e a cui ho dedicato il mio libro Cercatori di storie e misteri, edito anch’esso da Porto Seguro), l’esperienza da sindaco di Capolona… questo e altro nella scrittura scorrevole e coinvolgente del Brogi.

Un libro simile a un viaggio (non casuale la scelta dell’immagine di copertina) che l’autore ci invita a fare con lui: invito che vale la pena accogliere.

Firenze, 26-27 giugno 2019

Bibliografia

  • Brogi M, Pensieri e ricordi di un provinciale, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Stormvogel: una saga fantasy di Emiliano Buttaroni

Di Massimo Acciai Baggiani

stormvogel«Erano questi tempi di draghi, eroi e puttane.»[1] Stormvogel, la trilogia fantasy di Emiliano Buttaroni, è certo molto “fisica”, piena di azione ma anche di riflessioni senza tempo (e perciò sempre attuali). Nelle pagine del primo volume il sangue scorre a fiumi e la guerra acquista la sua dimensione reale, con i suoi odori, il sudore, le lacrime. Come le grandi saghe fantasy, anche Stormvogel è molto cinematografico – mentre leggevo l’opera di Buttaroni, in qualità di editor[2], vedevo davanti a me le scene di azione come su una pellicola: e questo è uno dei pregi di questa lettura; ne verrà mai tratto un film? Forse no, visti gli scarsi mezzi del cinema italiano rispetto a quelli che occorrerebbero per questo genere di romanzi, ma certo lo meriterebbe.

Un altro grosso pregio di quest’opera è la sua originalità: attinge a fonti tra le più disparate, in una curiosa geografia fantastica – il continente di Palissandra con i suoi cinque regni – che si mescola a luoghi reali, citati qua e là. Il “dove” è quello delle fiabe, ma anche il tempo si annulla in un’epoca mitica che non sappiamo se collocare nel passato o nel futuro remoti, o più probabilmente fuori da qualsiasi linea temporale. Cavalieri che citano Hemingway e che combattono divinità bibliche (come Moloch) a cavallo di draghi (mitologia nordica), affiancati da minotauri (mitologia greca) contro giganti e altre creature fantastiche attinte alla letteratura fantastica mondiale.

Si tratta di un’opera di ampio respiro, sviluppata in più volumi come tradizione del genere fantasy[3], piena di luoghi e personaggi, indicati nelle prime pagine del libro. Il mondo di Palissandra è ben progettato, con tanto di mappe con popolazioni e rispettive storie: emerge la cura dei dettagli e il lungo studio. Entriamo in questo «mondo secondario» – come lo definirebbe Tolkien – con quel gusto della scoperta che accompagna l’esplorazione della Terra di Mezzo ed altri mondi immaginari più o meno celebri: qui incontriamo personaggi profondamente umani e ben delineati, mossi da sentimenti forti e primitivi quali la sete di gloria, di potere o di vendetta. I Vikinghi di cui parla Buttaroni non saranno quelli storici ma non sono certo meno interessanti: i valori in cui credono sono quelli eroici degli antichi poemi cavallereschi e delle saghe nordiche, che l’autore dimostra di conoscere bene così come l’epica mediterranea. I suoi eroi viaggiano in continuazione e affrontano situazioni sempre movimentate: pure – come dicevo – non mancano le pause riflessive, anche amare, sulla guerra e sul senso della vita.

Rispetto ad altre saghe fantasy di giovani autori italiani contemporanei che ho avuto occasione di leggere e recensire (ad esempio La maledizione di Bes di Luigi De Rosa[4] e Il Canto delle Montagne di Cristian Vitali[5]), l’opera di Buttaroni è più varia e complessa, e gli scontri sia di eserciti che ti singoli eroi sono il piatto forte della narrazione (al contrario del mio fantasy “pacifista” Sempre ad est[6]): da appassionato della narrativa fantastica mi sento di consigliarlo per trascorrere qualche ora lieta, lontano dalla frenesia purtroppo reale del «mondo primario», ben poco eroico, in cui ci è dato vivere.

L’opera è corredata da stupende illustrazioni in bianco e nero di Giammarco Pandolfini, il quale ha lavorato a stretto contatto con l’autore – fiorentino DOC, classe 1970, attore e poeta. Buona lettura!

Firenze, 17-21 aprile 2019

Bibliografia

Note

[1] E. Buttaroni, Stormvogel: Vikings, l’alba dei giganti, Porto Seguro, Firenze 2019, p. 59.

[2] Lavoro come editor per Porto Seguro e il libro di Buttaroni mi è stato assegnato in quanto anch’io, come lui, appassionato di fantasy e autore di un romanzo appartenente a questo genere.

[3] Mentre sto scrivendo il secondo volume è in preparazione: l’uscita è prevista nel 2020 e sarà seguita, a distanza di un anno circa, dal volume conclusivo. L’autore dichiara di avere già in mente la trama generale dell’intera trilogia.

[4] M. Acciai Baggiani, Una guerra fratricida, in «Passparnous» n. 66.

[5] M. Acciai Baggiani, Due opposte concezioni del Fantasy: il caso Sempre ad Est e la saga del Canto delle montagne, in «Passparnous» n. 44.

[6] M. Acciai, Sempre ad est, Faligi, Aosta 2011.

Vi presento Elvis

Di Massimo Acciai Baggiani

elvis donaElvis Dona, oggi trentaquattrenne, si racconta in questa breve ma densa autobiografia: un libro di un centinaio di pagine che si legge in un’oretta – io me lo sono divorato poco prima della presentazione a San Salvi, nell’ambito del Festival Storie Interdette (10-12 maggio 2019) promosso dai Chille de la Balanza. L’autore lo avevo incontrato per la prima volta nel mio ruolo di editor presso Porto Seguro, durante una presentazione collettiva: una faccia da bravo ragazzo, gioviale, pieno di vita. La sua origine albanese non traspare dal suo italiano, impeccabile e privo di accento: d’altronde si trova nel nostro paese ormai da molto tempo, nonostante la sua giovane età. Nel suo libro, il primo che ha scritto ma probabilmente non l’unico, ripercorre la sua vita, dalla drammatica situazione dell’Albania degli anni Novanta alla decisione di partire, su un gommone, alla volta dell’Italia, in cerca di fortuna come tanti migranti – oggi come ieri. La vicenda di Elvis pare uscita da un romanzo picaresco: la traversata è piena di pericoli, poi l’arresto e infine l’esperienza drammatica del carcere criminale di Montelupo, di cui l’autore ci descrive la quotidianità fatta di violazioni continue dei diritti. Elvis si trova così a condividere la cella con omicidi, lui che ha avuto la sola colpa di “resistenza a pubblico ufficiale”, senza aver commesso nessun crimine degno di una pena così severa: qui vive i mesi più terribili, si sente sconfitto, abbandonato, in completo isolamento. Tuttavia trova la forza di reagire, di risollevarsi: vedendolo oggi non si direbbe che sia passato attraverso un simile vissuto.

Elvis si mette a nudo durante la presentazione, a cui partecipa anche il professore che lo ha seguito nel suo cammino, Francesco Petri, il quale insiste molto sul concetto di “alterità” e sul fatto di poter contare sugli altri per uscire dal tunnel. L’autore poi risponde alle domande del pubblico, composto da operatori del settore psichiatrico. Interviene anche Claudio Ascoli (che ho avuto modo di intervistare anni fa) con interessanti annotazioni. Quando ha parlato dell’Albergo Popolare, la struttura di accoglienza per persone indigenti nel cuore di Firenze, ho drizzato le orecchie: ci ho infatti lavorato per alcuni mesi in amministrazione, nel 2004, e solo di poco ho mancato di conoscere Elvis in quell’occasione. Mentre parlava rivedevo quell’ambiente e mi tornavano alla mente le tante storie degli ospiti, per molti aspetti simili a quella dell’autore: storie che mi sono state raccontate da chi le ha vissute, vicende che sembrano anch’esse uscite da un romanzo di Dickens, lontanissime dal nostro mondo privilegiato eppure vicinissime geograficamente.

Io Elvis, immigrato albanese è scritto con un linguaggio semplice, scorrevole: come dicevo si legge in un baleno ma lascia un’impressione persistente: quella di aver fatto la conoscenza con una persona straordinaria che ha vissuto eventi particolari che non dovremmo ignorare, soprattutto di questi tempi.

Firenze, 11 maggio 2019

Bibliografia

  • E. Dona, Io Elvis, immigrato albanese, Firenze, Porto Seguro, 2016.

pres elvis

presentazione elvis dona a san salvi 10 maggio 2019 (2)

Il mondo secondo Raimondo Preti

Di Massimo Acciai Baggiani

pretiRaimondo arriva alla sede della Porto Seguro un freddo pomeriggio di fine inverno, sorridente e cordiale, per discutere gli ultimi dettagli prima della pubblicazione. Finalmente stringo la mano e guardo in faccia l’autore del libro che sono stato incaricato di leggere e correggere, nel mio ruolo di editor. Raimondo Preti non è alla prima pubblicazione: ha un curriculum letterario e lavorativo di tutto rispetto, ma è anche una persona alla mano con cui mi sono sentito subito a mio agio.

Il titolo finale, Tutti giù per terra, è frutto di una lunga trattativa tra editore e autore, il quale aveva pensato in origine a un enigmatico Liason pop: si sposa bene alla copertina pensata da Lucrezia Neri, raffigurante un elefante in precario equilibrio su un ramo. Quando Raimondo mi ha chiesto «Secondo te a quale genere letterario appartiene questo libro?» confesso di aver avuto difficoltà a rispondere. Non è solo narrativa, non è solo saggistica, non è solo poesia: è piuttosto un mix, un ibrido di versi, racconti e riflessioni; una sorta di “diario pop” in cui l’autore spazia tra gli argomenti più disparati, dal rapporto uomo/donna alla pornografia, dagli scontri interculturali al consumismo, dagli animali ai figli, dalla politica al libero arbitrio, dal cibo al linguaggio, dalla «finitudine» alla felicità, e così via. I mille temi sono trattati tutti con sguardo ironico che scivola a volte nell’umorismo nero: i vari testi fanno sorridere ma anche riflettere, e si può concordare o meno col punto di vista dell’autore ma gli si deve riconoscere un’acutezza particolare e una capacità di suscitare dibattiti che rende interessante questo libro.

Da appassionato di lingue ho trovato particolarmente interessanti le sue note sul vernacolo pratese, da cui proviene Raimondo, ben adatto a quell’anima dissacrante tipica di noi toscani e che unisce tutti i capitoli come una collana di autentiche perle.

Firenze, 9 maggio 2019

Bibliografia

  • R. Preti, Tutti giù per terra, Firenze, Porto Seguro, 2019.