La Terza Roma

Di Massimo Acciai Baggiani

vlad_estesoÈ curioso come in questi ultimi tempi mi siano capitati tra le mani così tanti romanzi di vampiri, su cui ho scritto vari articoli. I “figli della notte” non hanno perso nulla del loro fascino, nonostante le intere biblioteche che nei secoli sono state scritte su di loro. Non dobbiamo stupirci: il vampiro è un archetipo, quindi immortale anche come figura letteraria. È l’Altro per eccellenza, il Diverso, il Nemico, la parte oscura del mondo.

L’ultimo libro che ho letto sull’argomento è un singolare romanzo di Pierfrancesco Prosperi, nome molto noto della fantascienza italiana, intitolato Vlad 3.0, uscito quest’anno con Porto Seguro Editore (dove svolgo attività di editor[1]).

Di Prosperi avevo letto, molti anni fa, un romanzo ucronico, Garibaldi a Gettysburg[2], e nient’altro. Quel primo romanzo mi era però piaciuto molto e così è stato anche per Vlad 3.0; Prosperi è un grande narratore, ironico, attento al dettaglio, scorrevole, avvincente; non a caso è considerato uno dei maggiori scrittori ucronici italiani[3]. Di persona non ci eravamo mai incontrati prima del Porto Seguro Show[4] del 14 dicembre 2019: prima c’era stato solo qualche scambio un po’ polemico su Facebook. È stata simpatia a prima vista: accomunati dalla passione per la fantascienza e il fantastico, abbiamo iniziato a parlare dei nostri libri e alla fine ci siamo scambiati due volumi: lui mi ha dato Vlad 3.0 ed io una copia del romanzo collettivo Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, anch’esso sui vampiri, da me curato. Vampiro per vampiro, insomma.

prosperi

Il suo romanzo me lo sono letto in un paio di giorni. Le aspettative non sono andate deluse: l’autore riprende la figura classica del non-morto, ma traslandola dal classico scenario transilvano ottocentesco alla Roma dei giorni nostri. L’originalità di quest’opera sta nell’aver descritto con cura e verosimiglianza le dinamiche inedite che nascono dalla presenza delle inquietanti figure in una metropoli italiana già sommersa dai ben noti problemi. L’invasione dei vampiri, giunti dai Carpazi per sfuggire ai contadini inferociti, offre all’autore occasione di satira feroce sulle istituzioni italiane che si trovano ad aver a che fare con un problema del tutto nuovo e naturalmente fanno un casino dietro l’altro.

È fin troppo facile vedere nel vampiro invasore la metafora, attualissima, del migrante che, secondo populisti e neofascisti, “invade” il nostro bel paese. A differenza però dei disperati che arrivano sui barconi, i “succhiasangue” giungono con intenzioni bellicose e sono decisamente letali. La parte “splatter” del romanzo, che non indugia comunque mai nel morboso, lo testimonia bene: i romani vengono aggrediti nelle strade e uccisi o trasformati a loro volta in vampiri, accrescendo le fila degli invasori.

La reazione del governo, del Vaticano e degli stessi cittadini è indecisa e ambivalente. Da una parte giusta paura per la minaccia, dall’altra tentativi di intavolare una trattativa. La scienza viene in soccorso creando il Metasangue – una sorta di surrogato della preziosa essenza vitale, indispensabile alla sopravvivenza dei vampiri – fornito gratuitamente a coloro che accettano di abbandonare le loro cruente abitudini. La comunità dei vampiri si spacca: da una parte i DV (Diversamente Vampiri), i vampiri “buoni” insomma, e dall’altra gli irriducibili (una minoranza, ma molto agguerrita e pericolosa, che alla fine occupa un parco ad Ariccia e fonda una sorta di repubblica dei vampiri, una Terza Roma accanto al Vaticano e alla Capitale). Lo scontro con questi ultimi è inevitabile: lascio al lettore scoprirne l’esito.

Nel romanzo c’è posto anche per una love story: quella tra un vampiro buono, Adam, e Marina, la figlia dell’architetto protagonista, nemico giurato di tutti i vampiri, buoni o no. La situazione alla Indovina chi viene a cena è gustosissima e ci fa riflettere su tante coppie “miste” di oggi: i pregiudizi sono duri a morire. Anche il dibattito politico che si crea intorno ai vampiri è sintomatico di un’Italia divisa su tutto, vulnerabile, in cui si chiacchiera molto e si agisce poco.

Il vampiro è di destra o di sinistra? Ai lettori farsi un’idea, leggendo questo delizioso romanzo vampiresco.

Vedi anche l’articolo di Carlo Menzinger.

Firenze, 20 dicembre 2019

Bibliografia

  • Calamandrei S., Sangue gratis e altri favolosi racconti, Tricase, Youcanprint, 2013.
  • I Già Dimenticati, Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., Bumbi S., Il settimo plenilunio, Genova, Liberodiscrivere, 2010.
  • Prosperi P., Vlad 3.0, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., La gestione dei vampiri nel comune di Roma

Note

[1] Purtroppo però non sono stato io a fare l’editing di questo romanzo.

[2] Prosperi P., Garibaldi a Gettysburg, Milano, Editrice Nord, 1993.

[3] Di lui ho scritto nella mia tesi di laurea La comunicazione nella fantascienza (Ermes edizioni, 2016) e nella biografia su Carlo Menzinger, altro grande ucronista, Il sognatore divergente (Porto Seguro, 2018).

[4] Le presentazioni collettive mensili che la casa editrice organizza a Firenze per presentare le novità. Il 14 dicembre l’evento si è svolto al Porto di Mare.

Perché non siamo fatti per vivere in eterno?

Presentazione di questo delizioso horror gotico scritto a più mani: gli autori hanno deciso di devolvere i propri diritti all’associazione Progetto Arcobaleno.

«Inizio anni Novanta. Sette amici liceali decidono di marinare la scuola e, seguendo l’invito di uno di loro, trascorrere una settimana in un autentico castello della Transilvania. Sarà l’inizio di un’esperienza inquietante e ignota, così simile a un incubo a occhi aperti.» (dalla quarta di copertina)

I Già Dimenticati sono un gruppo di scrittori italiani riuniti tra il 2018 e il 2019 da Massimo Acciai Baggiani per questo progetto letterario. Essi sono: Massimo Acciai Baggiani, K. Von Zin, Barbara Pascoli, Claudio Secci, Marco Bazzato, Federica Milella, Luigi De Rosa, Andrea Cantucci, Italo Magnelli, Francesco D’Agostino, Barbara Mancini.

Associazione Progetto Arcobaleno
Via del Leone, 9 – 50124 Firenze

Venerdì 8 novembre 2019

Vedi anche la recensione di Carlo Menzinger

Perché non siamo fatti per vivere in eterno? – Presentazione del 21/10/2019

Lunedì 21 ottobre 2019 dalle ore 17:00 alle 18:30

Sms Di Rifredi
Via Vittorio Emanuele II, 303, 50134 Firenze

Qua sotto il video della presentazione di questo delizioso horror gotico scritto a più mani: gli autori hanno deciso di devolvere i propri diritti all’associazione Progetto Arcobaleno.

«Inizio anni Novanta. Sette amici liceali decidono di marinare la scuola e, seguendo l’invito di uno di loro, trascorrere una settimana in un autentico castello della Transilvania. Sarà l’inizio di un’esperienza inquietante e ignota, così simile a un incubo a occhi aperti.» (dalla quarta di copertina)

I Già Dimenticati sono un gruppo di scrittori italiani riuniti tra il 2018 e il 2019 da Massimo Acciai Baggiani per questo progetto letterario. Essi sono: Massimo Acciai Baggiani, K. Von Zin, Barbara Pascoli, Claudio Secci, Marco Bazzato, Federica Milella, Luigi De Rosa, Andrea Cantucci, Italo Magnelli, Francesco D’Agostino, Barbara Mancini.

Perché non siamo fatti per vivere in eterno?

Siamo lieti di invitarvi alla presentazione di questo delizioso horror gotico scritto a più mani: gli autori hanno deciso di devolvere i propri diritti all’associazione Progetto Arcobaleno. Venite e acquistando aiuterete persone bisognose.
Ci sarà anche un rinfresco offerto dall’associazione.

«Inizio anni Novanta. Sette amici liceali decidono di marinare la scuola e, seguendo l’invito di uno di loro, trascorrere una settimana in un autentico castello della Transilvania. Sarà l’inizio di un’esperienza inquietante e ignota, così simile a un incubo a occhi aperti.» (dalla quarta di copertina)

I Già Dimenticati sono un gruppo di scrittori italiani riuniti tra il 2018 e il 2019 da Massimo Acciai Baggiani per questo progetto letterario. Essi sono: Massimo Acciai Baggiani, K. Von Zin, Barbara Pascoli, Claudio Secci, Marco Bazzato, Federica Milella, Luigi De Rosa, Andrea Cantucci, Italo Magnelli, Francesco D’Agostino, Barbara Mancini.

locandinamassimo

 

La Diabolica Coppia contro il sadico killer

Di Massimo Acciai Baggiani

barbara manciniIl romanzo di Barbara Mancini me lo sono divorato in treno mentre andavo sulle Dolomiti, tra Conegliano e Calalzo… una lettura che mi ha tenuto incollato alle pagine fino a pochi chilometri dalla meta, che meno male che il treno faceva capolinea altrimenti rischiavo di tirare a diritto: d’altra parte L’Enigma che uccide (Porto Seguro, 2019) non è un romanzo lungo, appena un centinaio di pagine, ma densissime. In queste cento pagine accadono molte cose, ma non siamo sopraffatti e disorientati dall’incalzare degli eventi come capita purtroppo in altri thriller, per imperizia dell’autore. Barbara Mancini sa cosa fa e ci conduce dolcemente alla meta, trattenendoci al tempo stesso alla lettura che scorre piacevole e rapida.

L’Enigma che uccide è fondamentalmente un thriller noir con elementi fantastici: i protagonisti, gli ispettori Nova Parker e Mihael Rankarei (la Diabolica Coppia), sono dotati di facoltà extrasensoriali (sono ESPER) così come il feroce assassino a cui danno la caccia. L’ambientazione americana futuribile – siamo a New Orleans – è ben evocata e la cura dei dettagli, unita all’efferatezza del serial killer e alle scene “piccanti”, fa pensare al rimpianto Faletti. I colpi di scena si susseguono con un ritmo preciso; tutto in questo romanzo è bilanciato come un meccanismo narrativo impeccabile.

Firenze, 5 agosto 2019

Pensieri e ricordi di un provinciale

Di Massimo Acciai Baggiani

brogiIl genere autobiografico non è semplice: certo, per scrivere un buon libro non occorre essere stati sulla Luna o aver salvato il mondo; anche in una vita “comune” si possono trovare episodi avvincenti, ma bisogna saperli raccontare e iscrivere in un progetto narrativo coerente. Marco Brogi c’è riuscito, a mio parere. Il suo libro si compone di due parti, ben indicate nel titolo (anche se in ordine invertito): la parte dedicata ai ricordi è la prima, ma non meno interessante è la seconda parte, in cui l’autore raccoglie un suo personale zibaldone di pensieri e citazioni sull’attualità, la politica, la televisione eccetera.

Seguiamo così Marco Brogi nella sua infanzia a Cotiburi, nella provincia aretina, poi nel Valdarno: le prodezze della Sangiovannese, la squadra del cuore, i viaggi con gli amici in Italia e all’estero, con il sacco a pelo, i ricordi del Casentino (terra a cui sono molto legato anch’io e a cui ho dedicato il mio libro Cercatori di storie e misteri, edito anch’esso da Porto Seguro), l’esperienza da sindaco di Capolona… questo e altro nella scrittura scorrevole e coinvolgente del Brogi.

Un libro simile a un viaggio (non casuale la scelta dell’immagine di copertina) che l’autore ci invita a fare con lui: invito che vale la pena accogliere.

Firenze, 26-27 giugno 2019

Bibliografia

  • Brogi M, Pensieri e ricordi di un provinciale, Firenze, Porto Seguro, 2019.