A ciascuno il suo mestiere

Di Massimo Acciai Baggiani

È difficile trovare qualcuno che sappia fare bene una cosa. Trovarne qualcuno che sappia fare due cose altrettanto bene è ancora più difficile, perciò diffido di chi, eccellendo in un campo, tenta di bissare in altri campi. Ci sono le eccezioni, naturalmente: ma è raro trovare persone che hanno due o più talenti ai massimi livelli.

Prendiamo quei cantautori che, a un certo punto della loro carriera, si sono dati alla narrativa: Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri… personalmente mi convincono molto di più come cantautori che come scrittori. È un parere soggettivo, lo so, contraddetto dai dati di vendita (seppure inferiori ai loro album musicali), ma posso dire che leggendo i romanzi e i racconti dei tre sopracitati colossi della musica d’autore italiana (in bibliografia ne riporto alcuni esempi usciti nello stesso anno) sono rimasto deluso. I gialli di Guccini sono noiosi (sarà anche perché a me il genere giallo non piace), i romanzi giovanilistici di Vecchioni mi lasciano freddo e i racconti di Ruggeri, beh, quelli sono più interessanti, si lasciano leggere anche se non mi entusiasmano.

ruggeriDi recente ho letto Piccoli mostri, raccolta di storie uscite dalla penna del rocker milanese, uno dei miei artisti preferiti fin dall’adolescenza. Di lui avevo letto l’opera prima, La giostra, che non ero riuscito a finire; di questo almeno sono arrivato fino in fondo. Un’opera senza infamia e senza lode, che satireggia sul malcostume e la meschinità dell’italiano medio (o meglio quello che l’autore ci presenta come tale): il titolo pare richiamare quei film di denuncia degli anni Sessanta e Settanta (I mostri e I nuovi mostri) ma il paragone è decisamente sfavorevole al nostro Ruggeri. Anche qui i protagonisti maschili sono quasi tutti uomini che inseguono il successo, e sono disposti a tutto per ottenerlo. Piccoli individui, senza tanti scrupoli, spesso infedeli, incapaci non dico di veri eroismi ma anche di sentimenti profondi.

Tre sono le storie che mi hanno colpito: Scontri d’Italia, Reazioni a catena e Il sosia. Nella prima si parla di un autore di programmi televisivi spazzatura che ha l’idea di uno show in cui si affrontano categorie di individui su un tema (un po’ in stile Ciao Darwin, nato proprio in quegli anni): sul palco ad ogni puntata, davanti a un pubblico a casa sempre più allibito ma anche incapace di cambiar canale, vediamo sfilare “immigrati clandestini contro vittime di rapina”, “non vedenti contro handicappati fisici”, “prostitute contro religiose”, “spacciatori contro pedofili”, fino all’estremo “malati terminali di AIDS contro malati terminali di tumore”, in un crescendo di scabrosità, premiata dall’audience. Trovo significativo questo racconto anche per il fatto che a scriverlo sia stato proprio Ruggeri, ex conduttore di Mistero: ricordo che in una puntata del suo programma di divulgazione pseudoscientifica il nostro cantautore-conduttore aveva intervistato una giovane donna convinta di essere violentata dagli alieni tutte le notti, alieni che l’avrebbero ingravidata per poi sottrarle il frutto ibrido dello stupro “intergalattico”. La donna era convinta di quanto affermava, tanto da cadere in vere e proprie crisi isteriche davanti al conduttore sempre più imbarazzato ma che non negava niente al pubblico di quel dramma psichiatrico. Non vedo una grande differenza, in questo caso, spiace dirlo, tra autore e personaggio…

Il secondo racconto mi è piaciuto perché mi ricorda il celebre Sette piani di Dino Buzzati, anche se banalizzato (Ruggeri non è Buzzati…). Un uomo va a cambiarsi il cinturino dell’orologio e nel giro di pochi giorni si ritrova morto a causa di un susseguirsi di eventi sfortunati, come in una reazione a catena appunto.

Infine ne Il sosia c’è un inquietante doppelgänger di un uomo comune che assomiglia come una goccia d’acqua a un politico in piena ascesa, di cui condivide dapprima gli onori e la caduta poi, fino al tragico epilogo. Anche qui c’è un po’ una vena buzzantiana, unita a quella satirica che percorre tutto il libro. C’è anche una notevole “cattiveria” e cinismo, ma quelli erano già stato dichiarati nel titolo e nell’introduzione firmata dallo stesso autore.

Firenze, 23 luglio 2020

Bibliografia

  • Guccini F., Macchiavelli L., Questo sangue che impasta la terra, Milano, Mondadori, 2001.
  • Ruggeri E., Piccoli mostri, Milano, Feltrinelli, 2000.
  • Vecchioni R., Le parole non le portano le cicogne, Torino, Einaudi, 2000.