Neologiorno n.2: PIACIARE

di Stefi Pastori Gloss

[pia-cià-re]

SIGN Che ha carattere di apprezzamento sui Social, specie da quando Facebook ha introdotto il rivoluzionario LIKE, ovvero MI PIACE, dove l’italianismo laicare, massimamente con la C, appariva non consono e non sufficientemente corrispondente alla intenzione del MI PIACE propriamente detto, troppo poco sintetico, essendo non necessariamente piacevole il contenuto, non sentenza definitiva, ma casomai interlocutoria.

Non del latino medievale [libìdo], ma derivato del latino [placére] ‘aggradire’, ‘andare a grado’, ‘talentare’, trovar soddisfazione e diletto.

Saper riconoscere le sfumature del piaciare (e in certi casi anche sapervi ricorrere) è oggi di importanza sottile e penetrante se non si vuole subire un ban o, viceversa, se si desidera trollare.

Conosciamo il piaciare come un accondiscendere alle affermazioni altrui, concedendo  una ragione, seppur transitoria, all’antagonista da tastiera per quell’attimo di notorietà da Social (i famigerati 15′ di notorietà per tutti previsti da Andy Warhol sono definitivamente superati). Tuttavia potrebbe anche rappresentare un dialogare, un interloquire, (propriamente un ‘parlare in mezzo’, cioè un ‘interrompere’) prima di scrivere affermazioni magari totalmente opposte. A volte sfora nell’incivile – il verbo, col suo essere blandamente volgare, ha un’aura di sporcizia che arriva quasi all’offesa gratuita, in special modo se seguito da affermazioni che provocano liti, tenendo aperte discussioni infinite e faziose quanto inutili.

Il piaciare, anche, può giocare su due sponde contemporaneamente. Da una sponda, prende il tempo che serve ad altri rapidi esami, pareri altrui, opinioni magari diverse, magari accettabili, magari no. Dall’altra, ricarica il fucile delle parole e scatena l’attacco frontale, forse con intento giocoso o forse no, fino a farsi bannare. Può anche essere una richiesta ad apprezzare una Pagina Fans su Facebook, talvolta sostituito, con l’introduzione delle cosiddette ‘reazioni’ sempre nello stesso Social, dal verbo ‘cuoriciàre’.

Con spirito pratico, si può credere alle reali intenzioni di chi lo inventò nel lontano 2014 di sinteticità, stringatezza, semplicità, italianità, in un tempo in cui anche il congiuntivo è andato a farsi benedire.

Neologiorno n.1: Maggembre

di Stefi Pastori Gloss

[mag-gèm-bre]

SIGN Tredicesimo mese dell’anno, usato solo in caso di condizioni climatiche contrarie alla primavera, composto di [maggio] e [dicembre].

Questa parola, dopo una normale imperscrutabile incubazione, è attestata per iscritto il 6 maggio 2017 tra i ricordi su Facebook, quando la Signora con la Valigia si apprestava a convergere sulla sede della premiazione di un nobile Concorso Letterario per l’altrettanto nobile missione di nobilitare la parola italiana. Come tutte le cose buone, è stata subito adottata dai suoi amici selezionatissimi, vieppiù in uso negli anni a seguire, in special modo nel maggio 2019. Un’unità temporale, non nel senso atmosferico ma in quello di mese, di nuovo peggiorativo in senso climatico (questa volta, sì), per chi avesse ancora dubbi sulla catastrofe che riguarda Gaia (e noi umani in primis, anche se animati da infingardo spirto gnorri).

Ora, questo ‘maggembre’ ha il significato semplice di ‘maggio come fosse dicembre’, un’espressione delle più comuni, che affolla i nostri giorni, in piena paturnia da prova costume sotto le piogge battenti. Inoltre ciò che descrive non è una situazione astratta: l’immagine sintetica del ‘maggembre’ disegna insieme il tentativo del cambio degli armadi di stagione e la paura del mutamento, denunciando la volontà di restare radicati nel passato (inverno). Si intravede già una primavera, si sta già ricevendo qualcosa della calura futura, ma al sopravvenuto canto degli uccellini, si riscuotono nevicate o grandinate, a seconda dell’altitudine. Per la succitata Signora con la Valigia, sognante di dimorare finalmente senza l’immondo collant, stabilmente stanziata sulle cime alpine, trattavasi di neve, e ne deriva suo greve disappunto.

L’intensità con cui la sola evocazione del mutamento climatico descrive questo termine di mancato passaggio dalla stagione vecchia a quella nuova, colorisce la stagionalità degli armadi e dei vestimenti, quelli invernali ancora da sottonaftalinare, quelli estivi ancora da far emergere.

Si può parlare dell’estate in arrivo ma che stenta dato che è maggembre, di come abbiamo perso tempo a sistemare il guardaroba perché ancora maggembre, del lavoro di cui siamo oberati facendo shopping di vestimenti estivi che restano ancora rinchiusi nei nostri armadi proprio in quanto è maggembre. La sua blanda ricercatezza (tutt’altro che affettata, parte dai traffici più popolari) è molto versatile; ma un sorriso ironico non se lo leva quasi mai.

IL NEOLOGIORNO toglie il grammarnazi di torno

Egregi Lettori, se apparteniamo a quel raro sottogenere animale consapevole di se stesso, sappiamo anche di odiare la banalità e, di conseguenza, le citazioni. Tuttavia, l’amore, quello duraturo, ci insegna che è proprio la banalità a farci amare da chiunque, a qualsiasi strato sociale. Se, pertanto, è nostro desiderio arrivare a quel chiunque, lo faremo usando anche la banalità. Il chiunque fa errori grammaticali. Pertanto:

IL NEOLOGIORNO toglie il grammarnazi di torno

di Stefi Pastori Gloss

4° di copertina RINASCITE RIBELLI

Manifesto in 10 punti

In molti le hanno chiesto a quale inusitato moto dell’anima Stefi Pastori Gloss debba questa sua emergenza di neologismare. Intanto, dal 2015 studia gli scritti sia di Gianni Brera, maestro di cronaca sportiva e di neologismo (centravanti, centrocampista, tanto per citarne un paio) sia del D’Annunzio (tramezzino e La Rinascente, sua prole). Rinfrancata da questi illustri esempi, dedita ormai a tempo pieno al male dello scrivere, con questo sintetico manifesto vorrebbe dar conto delle sue posizioni sulla lingua, chiarendo, prima di tutti a se stessa, ciò su cui crede sia importante concentrarsi e perché.

Innalzare la lingua, innalzare il pensiero

Nello splendore intellettuale della lingua italiana, certi termini vanno logorandosi, a instupidire. Parole brillanti, ampie, ricche, per pigrizia si infilano in locuzioni stereotipate fino a morirci. Vedendo bene quale sia la decadente prosperità di un dato termine, si rende necessario sostituirlo con un neologismo arricchente, vivificante, rinnovativo, finendo per contenerne tutti i significati, tutte le accezioni. La piccola dose di necessaria ironia in più, lo rende accettabile.

La creazione di un nuovo neologismo (oh che pleonasmo!) mira a migliorare il modo di pensare, a migliorare la vita. Il pensiero è l’utensile con cui decifriamo il mondo intorno e dentro di noi: in questa prospettiva, il valore dell’idioma sta nella flessibilità, nella finezza e nella robustezza di pensiero che permette. È la strutturazione del pensiero ad arricchire la vita, a comprendere il bello, a scomporre e risolvere i problemi, a ridere e sorriderne con arguzia. Ombreggiature migliori significano una migliore sagacia per la realtà esterna e interna. Forse, una migliore felicità. Nel caso di Stefi Pastori Gloss, che se ne alimenta minuto per minuto, senza forse.

Lingua e storia

Le lingue sono soli, si levano, si tramutano e calano proprio come il nostro astro: è il genere umano a permanere. Il genere, va sottolineato, non l’uomo. Nella storia si sono avvicendate migliaia di lingue – e il passaggio da latino a lingue romanze non è stato una perdita di valore. Migliorare la propria capacità di comprensione qui e ora significa lavorare per il vantaggio del genere umano – oltre che della propria vita, vi dirà la Stefi Pastori Gloss. Un rendimento che dura più della singola lingua e che crea valore.

Linguaggi e biodiversità

La biodiversità linguistica è un valore filogenetico fondante – così come lo è per la complessità delle classi animali e vegetali. Ogni vocabolario è importante per l’archetipo di realtà che rappresenta, per quella frazione di collettività che struttura, come contributo all’intelligenza umana. E non si tratta di una questione di grazia, attenta alla prosperità dello zoo linguistico; le lingue non sono lenti colorate attraverso cui si manifesta la mente umana: sono diverse complessioni della mente stessa. Probabilmente, quella di Stefi Pastori Gloss è una mente distorta, però questo si sposta sul piano  della psichiatria, non della linguistica.

Forestierismi e inglese

I barbarismi sono una ricchezza. Non sentirete Stefi Pastori Gloss inveire contro l’inglese, ma la  vedrete prendere posizione parola per parola contro la volgarità, la riproduzione acritica di parole sentite e non capite, e gli usi esausti o sciapidi. Nel diciassettesimo secolo si aggredivano i gallicismi, ritenuti scialbi, quali baule, regalo, biglietto o gabinetto: oggi nessuno li criticherebbe. Forse perché manco ne conosce l’origine. E davvero non ci vogliamo chiedere perché usiamo giornalmente la parola bidè, originata in tutta evidenza dal francese bidet, quando invece i francesi stessi nemmeno ne sono dotati nelle loro sale da bagno, altrimenti dette ‘salles de bain’, chissà perché poi proprio sale? Forse perché sale in francese significa sporco. Scusate, non è che una stupidezia.

Il problema delle lingue straniere è che non sono conosciute; e l’intrusione di una lingua ignota in una lingua nota è spesso maldestra e malpropria.

Registri linguistici

La padronanza di un idioma passa per la padronanza dei diversi registri. È importante saper gestire tanto i registri più alti quanto quelli più bassi: la squisitezza del linguaggio non è un parametro assoluto, ma relativo al contesto in cui ci si trova. Chi parla solo elevato non è in una situazione molto migliore di chi parli solo volgare. Soltanto una conoscenza versatile può dirsi raffinata, evitando il grottesco, e permettendo appropriatezza nel parlare e nello scrivere.

L’italiano

Siamo tutti, non solo gli scrittori, responsabili della nostra lingua, espressione di una cultura millenaria che abbiamo in retaggio. Essere cittadini del mondo vuol dire anche curare le proprie tradizioni e il tesoro che rappresentano per l’umanità intera; così come curare il proprio campo significa curare il paesaggio. Alla domanda «Qual è la lingua più bella del mondo?» si risponda «L’italiano» non perché lo sia davvero, ma perché è la risposta dell’innamorato.

Parole comuni e meno comuni

Nel progetto del Neologiorno, neologismare parole comuni è tanto urgente quanto le meno conosciute: scendere a fondo nella conoscenza di parole che si sono recentemente inventate e che già fanno già parte del nostro bagaglio, che teniamo spesso in bocca, è più importante dell’aver nozione di parole rare che comunque useremmo poco. Saper cucinare una buona pasta è più importante che saper cucinare un buon igname.

Le parole desuete possono rappresentare una grande risorsa di significati – ma talvolta c’è un motivo se sono sul viale del tramonto (nel qual caso, tendenzialmente Stefi Pastori Gloss non le tratta); non sono da celebrare come vestigia di un passato più civile né escluse come vecchiume superfluo, ma ponderate caso per caso, specie alla luce del contesto e delle intenzioni con cui si usano. Le parole nuove sono soluzione ad un disagio, espressione della inadeguatezza, risposta all’esigenza di esprimere l’altrimenti inesprimibile. La storia della nostra meravigliosa lingua ne è zeppa.

Regole grammaticali

Udite udite, contrariamente a quanto ci hanno insegnato alle elementari, le regole grammaticali sono mere consuetudini: sentieri linguistici fotografati dagli studiosi, non strade asfaltate e imposte dal sovrano. A tutti piace correggere gli errori grammaticali altrui: ci fa sentire dotti, la maestra ci avrebbe detto “bravi!” E la violazione di una consuetudine non è meno grave della violazione di una norma sovrana. In particolare esiste quella dozzina di regole grammaticali che tutte le persone vagamente istruite conoscono e che sono sempre sulla cresta dell’onda e notate come cifre spicciole del buon parlare e del buono scrivere. Anche queste norme, il più delle volte, sono recepite acriticamente. La grammatica tradizionale va padroneggiata per discernere i diversi valori delle sue prescrizioni, che è necessario saper mettere in dubbio. La conoscenza non è ricapitolazione, così come la cultura non è nozionismo.

Etimologia e innovazione

I molti significati di ciascuna parola scaturiscono da un nucleo concettuale profondo, dai contorni spesso nebulosi, a cui nel tempo possono essere associate diverse idee particolari. Comprendere quel nucleo e la struttura dei significati associati a una parola permette di impiegarla in maniera non solo appropriata, ma anche innovativa, creativa, poetica. La comprensione di questa struttura si ha attraverso l’etimologia, cioè lo studio degli stadi precedenti attraverso cui è passata una certa parola. E l’innovazione deriva necessariamente da tutto ciò.

Piacevolezza della cultura

Il carattere primo e più importante dello studio delle parole ha da essere la piacevolezza: la serietà, senza meraviglia, leggerezza e ironia, è solo pallosità, neologismo di recente costituzione più forte e meglio accetto di noia, che invece rimanda a annoianti poeti novecenteschi. Ah, dimenticavo: annoianti è un neologismo. O forse no.

Bio-bibliografia di Stefi Pastori Gloss

4° di copertina RINASCITE RIBELLIPurtroppo (o per fortuna) da almeno sette anni si può dedicare alla scrittura a tempo pieno. Aborre l’uso di Photoshop per poter applicare con coerenza il suo Forforisma[1] Pastorology preferito: “Indosso le rughe come medaglie”. Agli inizi della sua carriera da scrittrice, redigeva i suoi curricula alla di James Joyce, e quando le fu fatto notare il parallelismo, esecrò. Per controtendenza, si applicò alla massima sintesi, con Ungaretti a farle da guida. Poi con David Foster Wallace scoprì che si può scrivere un libro infarcendolo di note a pié di pagina. La redazione dei Neologiorni[2] si ispira all’ironia scanzonata di Gianni Brera e all’arricchimento del dizionario alla D’Annunzio. Sceneggiatrice ghost writer nei Novanta per Benvenuti, Verdone, Brizzi, selezionatrice di opere letterarie sotto contratto, ha redatto per circa tre anni un blog[3] di recensioni dedicate a emergenti, le migliori delle quali sono ospiti in un podcast radiofonico[4]. Oggi si occupa di recensire solo grandi autori. Grazie ad un ex partner, la si può fregiare dello pseudonimo di Gloss, Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e Stalking. Nel 2013 esce CORPI RIBELLI – resilienza tra maltrattamenti e stalking. II Edizione nel 2016. Da aprile 2019, ha subito totale aggiornamento, tanto da rendere necessaria la riscrittura perfino nel titolo, che diventa RINASCITE RIBELLI – resilienza nei maltrattamenti intra-familiari e stalking, per il quale avrebbe trovato un nuovo editore. Nel 2016 è stata pure pubblicata una silloge poetica, MICA VAN GOGH, ispirata a Caparezza. La rivista online Dol’s vara la sua carriera da novellatrice contro l’uso improprio degli stereotipi di genere.

Sta approntando un nuovo spicilegio di POESIE SPOLLICIATE, neologismo che riguarda lo scrivere coi pollici sullo smartphone, un altro ispirato al sito UPAG, intitolato PARERGHI POETICI, un’ulteriore raccolta di racconti dal titolo RESISTERE PER SOPRAVVIVERE – ciascuno a suo modo, ambientata durante la II Guerra Mondiale, a sfondo erotico. La spigolatura di novelle STEREOTIPI A BAGNOMARIA, già sotto contratto di casa editrice nel frattempo volta a migliori lidi che non quelli editoriali, è da pochi giorni al vaglio di successivo editore. Tutt’ora è scrittrice fantasma per un’avvocata ninfomane, la famigerata @ninfoavvocata di Twitter; non se ne adonta, pur dovendo lottare con chi la crede tale, e comunque scrive per chiunque abbia idee ma non tecnica: redattrice della biografia personale del nonno di turno, il cui tronfio ego vuole lasciare traccia di sé ai nipoti, copywriter per il titolare della fabbrichetta di piastrelle, stufo della scarsa qualità di scrittura del figlio del fornaio per redigere il proprio sito internet, scrittrice del fotografo di fama che negli Ottanta si scoprì make-up artist (e gayo) per Versace a Milano, pur di fuggire dalle OP (Oppressive Puglie). È convinta da sempre che sia meglio essere cretini che troppo intelligenti: si soffre di meno. Lo straripante successo letterario di una partecipante ad un Reality televisivo lo conferma.

Intervista

https://www.youtube.com/watch?v=6moovcL31i8

Recapiti per collaborazioni artistiche

Stefania Pastori (Stefi Pastori Gloss)

Recapito e-mail: pastoristefaniagloss@gmail.com

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[1]Forforisma [for-fo-rì-sma] SIGN Aforisma faceto, non serioso, frutto di grattacapi dovuti alla forfora. Dalla voce medicale [fór·fo·ra] ‘Fine desquamazione lamellare frequente in quelle parti della pelle che sono coperte da peli’. Quello di questo neologismo è un caso curioso: nonostante si possa ormai classificare come nato da donna, non è poi così incomprensibile che sia nato anche da uomo. La paternità (o meglio, la maternità) è di chi compila il significato dei vostri neologismi, ma coadiuvata come nella migliore tradizione creattiva (con due T) da un uomo, ormai perduto amico. La curiosità non è binaria, e nella sua scala il forforisma non siede sui gradini delle parole incomprensibili – si continua a usare da un paio d’anni, ovvero da poco, ma avrà successo. Almeno quanto gli aforismi di Lord Byron. Almeno quanto è frequente la forfora sulle teste degli esseri – a volte senzienti – come quelli umani. Il suo significato è semplice: siccome l’autrice degli aforismi grattacapo è autoironica e non desidera salire in cattedra e fare la maestrinadallapennarossa, ha preferito attaccare alla desinenza -isma dell’aforisma un po’ di forfora per sdrammatizzare, augurandosi che non diventi un fondamentalismo. Questo tipo di -ismo è da temere.  Ora, non serve essere grandi poeti per intendere come è che figuratamente si possa usare questo termine. Non serve, per quanto la prima attestazione di rilievo di quest’uso sia giusto nella prima metà dell’anno 2017, nel corso di un concorso letterario in quel di Città del Sole (ebbene, sì, proprio la tanto vagheggiata dal Tommaso Campanella, frate dominicano ispirato dalla Repubblica di Platone. Scritta sotto forma di dialogo tra l’Ospitalario, cavaliere dell’ordine di Malta, e il Genovese, nocchiero di Colombo, trattasi di città ideale per leggi e costumi, ma tuttavia utopica. È retta da un Principe Sacerdote, chiamato Sole che detiene assoluto potere spirituale e temporale. I requisiti fondamentali di questo governatore devono essere: erudizione, saggezza, conoscenza sia dal punto di vista teorico e pratico, creatività e vena artistica. Inoltre deve avere più di trentacinque anni perché abbia l’esperienza necessaria a condurre lo stato. Ora voi capite come in siffatta località, sia agevole inventare qualcosa di fruttuoso, succoso, fantasioso come ‘forforisma’. Ascoltatene la dolcezza sul palato, la scioglievolezza che scorre sulla lingua, fino a chiudere le labbra in un suono materno e vi convincerete d’emblée della sua validità estrema. Comunque, poeti e no, si bacchetta un impenitente amorale con il forforisma, si resiste al fallimento di amori e amicizie con il forforisma che ricorda una fiducia assoluta nelle proprie capacità, e si rimembra il forforisma dell’amore di mamma che non ci lascia mai nudi. Non è una sentenza inappellabile, non mantello protettivo a fare da corazza di armadillo, non rinserra come un’armatura: il forforisma, col suono farfallino e materno (f-f-ma), ha un fascino démodé, quasi cerimonioso. E la frase in cui è usato non passa inosservata.

[2] Neologiorno, neologismo. Nasce dal motto “un neologismo al giorno toglie il medico di torno”. I neologismi sono stati  recentemente sdoganati dal petaloso dell’Accademia della Crusca e dal webete di mentaniana creatività.

[3]https://leggolibrifacciocose.blogspot.com/

[4]https://soundcloud.com/radiobigworld/sets/uova-fresche

Rubrica: destinazioni mistiche e curiose (di Stefi Pastori Gloss) – SACRE ITINERE (1° puntata)

SACRE ITINERE 1° PUNTATA

Nella NETNOGRAFIA in calce troverete definizioni preconfezionate circa la Sacra di San Michele, tuttavia è più attinente al climax del Monumento Simbolo del Piemonte sentirne raccontare leggende tra l’antico e il moderno, commistione di sacro e profano, tra salvezza e letteratura.

Va premesso che la destinazione odierna fu una biblioteca storica medioevale, si dice anche che abbia influenzato un’opera dell’Umberto Eco. Alla massiccia costruzione si ispirò il semiologo per descrivere il monastero de IL NOME DELLA ROSA. Aprite la prima pagina del romanzo e leggete: rimarrete sorpresi per la perfetta aderenza alla realtà. Nel Monastero, fino all’avvento dei napoleonici del Generale Catinat, vi fu un’immensa biblioteca, meta degli studiosi di tutto il mondo medievale, poi depredata dai Francesi. Ciò che è libro, oggi, è solo mera e tarda acquisizione, ve lo può confermare chi vi fu bibliotecaria. Vale comunque la pena di farvi mostrare quei pochi codici miniati sopravvissuti, fonte di ispirazione per i migliori tatuatori milanesi (solo su appuntamento, qui e in calce e-mail e numero telefonico da contattare).

La Sacra di San Michele in Sant’Ambrogio, all’imbocco della Val di Susa, alle spalle di Torino, è posta sul Monte Pirchiriano (un più prosaico Monte dei Porci). È possibile raggiungerla a piedi  (circa una quarantina di chilometri fino ad Avigliana), in treno o in autostrada, transitando lateralmente al Monte Musinè, un cono di ferro su cui si dice si assista alle apparizioni di UFO, si sentano le voci delle anime di dannati, si ascoltino canti corali di stregoni evocatori del male, si subiscano radiazioni emanate da una base militare segreta, sarebbe impossibile usare i cellulari a causa di un cono d’ombra che impedisce qualsiasi trasmissione radio. Insomma, preparatevi al peggio, lo dico con sarcasmo.

Una delle tante leggende che tipicizzano la Sacra è quella di come S. Michele sconfisse Satana grazie ad un fendente sulla crosta terrestre, una fenditura invisibile ma presente, netto tracciato diritto che ancora oggi è motivo di fede, detto Cammino della Luce, o Via Michelina, individuato da una serie di  edifici sacri: da Nord a Sud, il Santuario di Mount Saint Michael in Cornovaglia, le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo in Puglia, fino al Santuario di Gerusalemme. Essendo l’Arcangelo Michele uno psicopompo, entità preposta ad accompagnare le anime dei defunti per l’Aldilà, nel corso del medioevo migliaia di pellegrini percorsero a piedi la Via Michelina per assicurarsi una buona morte. Vi si individuano punti speciali, invisibili ai più, sui quali sostare per reperire l’Energia dell’Arcangelo. Vi dirò qual è quello della Sacra.

Come novelli pellegrini, per la salvezza delle anime nostre, non occorrerà parimenti calcare le nobili quanto infinite peregrinazioni dei nostri antenati, ma semplicemente la terra da Torino a piedi, in auto, o in treno, sulla linea Torino Susa, fino a Sant’Ambrogio. Qui vi troverete, da un punto indicato da apposita segnaletica, la via ferrata che si diparte  alla base della Montagna dei Porci sulla cui vetta è posta la Sacra. A proposito: la Sacra (e non Sagra, come vi capiterà sentire), è così chiamata perché, al momento in cui avrebbe dovuto ricevere la consacrazione da parte del Vescovo di Torino, venne trovata già benedetta degli Angeli intervenuti durante la costruzione (altra gustosa leggenda che vi racconteranno durante la visita e che farà parte della prossima puntata di questa rubrica).

Tale via ferrata è abbastanza facilmente percorribile a piedi da chiunque abbia accortezza ed equilibrio e opportuni scarponcini. Oppure scendete alla fermata precedente, Avigliana, dove d’estate vi aspetta un’apposita navetta che s’inerpica sui dodici chilometri che vi separano dalla Sacra, parzialmente circumnavigando uno due laghi morenici, il Lago Grande, gemello del Piccolo. I due laghetti della cittadella medievale meritano da soli di essere una delle vostre mete future, in quanto raro esempio di balneazione e nettezza delle acque. La strada per la Sacra si incunea sulla lingua di terra tra i due laghi, si arrampica su tornanti panoramici di bellezza stratosferica, per sfociare in un grande piazzale. Dalla navetta sarete lasciati qui, o voi che entrate, perché da qui inizia il tratto pedonale. La Sacra impone umiltà e misticismo.

(segue)

NETNOGRAFIA:

http://www.sacradisanmichele.com/

http://www.arcangelo-michele.it/SMA_cammluce_it.htm

https://www.ferrate365.it/vie-ferrate/ferrata-carlo-giorda-pirchiarano-sacra-san-michele/

(ultimo accesso: 22 marzo 2019)

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BIOBIBLIOGRAFIA DI STEFI PASTORI GLOSS

Sceneggiatrice nei Novanta per Benvenuti, Verdone, Brizzi, selezionatrice di opere letterarie sotto contratto, redigo un blog di recensioni e un podcast radiofonico. Grazie ad un ex partner, mi posso fregiare dello pseudonimo di Gloss, Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e  Stalking. Nel 2013 esce CORPI RIBELLI, resilienza tra maltrattamenti e stalking. Poi due libri, un saggio sociologico STANDING OVULATION, le donne sono superiori agli uomini (anche nella violenza), e la silloge poetica MICA VAN GOGH, ispirata ai testi di Caparezza. La rivista online Dol’s vara la mia carriera da novellatrice contro l’uso improprio degli stereotipi di genere. Sto approntando una nuova silloge di POESIE SPOLLICIATE, neologismo che riguarda lo scrivere coi pollici sullo smartphone, e un’ulteriore raccolta di RESISTERE PER SOPRAVVIVERE, racconti della Resistenza durante la II Guerra Mondiale a sfondo erotico. La raccolta di racconti STEREOTIPI A BAGNOMARIA, già sotto contratto di casa editrice fallimentare, è da pochi giorni al vaglio di altro editore.

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