La matematica in cucina

Di Massimo Acciai Baggiani

Come molti laureati in materie umanistiche, confesso la mia idiosincrasia verso la matematica. Per citare una nota canzone di Venditti, «la matematica non sarà mai il mio mestiere»: non saprei se dare la colpa a insegnanti incapaci o a una mia particolare forma mentis, sta di fatto che quando vedo una formula provo lo stesso sgomento e frustrazione che proverei guardando una pagina scritta in cinese o in arabo. Se, come diceva il grande Galileo, la Natura è un libro che aspetta di essere letto e la lingua in cui è scritto è la matematica, confesso il mio analfabetismo, con rammarico.

giustiTutt’altri sentimenti ho provato assistendo allo spettacolo La matematica in cucina, al Teatro di Rifredi (presso cui sono ormai un habitué), che Angelo Savelli ha tratto dall’omonimo libro di Enrico Giusti: in quell’oretta mi sono riso di gusto e divertendomi ho imparato anche qualcosa. La giovane coppia di attori – Fabio Magnani e Samuele Picchi – che impersona i due studenti coinquilini alle prese con le quotidiane attività culinarie è semplicemente strepitosa! Una serie folgorante di battute demenziali, alla Fratelli Marx, scaturisce dalle baruffe dei due ragazzi, il maniaco della matematica e quello (in cui più mi identifico) allergico a questa materia. Più che di “matematica” in cucina sarebbe più corretto parlare di “fisica”, ma senza matematica la fisica non si sarebbe potuta sviluppare, su questo non ci piove: osservando piccole cose quotidiane (il flusso dell’acqua che scorre da un rubinetto, la friggitura delle patate…) si nasconde insospettabile e onnipresente la matematica… e la risata “intelligente”.

Lo spettacolo ha avuto moltissime repliche negli ultimi 13 anni, tanto che la coppia dei personaggi è stata impersonata da diversi attori (in quanto gli esseri umani in carne e ossa hanno il brutto vizio di invecchiare…): dopo averlo visto comprendiamo bene il motivo di tale successo.

Firenze, 29 novembre 2019

Bibliografia

Giusti E., La matematica in cucina, Torino, Bollati Boringhieri, 2004.

Vittime e carnefici

Di Massimo Acciai Baggiani

«Siamo tutti vittime e carnefici» cantava Tozzi tanti anni fa a Sanremo: questa è la morale, apparentemente banale, che ho ricavato al termine di L’ospite – una questione privata, messa in scena al Teatro di Rifredi dal bravissimo due Ciro Masella / Aleksandros Memetaj. La storia è semplice: un “topo d’appartamento” viene scoperto e immobilizzato dal padrone di casa, il quale inizia un morboso gioco di tortura fisica ma soprattutto psicologica verso l’ “ospite” non invitato. Quando l’infelice sarà infine liberato dalla polizia – a questo punto invocata, paradossalmente, dal ladro stesso – sarà il padrone di casa (“ospite” suo malgrado, notare la doppia valenza di questo termine nella lingua italiana, indicante tanto colui che ospita quanto chi viene ospitato) a doversi difendere dalla violenza dei poliziotti corrotti. Numerosi i riferimenti all’attualità, così come le citazioni cinematografiche (Tarantino in primis) e i virtuosismi nella recitazione dell’attore italiano e dell’attore albanese. Chi è il cattivo? Chi è il buono? Sarà il pubblico a deciderlo.

Firenze, 16 aprile 2019

La bisbetica domata

Proprio qualche settimana fa assistevo, a una spassosa operazione “bignamesca” delle opere del Bardo: il Teatro di Rifredi nella stagione teatrale 2018/19 presenta una seconda serata shakespeariana, sempre all’insegna della risata ma di tutt’altro tipo. Qui si presenta la celebre commedia in una versione straniante; vuoi per il personaggio di Caterina, la “bisbetica” da “addomesticare”, interpretato da un attore – bravissimo – che non fa nulla per nascondere il suo aspetto mascolino, vuoi per la scenografia spartana e moderna che crea uno strano contrasto con gli abiti d’epoca. Insomma, la “Bisbetica” di Andrea Chiodi è senz’altro da vedere per chi ha ben presente il testo originario (e chi non lo conosce?) ma qualche “purista” si può sentire disorientato da questa trasposizione.

Massimo Acciai Baggiani

Firenze, 5 aprile 2019

Una geniale e spassosa operazione bignamesca

Di Massimo Acciai Baggiani
William Shakespeare (1564-1616), autore di 37 testi teatrali (di cui 16 commedie) oltre che di 154 sonetti e altri poemi: tutti conosciamo – almeno per sentito dire – le grandi tragedie (Romeo e Giulietta, Otello, Amleto…) ma non molti saprebbero raccontare la trama di Timone d’Atene o di Pericle, principe di Tiro (e confesso che io rientro tra questi ultimi). Avete delle lacune riguardo all’opera del Bardo? Niente paura, ci hanno pensato Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti con la loro opera più ambiziosa, Le opere complete di William Shakespeare in versione abbreviata, in scena al Teatro di Rifredi dal 19 al 21 marzo. Una sfida estrema: raccontare in un’ora e mezza tutte le opere del Bardo, senza alcuna omissione. Certo, assistendo a questo spettacolo non sarete pronti per sostenere un esame universitario di letteratura inglese, ma vi sarete fatti delle matte risate, ammirerete la genialità degli attori e magari vi verrà voglia di approfondire la lettura delle opere più oscure del “Cigno dell’Avon”. La serata si snoda in un crescendo di virtuosismi attoriali, come uno spettacolo pirotecnico che giunge al suo apice negli ultimi minuti, quando il terzetto si impegna a mettere in scena l’Amleto in una manciata di secondi… e recitarlo perfino al contrario! Insomma, un’occasione da non perdere per ridere fino alle lacrime, in modo intelligente e, perché no, istruttivo.

Firenze, 20 marzo 2019

Cibo e grasse risate

Di Massimo Acciai Baggiani

Dalla Spagna al Teatro di Rifredi, in quel di Firenze: in questi ultimi giorni del 2018 i bravissimi attori della compagnia Yllana (Susana Cortés, Antonio de la Fuente, César Maroto e Rubén Hernandéz) hanno portato in scena uno spassoso spettacolo dissacratorio sui cuochi, gli chef! In una serie pirotecnica di gag sul tema della cucina, anzi della “new cuisine”, esploriamo nuove culture (quella giapponese, quella francese, ma anche la nostra cultura italiana rivisitata secondo la visione che ne hanno oltralpe) e – in una “lingua non lingua”, una sorta di gramelot che rifà il verso a varie lingue, con l’ausilio di una gestualità perfetta e ottimi trucchi di magia, tra disastri culinari e drammi familiari si dipana la storia dei nostri eroi, alla prese con spettacoli televisivi, critici bizzarri e parenti pittoreschi regalando grasse risate al pubblico: LOL!!

Firenze, 28 dicembre 2018