Storia della farfalla che sbatte le ali in Cina e altre storie sulla questione del libero arbitrio

Di Massimo Acciai Baggiani

codice celesteChi non si è mai fermato a riflettere, affascinato, sulla catena di cause ed effetti che, in modo complesso e imprevedibile, formano la trama della nostra esistenza e della storia dell’umanità – con i propri piccoli eventi personali e i grandi eventi storici? È un tema che attraversa tutta la filosofia e la letteratura, di ogni paese. Il cosiddetto “effetto farfalla” (una farfalla sbatte le ali in Cina e a New York piove) ha esercitato una forte attrazione anche su di me (in un mio racconto mi domandavo cosa accadesse se si potesse intervenire, con un gesto banale, in questa catena infinita e deviarne il corso in tutt’altra direzione[1]). Il giochino del “e se…” a livello storico ha dato vita al filone ucronico (ne sa qualcosa il mio amico e collega scrittore Carlo Menzinger[2]) e a un livello ridotto a film come Sliding doors. La riflessione ci porta lontano, fino a domandarci se il destino esista, se il nostro futuro sia effettivamente “già scritto”, e se quindi il nostro libero arbitrio non sia altro che una pietosa illusione. Non ho ovviamente una risposta a questa grande domanda, su cui si sono scontrati pensatori e religiosi fin dall’inizio dei tempi: certo, l’idea di essere solo un burattino nelle mani del Destino o di una divinità antropomorfa non mi piace affatto: preferisco pensare di essere padrone della mia vita e delle mie decisioni.

Non proprio così pare pensarla Franco Del Moro, direttore di Ellin Selae, autore di un delizioso libretto (anche dal punto di vista del formato editoriale) basato sulla chiromanzia – la divinazione effettuata attraverso la “lettura” del palmo della mano. Già il mio incontro con l’autore ha qualcosa che sembra avvalorare le sue teorie: ne avevo sentito parlare diversi anni fa da un comune “amico” (che poi, da parte mia, non si è rivelato tale), ma è solo grazie al Pisa Book Festival del 2019, quindi a un evento del tutto “casuale”, che ho fatto la conoscenza vis-à-vis con questo personaggio[3]. Franco Del Moro è un signore piuttosto fuori dagli schemi, a cui non piace seguire la corrente: musicista, ambientalista, appassionato bibliofilo, ha scritto e pubblicato diversi libri sulla spiritualità, sull’editoria e su tanti altri argomenti interessanti. Di lui ho letto Le vie dei libri[4] e altri articoli e racconti su «Ellin Selae», restando catturato dalla sua scrittura anche là dove non mi trovavo d’accordo. Certamente anche Codice Celeste[5] è stato spunto per me di confronto e riflessione su una tematica, quella del “destino”, su cui ho riflettuto a lungo nella mia vita.

Il volume comprende sei racconti, ispirati ciascuno ad una delle principali linee della mano. Ciascuno racconto è preceduto da una breve introduzione che chiarisce il legame della storia narrata con la chiromanzia – qualcosa che associo più alla narrativa gotica o dark (e lì mi piace) mentre sono molto scettico al riguardo per l’applicazione nel mondo reale. La spiegazione chiromantica quindi mi interessa poco; invece i racconti sono belli, interessanti, hanno catturato tutti quanti la mia attenzione, in particolare quello intitolato A cosa servono gli angeli, associato alla linea della vita.

Quest’ultimo riporta un dialogo tra un morente e il suo angelo custode, il quale gli confida di essere intervenuto più volte nella sua vita per modificarne il corso, in senso positivo. Gli angeli custodi infatti, secondo l’autore, hanno la capacità di conoscere quella catena di cause ed effetti di cui dicevamo prima, e scegliere tra i possibili “destini” (Menzinger parlerebbe di “universi divergenti”) che si andranno poi a concretizzare, mentre quelli “scartati” collasseranno (e qui Menzinger non si troverebbe d’accordo). Quindi esisterebbe un’unica linea temporale, quella “giusta”, guidata da una sorta di divinità che nel racconto rimane solo accennata[6]. Solo una divinità infatti può conoscere il tessuto infinitamente complesso delle vicende umane, come lascia presupporre l’angelo del racconto: «Vedi, il destino è come la trama di un tappeto: davanti è un disegno perfetto, ma dietro è tutto un groviglio di fili che apparentemente si incrociano casualmente, senza ordine. Non pensare che i grandi eventi dipendano sempre da grandi decisioni, a volte mentre cammini per la strada basta girare lo sguardo a destra anziché a sinistra e tutta la vita prende un altro corso!»[7]

È esattamente quanto teorizzano gli scrittori ucronici (me compreso), con la differenza che le varie linee temporali coesistono in universi paralleli (teoria del multiverso). In questo universo sono uno scrittore che ha pubblicato una ventina di libri, in un altro universo sono morto a vent’anni, in un altro ancora ho incontrato l’amore della mia vita e ho un figlio, oppure ho vinto il Nobel…

La tematica del piccolo evento che determina grandi effetti – come il “sacrificio” di un pettirosso che risana il rapporto ormai in crisi di una coppia – torna nell’ultimo racconto della raccolta, Il miracolo del pettirosso. «Io non credo» afferma uno dei due protagonisti «esistano i miracoli grandiosi, con apparizioni, materializzazioni ed effetti speciali stile Hollywood. Per me i miracoli sono queste coincidenze che si verificano in momenti molto speciali, la cui pregnanza con la situazione e il cui significato è tale da non poter lasciare spazio al dubbio»[8]: insomma quelle che Jung chiamava “sincronicità”. Le nostre vite sono piene di questi segni, come se l’universo – o la nostra stessa vita – volesse comunicarci qualcosa, mandarci un messaggio che richiede attenzione. Io, ripeto, non credo al destino già segnato, ma credo che nell’universo esista un grande mistero, ben lontano da quello promosso dalle varie religioni organizzate, che non riusciremo mai a comprendere del tutto.

Firenze, 24 maggio 2020

Bibliografia

Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000.

Note

[1] Acciai Baggiani M., Il meccanismo inconoscibile, inedito.

[2] Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.

[3] Acciai Baggiani M., Pisa Book Festival 2019, in «Segreti di Pulcinella»

[4] Del Moro F., Le vie dei libri, Milano, La Vita Felice, 2006.

[5] Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000.

[6] L’angelo però tiene a prendere le distanze dalla religione organizzata, infatti non mette piede in chiese e cattedrali, luoghi dove la vera spiritualità, a cui crede l’autore, è più lontana.

[7] Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000, p. 66.

[8] Ivi, pp. 105-106.