Un passo fuori insieme a Umberto Guidoni

Di Massimo Acciai Baggiani

Ricordo di aver incontrato per la prima volta Umberto Guidoni quando ero studente universitario, durante una conferenza a Firenze. Gli domandai in quell’occasione com’è che si dorme nello spazio. All’epoca Guidoni era ancora un astronauta in servizio; aveva completato già due missioni nello spazio e, se non ricordo male, era già stato sulla Stazione Internazionale. Lo rividi circa due decenni dopo, durante la convention italiana di fantascienza organizzata dalla World SF Italia a Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, durante questa dannata pandemia: in quell’occasione gli domandai se la bassa gravità marziana poteva costituire un problema per la colonizzazione umana. Colsi anche l’occasione per farmi autografare il suo libro Un passo fuori (Laterza, 2006) che non avevo ancora letto ma che mi accompagnò nei giorni seguenti come amena lettura.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, barba, persone in piedi e spazio al chiuso
Io e Umberto Guidoni a Castelnuovo Berardenga

Si tratta, come si può immaginare, di un libro autobiografico (“un po’ datato”, come mi disse lo stesso Guidoni quando glielo porsi per la firma). In poco più di duecento pagine l’autore ripercorre la sua carriera, dalla passione per lo spazio che già si era affacciata nell’infanzia (quale bambino non ha sognato, almeno una volta, di viaggiare fuori dall’atmosfera terrestre? Pochi ci riescono davvero…) fino alle prime missioni. Si tratta di un testo divulgativo, senza troppi tecnicismi, in cui trovano posto anche aneddoti molto personali, curiosità della vita a gravità zero, considerazioni sulla politica e soprattutto sul futuro del pianeta, tematica sempre più attuale. Guidoni attraversa vari mondi: la nostra Italia, gli Stati Uniti (dove vive per più di un decennio, e dove nasce suo figlio Luca, più americano che italiano) e naturalmente l’orbita terrestre dove trascorre diverse settimane a rappresentare l’eccellenza italiana, non senza un certo orgoglio. Un libro insomma da leggersi tutto d’un fiato, come un romanzo di fantascienza (genere che non a caso Guidoni ama) con la differenza che i fatti narrati sono del tutto reali. Ormai l’autore ha appeso al chiodo la tuta da astronauta, dedicandosi alla divulgazione e alla ricerca scientifica, ma il suo libro rimane una testimonianza preziosa di un periodo in cui l’astronautica non parlava soltanto inglese o russo.

Firenze, 14 novembre 2021

Bibliografia

Guidoni U., Un passo fuori, Roma-Bari, Laterza, 2006.