I viaggi poetici di Vittoria Zedda

Di Massimo Acciai Baggiani

Ho conosciuto Vittoria Zedda, scrittrice e poetessa di origini sarde, a un corso di scrittura da lei tenuto presso la Banca del Tempo di Firenze. È stata un’esperienza positiva per me, quel corso: mi ha dato l’occasione di confrontarmi con una collega con più esperienza, la quale mi ha dato diversi stimoli creativi. È grazie a lei che ho riscoperto il piacere di scrivere a mano, su un quadernone, magari in un bar davanti a un caffè fumante, mettendo da parte per un po’ la tastiera del computer. Ricordo in particolare gli inviti a scrivere versi: la poesia ha sempre avuto un posto centrale per Vittoria.

Il corso purtroppo è stato interrotto dal Covid, come molte attività artistiche e culturali, ma ho avuto occasione di incontrare di nuovo Vittoria e parlare ancora di libri e di storie, quest’estate, quando questo dannato virus ha allentato un po’ la presa. Ho avuto così in dono il suo libro di poesie Taccuino di viaggio, autopubblicato con Lulu, che ho letto nei giorni seguenti.

Una silloge interessante, questa, che abbraccia un’intera vita. L’autrice ci fa dono di se stessa, del suo vissuto, dei paesaggi della sua terra insulare, dei suoi amori e dei momenti, da quelli quotidiani (come il ritratto della “micina che non voleva farsi accarezzare”), alle stagioni metereologiche e del cuore. Il viaggio è il filo conduttore della silloge: un viaggio spesso interiore, nella memoria, nei sentimenti, nella natura. Vittoria ci invita ad essere suoi compagni, attraverso i suoi versi (e anche attraverso le foto che arricchiscono il libro): vale la pena seguirla.

Firenze, 3 novembre 2020

Bibliografia

Zedda V., Taccuino di viaggio, Lulu, 2015.

I vicini – Finale di Vittoria Zedda

Leggi la prima parte di MASSIMO ACCIAI BAGGIANI

Che fare? Ogni mia richiesta logica e assennata non porta risultati. Cosa inventarsi? Ci vorrebbe una trovata che, al paradosso di tanta maleducazione, fosse un contro paradosso, per prendere in contropiede i vicini “ingombranti”…

Bisogna inventare qualcosa di riprovevole e di esagerato…

Trovato! Il mastino napoletano del mio amico Giulio farebbe al caso mio: è un cane che fa paura solo a guardarlo e se ringhia o abbaia è davvero terribile!

Inviterò a casa mia Giulio col suo cane per far prendere un grosso spavento alla gioventù ribelle. Andremo con il mastino tenuto a guinzaglio su in terrazza, quando i ragazzi sono riuniti per cenare. Dirò loro che, se non si comportano in modo educato, d’ora in avanti avranno a che fare con il molosso. Per la paura presa, smetteranno di fare il loro comodo senza tener conto dei diritti degli altri inquilini.

Poi basterà registrare i latrati del cane e, al bisogno, mettere in funzione il registratore. Finalmente il silenzio sarà assicurato! Evviva! La soluzione è stata trovata!