L’avvoltoio sul cuore

Di Massimo Acciai Baggiani

Recentemente mi è capitato di leggere un romanzo che mi ha fatto riflettere. Si tratta di un giallo pubblicato qualche anno fa da Pina Vicario, titolare della casa editrice Agèmina, intitolato L’avvoltoio sul cuore, dono della stessa autrice. La vicenda parte dall’assassinio di Alena Vandelli, la giovane moglie di Yuri Liceri, impresario italo-francese che si vedrà accusato del delitto. Ci penserà l’amante di lui, Martina Drini, a trarlo dall’infamante accusa e a scoprire il vero assassino, dopo una complessa indagine non priva di rischi mortali.

Il romanzo è ricco di personaggi e colpi di scena, narrati con uno stile scorrevole e avvincente. È ben descritto l’ambiente giudiziario e quello delle organizzazioni criminali in cui si muove suo malgrado la vittima e altri loschi personaggi maschili. Non mancano le riflessioni filosofiche della Vicario su grandi temi quali ad esempio la felicità («la felicità ha radici profonde e assolute. La felicità non si può mercanteggiare e non nasce spontaneamente nei prati. L’effimero non ha radici nel temo, perché il tempo non onora l’effimero»[1]), l’indecisione («è il più tremendo dei difetti umani. Nell’indecisione si sperpera la concretezza della vita ed è come sostare sulla soglia di una casa pericolante, mentre infuria una tempesta»[2] – e forse è proprio l’indecisione l’avvoltoio sul cuore a cui si riferisce il titolo), il destino («bisogna chinare la fronte al destino […] accettare senza ribellione la vita che ci offre. E alla fine, quando giunge il tuo giorno, nessuno te lo toglierà. Però, se sei destinato a vivere, sopravviverai a tutte le sciagure. Sì, sì, è tutto preordinato, tutto prestabilito»[3]) e temi di attualità quali la droga («la grande corruttrice, la bestia che non lascia scampo a chi ne diviene schiavo»[4]).

In particolare la riflessione sul Destino (la divinità?), che l’autrice mette in bocca a un’anziana signora che si occupa del protagonista, ormai ridotto all’ombra di se stesso, tradisce un certo fatalismo, che contrasta con la lotta accanita della protagonista femminile la quale per amore si mette nelle situazioni più rischiose. Dunque è più ragionevole una passiva accettazione di ciò che ci riserva la vita o «prender armi contro un mare d’affanni e, opponendosi, por loro fine» (come nell’amletico monologo shakespeariano)? Il lettore troverà la sua risposta.

Firenze, 5 novembre 2021

Bibliografia

Vicario P., L’avvoltoio sul cuore, Firenze, Agemina, 2012.


[1] Vicario P., L’avvoltoio sul cuore, Firenze, Agemina, 2012, p. 136.

[2] Ibidem, p. 150.

[3] Ibidem, p. 308.

[4] Ibidem, p. 153.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...