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Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

La paziente zero

Di Massimo Acciai Baggiani

La settimana scorsa ho partecipato a un simpatico giochino nell’ambito della Fiera del Thriller & Noir: bisognava indovinare il nome di uno degli autori in calendario. Vinsi io e il premio consisteva appunto in una copia del libro presentato dall’autore, anzi dall’autrice, in questione: Angela Gagliano. Milanese, ha esordito con un fantasy nel 2012 e ha pubblicato l’anno scorso un interessante romanzo thriller intitolato La paziente zero, ambientato a Parigi. Protagonista è Colette, ragazza trasferitasi nella capitale e psicanalizzata a sua insaputa dalla sorella maggiore, in modo del tutto non ortodosso. Una fine indagine psicologica di un rapporto familiare, con un finale a sorpresa che eviterò di spoilerare. Molto interessante anche l’intervista che le ha fatto Claudio Secci durante la summenzionata fiera, in cui parla anche del suo rapporto con la scrittura.

Firenze, 27 settembre 2020

Bibliografia

Gagliano A., La paziente zero, Bari, Les Flâneurs edizioni, 2019.

Storia di una suora progressista

Di Massimo Acciai Baggiani

Col loro secondo romanzo la coppia Delìa-Riato, Andrea e Nicoletta, conferma quanto ho già scritto riguardo all’opera prima, L’incanto del silenzio: grande preparazione storica unita a uno stile avvincente in cui si fondono le due personalità degli autori. La Diciottesima è un’opera breve ambientata alla fine del XVIII secolo, a Teramo, in un convento di monache: in un’epoca di grande fermento intellettuale, all’indomani della rivoluzione americana e poco prima di quella francese, si svolge la vicenda umana di Emma, la “diciottesima” suora, monacata a forza per volere di un prete che vede in lei un pericoloso testimone delle sue malefatte. Gli ingredienti del thriller ci sono tutti, ma non mancano quelli più propriamente culturali e sociali. Un libro da leggersi tutto d’un fiato, lasciandosi trasportare da suggestioni illuministe e oscurità dell’animo.

Firenze, 26 settembre 2020

Bibliografia

Riato N., Delìa A., La Diciottesima, Amazon, 2020.

Sta per uscire “Sparta ovunque”

Sta per uscire un libro che mi vede figurare tra nomi importanti della fantascienza italiana. È superfluo dire che ne sono onorato, e anche un po’ intimorito: il mio contributo non stonerà tra quello di scrittori così noti? Ai lettori la risposta, intanto ecco in anteprima la copertina. Si tratta, come comprenderanno al volo i lettori del mio amico Carlo Menzinger, di uno spin off della sua saga Via da Sparta (Porto Seguro, 2017-2019): anzi, per la precisione di un’opera di fanfiction a cui ha partecipato lo stesso Carlo, grande creatore di mondi ucronici e fantastici. Siamo stati alla sua altezza? Anche questo saranno i lettori a deciderlo, ma posso comunque dire che mi sono divertito molto a buttar giù il mio racconto Lo scisma, scritto e ambientato nella “mia” Sappada (anzi, ambientato in una versione ucronica della nota località dolomitica). Piccola anticipazione e curiosità: in un’altra antologia di prossima uscita, edita anch’essa da Tabula Fati e curata da Vittorio Piccirillo, ho inserito il prequel de Lo scisma

Massimo Acciai Baggiani

Fiera del Thriller & Noir 2020

Di Massimo Acciai Baggiani

Il 2020 sarà senz’altro ricordato, nell’ambiente letterario, anche per il gran numero di eventi online che hanno sostituito, causa Covid, gli incontri in presenza. Certo, per quanto ben organizzata, una fiera da seguire davanti a uno schermo è un’altra cosa: non si possono toccare i libri, sfogliarli, stringere la mano agli autori, magari scambiare due parole con loro. La Fiera del Thriller & Noir di Claudio Secci tuttavia non ha fatto sentire troppo la mancanza di queste piccole cose: è stato un incontro entusiasmante, ricchissimo e intenso. Una maratona iniziata alle 10 di domenica mattina e terminata nove ore dopo, quando il sole era già calato oltre le nubi temporalesche di questa serata di finestate [1].

La preparazione di quest’evento, che ha visto coinvolti 24 autori, non deve essere stata cosa da poco per il CSU (Collettivo Scrittori Uniti); Claudio ha avuto infatti validi aiutanti, che ha ringraziato poi nel finale. Il tutto si è svolto tra Facebook e Youtube; Claudio è stato presente con diverse dirette FB: ai saluti iniziali, per spiegare i due momenti ludici con il CRUCSU (un cruciverba ispirato a due autori partecipanti – io ho vinto il primo [2]), il punto alla ripresa pomeridiana della fiera (giusto il tempo di un pranzo veloce) e naturalmente alle considerazioni finali con le premiazioni (al video più visto, all’autore che ha venduto più copie e a quello che ne ha acquistate di più [3]).

Un bilancio molto positivo per tutti noi autori e per gli organizzatori. Diversi i colleghi che conoscevo già (come Mala Spina) e che ho suggerito io stesso a Claudio (Carlo Menzinger, Renato Campinoti, Lorenza Mori) e molti di più quelli che ho conosciuto in questa occasione. Tanti quindi gli autori della scuderia di Porto Seguro [4]. Carlo ha parlato de La bambina dei sogni, un thriller soprannaturale pubblicato diversi anni fa, nato dal web [5]. Renato è intervenuto sul suo poliziesco Non mollare Caterina, citando tra l’altro la recensione che gli avevo dedicato. Lorenza ha presentato il suo romanzo I misteri della porta accanto, di cui avevo curato l’editing. Naturalmente conoscevo anche le opere di Claudio Secci, da me recensite: Claudio ad un certo punto è infatti passato da intervistatore a intervistato, “sedendosi” in via eccezionale tra noi autori. Non poteva essere altrimenti, essendo Claudio un grande autore di thriller: sua ad esempio la recente trilogia di Gisèle.

Il mio intervento, videoregistrato in precedenza come quasi tutti gli altri, consisteva in un’intervista che mi ha fatto Claudio, dandomi l’occasione di parlare brevemente di un genere letterario che ho praticato anch’io occasionalmente e di un mio progetto narrativo un po’ insolito: il romanzo collettivo, scritto con la tecnica del round robin, Perché non siamo fatti per vivere in eterno? (tra gli undici autori che ho chiamato a raccolta per questo esperimento figura lo stesso Claudio Secci).

La fiera è stata anche l’occasione per gli autori di smaltire le copie personali, offrendole scontate a chi ne avesse fatto richiesta tramite un commento sotto il rispettivo video: un valore aggiunto, dato dalla possibilità di avere una copia autografata e qualche gadget dell’autore ad un buon prezzo. Alcuni autori hanno venduto davvero molto. Tuttavia questa fiera è stata soprattutto l’occasione per uno scambio: quello che è sempre utile e prezioso tra artisti, mettendo da parte le rivalità e le manie di protagonismo che purtroppo abbondando in questo ambiente. Ho percepito autentica unione, vera fratellanza, e questa è stata la cosa più bella.

Firenze, 20 settembre 2020

Bibliografia

Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.
Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019.
I Già Dimenticati, Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019.
Menzinger C., La bambina dei sogni, autopubblicazione in copyleft, 2012.
Mori L., I misteri della porta accanto, Firenze, Porto Seguro, 2019.
Secci C., A piedi nudi, Sanremo, Edizioni Lucotea, 2017.
Secci C., Occhi lucidi, Sanremo, Leucotea, 2019.

Lista autori presenti e libri presentati

Claudio Secci “Disincanto”
Emanuela Navone “L’uomo con il berretto rosso”
Laura Gronchi “Ossessione”
Rossella Cirigliano “Locus Iste”
Bruno Balloni “Innocent”
Edoardo Guerrini “Il quaderno del Fato”
Marina Cappelli “Il Male Poeta”
Anna Nihil “Confessioni tra donne”
Carlo Amedeo Coletta “Jerry Comano”
Carlotta Amerio “Al limite del sogno”
Luca Serra “Novanta. Quando il calcio non è più un gioco”
Mala Spina “Victorian Horror Story”
Alessandro Del Gaudio “Tenebra Lux”
Diego Pitea “L’ultimo rintocco”
Maria Fonte Fucci “Accad(d)e”
Diego Altobelli “Omega ha tradito il mondo”
Simone Filoso Fiocco “L’ago di Cibele”
Gabriele Farina “Ancora pochi passi”
Angela Gagliano “La paziente zero
Elvira Mastrangelo “Di luce e di ombre. Mi ricorderò di non ricordarti”
Luisa Colombo “Legami pericolosi”
Renato Campinoti “Non mollare Caterina
Lorenza Mori “I misteri della porta accanto”
Carlo Menzinger “La bambina dei sogni”


[1] Ovviamente sto parlando delle condizioni meteo di Firenze.

[2] Consistente in una copia gratuita e autografata del romanzo di Angela Gagliano, La paziente zero, che leggerò con piacere.

[3] Quest’ultimo vinto dal mio amico Carlo Menzinger.

[4] Presso cui ho lavorato come editor dal 2019.

[5] Ne ho parlato nella biografia letteraria, Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.

Intervista a Fernando Stufano, autore di “I Custodi di Arcadia”

A cura di Massimo Acciai Baggiani

La seguente intervista a Fernando Stufano, autore di I Custodi di Arcadia, si svolge tramite mail nel mese di settembre 2020. Ho conosciuto Stufano tramite una pubblicità su un gruppo Facebook dedicato alla scrittura e ho letto con grande piacere il suo thriller, a cui ho dedicato una recensione.

Mi puoi parlare dei tuoi studi, della tua formazione culturale?

I miei studi ufficiali sono di orientamento tecnico commerciale avendo frequentato l’ITC per Ragionieri Programmatori e infine informatico per il mio lavoro di IT SEO, ma questo per la vita aziendale, mentre per quella dell’anima e dello spirito, ho avuto una formazione classica letteraria e artistica privata grazie anche alla grande Cultura di mio padre Ufficiale della Marina Militare e mia madre docente d’arte.

Quale peso ha il retroterra culturale nella creazione letteraria?

Secondo me è determinante. Ho vissuto a Roma per 10 anni e non erano 10 anni qualunque ma quelli di un bimbo che va alle elementari poi alle medie, quindi quelli formativi, dove si assorbe ogni grandezza e bellezza dei luoghi in cui vieni a contatto in questo caso la Capitale. Anche grazie alle sensibilità dei miei genitori che non ci facevano mancare nulla, dal teatro con le opere liriche eseguite alle terme di Caracalla a concerti musicali, dalle mostre alle visite ai musei vaticani e tutti i luoghi caratteristici della città eterna.

Quando e come hai iniziato a scrivere?

Fin da piccolo con storie di fantasia, ma questo romanzo l’ho composto in 6 lunghi anni. Di notte quando potevo o nei ritagli di tempo.

Quali sono stati i tuoi modelli, gli autori che hai amato di più, che hanno contribuito a formare il tuo stile?

Non ho seguito un modello specifico, ma nella mia personale biblioteca non mancano saggi, romanzi e opere di letteratura come le grandi firme del calibro di Stephen King o Dan Brawn.

Quanto conta l’ispirazione, quanto la tecnica?

Secondo me il motore animico e motivatore è l’ispirazione, la tecnica poi è la capacità di dominare e veicolare la potenza di quel motore.

Partiamo dal tuo romanzo, I Custodi di Arcadia. Com’è nata l’idea? Che dire del lavoro di ricerca che sta dietro il romanzo? Quanto tempo ha richiesto la stesura?

L’idea è nata già da molto tempo fa, quando nei primi anni duemila alcuni ricercatori trovarono una precisissima correlazione con le piramidi di Giza alle stelle della cintura di Orione. Quando non c’era Facebook la mia bacheca era un quadernone dove incollavo tutti i ritagli di Focus o Misteri in cui si parlava delle teorie sul GAP evolutivo che ha l’uomo, quindi il mistero dei geni HAR1, indizi di tecnologie raffinate nel passato e infine la miccia con detonatore, la riflessione sul sangue Anti Rhesus ancora un mistero genetico dato che su 612 specie di primati sulla Terra, solo l’uomo ha una quota minima di individui che non hanno i geni Rhesus. Quindi sono Rh- negativi. Per la stesura come già accennato, ho impiegato 6 anni.

Nel tuo romanzo l’amore riveste un ruolo centrale: cos’è per te l’amore? Che definizione ne daresti?

Per me l’Amore è tutto ciò che non è esclusione o derisione. L’Amore quindi è una dimensione a cui non tutti riescono ad accedervi, non perché vi siano cancelli o confini, ma perché l’amore per il potere, per le apparenze e altro, in alcuni, prevale più di tutto il resto.

Hai pensato ad una trasposizione cinematografica? In caso affermativo, quali attori e attrici vedresti bene nei vari ruoli principali?

Non credo che ad una domanda simile qualsivoglia autore risponda di no, peccherebbe di ipocrisia secondo me. Il punto è quanto adatta sarebbe un’opera per tale trasposizione? Per quanto riguarda i Custodi di Arcadia ho immaginato prima le scene proprio come in un film, aiutandomi anche con l’ascolto di brani musicali, poi ho creato bozzetti a matita in una sorta di Story board, e infine il testo, quindi per me nella mia mente il FILM esiste già. Se dovessi pensare (immaginare) ad attori italiani mi prendo un attimo di tempo, se invece dovessi immaginare attori stranieri è difficilotto perché dovrebbero essere giovani trentenni (o apparentemente tali) e giovani attori non ne conosco molti. Se devo considerare quelli della mia generazione vedo Ben affleck nei ruoli di Arthur, Anthony Hopkins nei ruoli di Bergherfur (o Big F). Per esempio Verena la vedrei molto bene con Diane Kruger. Ester rimane il mistero, magari un’attrice esordiente sconosciuta.

Progetti per il futuro?

Sono attualmente impegnato a diffonderlo sul territorio nazionale quanto più possibile, ho in mente un nuovo thriller con ambientazioni esterne alla terra. In una base USA segreta e abbandonata in orbita lunare come incipit ma sempre collegato ad eventi occorsi sulla terra. Anche artisticamente sto seguendo un percorso di visibilità e partecipazione ad importanti premi e riconoscimenti internazionali.

I Custodi di Arcadia: un thriller genetico

Di Massimo Acciai Baggiani

Fernando Stufano dimostra, come se ce ne fosse bisogno, che il thriller colto di qualità non è appannaggio solo di scrittori di oltreoceano. In I custodi di Arcadia l’autore ha creato un meccanismo narrativo perfetto, raffinatissimo, che spazia tra genetica, teoria degli antichi astronauti, mitologia, storia, arte, spiritualità, linguistica e nazismo che fanno da sfondo al tema centrale di questo ambizioso romanzo: l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Con uno stile chiaro, preciso, avvincente come il miglior Dan Brown, Stufano narra una storia ricca di colpi di scena: una storia di morte e d’amore, che parte da lontano, proponendo suggestive ipotesi sull’origine dell’umanità.

La trama è complessa ma non confusa. In una frenetica corsa contro il tempo, Ester, la giovane protagonista sofferente di una misteriosa forma di amnesia, tenta di salvare la vita alla sua migliore amica, entrando in una battaglia molto più ampia, di portata cosmica.

Di quest’opera ho apprezzato, oltre al notevole lavoro di ricerca che collega tra loro una grande quantità di nozioni scientifiche e spirituali, l’originalità dell’idea di una guerra di proporzioni planetarie che si combatte attraverso il sangue: e più non dico per non spoilerare. Ne consiglio vivamente la lettura agli appassionati di misteri, di complotti, di archeologia “eretica”, ma anche a chi ama l’azione e la suspense. Penso che questo libro abbia tutte le carte in regola per un vasto successo di pubblico e, perché no?, per una seria trasposizione cinematografica che vedrei molto bene.

Firenze, 15 settembre 2020

Bibliografia

Stufano F., I custodi di Arcadia, Eremon edizioni, 2020.

Intervista a Nicoletta Riato e ad Andrea Delìa

A cura di Massimo Acciai Baggiani

Nicoletta Riato e Andrea Delìa sono due studiosi, autori di un interessante e coltissimo romanzo, L’incanto del silenzio, dove avanzano un’ipotesi storica suggestiva. Li ho incontrati alla fiera Lucca Città di Carta: abbiamo scambiato due parole e ho avuto in dono il loro libro, che ho poi letto e recensito. Per conoscere meglio la genesi di quest’opera e la personalità degli autori ho proposto loro un’intervista via e-mail, nel mese di settembre 2020.

Andrea Delìa e Nicoletta Riato, autori de L’incanto del silenzio.

D: Mi potete parlare dei vostri studi, della vostra formazione culturale? Quale peso ha il retroterra culturale nella creazione letteraria?

R: Abbiamo frequentato il liceo classico e, inevitabilmente, questo ci ha trasmesso un profondo amore per libri, letture e cultura in generale. I successivi percorsi universitari riemergono, poi, nelle nostre produzioni. Ad esempio, ne L’incanto del silenzio, la mia formazione archeologica e lo studio delle tradizioni popolari di Nicoletta hanno ispirato la stesura del romanzo.

D: Quando è come avete iniziato a scrivere?

R: Andrea: fin da bambino tenevo un diario quotidiano, poi ho scritto brevi racconti e articoli di archeologia e turismo. Era qualche cosa che mi portavo dentro da sempre, ma ho atteso i cinquant’anni per renderlo parte integrante della mia Vita.

Nicoletta: ho sempre amato scrivere poesie e favole per bambini, ma non avevo mai assecondato fino in fondo questa mia passione. Fino alla realizzazione dell’Incanto.

D: Quali sono stati i vostri modelli, gli autori che avete amato di più, che hanno contribuito a formare il vostro stile?

R: Nicoletta: degli autori classici amo la forza emotiva di Leopardi e Foscolo; di quelli moderni ammiro l’ironia di Daniel Pennac e la sua capacità di creare personaggi un po’ strampalati. Ma non direi che nel mio stile si possano ritrovare questi scrittori. 

Andrea: credo nella chiarezza espressiva e nella forza prorompente delle immagini; questo è ciò che ho recuperato dal primo amore letterario, Alessandro Manzoni. Poi ho apprezzato, e apprezzo, Pirandello e Dostoevskij, con quel loro approfondimento umano e psicologico, figlio della svolta freudiana.

D: Quanto conta l’ispirazione e quanto la tecnica?

R: L’ispirazione è l’anima della scrittura; lo scrittore deve fare vedere quello che sfugge ad uno sguardo di superficie, si nutre di sensazioni e, talvolta, di irrazionalità. La tecnica permette di fare aderire la parola all’idea, è un supporto indispensabile, ma non è l’essenza.

D: Parliamo del vostro romanzo, L’incanto del silenzio. Com’è nata l’idea? Che dire del lavoro di ricerca, che sta dietro? Quanto tempo ha richiesto la stesura.

R: L’incanto del silenzio nasce da un bisogno di tirare fuori qualche cosa che ci portavamo dietro e dentro da molto. Il romanzo muove dall’idea di abbinare la storia personale dei due protagonisti, Elisa e Lorenzo, ad una ricerca storico-artistica. In particolare, le posizioni del pittore Pieter Bruegel il Vecchio e del medico Gerolamo Cardano in merito al fenomeno della stregoneria. Abbiamo confrontato la vita e le opere dei due, ritrovando in essi luoghi ed idee che li avvicinano e che li rendono molto attuali. La stesura complessivamente ha occupato nove mesi, ritagliati dai nostri impegni lavorativi. 

D: Il romanzo è frutto di un lavoro a quattro mani ben condotto: come è iniziato il vostro sodalizio artistico? Come si è svolto, nel concreto, il lavoro insieme?

R: Nicoletta mi stava raccontando un episodio della sua infanzia e a me è venuto istintivamente di proporle di farlo diventare parte di un romanzo. Abbiamo, così, iniziato a scrivere separatamente di qualsiasi argomento ci venisse in mente per capire se i nostri stili potessero amalgamarsi. Spesso accadeva che uno dei due iniziasse una pagina, che veniva poi conclusa dall’altro. Fin da subito ci siamo resi conto dell’aderenza delle due scritture, tanto che talvolta, ancora oggi, non ricordiamo quali pezzi abbia scritto l’uno o l’altra. 

D: Avete pensato ad una trasposizione cinematografica? In caso affermativo, quali attori e attrici vedreste bene nei ruoli principali?

R: L’incanto nasce inconsapevolmente cinematografico, ne siamo convinti. Tutti quelli che lo hanno letto, lo trovano “visivo”, come se già nella lettura le immagini comparissero davanti. Attori? Beh, a Nicoletta questo giochino non piace tanto😬😂, ma io mi immagino Banderas in Lopez, un attore vivace come Ryan Reynolds per Lorenzo e Rachel McAdams o Margot Robbie per Elisa. Ma, concretamente, ci piacerebbe una produzione italiana, che conservasse la qualità e lo spirito del nostro lavoro.

D: Cosa pensate delle fiere letterarie?

R: Le fiere sono utili occasioni per ampliare i propri contatti e per conoscere direttamente i lettori. Probabilmente l’affollamento di espositori e di titoli non aiuta.

D: Progetti per il futuro?

R: Un “progetto futuro” si è già concretizzato. Pochi giorni fa è uscito, su Amazon, il nostro secondo lavoro, La Diciottesima, breve ed intenso romanzo storico ambientato nel Regno di Napoli alla fine del 1700. Per il resto, quando abbiamo pensato all’Incanto, avevamo l’idea di scrivere un trittico di libri che vedessero l’arte e la storia come filo conduttore. Aspettavamo il riscontro dei lettori e, essendo arrivato, stiamo già dedicandoci al secondo libro di questa trilogia con Elisa, Lorenzo, arte e ricerca come protagonisti. D’altronde, la vita non è tanto diversa da una continua e quotidiana ricerca.

Vita e morte di Pennywise

Di Massimo Acciai Baggiani

Stephen King non è certo un autore che ha bisogno di presentazioni. Amato alla follia da milioni di lettori in tutto il mondo, e disprezzato da colleghi e critici invidiosi, è senza dubbio uno degli scrittori più prolifici e notevoli di questo secolo e di quello passato. Su di lui è stato scritto moltissimo, ma il saggio di cui intendo parlare in questa sede riguarda una sua opera in particolare: un romanzo corposo, il più lungo composto da King (se si eccettuano le serie), forse il più rappresentativo: It. Io lo lessi a diciassette anni, nell’estate del ’92, e devo confessare che, insieme ad altri suoi libri, ha influenzato profondamente gli inizi della mia carriera di scrittore. Personalmente ho omaggiato King varie volte, ne ho fatto perfino un personaggio di un mio racconto, Qualcuno bussò alla porta[1].

Grande amore e grande rispetto quindi per il “Re del brivido”. Lo stesso che condivido con Emiliano Sabadello, autore di un’analisi accurata del capolavoro kinghiano, Pennywise, edito da Toutcourt nel 2019. In circa duecento pagine Sabadello traccia una vera e propria biografia del “clown danzante” più famoso del mondo, vera icona del terrore che a distanza di tre decenni abbondanti non ha perso nulla della sua carica paurosa. A cosa deve King questo straordinario successo? Sabadello lo spiega molto bene: il romanzo tratta temi immortali quali l’amicizia, l’infanzia, il passaggio all’età adulta, il rapporto tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Tematiche che attraversano tutte le 1238 pagine dell’edizione italiana, tra continui salti temporali dagli anni Cinquanta agli Ottanta e viceversa, nella cittadina inventata di Derry (dove King ambienterà altre storie inquietanti): solo la sinergia e l’unione profonda tra i sette protagonisti del romanzo, i Perdenti, nella versione infantile e in quella adulta, riuscirà a sconfiggere un avversario che si potrebbe credere immortale e invincibile. Questo è il grande messaggio del romanzo: soli si soccombe, insieme si può affrontare qualsiasi mostro.

Può sembrare una morale un po’ semplice, ma non lo è affatto, come non dobbiamo dare per scontata mai la Realtà. Sabadello chiama a supporto della sua analisi filosofi del calibro di Hegel, Wittgenstein, Marx e il nostro Pasolini. Sabadello sbroglia gli intricati fili della trama del romanzo, seguendo con ordine i vari personaggi e gli episodi che li vedono agire. Su tutti domina la figura inquietante del Clown e delle forme paurose con cui decide di apparire di volta in volta (Sabadello compila un vero e proprio “catalogo”).

Completa questo lavoro esaustivo, che non può comunque sostituire la lettura diretta e integrale di It, un elenco ragionato delle opere di King e delle rispettive trasposizioni cinematografiche, utilissimo per i fan del nostro autore. Sabadello invita a scoprire o a riscoprire questo evergreen: a me ha fatto venire voglia di riprenderlo in mano, a distanza di quasi trent’anni, sicuro che ci troverò qualcosa di nuovo, anche alla luce di questo saggio.

Firenze, 6 settembre 2020

Bibliografia

Sabatello E., Pennywise, Roma, Toutcourt, 2019.


[1] In Cercatori di storie e misteri (Porto Seguro, 2019) e in «IF – Insolito & Fantastico» n. 23/2019 (numero non a caso tutto dedicato a Stephen King).