Intervista ad Angelica Romanin, autrice di “Nel futuro che ci attende”

A cura di Massimo Acciai Baggiani

angelica romaninHo scoperto l’ultimo romanzo di Angelica Romanin, Nel futuro che ci attende, quasi per caso, navigando su Facebook: titolo e copertina hanno catturato subito la mia attenzione. L’autrice mi ha inviato una copia, che ho letto in pochi giorni e recensito, quindi le ho chiesto se fosse possibile intervistarla – ovviamente tramite internet (vista la distanza, soprattutto in questi tempi di coronavirus). Angelica si resa disponibile, molto gentilmente: la ringrazio di cuore.

 

  • Mi puoi parlare dei tuoi studi, la tua formazione culturale?

Ho studiato lingue e ho frequentato la facoltà di scienze biologiche, ma la mia formazione culturale la devo soprattutto alla mia curiosità unita alla mia timidezza, perché entrambe mi hanno spinto da subito verso la lettura, che credo sia il modo migliore di conoscere il mondo senza doverlo per forza affrontare…

  • Quale peso ha il retroterra culturale nella creazione letteraria?

Credo che sia molto importante. Alla fine in ciò che si scrive si mette molto di sé stessi, e anche quando la storia è un opera di fantasia si finisce comunque per attingere ad un bagaglio di esperienze personali.

  • Quando e come hai iniziato a scrivere?

Il mio primo libro l’ho scritto a 30 anni, dopo un periodo un po’ particolare, ma in realtà amo scrivere da sempre.

Ho iniziato a 6 anni col mio primo diario e ancora devo smettere 😄

  • Quali sono stati i tuoi modelli, gli autori che hai amato di più, che hanno contribuito a formare il tuo stile?

Amo molto leggere, e per quanto riguarda i generi non sono particolarmente selettiva. Leggo autori anche molto diversi tra loro. Ad esempio, per quanto riguarda la fantascienza ho una predilezione per Schätzing e Crichton, ma mi piacciono moltissimo anche Baricco, Cohelo, Zafón… Diciamo che attraverso delle fasi. Ho avuto la fase horror con Koontz, Stephen King, Edgar A. Poe, H.P.Lovecraft… quella più spirituale e introspettiva con Dyer, Cohelo, Chopra… Ma ho amato anche molti classici, come Il maestro e Margherita di Bulgakov, Demian e Shiddarta di Hesse, Il rosso e il nero di Stendhal… Come vedi, in diverse fasi della mia vita ho apprezzato differenti autori, e penso che ognuno di loro abbia dato un piccolo contributo alla mia formazione.

  • Quanto conta per te l’ispirazione, quanto la tecnica?

La tecnica sicuramente è importante, ma senza l’ispirazione non credo abbia molto senso. Se dovessi scrivere solo usando la tecnica non mi divertirei. L’entusiasmo che si prova nel buttare giù idee ed emozioni quando si è ispirati è decisamente più soddisfacente.

  • Cosa pensi dei concorsi letterari?

Sinceramente non mi hanno mai interessato… non so darti un parere.

  • Le parole chiave dell’èra attuale, battezzata “èra digitale” sono: multimedialità, mass media, integrazione, virtualità. Cosa hanno cambiato le nuove tecnologie digitali nella creazione artistica, se hanno cambiato qualcosa?

A me sono servite tanto. Sia per quanto riguarda le ricerche, sia perché mi hanno dato la possibilità di far conoscere il mio libro senza passare per forza da una casa editrice. Probabilmente la loro utilità consiste nel fatto che ci rendono tutti un po’ più indipendenti e liberi, sia di conoscere che di farci conoscere.

  • Manterrà il proprio ruolo il testo cartaceo di fronte al dilagare di internet e degli ipertesti?

Spero di sì. Io, personalmente, lo preferisco. Il semplice gesto di girare pagina e sentire la consistenza della carta sulle dita è un piacere che non vorrei negarmi. Però non nego l’utilità di un lettore eBook nel quale in un minimo spazio può stare anche un’intera enciclopedia

  • Ci puoi parlare del tuo romanzo d’esordio?

L’ho scritto dopo la fine di una relazione molto importante. Era in parte autobiografico e l’ho iniziato più che altro per parlare male del mio ex 😁

No, scherzo. In realtà all’epoca soffrivo di attacchi di panico, ed è stata proprio la mia psicoterapeuta a suggerirmi di scrivere per esorcizzare il problema. Mi sono stupita anch’io quando ne è uscito un romanzo ironico e divertente che ha riscosso un discreto successo…

  • Veniamo al tuo secondo romanzo, Nel futuro che ci attende, col quale hai cambiato completamente genere. Si tratta di un’opera di climate fiction, che ci mette in guardia dai danni che l’Uomo ha arrecato al pianeta, fino a mettere in pericolo la sua stessa esistenza come specie. Com’è nata l’idea?

Ho sempre amato la fantascienza e in particolare quella apocalittica, dove l’umanità è in pericolo, e quale periodo più simile ad una imminente apocalisse di questo?😅 Così ho cercato di unire il piacere per una lettura avvincente con la necessità di informare le persone sulla catastrofe imminente, sperando di far riflettere e far prendere consapevolezza della necessità di cambiare immediatamente il nostro modello di sviluppo.

  • Dietro al romanzo si intuisce un grande lavoro preparatorio di ricerca…

Sì, ho fatto molte ricerche, sia sul web, che consultando esperti in diversi settori, come la chimica o la geologia… Mi ha impiegato molto tempo, ma devo dire che informarmi su questi argomenti è stato divertente quasi quanto scrivere il romanzo.

  • Personalmente ritieni che la razza umana si estinguerà entro questo secolo, come profetizzano in molti, oppure saprà trovare in tempo la saggezza necessaria per cambiare paradigma mentale e svoltare verso un futuro migliore?

Purtroppo io non sono molto ottimista… Diciamo che ci spero, ma l’uomo finora ha dimostrato di avere una visione molto limitata del futuro. Si ha l’idea che i cambiamenti climatici riguardino le future generazioni, così si tende a rimandare, ma non è così. In realtà non resta più molto tempo…

  • Qual è la visione che hai della donna? E dell’uomo?

Per questa domanda mi avvalgo della facoltà di non rispondere 😂 soprattutto per la parte riguardante l’uomo… Però ti do un indizio, il titolo del mio primo libro: Meglio single che male accompagnata 😁

  • Hai mai pensato ad una trasposizione cinematografica dei suoi romanzi? In caso affermativo, quali attori e attrici vedresti bene nei vari ruoli principali?

Certo! Quale scrittore non ci pensa? 😅 Riguardo agli attori non saprei… forse Matthew McConaughey potrebbe rivestire il ruolo di Oliver, Keanu Reeves lo vedrei bene a interpretare Dom, Keira Knightley potrebbe essere una perfetta Liza, e Scarlett Johansson una frizzante Amber.

  • Di cosa ti occupi attualmente? Progetti per il futuro?

Attualmente mi occupo di restauro e decorazione, ma visto l’attuale periodo di crisi, soprattutto scrivo. Ho quasi terminato il seguito del mio primo libro e ho iniziato la stesura di altri due romanzi, di cui uno di fantascienza.

Massimo Acciai intervista Simone Frasca (settembre 2019)

«Simone Frasca è un illustratore italiano di libri per bambini. Nato a Firenze, vive ormai da molti anni a Sesto Fiorentino (FI). Scrittore e illustratore di libri per l’infanzia, ha pubblicato con tutte le principali case editrici italiane. Il suo personaggio più conosciuto, Bruno lo Zozzo (Piemme) è stato adottato come mascotte dall’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.» (Da Wikipedia)

Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo una sera a casa di mio zio Siro, di cui è amico. Una persona squisita, disponibile, brillante. Abbiamo realizzato la seguente intervista tramite e-mail.

Sito: www.simonefrasca.it

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  • Partiamo dalla tua formazione culturale: quali scuole hai frequentato?

Sono nato a Firenze, in via Guicciardini, e ho fatto i primi due anni delle elementari in una scuola in zona Cure. Quando avevo 7 anni la mia famiglia si era trasferita a Pistoia e qui ho finito le elementari e più tardi ho studiato lingue al liceo Pacini.

All’università invece ho studiato lettere con indirizzo storia dell’arte.

A proposito: mi manca solo la tesi per laurearmi… un’inezia.

  • Ci sono dei “maestri” che ti hanno ispirato?

Ho sempre letto molto: libri e fumetti. E Carl Barks e Jacovitti si sono contesi il mio cuore e i miei occhi. Jacovitti per la generosità con cui riempiva ogni più piccolo spazio delle sue vignette, Barks per la capacità di costruire storie appassionanti e divertenti.

  • Quali sono stati i tuoi primi personaggi?

Ho iniziato a fare fumetti (per processo imitativo) già alle elementari: le mie storie erano o tragicomiche o avventurose. Un giorno in edicola ho scoperto l’esistenza dei Fantastici Quattro e da quel momento nelle mie vignette hanno iniziato a comparire i super-eroi.

  • Quando hai capito che la tua passione per il disegno sarebbe diventata il tuo mestiere?

Ho sempre pensato che da grande avrei fatto il fumettista… ma anche il paleontologo, l’archeologo e il contadino. Sì. Perché vivevo accanto a una casa di contadini e, quando non ero a scuola o a leggere e disegnare nella mia stanza, il mio tempo lo passavo con loro.

  • Com’è nato il personaggio di Bruno lo zozzo?

Questa vita molto libera, in mezzo a campi, mucche e trattori ha poi ispirato la storia del mio primo libro: Bruno lo zozzo.

Bruno è un bambino di 5-6 anni che vive in campagna, ha molta fantasia (il suo compagno di scorribande è un maiale invisibile), corre e si arrampica dappertutto, fa megamerende e odia lavarsi: la storia della mia vita a quella età, praticamenteJ

  • C’è un’opera o un personaggio a cui sei più legato, che senti come più rappresentativo?

Bruno lz è anche il mio libro più conosciuto e, pur avendone scritti tanti dopo e continuandone a scrivere, è grazie a lui che sono diventato un “illustrautore”: per questo se mi chiedi qual è il mio libro preferito o quello a cui sono più legato non posso non rispondere Bruno lo zozzo.

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  • Molte tue opere sono scritte a quattro mani: come si realizza in concreto questo tipo di collaborazione?

Per anni ho scritto solo libri per bambini del primo ciclo.  Qualche anno fa mi è venuta in mente un’idea per una serie di libri più scritti, per bambini del secondo ciclo. Per scrivere e sviluppare questa serie ho coinvolto una mia amica che è anche una bravissima scrittrice per ragazzi: Sara Marconi.

La serie si intitola I Mitici Sei (Giunti editore) ed è stata accolta con grande entusiasmo e interesse dai bambini. Così io e Sara abbiamo continuato e inventare e scrivere storie insieme per bambini dai sette ai nove anni.

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La serie che stiamo scrivendo adesso si intitola Agenzia Enigmi (Raffaello editore) ed è un omaggio a un certo tipo di letteratura avventurosa e fantastica che andava molto di moda negli anni ‘80: extraterrestri, misteri archeologici, Atlantide, L’isola di Pasqua…

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Ci divertiamo molto a scriverla e abbiamo messo a punto un sistema per scrivere insieme che ci permette di scrivere molto velocemente e con profitto.

Discutiamo della trama insieme, poi si “cola” la trama nei capitoli che compongono il libro.

La trama è più o meno definita, meno forse che più, anche perché dettagliare troppo leva gusto alla scrittura. A volte i dettagli del finale li precisiamo dopo, a seconda della piega che prende la storia.

A quel punto uno dei due scrive il primo capitolo (in genere è Sara) e lo manda all’altro. L’altro lo legge, interviene se e dove gli sembra sia il caso e rimanda il capitolo indietro. La regola è che non ci si arrabbia se le cose che abbiamo scritto sono state cambiate, anche radicalmente: il fine di scrivere insieme è creare una scrittura terza, che non sia né la mia né quella di Sara, ma la somma di entrambe.

  • Quali consigli ti sentiresti di dare a un giovane illustratore che vuole intraprendere questo mestiere?

A chi vuole fare l’illustratore dico che non è facile, specialmente in Italia dove il nostro mestiere non è apprezzato e retribuito come dovrebbe essere. Ci sono sempre più scuole private che hanno corsi di illustrazione e anche per questo, mediamente, la qualità si è alzata negli ultimi anni. Questo deve spingere chi inizia nel mio mestiere a fare sempre meglio e a guardarsi intorno con curiosità.  A questo proposito Instagram e internet in generale sono ottime porte sull’illustrazione di tutto il mondo.

  • Da molti anni vivi a Sesto Fiorentino; qual è il tuo rapporto col territorio?

Vivo a Sesto e ci sto molto bene: è una realtà vivace, c’è una bellissima biblioteca e un’amministrazione in gamba.

Per il Comune di Sesto Fiorentino e altri comuni dell’area fiorentina ho realizzato, insieme allo studio Jumon, un cartone animato per spiegare cosa sono le tasse ai bambini e perché è importante pagarle. Io ho scritto la sceneggiatura e visualizzato i personaggi, impostando lo stile grafico.

Protagonista del cartone animato è un mammuth e questo credo rende buffi anche i passaggi dove il rischio di essere pedanti era alto.

È stata un’esperienza divertente e se volete visionarlo, il link è questo:

https://www.youtube.com/watch?v=ua4KNfDluEo

  • Progetti per il futuro?

Nel futuro i progetti sono tanti e tutti da realizzare in fretta: a fine ottobre consegnerò il mio nuovo libro per bambini per il battello a Vapore: Sofia Tantepaure. Una storia sulle paure e sulla diversità scritta di getto in un periodo in cui le paure si sfruttano per governare.

Ho appena finito di scrivere (e illustrare) con Sara Marconi una strenna natalizia sulle creature fantastiche e mitologiche che uscirà per Giunti.

Sto finendo si scrivere e di illustrare i nuovi episodi di Agenzi Enigmi che usciranno a febbraio 2020.

Insomma il lavoro e il divertimento non mancano.

Massimo Acciai intervista Claudio Secci

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  • Parliamo oggi con Claudio Secci, romanziere e fondatore del CSU (Collettivo Scrittori Uniti): quando e com’è nata l’idea di questo gruppo di amici scrittori che offre i propri servizi ai colleghi?

Abbiamo fondato il CSU nel mese di Giugno per portare avanti l’attività iniziata con l’associazione SEU, che a fine anno non si occuperà più di fiere. Ho voluto fortemente dare vita a questa entità perché mi sono accorto che la sinergia portata avanti dal 2014 con autori che vendevano i libri di tutti nel nostro stand era diventata sempre più importante e vincente.

  • Chi sono gli altri amici con cui hai dato vita a questa iniziativa? Com’è nata la vostra amicizia?

Gli amici che compongono il direttivo insieme a me, sono autori di esperienza che insieme hanno pubblicato oltre 40 titoli in dieci anni. Anche loro provengono dall’associazione SEU e credo di non aver potuto scegliere di meglio. Manuela Siciliani, Jessica Maccario, Massimo Procopio e Manuela Chiarottino si occupano di competenze diverse all’interno del CSU in base alle loro attitudini. Il numero dispari ci permette anche di avere sempre una maggioranza nelle decisioni più importanti in caso di disaccordo.

  • Quali servizi offre il CSU? Come si fa a richiederli?

secci3Il CSU offre spazi espositivi nelle fiere che riteniamo più interessanti in tutta Italia. I bandi di partecipazione alle fiere si trovano nel nostro sito www.scrittoriuniti.com e la nostra pagina facebook pubblica quotidianamente post di veicolamento degli autori alle fiere. Tutto lo staff è a disposizione sia telefonicamente che via email per tutte le informazioni. Un Regolamento Fiere esaustivo in ogni dettaglio spiega come ci si deve comportare in fiera, quali sono i diritti e doveri degli autori che partecipano con noi e su quale spirito si basa il nostro collettivo.

  • A quali fiere avete partecipato? Cosa avete riportato da queste esperienze?

Abbiamo già partecipato alla fiera di Cantalupa (To) e di Sestri Levante (Ge) con risultati splendidi, soprattutto in termini di partecipazione e spirito. Le piccole fiere sono quelle in cui gli autori hanno più tempo per viversi e confrontarsi. A tutti i nostri eventi noi facciamo fare interviste in streaming agli autori non soltanto per farsi conoscere da un pubblico più ampio ma per far migliorare la dialettica e l’esposizione nel presentare le loro opere.

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  • A quali fiere parteciperete?

Parteciperemo a “Nizza in Libri” (Nizza Monferrato) e “Salone della Cultura di Milano”, nei prossimi mesi. Ovviamente, noi siamo nati per il Salone del libro di Torino, quindi non appena l’organizzazione ci confermerà le modalità di partecipazione siamo già in partenza per cominciare ad organizzare la fiera alla quale siamo più affezionati e per la quale siamo più “rodati”

  • Progetti per il futuro del CSU?

Vogliamo arrivare ad essere riferimento nazionale per gli autori che non sanno con chi e come partecipare a una fiera libraria, per gli autori Self che non hanno rappresentanza editoriale e per chi vuole abbracciare questo modo di partecipare alle fiere: libero ma nel rispetto di tutti, orientato ad un coinvolgimento e arricchimento comunitario.

  • Una domanda più personale riguardo alla tua opera di scrittore: ci puoi dire qualche parola sul tuo ultimo romanzo “Reset”?

Reset è il frutto di un lavoro di tre anni che ha richiesto una ricerca immensa dal punto di vista scientifico e tecnico. E’ un thriller apocalittico dove cerco di prendere da un punto di vista nuovo il concetto di apocalisse. Con questo libro ho cercato di mettere in risalto la potenzialità dell’essere umano rispetto alle sue opportunità. Timothy Scott è sull’orlo di suicidarsi perché non riesce a sopportare una pena così lunga da scontare, oltretutto ingiustamente, e decide di farla finita. Proprio in quei giorni però la notizia che un meteorite colpirà la terra nel giro di 20 mesi gli da la forza per giocarsela alla pari di tutti gli altri esseri umani. Il motto del romanzo è “Ciò che poteva distruggerci ci ha permesso di rinascere”. Siamo in terza edizione e sono molto contento di aver affidato a Watson Edizioni la pubblicazione di questo romanzo tanto sofferto.

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