GENEALOGIA FUTURA

Un  racconto di Michele Ceri

1) Una colonia lontano lontano.

Era l’anno 2065 e fuori faceva molto freddo, anzi si gelava. John era appena tornato a casa dopo una mattinata piena di lavoro, svolgeva la professione di giornalista come il nonno e si occupava soprattutto di politica. Appena entrato in casa godette immediatamente dei comfort dell’abitazione; adesso tutto era computerizzato, anche nella sua. Appena una persona entrava si accendevano le due luci centrali del corridoio, poi il salotto stesso veniva immediatamente illuminato e al centro vi era un pannello sul quale apparivano immagini inerenti alla natura. John sbadigliò per un attimo, poi prese il telecomando e accese lo stereo. Si cominciò a sentire le note di un pezzo di musica classica, probabilmente Bach. Si sedette sulla poltrona più larga della stanza e cominciò a leggere attentamente il giornale. Era rilassatissimo. Dopo poco arrivò sua moglie maestra elementare, aiutata nel lavoro comunque dall’ innovazioni tecnologiche. I due si salutarono e si baciarono calorosamente sino ad abbracciarsi. Jane- come va, tutto bene? John- Si va tutto bene e te invece? Lei annuì con la testa. Cominciò a preparare la cena; la cucina stessa era computerizzata. Ecco che mise a bollire un po’ d’acqua per la pastasciutta e accese un grosso fornello dove sistemò una teglia per cucinare la carne. Preparò poi un po’ d’insalata. Intanto erano già rientrati nel tardo pomeriggio anche i loro due figli: un ragazzino di dieci anni e una bambina di sei. Rispettivamente facevano l’uno la prima media, l’altra la seconda elementare.

Tutti riuniti cenarono. Il babbo raccontava alla mamma delle ultime elezioni ovvero quelle di medio termine. Pareva fosse riconfermato il candidato democratico e questo rendeva contento il giornalista.

Dopo la cena i genitori accompagnarono i due bambini a letto nella loro stanza e il babbo rimase un po’ lì con loro. Si mise a leggerli un po’ la bibbia. Poi i due s’addormentarono.

La loro era proprio una bella famiglia. Si volevano reciprocamente molto bene.

Se non che, il padre John venne a sapere una cosa molto curiosa dal suo capoufficio riguardante la creazione definitiva delle colonie su Marte; già esistevano delle colonie su Marte, ma non erano ancora state sperimentate del tutto. A lui veniva chiesto di lavorare come giornalista su Marte. Quindi si sarebbe trasferito lì con tutta la famiglia, per un periodo, si un periodo… di tale decisione, la moglie inizialmente era titubante, ciò si può comprendere facilmente poi l’avventuroso viaggio affascinò anche lei. I piccoli per adesso non sapevano niente. Nessuno li aveva informati per precauzione, perché non si agitassero troppo.

La vita per adesso continuava tranquillamente, però più il tempo trascorreva più i due genitori erano decisi a compiere il viaggio. Non sapevano però ancora per quanto tempo sarebbero rimasti su Marte e le loro vite sicuramente sarebbero cambiate. Ma la cosa era attuabile. La cosa più interessante riguardava il lavoro di giornalista che John avrebbe svolto proprio su Marte e che probabilmente sarebbe stato più intrepido rispetto al corrispettivo sulla terra, almeno per un periodo.

2) I ricordi e l’ultimo periodo.

A volte succedeva che John parlasse ai propri figli di suo babbo, che scriveva romanzi gialli e anche di suo nonno che era giornalista. Quando il babbo narrava ai figli le vicende del babbo e del nonno loro erano molto felici; si divertivano ad ascoltare le avventure del bisnonno che scriveva sui giornali articoli dalla parte dei neri e del loro nonno che passava il tempo narrando storie intricate. :”- A che età è morto il nostro nonno?-“: Domandavano a volte i piccoli presi da un’infinita curiosità. Soprattutto la piccola si emozionava moltissimo davanti ai racconti e a volte, commossa, piangeva anche.

Il 20 ottobre 2065 era nientemeno che il compleanno della piccola L., che avrebbe compiuto sette anni. Contentissima, volle in tutte le maniere fare una festa. Così i genitori decisero di organizzare un rinfresco con tanta roba da mangiare. L. invitò moltissimi compagni di classe e amici e alla festa partecipò naturalmente anche il fratello maggiore. Arrivò il momento della torta e delle candeline. Poi uscirono tutti nel giardino dove si misero a guardare le stelle. Che emozione!!!

Intanto, passato un po’ di tempo dalla festa di compleanno, il babbo aveva comprato dei libri e delle riviste riguardanti le colonie su Marte, che leggeva appassionatamente nei momenti di relax. Si faceva una cultura in merito. Veniva attratto ed incuriosito specialmente dall’ attività sportive e ricreative che i coloni svolgevano durante l’anno. Ad esempio il gioco del calcio, del ping pong, oppure quello delle carte. I coloni erano tutti ex cittadini americani. La cosa ingelosiva molti governi del mondo che però su questo aspetto si trovavano molto più indietro degli Stati Uniti stessi . La Russia stava studiando qualcosa di simile da attuare però sulla Luna. A volte John s’interrogava sull’esistenza o meno degli extraterrestri; infatti sia nei libri che sulle riviste non si parlava affatto di quest’ultimi.

Il secondo figlio di John e Jane si chiamava G. . Accadde che quest’ultimo litigò con un compagno di scuola, dopo una partitella a calcio. Lui ed il suo amico si offesero a parole e anche si colpirono fisicamente. Quando G. tornò a casa restava segnato sulla fronte da un graffio e aveva qualche livido. Quando lo vide, il babbo venne preso da un’ansia tremenda e per qualche decina di secondi balbettò. Poi i due s’abbracciarono calorosamente. Il giornalista lo medicò lui stesso e velocemente. Ecco che dopo un’ ora rincasò anche la madre stessa , che rimase piuttosto impressionata dell’accaduto ma non disse niente.

Dopo un po’ di tempo, anche i piccoli vennero messi al corrente del viaggio e della permanenza sul pianeta rosso. Più che i giorni trascorrevano più la voglia di partire aumentava. I figli di John stavano discretamente, s’impegnavano a scuola e si divertivano. Anche la mamma era contenta e soddisfatta. Ma tutti, comunque sia erano contenti della possibilità di cambiare abitazione. Il babbo era molto documentato in merito. Leggeva continuamente saggi sul’argomento. Si sarebbe trattato di un’avventura da sperimentare. Allargare il campo lavorativo alle colonie: una bell’ impresa. Trascorse già alcune settimane, dal compleanno della piccola mentre John era seduto sulla poltrona di casa pensando al futuro, il campanello squillo egli si apprestò ad aprire. Entrarono la moglie seguita dai due figli. Tutti e quattro si abbracciarono e baciarono calorosamente. Sul volto del padre, che con il pensiero era già su Marte comparvero alcune lacrime. Era commosso. Con un movimento della testa riuscì ad accendere la televisione e successivamente insieme si recarono a tavola per consumare la cena. Durante la cena il discorso scivolò proprio sulle colonie. Tutta la famiglia ascoltò con attenzione e curiosità quanto detto dal padre. Ad un certo momento la piccola disse:”- non vedrò più le mie amiche!-”:. Il grandicello rise. Terminata la cena i bambini se ne andarono a letto e i genitori rimasero a chiacchierare davanti alla televisione che era un grande pannello, sino a tardi e seguirono vari programmi. Eravamo in un periodo di elezioni di medio termine. Le idee politiche dei due coincidevano. E fortunatamente non erano conservatori. Ad un certo punto la piccola scese le scale affermando di non riuscire ad addormentarsi. L: “- Non riesco a dormire.-”:” – Ho paura, paura degli alieni. Immediatamente John salì le scale e prese la figlia per mano. John:”- Ti racconterò qualche storia così ti prenderà sonno- :” :”- Si babbo grazie, ho proprio paura.-”:. Il babbo cominciò a parlare instancabilmente del nonno giornalista, come lui. Arrivò la notte.

La mattina seguente si recò in ufficio. Aveva in testa molte idee e svariate mansioni da svolgere. Doveva intanto informarsi definitivamente sui vari viaggi su Marte. Inoltre doveva stabilire del tutto con il capoufficio il lavoro che sarebbe andato a svolgere sulla colonia. Velocemente il capoufficio gli spiegò che suo compito rimaneva proprio quello di fare un reportage sulle colonie di Marte. Doveva raccogliere più informazioni possibili per poi pubblicarle una volta tornato sulla Terra. In un secondo momento si doveva informare sui prezzi, sul tipo di casa e sul periodo di lontananza. Sapeva che la cosa era interessante anche a livello lavorativo. Infatti sarebbe stato remunerato molto e la cosa aveva la sua rilevanza; alla fine, sarebbe passato alla storia. Uscito da lavorò si recò immediatamente all’Agenzia di viaggi per ricevere informazioni certe. All’ufficio lo accolse una giovanissima ragazza che aveva i capelli castani e ricciuti. Probabilmente i due si erano già conosciuti, nel periodo dell’Università. Così si salutarono calorosamente. Erano sicuramente più di cinque anni che non si vedevano. Poi lei gli diede le debite informazioni.

Tornato a casa, si rese conto che non era una cosa facile tranquillizzare la piccola riguardo al viaggio sul pianeta rosso. Infatti L. appena sentiva parlare di Marte cominciava a correre per tutta la casa. John poi si era informato già di tutto. Sarebbero partiti alla fine d’Agosto, ovvero dopo sei mesi ancora e arrivati una quindicina di giorni dopo. Non era invece stabilita del tutto la data del ritorno. John era totalmente spinto dalla devozione verso il proprio lavoro e voleva andare sino in fondo.

3) Marte.

Arrivò il giorno della partenza. Era programmato a New York, il 22 agosto del 2066. John aveva parlato definitivamente con il Capoufficio ed aveva stabilito tutto. Il tempo di permanenza sul nuovo pianeta era di 4 mesi. Dopo qualche minuti arrivò la navicella predisposta al viaggio, così i quattro salirono all’interno. Tutti e quattro chiusero gl’occhi dall’emozione, tirando un respiro di sollievo.

La navicella era di recente fabbricazione. Il viaggio fu bellissimo e senza problemi. Inizialmente le immagini che si coglievano erano quelle della terra in lontananza, poi sopraggiunse il vuoto. La piccola pianse. Mentre il grandicello era affascinato e attratto dall’ avvenimento. Il loro non era un addio, sapevano che avrebbero rivisto tutto: la casa, la scuola, il mondo del lavoro, gli amici. E poi quattro mesi non sono certo un’eternità. Però non sapevano del tutto cosa gli attendeva. I bambini sarebbero comunque andati a scuola, probabilmente però affiancati da due operatori; la madre invece avrebbe continuato a lavorare come maestra, nell’ unica scuola “elementare” della Colonia. Il lavoro del padre era l’aspetto centrale di tutto e riguardava proprio le colonie. Il viaggio, trascorsi 15 giorni terminò. Erano arrivati su Marte. Un ufficiale ed un soldato accompagnarono i quattro alla nuova dimora e gli regalarono una mappa del pianeta e delle rispettive colonie . Immediatamente John cominciò ad appuntarsi tutto. L’abitazione era carina ed accogliente così appena arrivati usufruirono dello stereo e si misero ad ascoltare alcuni brani di musica: di vario genere . La piccola era felicissima, il momento di tristezza era scomparso. Il giorno dopo arrivarono a casa i due educatori, incaricati di seguire i bambini. Stabilirono con loro un ottimo rapporto. Anche e soprattutto dal punto di vista umano. Come sempre andarono a scuola, anche se comunque sia oramai l’insegnamento rimaneva tutto computerizzato. Arrivò la sera e nuovamente si misero a guardare la televisione mediante un grosso pannello situato al centro dell’abitazione, nel salotto. Fortunatamente davano gli stessi programmi della Terra. Poi, stanchi si coricarono tutti. Durante la notte accadde che John fece un sogno molto vicino all’incubo. Chissa !!! Sognò di non fare più ritorno sulla terra, di essere rapito; ma da chi? Poi lo svegliò la luce che entrava dalle tende. Si recò a lavorare. L’ufficio non era molto lontano. Già aveva molte cose da scrivere ed era solamente l’inizio. Rimase lì per ben otto ore. Venne nuovamente la sera. Alla televisione davano un’importante partita di football. A tavola i figli raccontarono quello che avevano fatto a scuola. Il più grande aveva svolto un bellissimo tema., mentre L. aveva continuato a studiare il flauto. Adesso, trascorsa una settimana dal loro arrivo sul pianeta la famiglia cominciava già ad ambientarsi su Marte. Tutti erano molto impegnati e lavoravano assiduamente mentre la sera si ritrovavano sempre per parlare della giornata trascorsa e consumare la cena. Trascorse un mesetto e John parlò molto con il Capoufficio sulla terra. Quest’ultimo era molto contento del lavoro svolto dal collega che riguardava soprattutto l’attività sportive svolte sul pianeta. Gli consigliava di continuare così come stava facendo. Poi sempre quel giorno prese la navicella che lo doveva portare a casa. Solamente gli capitò un avvenimento stranissimo e ai limiti del reale. Infatti ad un certo momento la navicella cambiò improvvisamente direzione; questo fece impaurire notevolmente il giornalista. Si sentiva tutto rimescolare: non capiva più niente. La sensazione che provò era come di essere spinto da un’altra forza, più energica della navicella stessa e ad un certo punto apparvero un paio di “ alieni “, che entrarono velocemente nella navicella e portarono John nella propria, così che lui riuscì appena a notare uno di loro. Poi lo bendarono e lo portarono lontano, lontano, chissà dove. Probabilmente gli fecero assumere qualche sostanza particolare, anche se leggera. Provava delle sensazioni particolari, difficili da descrivere.

Quando riaprì gli occhi si trovava in una stanza di colore bianco e con alcuni piccoli spiragli. Piano piano per forza di cose cominciò a conoscere i due “ alieni “ e a discutere. Loro si dimostrarono nonostante tutto simpatici e gentili. Gli spiegarono alcune cose. Poi gli comunicarono di stare studiando l’essere umano. La piccola colonia li aveva indispettiti e incuriositi. Cominciavano così a studiare la nostra specie. Il loro era un obbiettivo molto ambizioso e difficile: interessarsi della storia d’ognuno, di ogni famiglia, o almeno di parecchie. Ad un certo punto arrivò quello che ad occhio e croce doveva essere il capo. Era vestito di grigio e rosso, portava un casco nero sulla testa. Non si vedeva il suo volto ma si notavano gli occhi che apparivano scuri e vivaci e i capelli molto lunghi. Successivamente gli porsero un Libro Molto Grande, dove erano scritte le storie dei progenitori di John e non solo, ma lui non notò altro. Vi erano narrate le storie genealogiche di moltissime persone. Il Libro iniziava con la storia più vecchia, ovvero quella di un Conquistador spagnolo, avo di John. Poi successivamente vi era scritta la storia di un macchinista aderente al Sindacato durante i primi del Novecento e infine vi rimanevano narrate le vicende del nonno giornalista, per arrivare al babbo scrittore di gialli. E John a quel punto iniziò a leggere.

4) Genealogia.

Era l ‘anno 1492. L’ anno della scoperta dell’America. L’anno che sanciva la fine del Medioevo e segnava l’inizio dell’età moderna. In quel periodo storico la Spagna cominciava a dominare il mondo; a partire da quell’anno cominciarono le scoperte geografiche. Gli spagnoli erano molto interessati ai viaggi, soprattutto verso l’America Centrale, con lo scopo d’espandere il loro dominio. Ed è proprio in uno di questi viaggi che s’ imbarcò C., il nostro protagonista, avo di John. La spedizione era comandata da Cortes. Cortes si scontrò duramente con la civiltà azteca. Vi fu la lunga battaglia per la conquista di T..Da un lato vi erano gli spagnoli con Cortes, dall’altro gli Aztechi con Montezuma. T. venne espugnata nel 1521. Dopo la medesima battaglia gli spagnoli presero il sopravvento in quei territori. Comunque sia c’è da specificare che la civiltà Azteca, ma anche le altre erano molto evolute. Ad esempio lo si poteva notare nell’architettura: esistevano città, templi, strade. C. era interessatissimo a tutto quello che gli si mostrava davanti. Una volta, poco dopo la fine della durissima battaglia di T., scorse in cielo degli oggetti luminosi che però non sapeva classificare. Erano oggetti non identificati.

Successe che C. dopo il 1521 strinse amicizia con una nativa di quelle terre e tra loro nacque un bellissimo rapporto. La nativa imparò ben presto alcune parole dell’alfabeto spagnolo. C. rimase letteralmente e del tutto affascinato. Non volevo lasciare l’amica ne quelle terre, si trovava bene lì. Successivamente nacque una relazione amorosa tra lui e lei; infatti quest’ultima era molto bella e C. ne restava fortemente innamorato. Lei rimase incinta. Poi i Conquistadores fecero ritorno in Spagna e purtroppo anche C. tornò con loro. Dalla giovane atzeca nacque un bambinetto. Avo appunto di John, il giornalista.

Quest’ultimo sbadigliò lungamente, stanco della lettura. E volse lo sguardo un po’ fuori. Poi continuò a leggere.

Si trattava della storia di suo bisnonno, discendente del Conquistadores vissuto agli inizi del xx secolo e che svolgeva il lavoro di macchinista. Il periodo storico nel quale vive il nostro protagonista è quello successivo alla Guerra di Secessione.T. era macchinista, tra i primi nella storia degli Stati Uniti.

Sfruttato decise di associarsi al sindacato e cominciò anche ad interessarsi di politica. Divenne un militante. Partecipava assiduamente alle manifestazione anche se pericolose. Purtroppo venne accusato di essere rivoluzionario e di possedere armi. Lo condannarono a cinque anni di carcere. Ma in realtà era innocente. Nel periodo che trascorse in carcere, passò gran parte del tempo studiando e leggendo, cose riguardanti svariati argomenti. Finalmente uscì dal carcere. Ma rimase un personaggio ribelle e politicizzato.

John era arrivato nella lettura del Libro al proprio nonno. Suo nonno svolgeva la professione di giornalista, come lui. Era laureato. In un primo periodo si era interessato alle recensioni, di vario genere. Successivamente si era dedicato ai problemi sociali come quello sulla causa dei neri. Il problema dei diritti civili dei neri. Per questo rimaneva ostile a molti. La sua attività di giornalista era dalla parte dei neri e arrivò persino a conoscere Marthin Luther King; partecipava anche ad alcune iniziative politiche portate avanti dal pastore. Durante il periodo dell’Università aveva conosciuto una giovane e carina ragazza, L. i due successivamente si sposarono. Il matrimonio era di rito cattolico. Dalla loro unione nacquero due figli: un maschio ed una femmina. Il maschio diverrà proprio il padre di John.

Ecco che John aveva terminato di leggere anche la storia del nonno. E così iniziò molto incuriosito quella del babbo.

Suo babbo era molto colto, nello specifico per ciò che riguarda le materie umanistiche. Era infatti figlio di un grande giornalista. Studiò molto sino a laurearsi, con ottimi voti; la sua vera passione era quella di scrivere. Sin da piccolo aveva coltivato il piacere della scrittura. Scriveva poesie e i suoi maestri dicevano che scriveva bene. Poi gli nacque la passione per il genere “giallo”. Lesse molto. E scrisse molto…

John era arrivato alla fine del Libro Grande che gli avevano mostrato gli alieni. Era stupito, sbalordito e incuriosito al massimo. Il suo animo era stato stimolato, era felice, di una felicità molto luminosa. Così gli venne alla mente un’idea: una volta tornato sulla terra avrebbe scritto un romanzo proprio sulla storia della sua famiglia. I dati i riferimenti storici li avrebbe presi dal ricordo del manoscritto. Ad un certo momento s’addormentò. Quando riaprì gli occhi si trovava nientemeno che nella propria navicella. Quella che utilizzava per spostarsi. Rimaneva contento ed incuriosito per tutto quello che era accaduto. Decise però che inizialmente non avrebbe parlato dell’incontro con gli “alieni” con i figli, per non impressionarli; bensì avrebbe raccontato tutto alla moglie. Si chiedeva se la moglie l’avrebbe capito e compreso. Forse si, da solo si rispondeva .Avrebbe infine avvertito dell’accaduto il capoufficio, chiedendogli qualche consiglio. Così oltre al lavoro giornalistico sulle colonie avrebbe lavorato ad una seconda cosa: alla stesura di un romanzo. Il titolo del romanzo sarebbe stato “ Storia familiare”.

John era del tutto soddisfatto dell’esperienza fatta su Marte. Era contento di tutto. Sia del lavoro svolto come giornalista che del testo storico mostrato a lui dagli “alieni”. La moglie ed i bambini stavano bene. Passarono altri due mesi dall’incontro di John con gli alieni. Così adesso, trascorsi i sei mesi sarebbero tutti e quattro tornati sulla terra. Questo dispiaceva un po’ a tutta la famiglia, ma era giunta l’ora del ritorno. Mentre preparavano le valige la bambina si commosse leggermente e chiese al padre :”- Ce ne andiamo?-”:. Il papà annuì con la testa. Dal viso della mamma scesero due lacrime. La mamma era un carattere particolare; maestra era comunque sia attratta dai viaggi e dalle novità. Ottimista di natura, quest’esperienza l’aveva arricchita moltissimo. Ci fu un attimo di silenzio assordante nel vuoto dello spazio.

La partenza era fissata per il (-), precisamente alle 5:00 del mattino. Si svegliarono un oretta prima. Presero una navetta che li condusse alla navicella. Quest’ultima era un nuovo modello ed era comodissima. Vi erano molti comfort. Salirono a bordo. All’inizio si notava Marte che lentamente scompariva. La piccola si mise a salutare con la mano il pianeta. Trascorsero due settimane poi cominciò ad apparire la terra. Si la vecchia terra. John già aveva in mente di pubblicare il reportage e di iniziare a scrivere il romanzo. Tutto questo lo rendeva molto felice. Atterrarono.

La mattina seguente John si recò dal capoufficio che era molto soddisfatto del lavoro svolto da lui. C. :”- Ti meriteresti un premio.-”:. John :”-Ti ringrazio-”: poi palesò anche l’interesse di scrivere un romanzo. Ma non si mise a spiegare niente.

Tutto andò a buon fine; con il tempo John scrisse e pubblicò il romanzo con il titolo di “Storia familiare”, mentre tutta la famiglia rimase per sempre soddisfatta della bellissima esperienza fatta sul pianeta rosso.