I Pooh e la narrativa

Di Massimo Acciai Baggiani

A quasi due anni dalla scomparsa dell’ex Pooh Stefano D’Orazio, causa Covid, ho affrontato, con un certo scetticismo, il suo romanzo postumo Tsunami, insieme al romanzo dell’amico, e pure lui ex Pooh, Roby Facchinetti, Katy per sempre. Il mio scetticismo era dovuto al fatto che spesso chi eccelle in una branca artistica raramente raggiunge certe vette in un’altra. Dopo la lettura di questi due romanzi devo dire che siamo in presenza di due eccezioni: si tratta infatti di libri molto belli, dignitosissimi, all’altezza dei lavori musicali dei due. Facchinetti e D’Orazio sono artisti eclettici, a tutto tondo.

Il primo in ordine cronologico è il romanzo di Facchinetti. Questi ripercorre la vita di Rita, detta “Katy” per il suo amore verso i Pooh e per la sua tentata fuga da casa, quando aveva la stessa età dell’omonima protagonista della canzone. Ogni capitolo prende non a caso il titolo da una canzone della lunghissima carriera dei Pooh; una canzone che sembra scritta apposta per la protagonista, che si trova così a vivere in prima persona le storie narrate da Valerio Negrini e Stefano D’Orazio. Rita-Katy conoscerà di persona i suoi eroi e vivrà intensamente varie storie d’amore e d’amicizia che la porteranno a maturare. Si tratta in questo senso di un romanzo di formazione, come pure il romanzo di Stefano (come vedremo). Compaiono nel libro le figure stesse di Facchinetti e di Negrini, ai cui testi-poesie cui ho dedicato un saggio uscito quest’anno per L’Erudita editore (marchio di Giulio Perrone): La poesia dei Pooh.

Nel mio libro ovviamente non ho parlato solo di Valerio, ma anche di Stefano, il secondo poeta dei Pooh (secondo in quanto a quantità, non certo a qualità). Il romanzo di D’Orazio non cita i Pooh, al contrario di quello di Facchinetti. Si tratta in poche parole di una rivisitazione in chiave moderna di Robinson Crusoe: un pubblicitario milanese, Walter Sartori, parte per un viaggio in Polinesia e si ritrova vittima dello tsunami del titolo proprio mentre percorre in barca in solitaria le isole del sud. Naufrago su un’isola deserta insieme a un gatto “clandestino”, Capitano[1], non si perde d’animo e riesce a organizzarsi la vita prima di cogliere al volo la possibilità di fuga grazie a un evento che pone a rischio la sua stessa vita: lo sbarco di alcuni trafficanti d’armi senza scrupoli. Il lieto fine e d’obbligo.

Lo stile di questi due romanzi è molto vicino, come sono vicine le sensibilità dei due autori: semplice, scorrevole e accattivante come le canzoni dei Pooh.

Firenze, 23 ottobre 2022

Bibliografia

Acciai Baggiani M., La poesia dei Pooh, Roma, L’Erudita, 2022.

D’Orazio S., Tsunami, Torino, La corte, 2021.

Facchinetti R., Katy per sempre, Milano, Sperling & Kupfer, 2020.


[1] Da gattofilo qual sono ho trovato commovente la scena in cui Walter salva la vita al suo amico felino, quando questi ha ingerito delle bacche velenose.

Fratello panico

Di Massimo Acciai Baggiani

Già quattro sono i libri letti dell’amico Marco Roselli: i romanzi del ciclo di Grunno, Le quattro rune e, ultimo (per ora), Fratello panico: psicopatologia della vita quotidiana, un’opera del 2015 fortemente autobiografica. Come suggerisce il titolo, si parla di un problema comune a diverse persone, di cui soffre l’autore stesso. Ma cos’è un attacco di panico? Si tratta di una condizione di ansia estrema che porta a temere per la propria vita. Breve ma intensissimo, l’attacco di panico può colpire in qualsiasi momento, senza una ragione apparente. Ne soffre anche una mia cara amica e confesso di non averlo mai compreso così bene fino al momento di leggere il libro di Marco; la descrizione che ne fa è vivida ed efficace. Marco ci parla della propria vita, del trauma causato dal suicidio del padre, quando era ancora molto giovane, del disagio nell’assumersi le responsabilità della famiglia, del lavoro in fabbrica non soddisfacente e di tante altre difficoltà incontrate lungo il percorso, fino al primo terribile attacco di panico, su un treno. Qui comincia la battaglia contro questo disturbo infido: una battaglia portata avanti con grande coraggio, fermezza e intelligenza. Lo ha aiutato certo la scienza medica, ma anche la fede religiosa ha avuto un ruolo di rilievo, insieme all’amore per la natura e per la sua terra casentinese (a cui, come chi mi conosce sa, sono molto legato anch’io). Nella premessa Marco mette le mani avanti con grande umiltà, dichiarando di non essere uno scrittore: in questo non mi trova d’accordo, Marco Roselli non solo è uno scrittore, ma è uno bravo. Lo ha dimostrato nei suoi libri di fiction e lo conferma in questo testo in cui parla di sé: un libro che nelle intenzioni dell’autore può aiutare chi si trova in una situazione simile, ma che a mio parere risulta interessante anche per chi ha disturbi più leggeri (come nel mio caso) o, beato lui/lei, non ha mai sofferto d’ansia a livello patologico. Una grande sofferenza, come afferma anche il buddismo (sì, io sono buddista) può essere una grande opportunità di crescita umana: questo secondo me il messaggio più importante che si può ricavare da questa preziosa lettura.

Firenze, 16 ottobre 2022

Bibliografia

Roselli M., Fratello panico, Arezzo, Edizioni Helicon, 2015.

Un racconto da Campo di Marte

Di Massimo Acciai Baggiani

Ho ricevuto di recente in dono un libro che raccoglie diciotto racconti ambientati nel quartiere fiorentino di Campo di Marte: a regalarmelo è stata l’amica e collega scrittrice Milena Beltrandi, nonché mia allieva al laboratorio di scrittura che tengo al Torrino di Santa Rosa [1]. Il suo racconto è proprio quello che, per ordine alfabetico, apre la raccolta, ed è una stupenda apertura: l’autrice ci porta indietro di sette decenni, al 1954, in un quartiere certo molto diverso da quello attuale. Nel dopoguerra è ambientata questa deliziosa storia di sport e di amicizia che ripercorre la nascita di una squadra di ragazzi che si è dato il nome di “I temerari di Campo di Marte”. Un nome che è tutto un programma. Con stile accattivante e con la consueta cura dei dettagli e della ricerca storica che caratterizza la sua scrittura, Milena evoca un tempo lontano e allo stesso tempo vicino al nostro sentire, con personaggi che non possono non catturare la nostra simpatia. Brava Milena!

Firenze, 28 settembre 2022

Bibliografia

AA.VV., A Firenze Campo di Marte, Roma, Edizioni della Sera, 2022.

AA.VV., I nostri lunedì al Torrino, ilmiolibro.it, 2022.


[1] In un altro quartiere di Firenze, quello di San Frediano, dal laboratorio è nato anche un libro che raccoglie prose e poesie dei partecipanti, compresa naturalmente la nostra Milena.

Una strana alleanza

Di Massimo Acciai Baggiani

Il nome di Marco Roselli non mi era nuovo, avevo già letto e recensito un paio di suoi libri scritti insieme a Giovanni Brami (Il favoloso viaggio di Grunno e Avidion), quindi quando trovai un suo romanzo nello scaffale del libero scambio lo presi senza indugio e fu una buona cosa: si trattava de Le quattro rune, un libro di una decina di anni fa, avvincente e con un messaggio importante. L’autore segue la vicenda umana di Antonio, il protagonista, e del suo cambiamento da manager senza cuore a persona altruista e spirituale: senza nulla togliere al libero arbitrio di Antonio, questi viene guidato e assistito nel suo percorso niente meno che dagli antichi dèi nordici, in particolare dal supremo Odino, il quale ha stretto una curiosa alleanza con Gesù Cristo, che attraverso la storia di Antonio trova un nuovo motivo per non abbandonare l’Umanità alla propria follia autodistruttrice. La nuova rinascita di Antonio, alla fine di una via di grande sofferenza e pericolo di morte, fa tirare un sospiro di sollievo al lettore e fa chiudere il libro con un senso di dolce speranza.

Firenze, 24 settembre 2022

Bibliografia

Roselli M., Le quattro rune, Firenze, L’Autore Libri, 2011.

Nuove avventure per Grunno

Di Massimo Acciai Baggiani

Chi è Grunno? Difficile dare una definizione chiara di un personaggio così sfuggente, di animo infantile, dispettoso, a tratti egoista, ma che finisce per fare la cosa giusta e schierarsi dalla parte del bene nella eterna lotta con il male, tema che sta alla base di questo nuovo libro scritto a quattro mani da Marco Roselli e Giovanni Brami, già autori de Il favoloso viaggio di Grunno. Li conobbi qualche anno fa, durante la sagra del tortello alla lastra di Corezzo: presentavano allora il primo libro in cui compariva questo curioso personaggio[1], libro che mi hanno regalato e che ho poi recensito; li ho rivisti quest’estate, sempre alla solita sagra, con il sequel arricchito dalle bellissime illustrazioni a colori del misterioso mUmUt.

Avidion è, oltre al titolo del secondo capitolo della saga dell’Atlante leggendario delle Foreste Casentinesi, il demone dell’inquinamento, che nasce appunto dall’avidità smisurata dell’uomo, dal suo disinteresse alle sorti dell’ambiente in cui vive (e di conseguenza anche alle proprie sorti, legate a quest’ultimo: non esiste un pianeta B). Schierati contro gli inquietanti e puzzolenti demoni, che mirano a rendere la Terra un posto invivibile, c’è un esercito di improbabili personaggi (oltre a Grunno e all’amica Gocciolina), perfino un gruppo di rifiuti guidati da un agguerrito Capitan Scontrino, felice e spassosissima invenzione del duo che ricorda l’umorismo surreale di Stefano Benni. Ci sono anche personaggi presi a prestito da altre fiabe, come i famosi musicanti di Brema, riciclatisi come agenzia investigativa, poi ancora piante parlanti, lupi, orsi, cervi, una versione strampalata di Einstein: tra atti di eroismo e tradimenti si arriva infine alla Grande Battaglia, il cui esito è solo provvisorio.

Scenario di questo scontro epico, che trova il suo epilogo nella piana di Campaldino, teatro di un ben più famoso scontro, avvenuto nella realtà, è il Casentino, in particolare quella parte che era rimasta fuori dai pellegrinaggi di Grunno nel primo libro: Soci, Monte Falco, Cetica, Raggiolo, Pratariccia e molti altri luoghi. Un romanzo intelligente, per grandi e piccini, geniale, attualissimo, spassoso, con molti messaggi importanti di saggezza e buon senso, da leggere tutto d’un fiato e da meditare perché, come sta scritto in quarta di copertina, «il demone dell’inquinamento si combatte con il coraggio, l’amore, l’ingegno e anche con la fantasia».

Firenze, 21 agosto 2022

Bibliografia

  • Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Cercatori di storie e misteri, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Roselli M., Brami G., Atlante leggendario delle Foreste Casentinesi: Il favoloso viaggio di Grunno, Bibbiena, Fruska, 2018.
  • Roselli M., Brami G., Atlante leggendario delle Foreste Casentinesi: Avidion, Bibbiena, fuorionda, 2022.

[1] Mentre io presentavo, in quegli stessi giorni, il mio libro sul Casentino Cercatori di storie e misteri.

Mini recensioni

Di Bruno De Filippis

  1. Cheronea

Cheronea non è un libro

Cheronea non è un libro, è un biglietto per partire ed andare fuori dal mondo, in un luogo dove tutto è uguale ma diverso, il matrimonio non è fondato sul sesso, si crede nella religione del progresso e la tecnologia è utile agli uomini più di quanto non fosse, in passato, la schiavitù altrui. Eccellente ed avvincente. Si legge tutto di un fiato.

  • Anchorage

Oltre i confini della piccola parte di realtà che percepiamo

I romanzi che catturano la fantasia del lettore, come le storie della vita, non finiscono mai. Vi è sempre qualcosa di irrisolto, un seguito da raccontare, un “dopo” da disvelare. A questa logica non poteva sottrarsi Cheronea, il primo libro dell’autore Bruno de Filippis. Oltre ad essa, lo imponevano i personaggi stessi, i quali ormai, grazie all’intensità ed alla piacevolezza della prima vicenda, avevano vita propria e pretendevano di continuare ad esistere. Ecco così “Anchorage, Vivere per sempre”, che riparte da dove Cheronea si era concluso e riprende le vicende di Terra 2, il mondo supertecnologico dove la scienza rende possibile tutto ciò che in passato poteva ottenersi solo con la magia, ma apre una finestra anche su Terra 3, dove è in pieno svolgimento un capitolo dell’eterna lotta tra conservatori e progressisti e dove le figlie di Carla (eroina del primo libro), non più bambine, si trovano coinvolte in prima persona. Un libro agile, dallo stile televisivo, che si legge tutto d’un fiato e che, nelle pieghe dell’avventura, cela complesse problematiche sociali, politiche e religiose.

  • TOBA La prima sconfitta della morte

Da leggere

L’umanità ha un nemico, che è nemico di tutto ciò che respira, si muove, prova sensazioni. Può definirsi “non essere”, nulla o entropia ed è implacabile nell’opporsi agli sforzi dell’uomo. Una delle sue armi più efficaci è la morte. Ma, anche per quella, La scienza può trovare rimedi. Replicando il DNA della Turritopsis nutricula, nota come medusa immortale, che quando è giunta la sua ora scende sul fondo del mare e si rigenera, si può dare agli umani la possibilità di vivere una seconda volta. In un mondo i cui abitanti godono di questa possibilità, la prima vita viene vissuta per fare esperienze e la seconda (e ultima) per vivere davvero. Il professore Claudio, già protagonista di mille avventure, entra in questo mondo nel corso di un suo involontario viaggio, che parte da un lontano passato e lo conduce verso un presente potenzialmente catastrofico, tra colpi di scena e vicende umane di invidia, gelosia e amore. Un libro travolgente, da leggere a tutti i costi.

La poesia al femminile tra Ottocento e Novecento

Di Massimo Acciai Baggiani

La questione della poesia femminile è ampia ed affrontata in molti libri; questo contributo di Rosalba De Cesare e Lorenzo Pompeo è il primo che leggo sull’argomento e devo dire che mi ha aperto un mondo. Il libro parte da Emily Dickinson non perché non vi siano state poetesse prima (basti pensare all’immortale Saffo) ma perché è dall’Ottocento che la scrittura al femminile acquista sempre più importanza fino a raggiungere la parità con quella al maschile. Gli autori del saggio antologico spaziano nella letteratura mondiale, dall’America alla vecchia Europa, al Medioriente, fino ad arrivare al presente secolo e a poetesse ancora viventi. I versi antologizzati, talvolta accompagnati dalla versione in lingua originaria (lo spagnolo e il francese), appartengono a nomi molto noti nell’ambiente quali Ida Vitale, Anna Achmaova, Agota Kristof, Julia Hartwig e molti altri. “Mille culture” (come titola l’intervento di Rosalba De Cesare) che si incontrano e colorano la Poesia, un patrimonio prezioso che scopriamo insieme alle biografie delle autrici, dalle vite spesso brevi e travagliate. Un libro che consiglio ad un pubblico maschile e femminile, per conoscere l’altra metà della letteratura troppo a lungo ignorata.

Firenze, 4 agosto 2022

Bibliografia

De Cesare R. e Pompeo L., La poesia delle donne, Left, 2022.

Massimo Acciai Baggiani: Architettura dell’Ucronia, Invito alla lettura di Pierfrancesco Prosperi.

E’ sicuramente utile il volume che Massimo Acciai Baggiani dedica ad uno speciale scrittore quale è Pierfrancesco Prosperi che rappresenta, indubbiamente, uno dei più prestigiosi e prolifici scrittori tra quelli appartenenti al Gruppo Scrittori Firenze. E, per essere, più precisi, è uno più dei originale e prolifici tra gli scrittori italiani di fantascienza e ucronia, senza dimenticare le sue incursioni in fumetti di grande prestigioso come Topolino e Paperino e altri ancora. Prosperi, tra l’altro, non si è negato neppure qualche incursione nel genere giallo e nel romanzo fantasy! Per quanto riguarda la sua prolificità, basta dare una scorsa alla “Bibliografia completa e aggiornata”  di Pierfrancesco Prosperi che Massimo Acciai inserisce opportunamente a coronamento della interessante narrazione che fa dell’autore: oltre 150 racconti, più di 40 romanzi, tutti i generi praticati, un numero considerevole di case editrici utilizzate, dalla corrazzata Mondadori, alle cosiddette minori come “Tabula Fati” o “Porto Seguro”. Ma tutto questo non è sufficiente a delineare il valore e lo spessore di un tale autore. Per questo, giustamente, Acciai ha compiuto una scelta azzeccata, suddividendo il suo lavori in quattro parti. Si inizia così con un numero sufficientemente ampio di “inviti alla lettura” o recensioni di opere di Prosperi da parte di Acciai medesimo che spaziano dall’ultimo volume di fantascienza dell’autore, uscito per Porto Seguro (Vlad 3.0), al volume che Prosperi dedica, in forma di tecno-triller, ad Ettore Maiorana, per prseguire con il volume che lo stesso Prosperi dedica ai cinquanta racconti con cui auto-celebra i suoi cinquant’anni di carriera. Non mancano, in questa parte di introduzione all’opera di Prosperi, richiami ad opere su Garibaldi (Garibaldi a Gettysburg è sicuramente la prima opera che lo catapultò nell’olimpo dei grandi scrittori di ucronia italiani), come pure a Dante Alighieri, a Hitler a Napoleone.Con questa parte Acciai aiuta il lettore ad entrare nel mondo letterario di Prosperi e a rendersi conto  sia delle sue “qualità letterarie” che della forza innovativa che, con la fantascienza nostrana e con la capacità di padroneggiare l’ucronia, rigorosamente ancorata a puntuali contesti storici (anche se costruiti in “parallelo”), l’autore aretino porta nel panorama narrativo del nostro Paese. Incontrando, tra l’altro, quelli che, insieme a lui, saranno i maggiori rappresentanti di questi nuovi filoni narrativi. Di tali incontri e esperienze Acciai farà parlare direttamente lo stesso Propseri, con la lunga intervista che rappresenta anche la seconda parte di questo interessantissimo volume. Rinvio, per la ricchezza degli argomenti trattati e anche per la conoscenza più diretta degli aspetti più personali (sempre in chiave letteraria), alla lettura del testo e all franchezza delle risposte che Propoeri da alle puntuali domande di Massimo. Dico solo che si trovano lì anche molte considerazioni sulle difficoltà e sui limiti attuali che incontrano i generi da lui maggiormente frequentati come la fantascienza e l’ucronia nel nostro Paese, dove sono ancora molti che credono che solo in america o giù di lì siano “nati” scrittori adeguati al genere. Aggiungo solo che Prosperi, proprio per le sue esperienze  e per gli incoraggiamenti che gli sono venuti, tende a rivalutare il ruolo dei concorsi letterari per favorire lo sviluppo delle esperienze letterarie degli autori.La terza parte del libro è dedicata ad una selezione di racconti di Prosperi inediti o quasi e da lui stessi raccolti appositamente per questa pubblicazione. Garantisco, pur da profano del genere, che meritano l’attenzione e la soddisfazione del lettore!.L’utima parte, forse la più interessante, è dedicata ai contributi di autori (/che sono poi tra i maggiori autori del genere in Italia) all’opera e allo scrittore Pierfrancesco Prosperi. Dico la parte più interessante perchè, essendo molti di loro più o meno coetanei del Prosperi, ci riportano alle origini del genere, alle iniziative pionieristiche che, soprattutto dopo lo Sputnik e le meraviglie della concorrenza nei cieli, fiorirono ad opera di un ristretto gruppo di appassionati della fantascienza americana e già pronti a costruire l’ossatura del genere anche nel nostro Paese. Nascono così, insieme alle Fanzine (o dattiloscritti) riviste di nicchia come “Oltre il cielo”, “Galassia” “Roboto” per approdare alla bellissima seie di Urania dove arrivano anche da noi i maggiori scrittori di tutto il mondo. Sono tutti da leggere i contributi di questi autori come Donato Altomare, piuttosto che Carlo Bordoni, o Adalberto Cersosimo piuttosto che Gianfranco de Turris, per finire con Errico Passaro che celebra “l’eclettismo” di Prosperi ( i tanti generi che frequenta!) e la sua forza: “Prosperi è nel catalogo dei grandi editori, ma è anche e soprattutto il fiore all’occhiello di tanti marchi minori disdegnati da scribi con la puzza sotto il naso.Questo è il suo segreto, questo il suo esempio”Ho lasciato in fondo il contributo di uno che certamente di altra generazione rispetto a Prosperi, Carlo Menzinger di Preussenthal, ma che è sicuramente, tra tutti gli scrittori del GSF e non solo, quello che più di altri ne sta seguendo le orme con indubbie qualità soprattutto nel genere ucronico e che, come dimostrato da tanti suoi lavori, compreso l’ultimo realizzato Proprio con Massimo Acciai Baggiani, “Psicosfera”, ha indubbie doti anche nella fantascienza. E’ interessante il breve dibattito sulle “corrette” caratteristiche dell’ucronia in rapporto alle reali vicende storiche, che Carlo ha con Prosperi e che esso stesso rappresenta un contributo di questo utilissimo volume. Dunque, per riprendere da dove ho cominciato, Massimo Acciai Baggiani ha fatto davvero una cosa utile dedicando questo volume a Prosperi. Ed è risultato un lavoro di grande interesse. Spero proprio di assistere ad una degna presentazione di questo prezioso volume in sede GSF, con la partecipazione diretta di Pierfrancesco Prosperi che, già noto a molti di noi, ora sappiamno quanto è stato utile per la crescita della letteratura nel nostro Paese e quanto è prezioso anche per la crescita culturale anche del nostro sodalizio.


Renato Campinoti

Il cuore verde: un romanzo sull’esperanto e sui sentimenti

Di Massimo Acciai Baggiani

Quello di Julio Baghy (1891-1967) è un romanzo semplice ma profondo. Un “romanzetto” (così lo definisce l’autore) ambientato all’indomani della prima guerra mondiale, in Siberia, dove molti prigionieri di guerra attendono di poter rimpatriare. Intanto studiano l’esperanto e scoprono un mondo nuovo, fatto di “comprensione umana”, cultura, amicizia e amore. Il cuore verde (La verda koro) esce nel 1937 ma è sempre attuale, soprattutto in questi tempi in cui la Russia è di nuovo coinvolta in una guerra spietata, stavolta dalla parte dell’oppressore. Cent’anni fa i sentimenti umani erano gli stessi di oggi: nostalgia di casa, sradicamento, speranze in un mondo migliore, senso di solidarietà con i compagni di sventura e… l’amore. I personaggi amano moltissimo, timidamente ma intensamente, romanticamente e castamente. Molti ostacoli si frappongono alle loro relazioni; ostacoli che oggi chiameremmo interculturali, e la consapevolezza di un futuro addio che viene dalle navi incaricate di rimpatriare gli ex prigionieri.

Tutto inizia in una spartana aula improvvisata nella Casa del Popolo di una cittadina siberiana, Nikolsk, dove pochi “samideani[1]” seguono le lezioni di esperanto di Paolo Nadai, un soldato ungherese. Tra di essi spiccano le figure di Iĉio Pang, un ragazzo cinese dall’animo poetico, e sua sorella Sulfloro (“Girasole”) innamorata di un soldato americano a cui dovrà poi dire addio. Notevoli anche gli altri personaggi: la giovane Marja, che deve occuparsi della madre malata e dei quattro fratellini e sorelline, l’impiegato postale Kuratov, con la sua commovente vicenda umana che lo ha avvicinato alla lingua internazionale, e molti altri verso cui non possiamo non provare simpatia e sincero affetto, tanto più che, come scopriamo nella postfazione dell’autore, si tratta di storie vere.

Ho scoperto quest’opera durante un festival esperantista: era sul tavolo della libreria che presidiavo nel mio turno, nell’edizione curata nel 1978 dall’Istituto Italiano di Esperanto, cattedra di Verona. L’ho preso in mano, l’ho sfogliato e subito me ne sono innamorato, decidendo lì per lì di acquistarlo e poi di tradurlo in italiano (spero appaia presto in volume). Penso che possa interessare anche un pubblico non esperantofono, anche se è pensato principalmente per i principianti di esperanto, con capitoli graduati che introducono via via varie nozioni grammaticali sempre più complesse: al di là dell’uso pedagogico rimane comunque un bel romanzo, con una storia che va al di là delle differenze nazionali e culturali, perché siamo tutti esseri umani e il cuore, verde o di altro colore, è sempre lo stesso.

Firenze, 27 maggio 2022

Bibliografia

Baghy J., La verda koro, Verona, Itala Esperanto Instituto, 1978.


[1] Samideano significa “compagno esperantista”, letteralmente “colui che ha la stessa idea”.

Considerazioni su “Stella rossa”

Di Massimo Acciai Baggiani

Di recente mi è stato consigliato, dal compagno Franco del Circolo Operaio[1], un interessante romanzo di fantascienza russa pubblicato nel 1908 da Aleksandr Bogdanov (1873-1928). Benché abbia più di un secolo, Stella Rossa (Krasnaja Zvezda), è ancora godibilissimo e fonte di riflessioni sempre attuali.

La trama è piuttosto semplice: il protagonista, Leonid (Lenni per gli amici, chiaro anagramma di Lenin), è un socialista moderato impegnato nel partito; un giorno incontra un compagno che si rivelerà un marziano sotto mentite spoglie (i marziani sono fisicamente molto simili ai terrestri, hanno soltanto gli occhi più grandi a causa della minore irradiazione solare sul loro pianeta). Questi, Menni, è un grande scienziato in missione: gli propone di accompagnarlo nel viaggio di ritorno su Marte per iniziare a instaurare relazioni tra i due pianeti – la Terra e la “stella rossa” (termine improprio visto che Marte non è una stella ma un pianeta, anche se tale viene vista ad occhio nudo da noi).

Lenni accetta all’istante, senza alcun dubbio (prima stranezza) e in breve si ritrova a bordo di un’astronave sferica che sfrutta la “materia minus”, una sorta di materia antigravitazionale che – per intenderci – “cade” verso l’alto anziché andare in basso[2]. Il lungo viaggio non è privo di pericoli, tanto che uno dei personaggi minori ci rimette le penne. Arrivati a destinazione il terrestre viene istruito su usi e costumi locali, e qui entriamo nella parte più interessante dell’opera, che si configura come un romanzo filosofico dal sapore settecentesco. Utopia o distopia? Siamo in una zona ambigua, non netta come nelle distopie novecentesche o nelle utopie precedenti. Su Marte, immaginato da Bogdanov, si è realizzato il “perfetto” socialismo: il pianeta rosso viene percepito (già ne La guerra dei mondi di H.G.Wells) come molto più antico del nostro, con un’evoluzione che ricalca in più punti quella terrestre. Anche la razza intelligente che lo popola ha avuto una storia simile, ma è andata oltre al capitalismo e allo sfruttamento che pure ha attraversato in epoche antiche; la rivoluzione socialista si è realizzata già da un paio di secoli, ma senza la violenza della storia terrestre: in altre parole la Terra è il pianeta giovane e turbolento mentre Marte il fratello maggiore più pacato:

«i due popoli sono come due fratelli. Il maggiore ha un carattere tranquillo ed equilibrato, invece il minore è violento e impetuoso. Il più piccolo spreca le proprie forze nel peggiore dei modi e commette più errori; la sua infanzia è stata dolorosa e travagliata, e ora con il passaggio alla giovinezza soffre di frequenti crisi angoscianti.»[3]

Vedremo poi che il “fratello maggiore” non sarà così saggio e perfetto…

Bogdanov entra in merito a diversi aspetti di questa strana società extraterrestre, dalla sua economia alla produzione industriale, dall’educazione alla lingua, eccetera. Mi viene da soffermarmi su questi ultimi due aspetti. La scuola marziana è molto più evoluta della nostra:

«Il fatto è che da noi lo studio non comincia mai dai libri […] Il bambino ricava le sue informazioni dalla viva osservazione della natura e dalla comunicazione attiva con altre persone. Prima che affronti un libro del genere ha già compiuto una considerevole quantità di viaggi, ha visto molteplici immagini della natura, sa riconoscere diversi tipi di piante e specie di animali, ha familiarità con l’uso del telescopio, del microscopio, della fotografia, del fonografo, ha già udito storie sul passato e dei tempi andati dai bambini più grandi, dagli insegnanti e dagli amici più vecchi.»[4]

La “Casa dei bambini” marziana ha diversi punti in comune tra l’altro con la mia visione educativa, antinozionistica e libertaria, espressa nel mio romanzo breve La nevicata (2015). Interessante anche l’accenno alla lingua marziana, in cui i nomi non variavano in base al sesso ma al tempo, concetto di difficile comprensione per il protagonista:

«nelle vostre lingue, nominando un oggetto, vi date un gran daffare a stabilire se questo sia maschile o femminile, il che, in sostanza, non è fondamentale, e per gli oggetti è addirittura strano. Più importante è la distinzione tra quelle cose che esistono, quelle che non esistono più oppure quelle che esisteranno […] quando parlate di una casa bruciata da un incendio, o di una casa in costruzione, adoperate la stessa forma cui fate riferimento per la casa in cui vivete. Non esiste forse una grande differenza in natura tra una persona vivente e un defunto […]? Voi necessitate di intere parole e frasi per definire una simile differenza, non è meglio esprimerla con l’aggiunta di una sola lettera nella parola stessa?»[5]

Più avanti si accenna anche a un’unica lingua universale (come non pensare all’esperanto?) di derivazione però naturale, vista la mancanza del nazionalismo presso i marziani: sono esistiti solo dialetti intercomprensibili, spazzati poi via dalla letteratura.[6] A proposito di quest’ultima, scopriamo una vena polemica di Bogdanov verso le nuove correnti poetiche che hanno distrutto il verso classico e la rima. Presso i marziani invece:

«la regolarità ritmica ci appare bella non per amore delle convenzioni, ma perché è in profonda sintonia con la regolarità ritmica della vita del pensiero. Le rime, che portano a compimento la variegata sequenza nell’accordo finale, non equivalgono forse al profondo legame vitale tra le persone, che rafforza la loro intima diversità per mezzo del piacere derivato dal rapporto non l’arte?»[7]

Se all’epoca in cui scriveva Bogdanov il cinema muoveva i primi passi, si era ancora nell’epoca del muto, su Marte c’è già il cinema 3D[8], e in questo l’autore è stato un precursore notevole. La scienza è più avanzata, tramite trasfusioni di sangue[9] la durata della vita è più che raddoppiata rispetto al passato, ma la natalità non si è adeguata. Ricordiamoci di questo dato, ci torneremo più avanti per dare un giudizio meno idilliaco della “perfetta” società marziana. Riporto qui sotto un brano che va contro tutte le mie idee riguardo al controllo demografico, ma che pure è importante per comprendere l’opera di Bogdanov e il suo pensiero:

«Ridurre la natalità? Questo sarebbe appunto il trionfo degli elementi della natura, la rinuncia alla crescita illimitata della popolazione, un’inevitabile battuta d’arresto sul gradino più basso della scala dello sviluppo. La vittoria si ottiene solo con l’offensiva. Quando rinunceremo alla crescita del nostro esercito, vorrà dire che saremo già assediati dagli elementi della natura su tutti i fronti. In quel momento inizierà a indebolirsi la fede nella nostra forza collettiva, nella nostra grande vita comune. Assieme alla fede andrà perduto anche il senso della vita di ognuno di noi, poiché in ciascuno una piccola cellula di un complesso organismo vive il Tutto e ognuno vive nel Tutto. No, ridurre la natalità sarebbe l’ultima decisione che prenderemmo; e quando ciò accadrà, a prescindere dal nostro volere, allora sarà l’inizio della fine.»[10]

Già qui iniziamo a dubitare della saggezza marziana e della sua superiorità rispetto alla razza umana. Veniamo infatti a sapere che le risorse del pianeta si vanno rapidamente esaurendo e che i marziani tengono d’occhio due pianeti vicini per risolvere i loro problemi dovuti alla “crescita illimitata della popolazione”: Venere – raffigurato come un mondo più giovane rispetto alla Terra, selvaggio e popolato di dinosauri, senza specie intelligenti[11] – e naturalmente il nostro mondo. Vedremo più avanti in che modo viene visto il nostro pianeta da questa intelligenza socialista aliena.

Apprendiamo intanto che su Marte l’eutanasia è legale e molto praticata, soprattutto dagli anziani che hanno perso il senso della vita[12]. Questo e altri aspetti della società aliena vengono immagazzinati nella mente sempre più allucinata di Lenni, il quale finisce con l’ammalarsi e soffrire appunto di allucinazioni. Viene curato amorevolmente da Netti, che si rivelerà una donna (le differenze di genere sono meno marcate tra i marziani) di cui si innamorerà e con cui avrà una relazione. Seguiranno altri flirt con donne marziane, a testimonianza che le due razze sono piuttosto vicine biologicamente, e che l’uomo è poligamo di natura.

Ci avviciniamo al cuore della trama: Lenni scopre infine i piani poco amichevoli dei marziani nei confronti dei terrestri. Dicevamo che due erano le scelte possibili per risolvere i problemi di penuria di risorse naturali: colonizzare il pianeta Venere, disabitato ma selvaggio, e la Terra. Sterni, uno degli scienziati capo marziani, nella sua fredda logica aliena giunge alla conclusione che l’unica soluzione possibile sarebbe quella dello sterminio totale della razza umana, la quale è giudicata inferiore e bellicosa, non disponibile a dividere pacificamente il pianeta con i nuovi arrivati (non avrebbero tutti i torti, i terrestri, vista la “crescita illimitata della popolazione” che porterebbe a uno sfruttamento selvaggio anche della Terra). Qui si inserisce una forte critica alla “politica coloniale” perseguita dai terrestri e al loro egoistico concetto di “patriottismo”[13] e «il desiderio egoistico di autoconservazione»[14] (sic) che li porterebbe a odiare i marziani invasori e a rendere loro la vita difficile nonostante la netta superiorità bellica di questi ultimi. Il socialismo terrestre viene considerato irrimediabilmente primitivo rispetto a quello marziano, e gli stessi socialisti russi sarebbero dei nemici alla fine. La frase conclusiva di Sterni per cui «una forma di vita superiore non può essere sacrificata a favore di una inferiore»[15] ci riporta a concetti che erano ancora di là da venire rispetto al 1908, ma che noi conosciamo purtroppo molto bene (anche se a qualcuno bisognerebbe ricordarli…). Ricordiamo anche che La guerra dei mondi di H.G. Wells era stato pubblicato una decina d’anni prima; i cattivissimi e mostruosi marziani welliani non appaiono affatto peggiori di quelli umanoidi di Bogdanov, almeno per quanto riguarda la politica interplanetaria.

La “soluzione finale” hitleriana ante litteram proposta da Sterni viene per fortuna bocciata in favore a quella più “umana” e razionale di Netti, la quale non nega che «il debole deve soccombere al forte»[16], ma che tutto sommato una convivenza pacifica potrebbe essere possibile in nome dell’unione e dell’amore, quindi meglio buttarsi su Venere. La visione di Netti è condivisa da Menni. Lenni, sconvolto dall’aver appreso la proposta di Sterni, lo uccide nel suo studio e viene quindi rimandato sulla Terra, in un manicomio dove dubita di aver realmente vissuto il suo periodo marziano, finché non compare Netti che, ancora innamorata, se porta via, non sappiamo dove.

Firenze, 1° aprile 2022

Bibliografia

Acciai Baggiani M., La nevicata e altri racconti, Sesto Fiorentino, PoetiKanten, 2015.

Bogdanov A., Stella rossa, Milano, Alcatraz, 2018.

Wells H.G., La guerra dei mondi, 1898.


[1] Dove faccio occasionalmente volontariato.

[2] Come nel mio racconto Inversione gravitazionale

[3] Cfr. Bogdanov A., Stella rossa, Milano, Alcatraz, 2018, p. 73.

[4] Ibidem, p. 66.

[5] Ibidem, pp. 59-60.

[6] Ibidem, p. 69.

[7] Ibidem, p. 108.

[8] Ibidem, p. 123.

[9] Ricordiamo che Bodganov morì a causa di una trasfusione di sangue da uno studente malato di tisi e malaria, qualcuno vi ha visto una sorta di suicidio che ci riporterebbe alle considerazioni sull’eutanasia che l’autore ha inserito nella sua opera.

[10] Ibidem, p. 111.

[11] Si veda anche la visione che ha di Venere gli scrittori americani Ray Bradbury e Isaac Asimov, per fare degli esempi.

[12] Ibidem, p. 117.

[13] Ibidem, p. 164.

[14] Ibidem, p. 166.

[15] Ibidem, p. 171.

[16] Ibidem, p. 174.