La paziente zero

Di Massimo Acciai Baggiani

La settimana scorsa ho partecipato a un simpatico giochino nell’ambito della Fiera del Thriller & Noir: bisognava indovinare il nome di uno degli autori in calendario. Vinsi io e il premio consisteva appunto in una copia del libro presentato dall’autore, anzi dall’autrice, in questione: Angela Gagliano. Milanese, ha esordito con un fantasy nel 2012 e ha pubblicato l’anno scorso un interessante romanzo thriller intitolato La paziente zero, ambientato a Parigi. Protagonista è Colette, ragazza trasferitasi nella capitale e psicanalizzata a sua insaputa dalla sorella maggiore, in modo del tutto non ortodosso. Una fine indagine psicologica di un rapporto familiare, con un finale a sorpresa che eviterò di spoilerare. Molto interessante anche l’intervista che le ha fatto Claudio Secci durante la summenzionata fiera, in cui parla anche del suo rapporto con la scrittura.

Firenze, 27 settembre 2020

Bibliografia

Gagliano A., La paziente zero, Bari, Les Flâneurs edizioni, 2019.

Storia di una suora progressista

Di Massimo Acciai Baggiani

Col loro secondo romanzo la coppia Delìa-Riato, Andrea e Nicoletta, conferma quanto ho già scritto riguardo all’opera prima, L’incanto del silenzio: grande preparazione storica unita a uno stile avvincente in cui si fondono le due personalità degli autori. La Diciottesima è un’opera breve ambientata alla fine del XVIII secolo, a Teramo, in un convento di monache: in un’epoca di grande fermento intellettuale, all’indomani della rivoluzione americana e poco prima di quella francese, si svolge la vicenda umana di Emma, la “diciottesima” suora, monacata a forza per volere di un prete che vede in lei un pericoloso testimone delle sue malefatte. Gli ingredienti del thriller ci sono tutti, ma non mancano quelli più propriamente culturali e sociali. Un libro da leggersi tutto d’un fiato, lasciandosi trasportare da suggestioni illuministe e oscurità dell’animo.

Firenze, 26 settembre 2020

Bibliografia

Riato N., Delìa A., La Diciottesima, Amazon, 2020.

I Custodi di Arcadia: un thriller genetico

Di Massimo Acciai Baggiani

Fernando Stufano dimostra, come se ce ne fosse bisogno, che il thriller colto di qualità non è appannaggio solo di scrittori di oltreoceano. In I custodi di Arcadia l’autore ha creato un meccanismo narrativo perfetto, raffinatissimo, che spazia tra genetica, teoria degli antichi astronauti, mitologia, storia, arte, spiritualità, linguistica e nazismo che fanno da sfondo al tema centrale di questo ambizioso romanzo: l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Con uno stile chiaro, preciso, avvincente come il miglior Dan Brown, Stufano narra una storia ricca di colpi di scena: una storia di morte e d’amore, che parte da lontano, proponendo suggestive ipotesi sull’origine dell’umanità.

La trama è complessa ma non confusa. In una frenetica corsa contro il tempo, Ester, la giovane protagonista sofferente di una misteriosa forma di amnesia, tenta di salvare la vita alla sua migliore amica, entrando in una battaglia molto più ampia, di portata cosmica.

Di quest’opera ho apprezzato, oltre al notevole lavoro di ricerca che collega tra loro una grande quantità di nozioni scientifiche e spirituali, l’originalità dell’idea di una guerra di proporzioni planetarie che si combatte attraverso il sangue: e più non dico per non spoilerare. Ne consiglio vivamente la lettura agli appassionati di misteri, di complotti, di archeologia “eretica”, ma anche a chi ama l’azione e la suspense. Penso che questo libro abbia tutte le carte in regola per un vasto successo di pubblico e, perché no?, per una seria trasposizione cinematografica che vedrei molto bene.

Firenze, 15 settembre 2020

Bibliografia

Stufano F., I custodi di Arcadia, Eremon edizioni, 2020.

Vita e morte di Pennywise

Di Massimo Acciai Baggiani

Stephen King non è certo un autore che ha bisogno di presentazioni. Amato alla follia da milioni di lettori in tutto il mondo, e disprezzato da colleghi e critici invidiosi, è senza dubbio uno degli scrittori più prolifici e notevoli di questo secolo e di quello passato. Su di lui è stato scritto moltissimo, ma il saggio di cui intendo parlare in questa sede riguarda una sua opera in particolare: un romanzo corposo, il più lungo composto da King (se si eccettuano le serie), forse il più rappresentativo: It. Io lo lessi a diciassette anni, nell’estate del ’92, e devo confessare che, insieme ad altri suoi libri, ha influenzato profondamente gli inizi della mia carriera di scrittore. Personalmente ho omaggiato King varie volte, ne ho fatto perfino un personaggio di un mio racconto, Qualcuno bussò alla porta[1].

Grande amore e grande rispetto quindi per il “Re del brivido”. Lo stesso che condivido con Emiliano Sabadello, autore di un’analisi accurata del capolavoro kinghiano, Pennywise, edito da Toutcourt nel 2019. In circa duecento pagine Sabadello traccia una vera e propria biografia del “clown danzante” più famoso del mondo, vera icona del terrore che a distanza di tre decenni abbondanti non ha perso nulla della sua carica paurosa. A cosa deve King questo straordinario successo? Sabadello lo spiega molto bene: il romanzo tratta temi immortali quali l’amicizia, l’infanzia, il passaggio all’età adulta, il rapporto tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Tematiche che attraversano tutte le 1238 pagine dell’edizione italiana, tra continui salti temporali dagli anni Cinquanta agli Ottanta e viceversa, nella cittadina inventata di Derry (dove King ambienterà altre storie inquietanti): solo la sinergia e l’unione profonda tra i sette protagonisti del romanzo, i Perdenti, nella versione infantile e in quella adulta, riuscirà a sconfiggere un avversario che si potrebbe credere immortale e invincibile. Questo è il grande messaggio del romanzo: soli si soccombe, insieme si può affrontare qualsiasi mostro.

Può sembrare una morale un po’ semplice, ma non lo è affatto, come non dobbiamo dare per scontata mai la Realtà. Sabadello chiama a supporto della sua analisi filosofi del calibro di Hegel, Wittgenstein, Marx e il nostro Pasolini. Sabadello sbroglia gli intricati fili della trama del romanzo, seguendo con ordine i vari personaggi e gli episodi che li vedono agire. Su tutti domina la figura inquietante del Clown e delle forme paurose con cui decide di apparire di volta in volta (Sabadello compila un vero e proprio “catalogo”).

Completa questo lavoro esaustivo, che non può comunque sostituire la lettura diretta e integrale di It, un elenco ragionato delle opere di King e delle rispettive trasposizioni cinematografiche, utilissimo per i fan del nostro autore. Sabadello invita a scoprire o a riscoprire questo evergreen: a me ha fatto venire voglia di riprenderlo in mano, a distanza di quasi trent’anni, sicuro che ci troverò qualcosa di nuovo, anche alla luce di questo saggio.

Firenze, 6 settembre 2020

Bibliografia

Sabatello E., Pennywise, Roma, Toutcourt, 2019.


[1] In Cercatori di storie e misteri (Porto Seguro, 2019) e in «IF – Insolito & Fantastico» n. 23/2019 (numero non a caso tutto dedicato a Stephen King).

Sulle tracce di Bruegel e Cardano

Di Massimo Acciai Baggiani

Tra i libri che mi sono portato a casa dalla fiera Lucca Città di Carta, c’è un curioso romanzo scritto a quattro mani da un autore milanese e da un’autrice padovana, poi da me intervistati. Due studiosi. Nicoletta Riato e Andrea Delìa hanno unito le forze in un ambizioso progetto letterario, edito da una piccola casa editrice, in cui hanno investito molto, in tutti i sensi. L’incanto del silenzio è una storia di amore, un romanzo storico e molto altro. È un’ipotesi suggestiva che vede uniti due grandi personaggi del passato: il medico e matematico italiano Gerolamo Cardano e il pittore fiammingo Pieter Bruegel. Anch’essi due studiosi, vissuti nello stesso secolo, che paiono dialogare attraverso le loro opere e che probabilmente si sono anche incontrati di persona – o così suggeriscono i gli autori di questo libro. Due liberi pensatori, in anticipo sui tempi, perseguitati dalle autorità ecclesiastiche.

Gli ingredienti per una storia avvincente ci sono tutti: l’azione si svolge ai nostri giorni e ha per scenario luoghi suggestivi quali Barcellona e Mont Saint Michel, colti nella loro atmosfera attraverso una prosa vivida e ricca di dettagli ma non pedante. Un libro che certo può piacere agli storici dell’arte e della filosofia, ma che non dispiacerà neanche ai profani (come me). Tutto parte con il ritrovamento di un misterioso manoscritto cinquecentesco e finisce con… ma questo è meglio che sia il lettore a scoprirlo da solo.

La Verna, 1° settembre 2020

Bibliografia

Riato N., Delìa A., L’incanto del silenzio, Edizioni Federica.

Un romanzo “gattesco”

Di Massimo Acciai Baggiani

Si dice che esista un’affinità particolare tra artisti e felini. Non so se è sempre così ma, di certo, esiste tra me e quelle piccole “tigri domestiche” che si lasciano accarezzare, accompagnandosi magari con sonore fusa. Amo i gatti: amo guardarli, toccarli, sentirne parlare e anche leggere libri su di loro. Ho molti manuali sullo scaffale, ma non manca la narrativa: l’ultimo arrivato, fresco di stampa, risale a ieri, quando sul banco del GSF – durante la fiera Lucca Città di Carta – l’immagine di copertina e il formato non canonico dell’ultima opera di M.T., scrittrice fiorentina che si cela dietro lo pseudonimo di Margherita Pink, ha catturato la mia attenzione. Il libro l’ho letto tutto d’un fiato, in un pomeriggio, prendendo un caffè al bar: lo stile di Margherita è scorrevole e appassionante.

L’autrice narra diversi anni della sua vita, dal trasloco nella nuova casa, che coincide con l’apparizione della gatta Mimì, fino all’arrivo di altri amici felini e non. Traspare il grande amore per gli animali, che vengono fatti “parlare” nella finzione letteraria (e con tutta probabilità, se potessero effettivamente parlare, non direbbero cose molto diverse da quelle che l’autrice mette loro in bocca).

Nella prefazione, dove Margherita Pink consiglia la lettura del suo libro «a chi ama i gatti, a chi è incuriosito da loro, da chi ha voglia di entrare in un’altra dimensione o semplicemente a chi sente il bisogno di lasciarsi cullare in un… viaggio gattesco!», la co-autrice racconta il suo incontro con Felice Felino, un signore proprietario di una gatta blu, durante un’esposizione felina. Da quell’incontro nasce il libro su Mimì e sugli altri amici animali. Ogni capitolo si apre con una poesia o una citazione di un grande autore (Baudelaire, Verlaine, Keats, Neruda, ecc.), dedicata per lo più ai felini, ma non solo: il gatto non ha mai cessato di affascinare gli umani, siano essi artisti o meno, perché il gatto è l’animale perfetto, sintesi di mistero, indipendenza e amore.

Firenze, 31 agosto 2020

Bibliografia

Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.

L’arroganza del Potere

Di Massimo Acciai Baggiani

Capita di leggere libri che suscitano emozioni forti e contrastanti, quali l’indignazione, la sfiducia nella giustizia e al tempo stesso la speranza di chi comunque non si arrende anche se sembra tutto fango; che cerca – e riesce – a non macchiarsi. Mi viene in mente la chiusura de Le città invisibili di Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». La protagonista di Non mollare Caterina, dell’amico Renato Campinoti (con cui sto collaborando a un libro di racconti sul Covid), ha scelto la seconda via, la più difficile.

Questo non è solo un romanzo poliziesco, un giallo ben congeniato e ben scritto; è un’accusa ben precisa verso quei “potenti” che in nome del loro denaro e della loro influenza si credono in diritto di commettere le azioni più turbi ed uscirne impuniti. Il refrain del criminale pedofilo che parla in prima persona, alternandosi alle indagini della polizia, è appunto «Noi ce lo possiamo permettere!»; lo ripeterà fino alla fine. Un senso di onnipotenza domina i tre delinquenti, che si sono scelti come pseudonimi i nomi di noti comici italiani, tanto da non preoccuparsi più di tanto del cerchio che si stringe intorno a loro grazie all’acume e alla perseveranza di Caterina – la poliziotta eroina, personaggio molto umano che non nasconde le proprie debolezze. L’azione si svolge a Firenze e nei dintorni (interessante per me la pagina sulla gita in Mugello [1], dove vengono nominati luoghi che ho visitato anch’io e citato nel mio libro Radici [2]): luoghi che Renato conosce bene, come li conosco io.

Un romanzo sconvolgente nell’assoluta “banalità del male” (per dirla con la Arendt) che vede vittime dei bambini, prede sessuali di orchi sadici impenitenti, che sembrerebbero frutto di fantasia se non trovassero purtroppo riscontro nella realtà. La giustizia appare impotente e corrotta, e il male ha un aspetto davvero tetro, ma il pensiero che c’è chi lotta per difendere gli indifesi è confortante comunque vada a finire.

Vedi anche la recensione di Carlo Menzinger, anche lui membro del GSF.

Firenze, 23 agosto 2020

Bibliografia

Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019.


[1] Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019, pp. 134-135.

[2] Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Radici, Porto Seguro, 2017.

Su due libri di Michael W. Ford

Di Massimo Acciai Baggiani

Sei attratto dall’occulto e dall’esoterico? Vuoi saperne di più sul Sentiero della Mano Sinistra, sul Luciferianesimo, sul Satanismo e sul Vampirismo? Hai il sospetto che su questi argomenti ci siano molti pregiudizi e vuoi toccare con mano? Sei stufo delle religioni monoteiste canoniche e vuoi sentire anche l’altra campana? Sei semplicemente uno scrittore, un giornalista o uno studioso che vuole soddisfare le sue curiosità o che sta cercando dei testi basilari per ricerche per la stesura di articoli o romanzi?

I libri di cui parlerò brevemente qui di seguito fanno al caso tuo. La casa editrice Hekate, sorta nella mia città qualche anno fa, sta colmano un vuoto che si sentiva in Italia riguardo a questi argomenti un po’ “particolari”, attraverso un lavoro infaticabile di traduzione, svolto da Sara Ballini, dei testi classici. In particolare il lavoro di divulgazione si basa sui numerosi libri di Michael W. Ford, americano, musicista, uno dei punti di riferimento dell’occultismo moderno, fondatore di vari ordini esoterici. Di Ford ho avuto occasione di leggere, grazie a questa piccola ma interessante casa editrice, due testi fondamentali: La Bibbia dell’Avversario e Akhkharu: magia vampirica. Sono stati molto utili per farmi un’idea su un tema di cui conoscevo molto poco (oltre ai vari romanzi e film horror e thriller in cui si parla di Satanismo e rituali esoterici, avevo letto solo un testo sulla stregoneria italiana, La Vecchia Religione, di Dragon Rouge).

Già da queste scarse letture, e da un interessante dialogo con Sara Ballini [1], ho compreso che esistono molte correnti di pensiero tra i luciferiani e che la situazione dottrinale non è meno intricata che tra i cristiani: esistono luciferiani atei e luciferiani teisti, seguaci di varie scuole e tradizioni, per lo più remote, risalenti ad Assiri e Babilonesi, ma che trovano riscontro nelle più disparate civiltà umane, dagli indù agli ebrei, dall’Europa all’Asia. Sorprende infatti l’estrema antichità di questo culto, nato ben prima del cristianesimo, antico probabilmente quanto l’Uomo stesso.

I due libri sopracitati di Ford si completano a vicenda: sono entrambi dei grimori (libri di magia, che descrivono rituali di invocazione) ma contengono anche dettagliati elenchi e descrizioni di antiche divinità e demoni, sigilli, tecniche di yoga arimanico, simboli e soprattutto i principi essenziali su cui si basa il credo satanico. Scopriamo così che il satanismo non si riduce ad atti delinquenziali e non ha nulla a che fare con la malattia mentale, e che la situazione è molto più complessa e sconosciuta alle masse.

Non sono libri per tutti, nel senso che occorre approcciarvisi con mentalità aperta e libera da preconcetti, tuttavia sono ottimi come introduzione a un mondo affascinante e inquietante al tempo stesso.

Firenze, 18 agosto 2020

Bibliografia

Dragon Rouge, La Vecchia Religione, Aradia Edizioni, 2014.

Ford M.W, La Bibbia dell’Avversario, Firenze, Hekate, 2018.

Ford M.W, Akhkharu: magia vampirica, Firenze, Hekate, 2020.


[1] Da cui ho ricevuto copie dei libri di Ford.

Il Precipizio

Di Massimo Acciai Baggiani

il precipizioCol suo secondo romanzo Marcovalerio Bianchi si conferma un narratore di grande spessore, e non mi riferisco solo allo spessore dei suoi libri (corposi ma scorrevoli): dopo Le cinque vite di Simone Bosco (2017) Marcovalerio, fiorentino, amico di vecchia data, si è cimentato con un romanzo di tipo realistico, ambientato per lo più a Milano, che racconta la caduta e la successiva nuova ascesa di un industriale vittima di un raggiro ad opera della moglie infedele che con un piano criminale gli porta via tutto il patrimonio. Il titolo, Il precipizio, riassume bene l’idea alla base, un “precipitare” sempre più in basso prima della risalita.

Detta così non sembra giustificare le 562 pagine dell’opera: in realtà succedono tante cose e i colpi di scena non mancano di certo. La psicologia del protagonista, l’ingegner Giacomo Perotti, è ben approfondita e dinamica: da figlio di papà, abituato a vivere nella bambagia, si ritrova catapultato in un mondo a lui ignoto, quello di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, per tornare poi nel suo mondo con un nuovo bagaglio umano e una maturità che fa rientrare Il precipizio tra i bildungsroman o romanzi di formazione. Se nella prima opera Simone Bosco vive ben cinque vite diverse, il nostro Giacomo ne vive in un certo senso due: quella prima della caduta nel “precipizio” e quella dopo il tragico evento.

Ho letto questo romanzo con grande interesse ma non senza una certa sofferenza viste le tematiche sociali che mi stanno molto a cuore. La tesi sostenuta, che condivido in pieno, riguarda la grande povertà dal punto di vista umano che si trova nel mondo dei ricchi, come se quantità di denaro posseduto e ricchezza interiore fossero inversamente proporzionali. Giacomo non fa eccezione: all’inizio è un personaggio piuttosto frivolo, interessato più al sesso e a godersi la sua posizione di privilegiato, anche se mostra dei lati sensibili – come quando prende le difese della cuoca maltrattata dalla prima moglie, Helga, per una piccola sbadataggine, e interviene alla cena per arginare le odiose invettive del marchese ospite contro il mondo operaio. Tuttavia solo quando si troverà dall’altra parte inizierà a comprendere le difficoltà dei poveri – gli unici che, dopo la caduta, si comporteranno gentilmente con lui: ma fino a che punto? Quando riavrà indietro il suo patrimonio e i cattivi saranno puniti, diventerà un filantropo, o almeno rinuncerà al lusso per accontentarsi di uno stile di vita più sobrio? Parrebbe di no: la natura delle persone non cambia così radicalmente, Giacomo riprenderà la vita di prima, pare che la sua disavventura gli abbia insegnato meno di quello che il lettore sperava… (almeno io come lettore).

Non è cattivo Giacomo, anche se non è certo un eroe senza macchia. Se le donne che conosce non sono dei modelli di fedeltà, neppure lui lo è, anche se si dichiara innamorato della seconda moglie Elisa (quella che lo pugnalerà alle spalle), qualche scappatella se la concede sempre volentieri, è fatto così.

I personaggi più generosi e più autentici li troviamo nelle “classi basse”. Le persone altolocate sono dominate infatti dall’avidità e dall’ipocrisia: la corsa al denaro e al potere è tutto. Mi viene in mente un accostamento con due romanzi letti tempo fa: Fiorirà l’aspidistra di George Orwell e Papalagi di Tuiavii di Tiavea, a cui ho dedicato un articolo [1]. Nel romanzo di Orwell il protagonista, Gordon, ha un rapporto ambivalente col denaro: di totale rifiuto ma anche di bisogno. È presente un marcato masochismo, riscontrabile anche in Giacomo Perotti che, dominato dall’orgoglio, pur di nascondere le sue condizioni miserabili alla ex moglie e ai figli, si priva di denaro che farebbe molto più comodo a lui. Quanto al romanzo-saggio di Tuiavii (in realtà un falso letterario di Erich Scheurmann), questa folle adorazione del denaro è descritta benissimo e non c’è da aggiungere altro. Confesso che il mio totale disprezzo per il lusso e la mia idea romantica di fedeltà in amore mi impediscono di provare una totale simpatia per Giacomo, che pure mostra molti lati positivi: non si arrende mai, affronta con determinazione e ottimismo tutte le difficoltà e le tragedie, e certo ho fatto il tifo per lui nella sua rivincita degna di un novello Conte di Montecristo.

Il precipizio è un romanzo ad ampio respiro, che abbraccia oltre cinquant’anni di vita del protagonista – si sente la lezione delle grandi storie russe dell’Ottocento – attraverso gli eventi storici dell’epoca che arrivano a toccare il nostro Giacomo (come il tristemente famoso tsunami del 2004 nel sud est asiatico, dove perde i genitori) oppure i molteplici personaggi secondari con cui viene in contatto (c’è anche un accenno alla strage dell’Heysel). Dietro l’opera si vede chiaramente un enorme lavoro di ricerca e documentazione; interessanti a tal proposito le notizie storiche sui navigli di Milano [2] e il capitolo marinaro sulla traversata dell’Atlantico in barca. Questo vale anche le per località più esotiche in cui è ambientata la storia (la Thailandia, l’America Centrale). Per quanto riguarda la parte più finanziaria, Marcovalerio si è avvalso della consulenza di un esperto, Carlo Menzinger, non a caso citato in fondo al libro tra i ringraziamenti. Carlo ha pure lui dedicato un articolo a questo libro [3]. Non si ripeterà mai abbastanza che un buon libro è fatto di tanta, tanta ricerca preparatoria.

Dunque un romanzo corale, in cui moltissime vite si intrecciano (come d’altronde avviene anche nella vita reale) e gli eventi si combinano in un sapiente meccanismo narrativo che porta al meritato lieto fine. Un’opera seconda alla cui presentazione, nel dicembre 2019 all’Antico Caffè a Firenze, ho fatto da relatore con grande piacere [4].

Firenze, 6 agosto 2020

presentazione precipizio

Bibliografia

Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Acciai Baggiani M., La battaglia contro il denaro, in «Le stanze di carta»

[2] Milano, a differenza dell’autore, non mi ha mai affascinato come città; la ricordo soprattutto perché ci viveva il mio caro amico prematuramente scomparso Alessandro Rizzo.

[3] Menzinger C., Le disavventure di un imprenditore, nel suo blog

[4] https://www.youtube.com/watch?v=Q-53Zxbv1GI

Affluenti

Di Massimo Acciai Baggiani

affluentiLunedì 27 luglio 2020 si è svolta la presentazione dell’antologia poetica Affluenti: volume secondo, presso la Limonaia di Villa Strozzi, a Firenze. Serata caldissima di una strana estate in cui aleggia ancora la presenza del Covid, sottolineata dalle mascherine obbligatorie, seppur abbassate visto che l’evento era all’aperto. Il pubblico ai tavolini era numeroso e formato non solo dai poeti presenti nell’antologia.

L’evento è stato organizzato e moderato dai due curatori del libro – i poeti fiorentini Marco Incardona ed Edoardo Olmi – nella splendida cornice del parco fiorentino, oasi verde nel traffico urbano. Sul palco si sono avvicendati vari poeti e “poete” in letture di testi tratti dalla stessa antologia. Io ho letto tre delle cinque vecchie liriche, risalenti a quando ancora mi definivo “poeta” – questo libro esce a due anni dalla mia spontanea rinuncia a questo altisonante titolo – e precisamente Mon pays, Lasciatemi in pace e Momenti. Erano presenti altri artisti che conosco di persona, quali la cantautrice Chiara White (da me intervistata all’uscita del suo album biancoinascoltato) che ha inserito nell’antologia il “seguito” della sua canzone Praga (città che ha incantato anche me, durante il capodanno che vi ho trascorso con la mia ex), e la scrittrice Sara Moran (conosciuta quando ero editor di Porto Seguro).

Tra i trenta autori antologizzati troviamo molti nomi stranieri (Barbara Serdakowski, Mikica Pindžo, Barbara Pumhösel, Lee Foust, Eva Taylor, eccetera), con testi bilingui: non a caso Marco Incardona, nella sua introduzione, mette in luce la globalizzazione che anche una città come Firenze sta vivendo attualmente a livello culturale. Condivido l’impostazione internazionale dell’antologia e sono felice di essere uno degli “affluenti” di questo secondo volume, uscito a quattro anni di distanza dal primo, che partendo dal locale (la mia città) si apre al mondo.

Firenze, 28 luglio 2020

affluenti pres

Da sinistra: Marco Incardona, Massimo Acciai Baggiani, Edoardo Olmi

Bibliografia

AA.VV, Affluenti: volume secondo, Roma, Ensemble, 2020.

Mon pays

La geografia del cuore
non segue linee né confini:
vi son luoghi vicini e lontani
dove ho posato sguardi e respiri.
Non all’Italia,
a Firenze o al quartiere
volgo il pensiero
ma al vero aspetto
del cielo notturno
che è ovunque uguale
e ovunque m’accoglie
e non coglie distingui
continui sulla carta;
è mille contorni che abbraccio
con gli occhi,
è mille ritorni e nomi che vissi.

Firenze, 7 ventoso dell’anno XXXVIII (25 febbraio 2010)

Lasciatemi in pace

Lasciatemi in pace
Non lo vedete quanto sono stanco?
Lasciatemi qui
Come una cosa qualunque
Appoggiata sulla terra.
Vi lascio alle vostre corse
Alle vostre lotte
Io per oggi stacco.
Sento i miliardi di anni nel mio DNA,
La gravità che mi lega dolcemente al suolo,
Le molecole che scivolano le une sulle altre
E ancora mi piace immergermi nell’oblio.

Firenze, 22 germile dell’anno CCXIX (11 aprile 2011)

Momenti

Ci sarebbero tante cose
belle nella vita
atte a suscitar meraviglia;
anche la finestrella di un cesso universitario
che incornicia un cielo azzurro
può riportare la mente a giorni più sereni
passati per sempre.
Anche un rumore
che risuona in una vasta aula vuota
è qualcosa senza tempo
atavico.