Perché non siamo fatti per vivere in eterno? – Presentazione del 21/10/2019

Lunedì 21 ottobre 2019 dalle ore 17:00 alle 18:30

Sms Di Rifredi
Via Vittorio Emanuele II, 303, 50134 Firenze

Qua sotto il video della presentazione di questo delizioso horror gotico scritto a più mani: gli autori hanno deciso di devolvere i propri diritti all’associazione Progetto Arcobaleno.

«Inizio anni Novanta. Sette amici liceali decidono di marinare la scuola e, seguendo l’invito di uno di loro, trascorrere una settimana in un autentico castello della Transilvania. Sarà l’inizio di un’esperienza inquietante e ignota, così simile a un incubo a occhi aperti.» (dalla quarta di copertina)

I Già Dimenticati sono un gruppo di scrittori italiani riuniti tra il 2018 e il 2019 da Massimo Acciai Baggiani per questo progetto letterario. Essi sono: Massimo Acciai Baggiani, K. Von Zin, Barbara Pascoli, Claudio Secci, Marco Bazzato, Federica Milella, Luigi De Rosa, Andrea Cantucci, Italo Magnelli, Francesco D’Agostino, Barbara Mancini.

Gregoria, la giovane regina di Casetta

Di Massimo Acciai Baggiani

la-regina-di-casetta-1hpa49Capita, talvolta, in campo cinematografico, di scoprire dei piccoli gioielli per puro caso. Così è stato per me la visione, prima della stessa uscita ufficiale del DVD, della docuficion La regina di Casetta (regia di Francesco Fei), presso il circolo Arci dell’Isolotto, a Firenze. La proiezione era accompagnata dalla presentazione dell’antologia di racconti Toscani per sempre, curata da Paolo Mugnai (con prefazione di Eugenio Giani e postfazione di Alessandro Benvenuti), alla quale ho partecipato con Un racconto casentinese (che apre la raccolta), mercoledì 16 ottobre 2019. Quella sera autunnale mi trovavo dunque nella duplice veste di scrittore e di spettatore del film, introdotto dal produttore Alessandro Salaorni, presente insieme a Enrico Zoi (moderatore) e allo stesso Paolo Mugnai.

Molte sono le cose che mi hanno colpito favorevolmente di questo documentario, della durata di 79 minuti: la fotografia stupenda, la colonna sonora, l’attenzione anche all’aspetto linguistico (Casetta è una sorta di isola linguistica sospesa tra toscano e romagnolo – i sottotitoli erano indispensabili), i rituali antichi dei montanari (tranne la caccia al cinghiale, in quanto non sono amante di tale “sport”) e la poesia che traspare da certe inquadrature, da certi silenzi, da certi sguardi.

Le tematiche sono le stesse che ho toccato anch’io nei libri che ho scritto sul Mugello e sul Casentino (Radici e Cercatori di storie e misteri), in primis la situazione di certi piccoli borghi toscani sull’Appenino Tosco-Emiliano che rischiano la scomparsa per spopolamento. Casetta di Tiara, frazione del comune di Palazzuolo sul Senio, ha molto in comune con Corezzo (in Casentino): entrambi sono piccoli borghi sui 700 metri i cui residenti si contano sulle dita delle mani, ed entrambi sono abitati per lo più da persone anziane che scompaiono a poco a poco: ambedue si sono spopolati infatti a partire dal dopoguerra, quando i giovani emigravano in città in cerca di lavoro e di una vita più comoda (tra questi mio padre). Mentre Corezzo ha saputo rinascere, negli anni Novanta, grazie alla Sagra del Tortello alla Lastra, il futuro di Casetta lo vediamo molto incerto…

Il boghetto montano è lo sfondo su cui si muove la protagonista del docufiction: la quattordicenne Gregoria, una ragazza come tante, con i suoi sogni per il futuro (vorrebbe diventare cuoca), le sue amicizie e affetti e un fortissimo legame col suo paese natale. Tra i versi di Dino Campana (il poeta di Marradi ha lasciato la sua impronta profonda) e il succedersi delle stagioni in montagna, la telecamera accompagna per un anno la ragazzina che, nel ruolo di se stessa, appare nella sua spontaneità e genuinità. È stata una precisa scelta stilistica del regista: l’audio in presa diretta, la troupe ridotta al minimo, tutto per mettere a proprio agio gli attori – la gente del luogo – e restituirci uno spaccato autentico della vita in un paese che ancora eroicamente resiste. Gregoria alla fine del film dovrà lasciare a malincuore Casetta, che sente come casa propria, per motivi di studio, ma siamo sicuri che se lo porterà per sempre nel cuore.

Firenze, 17 ottobre 2019

toscana al centro locandina

Perché non siamo fatti per vivere in eterno?

Siamo lieti di invitarvi alla presentazione di questo delizioso horror gotico scritto a più mani: gli autori hanno deciso di devolvere i propri diritti all’associazione Progetto Arcobaleno. Venite e acquistando aiuterete persone bisognose.
Ci sarà anche un rinfresco offerto dall’associazione.

«Inizio anni Novanta. Sette amici liceali decidono di marinare la scuola e, seguendo l’invito di uno di loro, trascorrere una settimana in un autentico castello della Transilvania. Sarà l’inizio di un’esperienza inquietante e ignota, così simile a un incubo a occhi aperti.» (dalla quarta di copertina)

I Già Dimenticati sono un gruppo di scrittori italiani riuniti tra il 2018 e il 2019 da Massimo Acciai Baggiani per questo progetto letterario. Essi sono: Massimo Acciai Baggiani, K. Von Zin, Barbara Pascoli, Claudio Secci, Marco Bazzato, Federica Milella, Luigi De Rosa, Andrea Cantucci, Italo Magnelli, Francesco D’Agostino, Barbara Mancini.

locandinamassimo

 

Guida all’ascolto di quattro brani di Salvuccio Barravecchia e Luca Castiglione

Di Massimo Acciai Baggiani

salvuccio barravecchia

Salvuccio Barravecchia

Un progetto letterario-musicale nato in Sicilia dalla mente e dal cuore di due artisti – Salvuccio Barravecchia e Luca Castiglione – che comprende quattro brani – Pensieri snaturati, Non scorderò, La città eterna e Mio ultimo amore – trova su YouTube il suo spazio ideale, offrendosi ad orecchie che sanno apprezzare la sperimentazione e testi non banali: «Il Progetto FIDA» leggiamo in rete «nasce dalla voglia di rigenerare i tessuti dell’Arte, le sue sfumature, le sue armonie il suo antico sapore… Il sapore di un’idea. Nell’Arte tutto è il contrario di tutto purché sia una continua espansione di idee de-pensate nella logica della creatività. Lo scopo dell’Arte è quello di rinnovare la dimensione della cultura e dell’animo umano. Tutto ciò è possibile solo aggiungendo un nuovo e originale tassello al mosaico chiamato Arte.»

luca

Luca Castiglione

Toni cupi, sia nella musica che nei testi, che accolgono la grande lezione del neoprogressive, pur con influenze di altri generi. Le melodie di Luca Castiglione (videomaker degli intriganti videoclip) ben si sposano con le parole ermetiche e visionarie di Salvuccio Barravecchia (autore pure lui dei videoclip, in qualità di attore e di scenografo). Sono brani da ascoltare con grande attenzione; li potremo definire tranquillamente “poesie in musica”. Domina l’introspezione, lo scavo psicologico, il tormento dell’anima, il senso d’abbandono, la solitudine. Mi ha colpito particolarmente Città eterna: il titolo mi fa venire in mente l’omonimo romanzo di Thomas Henry Hall Caine (del 1901) e quindi il riferimento a Roma, città a cui sono particolarmente legato, ma potrebbe anche essere una città fantastica, sospesa nella rete dell’irrealtà come le “città invisibili” di Calvino o la “città sottile” del Banco. Se ne consiglia l’ascolto col testo davanti: qui in basso trovate i testi e il link ai vari video.

Firenze, 2-3 ottobre 2019

 

PENSIERI SNATURATI Pensieri snaturati nei profili di un oceano Ho camminato senza meta tessuti di cornici onde senza decibel Inchiostri di parole si dannavano offese derise ma libere da queste mura Detriti fuori orbita Fuori… fuori orbita … Nelle sghembe piogge la mia anima ho strappato Nei freddi solchi di memoria squilibri fuori logica eclissi senza metrica Fuori… fuori orbita Schiere di vortici inghiottivano…. Le paure Briciole di follie si scioglievano nelle pelli dei miei sogni.

NON SCORDERÒ Fosse comuni inutili destini Accompagnatori Occhi di rame nelle ceneri e sgomenti non scoderò Nelle voragini dell’Io le abitudini di un Dio placide sinergie non scoderò Le false idee bruciano le terre prigioni di un benessere smeraldi e conchiglie Sugli spettri dell’oro gabbie e rancori Le false idee bruciano le terre prigioni di un benessere smeraldi e conchiglie Sugli spettri dell’oro gabbie e rancori Fosse comuni radici dei soli

LA CITTA ETERNA Era quasi giorno nella città eterna le porte si affacciavano su spasmi univoci del tempo le radici del buio affogavano l’illustre sapere il germe ormai soffocato da una cultura vecchia e stanca Sole divina dimora. Luna figlia del canto Vento luce di saggezza Era quasi giorno nella città eterna scrosci di vita spigoli eterni dove il silenzio trova le sue note.

MIO ULTIMO AMORE Nella morsa dei venti parole di seta dolce il mio sogno anche per un attimo Mio ultimo amore non vuol dire soltanto Mio ultimo amore felicità e disperazione Perdersi in un attimo dimenticarsi del tempo No… non andare via Ritaglio di luce Non mi dire che non hai mai creduto guarda il mondo le sue armonie le sue brutture il suo calore Ho provato a tessere la pazienza con un ago dorato incorniciandola con parole prese solo a mio modo Riscriviamo i sogni che si avviano a svanire per poi andare chissà dove. In silenzio passavo i giorni nei respiri di un ricordo nei ruderi di un canto Per te brucerò come un fiore in un unico sorriso Per te brucerò come un fiore negli aridi granelli Dolce il mio sogno anche per un attimo mio ultimo amore non vuol dire soltanto mio ultimo amore felicità e disperazione Mio ultimo amore…